Protesters hold a EU flag as they take part in a rally to support EU integration in central Kiev

Julia, i giovani, piazza Maidan e una speranza chiamata Europa

Piazza Maidan sembra quasi un ricordo sbiadito. Sono trascorsi mesi e la crisi è precipitata. Il referendum in Crimea, l’allargarsi delle proteste filo-russe nell’Est dell’Ucraina, gli accordi di Ginevra e la rottura, ieri, della tregua di Pasqua, con i 5 morti di Slaviansk, in un agguato. Oggi, poi, l’annuncio di una nuova legge che facilita l’acquisizione del passaporto russo per tutti i madrelingua i cui ascendenti diretti vivono o hanno vissuto in Russia o in un territorio che faceva parte dell’Unione Sovietica. L’instabilità, dunque, cresce e si guarda – giustamente – a chi conduce questa pericolosa mano di «risiko» e a chi – l’Europa (per dirne una) – è al solito afona e immobile. Così però i giovani che affollavano piazza Maidan magicamente non ci sono più. O meglio. Non ci sono più per i media, neanche fossero mai esistiti. E invece loro ci sono e con un bagaglio carico di speranze e di aspettative.Conosco Julia (nella foto) per caso. Ucraina di Kiev, trent’anni, lavora per un’azienda italiana che ha sede nell’ex repubblica sovietica. È in Italia qualche giorno per lavoro. Amica di amici ceniamo tutti insieme a Treviso. Le chiedo del suo Paese, delle manifestazioni e delle elezioni. È un fiume in piena. «Anche io ero in piazza Maidan – mi spiega – ho aiutato i manifestanti portando loro da mangiare, sostenendo la protesta».

juliaChe cosa ha significato per voi?

«È stato un momento molto difficile e scioccante. La gente ha perso la pazienza perché viviamo ormai da tanti anni in uno stato indipendente, ma dove la corruzione è dilagante e dove non ci sono garanzie dal punto di vista dell’assistenza sociale. Da noi è difficile vedere un futuro per le nuove generazioni. Per questo la gente è scesa in strada, per una vita migliore che secondo noi è possibile solo con l’ingresso nell’Unione europea».

All’inizio in piazza c’erano soprattutto giovani, poi la protesta si è allargata.

«Sì, quando i giovani, gli studenti, sono stati picchiati a sangue anche le altre persone hanno capito che non si può vivere così. La nostra era una manifestazione di pace, ma quello che è accaduto dopo è stato terribile. Sono ancora tante le persone di cui non si hanno più notizie».

C’è chi sostiene che i manifestanti erano estremisti di destra.

«La manifestazione è iniziata in maniera pacifica, non c’erano estremisti. Poi, certo, la gente era talmente arrabbiata che sicuramente qualcuno ha perso il controllo. Ma il fatto grave è che ci sono state tante provocazioni pagate dal Governo per dipingere i giovani che manifestavano a favore dell’Europa come estremisti fascisti e quindi per giustificare la violenza. Molti nostri giornalisti investigativi, indipendenti, hanno cercato di fare chiarezza su quello che succedeva perché il governo ci dà la sua versione dei fatti, ma poi è necessario capire come stanno veramente le cose. Secondo queste informazioni ci sono state molte infiltrazioni, di persone anche pagate, per compromettere il movimento. C’erano poi gli “ultras”, persone aggressive che supportavano il governo non per convinzione o perché avessero un’idea da portare avanti, ma perché venivano pagati 20 euro al giorno. E quelli per 20 euro venderebbero anche i propri genitori».

Il 25 maggio ci saranno le elezioni, quali speranze riponete nel voto?

«C’è grande speranza che la nostra vita possa migliorare. Speriamo poi che il governo avrà timore del proprio popolo e ci penserà due volte nel commettere ingiustizie. I politici dovrebbero aver capito che gli Ucraini non torneranno indietro, siamo un popolo molto forte che combatterà per la propria libertà. Vedi, questo passaggio storico che abbiamo vissuto ha cambiato qualcosa nella mentalità delle persone, ci ha fatto capire che dobbiamo essere uniti. Non è una strada facile perché in questi anni il governo ha cercato di mettere contro Est e Ovest, ma siamo un popolo unico. Ecco, è questa la speranza che noi coltiviamo. Rimane comunque la paura che le persone che saranno elette continuino a fare quello che ha fatto il governo precedente: riempirsi le tasche con soldi pubblici senza pensare alla gente. Per questo il nostro ruolo di cittadini deve essere quello non solo di sperare, ma anche e soprattutto di controllare l’operato della politica».

E la Crimea?

«Quello che è accaduto ci addolora, perché il governo non ha fatto tutto il possibile per evitare quella spaccatura. Tutto è stato talmente velocemente e facile che lascia perplessi. Le statistiche ufficiali parlavano solo di un 30% che voleva il distacco. Non a caso sono tante le famiglie che in quella regione si stanno spostando verso altre città dell’Ucraina».

E tu? Come sei cambiata dopo quello che accaduto?

«Io sono orgogliosa di essere ucraina e l’ho capito molto di più dopo i fatti di Piazza Maidan, ho capito che amo il mio popolo e il mio Paese».

Per saperne di più sulla crisi ucraina a questo link il mio articolo sull’intervento del Segretario generale dell’Osce, Lamberto Zannier, a Gorizia.

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