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Crisi del Canale di Suez. L’impatto pesante sulla vita dei marittimi visto da Porto Nogaro

Quella del canale di Suez – innescata a ottobre dagli attacchi da parte degli Houthi, il gruppo armato yemenita sostenuto dall’Iran – è una crisi sempre meno “lontana”. La destabilizzazione di una delle rotte commerciali più importanti al mondo, infatti, non può che avere ripercussioni significative anche in Friuli-Venezia Giulia. Economiche innanzitutto. Basti pensare che a Trieste il molo settimo, il terminal che attraverso il canale di Suez movimenta i container in arrivo dal Far East, ha visto a gennaio una contrazione pari a un quarto dei volumi. Diverse compagnie dunque hanno deciso di percorrere una rotta alternativa, circumnavigando l’Africa. Crescono di conseguenza i costi del trasporto (come delle merci trasportate) e l’impatto ambientale. Ma non è tutto. Si fa pesantissimo anche l’impatto – ben poco considerato – sulla vita dei marittimi.

 L’impatto sulle vite dei marittimi

A conoscere bene questa condizione è invece il Centro Caritas «Stella Maris» che, a Porto Nogaro, offre ascolto e assistenza proprio ai marittimi. Persone che vivono esistenze invisibili e silenziose, trascorrendo mesi a bordo di una nave, lontano da casa, lontano dagli affetti. «Sono tra i lavoratori più sfruttati e con meno diritti al mondo – spiega la referente di Stella Maris, Monica Garzitto –. Questo anche perché vivono una condizione di fortissimo isolamento. Quando la nave è al largo, infatti, anche le comunicazioni più semplici risultano complicate, se non impossibili. Ora, le vicende internazionali che riguardano il Mar Rosso rischiano di peggiorare ancora di più la loro condizione». Da una parte infatti si allungano i tempi di percorrenza, dall’altra cresce la tensione a bordo per la paura di possibili attacchi. «Tutto questo fa lievitare lo stress, rendendo più pericoloso il lavoro, con un conseguente rischio elevatissimo di incidenti sul lavoro – spiega ancora Garzitto –. Sulle navi infatti c’è un infortunio ogni tre giorni, un’incidenza pesante cui contribuiscono l’orario di lavoro (che nella maggioranza dei casi è anche superiore alle 72 ore settimanali), le pessime condizioni del sonno e l’elevato isolamento. Non è difficile immaginare come tutti questi elementi, nel contesto attuale, si stiano facendo anche più pesanti. Ce lo ha insegnato l’esperienza del Covid, periodo durante il quale, fra i marittimi, è addirittura aumentato il numero dei suicidi». E pensare che senza di loro il sistema economico mondiale imploderebbe.

 A San Giorgio di Nogaro

«Le preoccupazioni che ci stanno esprimendo le persone che si rivolgono al nostro Centro – osserva l’operatrice Caritas – si infittiscono di giorno in giorno. Se da una parte è vero che gli attacchi Houti, nelle intenzioni, sono diretti solo alle imbarcazioni di Israele e a quelle dei suoi principali alleati, è altrettanto vero che la tensione nell’area è generalizzata. Molte navi hanno addirittura disattivato il segnale radar per non essere localizzate, ma anche questo comporta dei rischi ulteriori perché rende comunque più complicata la navigazione».

Complessivamente nel mondo i marittimi sono 1,89 milioni. In prevalenza quelli che arrivano a Porto Nogaro provengono da Azerbaijan, Georgia, Egitto, Turchia, Tunisia, Ucraina e Russia, ma anche dalla Siria, dal Bangladesh e dall’India. Ogni equipaggio è composto da quindici, venti persone. «Pur in assenza di dati precisi – sottolinea Garzitto –, nelle ultime settimane il numero delle navi in rada è diminuito, in questo momento ce n’è una sola, quando invece solitamente ce ne sono dalle quattro alle sei. Pur essendo Porto Nogaro strategico per la lavorazione delle brame d’acciaio, la crisi di Suez si fa sentire eccome, anche qui».

 L’attività del centro «Stella Maris»

visitaIn oltre 15 anni di attività il Centro di ascolto “Stella Maris” è diventato un punto di riferimento stabile per il territorio e ha sostenuto numerose iniziative di promozione e tutela del benessere della “gente di mare”. I volontari, una decina, coordinati dalla referente, riescono ogni anno a visitare oltre l’80% delle navi che attraccano presso la banchina “Margreth” di Porto Nogaro, cercando di offrire una risposta concreta ai bisogni dei marittimi. Al punto di accoglienza, sempre alla banchina, c’è la possibilità di trovare ascolto e assistenza giuridica, ma anche di aver a disposizione computer e tablet con connessione internet, nonché biciclette per poter raggiungere più facilmente il centro di San Giorgio di Nogaro. Non mancano poi l’assistenza religiosa e spirituale. Sono inoltre centinaia gli studenti e studentesse che ogni anno visitano questa realtà per comprendere meglio e più da vicino i temi della globalizzazione e del commercio mondiale (nella foto a fianco, una visita al porto). Strettissima la collaborazione con la Capitaneria di Porto e numerose altre realtà del territorio.

Articolo pubblicato sull’edizione del 27 febbraio 2024 del settimanale diocesano di Udine

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