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Con Santarossa nel futuro di «Metropoli», sui passi dell’uomo

Leggendo «Metropoli» di Massimiliano Santarossa mi sono chiesta se nel ’49 – anno di pubblicazione di «1984» – i lettori del romanzo di George Orwell percepissero quel futuro immaginato dallo scrittore anche come pericolosamente possibile. Me lo sono chiesta perché è l’esatta sensazione che mi si è incollata addosso sin dalla prima pagina di «Metropoli». Un romanzo lucidissimo e straordinariamente capace di costruire un mondo apocalittico partendo dal nostro oggi che, nel testo, è un passato appena accennato (il «mondo dimenticato»), credo, nella consapevolezza dell’autore pordenonese che quella realtà di partenza, in fin dei conti, affonda le radici nell’esperienza di chi legge. «Gli uomini di allora, me compreso, pensavano esplodesse la Terza guerra mondiale, vi hanno creduto ciecamente per decenni, confidando che il terrore della distruzione mantenesse tutto invariato. I filosofi inneggiavano all’apocalisse, i politici lavoravano per la pace, gli economisti si basavano sullo sviluppo, i fedeli credevano in Dio, tutti speravano nel futuro. Invece non si presentarono né la guerra né la pace: giunse l’incubo più terribile: la povertà. Ecco perché il Secondo Crollo Produttivo, dopo quello del Ventinove, fu infinitamente più duraturo e violento. Il Duemiladiciannove deve rimanere impresso nelle menti di ognuno».

Ogni parola è pesata e pensata, mai lasciata al caso. Ne esce una scrittura pulita, essenziale, che ci mette davanti Metropoli, l’enorme città-stato confinata entro le vaste mura che mettono al riparo i suoi abitanti dal nulla esterno (un «deserto di pietra battuto dalla pioggia»). Si cammina così, di pagina in pagina, con il protagonista, tra milioni di individui, accompagnati dai colori tetri di una terra consumata, sotto un cielo inesorabilmente piovoso. Si subiscono le regole e le leggi che uniformano ogni istante della vita di ognuno. Si lavora secondo il modello di Metropoli, la schiavitù. E si attende con il protagonista: «Ora si trovava in quel luogo pervaso e sospeso in una pace replicata di minuto in minuto. Sapeva però che niente e nessuno è in pace, mai. Attendeva quindi di scoprire dove, e come, si manifestava il conflitto».

Ovviamente vi consiglio il libro, e suggerisco anche di dare un’occhiata al calendario delle presentazioni che potete consultare a questo link.

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