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Taranto, dentro la città vecchia

L’ho lasciata decantare Taranto, perché mi è rimasta nel cuore, ben più di tante altre città.
Perché ha una ferita aperta che si chiama Ilva, certo. Ma non solo per questo. La linea di faglia tra salute e lavoro, ambiente e fabbrica, non è l’unica ad attraversare questa città che sembra duale in tutto, perfino nell’avere due mari. Uno “piccolo” e uno “grande”.
È una bellezza faticosa quella che ho incontrato nei vicoli della città vecchia, da una parte i suoi palazzi vuoti, inselvatichiti, e dall’altra murales bellissimi e una possibilità di futuro che si intravede nella scommessa di portare proprio qui la sede dell’università.
E, ancora, una politica che non ha dimestichezza (per essere generosi) con l’aver cura, mentre c’è – al contrario – un’umanità luminosa, fatta ad esempio di cittadini e cittadine ostinati (ed esasperati) che occupano una casa appena recuperata e la salvano da un ennesimo degrado, nel nome del sacrosanto diritto all’abitare e contro lo spreco di fondi pubblici, dando vita a un presidio di socialità e cultura che della politica colma l’assenza.
A sollecitarmi a deviare e a scendere verso la marina (mentre invece stavo andando dritta dritta al duomo di San Cataldo), è stato dal suo terrazzo di casa un vecchietto gesticolante e con appena un fil di voce. Una volta giù, mentre scattavo le foto, due bambini che giocavano tra i palazzi puntellati mi si sono avvicinati per portarmi a vedere i murales più nascosti: «Li facciamo noi – mi hanno detto –, perché pure a noi piacciono le cose belle».
Dentro quel “noi” una consapevolezza radicata e una preziosa dimensione collettiva che marca però l’ennesima dualità, fatta di un dentro e un fuori, di un noi e un voi, che si avverte per intero nella sua complessità solo allontanandosi, anche di poco, e allungando il passo sul lungomare di Via Garibaldi, osservando dalla marina l’isola della Città Vecchia, fiera, abbarbicata e diroccata.
La giusta distanza capace di mostrare più di tante parole, quanto il futuro sostenibile e dignitoso per tutti di cui abbiamo parlato a Taranto – in mille, da tutta Italia e per quattro giorni – abbia davvero solo una ed un’unica via percorribile per essere realizzato, la via che sveste di retorica tante intenzioni e passa dalla parola “insieme”. Qui come altrove.

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