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Di esperienza in esperienza, il racconto dell’accoglienza possibile, qui da domani

«Se le vostre foto non sono sufficientemente buone, vuol dire che non siete andati abbastanza vicino»Robert Capa

La distanza con ciò che vogliamo raccontare — che lo facciamo attraverso la fotografia o con la parola scritta —, rimane la scelta primaria e fondamentale che segna il senso e determina il risultato della nostra narrazione. Da diverso tempo, di fronte al dramma di nuove profuganze che da lontano portano le persone fin nel cuore dell’Europa, ho in cantiere l’idea (alimentata da molti) di avventurarmi nel racconto dell’accoglienza qui a Nordest. Quell’accoglienza che — come si usa dire — viene “dal basso”, mossa dall’ostinazione di chi non si arrende di fronte alla contraddizione evidente tra il dichiarato (dall’alto) “modello Friuli” e la dolorosa realtà delle persone costrette per strada, dal sottopasso della stazione di Udine, al piazzale della chiesa del Beato Odorico a Pordenone, fino ai “silos” di Trieste. Come insegna Robert Capa, perché il racconto sia “sufficientemente” buono bisogna andare “abbastanza vicino”. Così quella distanza, nel mettermi in cammino, ho scelto di accorciarla e, dunque, racconto queste esperienze di accoglienza in presa diretta, vivendole, per quanto possibile, in prima persona. Il progetto è piuttosto ampio e il percorso lungo, ma si appoggiano entrambi su una rete preziosa di tante persone che ho avuto la fortuna di incontrare in questi anni e che continua ad arricchirsi di giorno in giorno.

Qui, sul mio blog, da domani, piccoli assaggi a puntate, poi il lavoro complessivo prenderà corpo altrove, in altro modo. Primo appuntamento con la collaborazione tra Ospiti in arrivo e il Css di Udine (nella foto in alto). Per chi lo vorrà, buona lettura.

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