macchina da scrivere

Il 2013 sorridendo

Penso al mio 2013 e sorrido. Non è stato clemente. Per nulla. Anzi. Ma sorrido perché mi ha fatto scoprire che so stringere i denti più di quanto credessi. Mi ha mostrato che amo lavorare (tanto) e – soprattutto – che adoro il mio lavoro (infinitamente), insegnandomi che – se si vuole – si può cambiare strada e ripartire. Sempre. E qualunque cosa dicano i famigerati «altri». E anche se i tempi, al contrario di me, non sorridono, ho dentro al cuore un’enorme fiducia, nel futuro, in me (prima di tutto) e in chi mi sta accanto. A proposito di chi mi sta accanto, il 2013 ha messo sulla mia strada persone belle. Di quelle che basta uno sguardo per capire che l’idea in testa è la stessa che sta dentro la tua e che – se proprio non è la stessa – le strade non si divideranno.

Il 2013 è stato il mio lavoro, lo scrivere, il raccontare. Ma è stato anche l’impegno per la mia comunità, impegno che di fatica ne costa parecchia, ma che ogni giorno mi riempie il cuore, l’anima.

Un anno quello si chiude che ha anche i colori della Siria e del suo dramma di cui, nel mio piccolo, ho cercato di parlare e che ho tentato di far conoscere, assieme a persone straordinarie.

Da questo anno esco un po’ meno accomodante con chi è superficiale, con chi è arrogante e con chi ha poche idee. Con chi si lamenta sempre e con chi si dà poco da fare. Ascolto di più e do meno consigli. Sono più radicale in quello che credo e difendo a spada tratta chi amo e chi stimo. Sono tornata a Sarajevo e ho scoperto Belgrado. Sono sempre io, più consapevole e, spero, un po’ più forte.

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