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Mandi Sandri!

La tristezza improvvisa che da ieri ci accompagna ha a che fare con le nostre radici, con il senso profondo dell’essere comunità. Oggi pomeriggio, a Majano, diamo l’ultimo saluto a Sandri Schiratti, un uomo buono e retto, un amministratore generoso, d’altri tempi, esempio morale per tutti.
Sapeva accogliere Sandri, in maniera autentica, con la gentilezza che lo contraddistingueva, con il suo sorriso aperto e lo sguardo intelligente, instancabilmente curioso e desideroso di incontrare l’altro.
E amava raccontare. Del suo lavoro, della sua famiglia, della straordinaria avventura della Ricostruzione, e – con dolore immutato – di quella notte straziante in cui fu chiamato, come consigliere anziano, a riconoscere i nostri morti dell’orcolat.
Credo di non sbagliare nel dire che, più di tutto, gli piacesse raccontare ai giovani, trasmettere alle nuove generazioni questi ed altri ricordi per alimentare una memoria condivisa della nostra comunità. Lo fece con entusiasmo quando gli chiedemmo, come circolo Majano c’è 1.5.9., di salire sul palco dell’auditorium comunale, insieme ad altri protagonisti della Ricostruzione, per confrontarsi con le domande di un gruppo di ventenni. Non si tirò indietro nemmeno in occasione del 40° del terremoto quando, insieme alla Pro Majano, organizzammo una serata decisamente diversa in cui la narrazione muoveva da Shine on you crazy diamond dei Pink Floyd: Sandri accettò di buon grado e, anzi, fu felice di condividere la scena con i Pink Sonic (nella foto).
Ha dunque a che fare con tutto questo la tristezza che ci attraversa oggi, con la perdita, come comunità di un punto di riferimento importante. Ma Sandri ci ha fatto il dono più prezioso di tutti: è stato esempio, è stato radici, ci ha indicato non a parole, ma con la sua vita, la direzione da prendere, la strada da percorrere. Un’eredità oggi più preziosa che mai, in un tempo in cui, all’improvviso, ci siamo scoperti fragili e disorientati. È da quel “rimboccarsi le maniche per ricostruire” – che ci ha raccontato innumerevoli volte – che bisogna ripartire, mettendo da parte la rabbia, ritessendo relazioni e facendo comunità, esercitando una cittadinanza esigente, ma responsabile e partecipe. Una politica meno urlata e più fattiva inizia anche da ciascuno e da ciascuna di noi.

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