Venticinque “giornate particolari”: «Venticinque date collegate a eventi del Novecento che hanno segnato la storia del territorio sul piano politico, sociale, del lavoro, dei diritti. Date che si collegano a momenti di svolta, in cui l’azione individuale e collettiva ha portato a cambiamenti che hanno poi avuto ricadute di medio-lungo periodo, rappresentando solo una fase specifica di processi più ampi, che si sviluppano nel corso di settimane, o mesi». Scrive così Alessandro Cattunar nell’introduzione (che potete leggere qui) a Quel che resta di un giorno, volume di cui è curatore, pubblicato da Bottega Errante Edizioni.
Prende forma così un ideale “calendario civile” del Friuli Venezia Giulia, fatto di giorni che restano, giorni che ci accomunano, giorni in cui riconoscersi, giorni in cui siamo cambiati. Tra queste venticinque (qui potete scorrere l’indice) ce n’è anche una scritta da me e riguarda (naturalmente) il migrare, la rotta balcanica e il cambio di passo di una regione che non è più (o non è solo) terra di emigrazione, ma anche di immigrazione. La data in questione è il 13 ottobre 1973. Durante la notte cinque giovani africani, provenienti dal Mali, sono partiti da Hrpelje, in Jugoslavia (oggi in Slovenia) e hanno attraversato la Val Rosandra. Sono Seydou Dembele, Mamadou Niakhate, Bakary Traore, Lassana Baradji e Tidia Dafanga hanno tra i 19 e i 27 anni e sono sprovvisti dei documenti necessari per entrare in Italia: è per questo che il confine lo attraversano illegalmente. Tre di loro, alle prime luci dell’alba, vengono trovati – a Boršt (Sant’Antonio in Bosco), frazione di San Dorligo della Valle – morti di freddo e di confine. Ancora oggi sono sepolti nel cimitero del paese, accanto al monumento dei partigiani uccisi durante la resistenza. È forse questo il primo momento in cui si guarda a un fenomeno nuovo che – dal continente africano e dall’Est (che sta ancora dietro alla cortina di ferro) – vede arrivare, da un altrove che si conosce poco, uomini e donne che sognano un futuro dentro la Comunità europea che in quegli anni si sta costruendo. Muoviamo da qui, passando per le guerre jugoslave per arrivare dino ai giorni nostri: alla rotta balcanica e alla “fortezza europa”.
Gli altri contributi che trovate nel volime sono di Gian Luigi Bettoli, Enrico Bullian , Marco Carlone , Alessandro Cattunar, Štefan Čok, Anna Di Gianantonio, Monica Emmanuelli , Angelo Floramo, Javier Grossutti, Franco Perazza , Anna Maria Sanfilippo, Toni Sirena, Marco Stolfo, Fabio Todero, Roberto Todero.
Se lo vorrete, buona lettura.
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