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In preghiera per Silvia

Fino a qualche giorno fa pensavo che oggi vi avrei raccontato della mia serata a Pordenonelegge, di Riccardo Luna e della «rivoluzione degli innovatori». Invece no. Ieri, per me, niente kermesse pordenonese. Niente interviste. E qui, oggi, solo il racconto di un’emozione profonda e dolorosa. Ieri mattina la decisione, da parte dell’Arcivescovo, di raccogliersi in preghiera sul luogo dove è stato trovato il corpo di Silvia Gobbato, la ragazza uccisa martedì, a Plaino. Poi, sul finire della stessa mattinata, veloci e angoscianti le notizie. Un fermato. La confessione. L’irrazionalità di quelle parole, di una storia assurda.

Sono andata, con un nodo in gola, a scattare le foto di quel momento di preghiera. Sono arrivate le famiglie, di Silvia e di Giorgio. E poi, l’Arcivescovo. Un gesto semplice, ma forte, profondamente umano. Certo, non colmerà il dolore infinito che queste persone, d’ora in poi, dovranno portarsi dentro, ma ci riporta – tutti, credenti e non -, all’importanza e all’esigenza di essere di più, e di nuovo, comunità. «La sostanza non cambia» ha risposto l’Arcivescovo ai giornalisti che gli hanno chiesto di commentare gli sviluppi delle indagini. È vero, la sostanza non cambia. Siamo sempre, drammaticamente, di fronte a un dolore muto e alla fragilità delle nostre vite e della nostra società.

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