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	<title>Anna Piuzzi &#187; Consigli</title>
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		<title>L&#8217;amore ai tempi dei cambiamenti climatici di Josef Pánek</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2020 13:24:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">Svegliarsi presto e avere tempo per sé. Scoprire (felice) che l’insonnia ha dato tregua. Alzarsi. Fare il caffè (parecchio), tornare a letto, allungare il braccio fino al comodino e afferrare il libro che la sera prima si era scelto con cura. E leggere senza dover tener d’occhio l’orologio, scoprendo così (fino alla sua ultima parola) un bel libro, strano e irrequieto.</div>
<div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><a href="https://www.kellereditore.it/prodotto/lamore-al-tempo-dei-cambiamenti-climatici-josef-panek/" target="_blank"><em><strong>L’amore ai tempi dei cambiamenti climatici</strong> </em></a>— del ceco <strong>Josef Pánek</strong> e pubblicato da <a href="kellereditore.it" target="_blank">Keller editore</a> — è, a dispetto del suo titolo da romanzetto, un libro denso di tracce e di storie. Tomáš, 43 anni, è un uomo spento e disincantato, ricercatore universitario che ha girato il mondo (o almeno così crede) e che ora si trova a Bangalore per una conferenza. La città gli toglie il respiro, letteralmente: è caotica, inquinata e inospitale. È, insomma, ostile in tutto, nonostante il sorriso — «<em>bianco e smagliante</em>» — degli indiani: «<em>vedi di abituartici, questo è il futuro</em>» gli suggerisce la donna (scienziata e sua pari) che incontra e che dà corpo all’amore del titolo, sebbene, all’inizio, Tomáš non riesca a lasciarsi attrarre da quella bellezza che, per i suoi geni, è troppo nera e troppo nascosta dal sari blu e arancio che indossa.</div>
</div>
<div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">C’è molto in appena 257 pagine: la Repubblica Ceca con l’erosione del comunismo e l’esplosione del consumismo, un’Europa che non c’è più e un’altra che non c’è ancora, la globalizzazione e il razzismo con il catalogo di cliché di cui si nutre. E ancora le migrazioni, vecchie e nuove. L’attesa, sulla soglia, di milioni di persone. Un confronto tra culture (dai dettagli fino ai massimi sistemi) durante una notte d&#8217;amore.</div>
</div>
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<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">A colpire è poi lo stile, incalzante (a tratti isterico come Bangalore) e ricorsivo con la ripetizione provocatoria di alcuni frammenti di frasi, sempre uguali. Ci vuole qualche pagina per prendere bene il ritmo della scrittura di Pánek che è anche bassista in un gruppo rock: la cosa migliore, per stargli dietro, è leggere il libro tutto d’un fiato.</div>
<div dir="auto"><em>L’amore al tempo dei cambiamenti climatici</em> ha vinto nel 2018 il prestigioso Magnesia Litera per la narrativa.</div>
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<div dir="auto">Josef Pánek | L&#8217;amore ai tempi dei cambiamenti climatici | Keller</div>
</div>
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		<title>Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jun 2020 17:38:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Ho vissuto tanto, qualcosa l’ho capita, qualcun’altra no. Per esempio ho capito che l’intelligenza è sopravvalutata, come la stupidità sottovalutata, che bene e male esistono veramente,...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Ho vissuto tanto, qualcosa l’ho capita, qualcun’altra no. Per esempio ho capito che l’intelligenza è sopravvalutata, come la stupidità sottovalutata, che bene e male esistono veramente, che l’uomo può perdere tempo prezioso in mille modi stupidi, il più stupido di tutti è giudicare gli altri, perché è troppo facile, perché non serve né a noi né agli altri</em>».<br />
<a href="http://www.danielemencarelli.it" target="_blank">Daniele Mencarelli</a> / <a href="https://www.librimondadori.it/libri/tutto-chiede-salvezza-daniele-mencarelli/" target="_blank">Tutto chiede salvezza</a> / Mondadori</p>
<p>Me lo avevano mandato, insieme ad altri libri, poco prima della quarantena. Lo avevo messo da parte perché la copertina (che tutt’ora trovo poco azzeccata) mi aveva allontanato dalla sua lettura, in un periodo in cui di ansie esistenziali — personali e collettive — ne avevo già a sufficienza. Ora, invece, non che ad ansie vada meglio, ma complice il Premio Strega (Mencarelli è nella sestina finalista e <a href="https://premiostrega.it/PSG/vii-edizione-del-premio-strega-giovani/" target="_blank">ha vinto lo Strega Giovani</a>), l&#8217;ho tirato giù dallo scaffale in cui l&#8217;avevo relegato e l’ho letto tutto d’un fiato.</p>
<div>
<p>Mencarelli racconta la malattia mentale, in prima persona, attraverso sette giorni di TSO (trattamento sanitario obbligatorio) e lo fa con quel dono prezioso — tanto nella scrittura quanto nella vita — che è il saper tenere insieme la profondità delle cose a un passo leggero.</p>
<p>Sono pagine che di dolore ne hanno parecchio, dense di pugni nello stomaco, di vite che da un giorno all’altro esplodono e di altre che storte ci sono proprio nate. Sono pagine però scritte da chi non ha mai smesso di cercare la bellezza e che nemmeno si è stancato di mostrarla agli altri, nonostante tutta la fatica della sua vita. Ci si emoziona (tanto), ma si sorride pure e si impara molto mettendosi in ascolto di questi sei pazzi «<em>indifesi di fronte alla propria condizione, di esposti alle intemperie, di uomini nudi abbracciati alla vita</em>».</p>
<p>***E a me è cara questa frase di Mario: «<em>Chiedi aiuto quando serve. Ma lascia il tuo sguardo libero, non farti raccontare il mondo da nessuno</em>».</p>
</div>
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		<title>«Repubblica luminosa»: l&#8217;utopia anarchica dei bambini</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Sep 2018 18:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa volta non è stato un colpo di fulmine. Prima di iniziare a leggere «Repubblica luminosa» di Andrés Barba (La nave di Teseo) l’ho preso in mano,...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questa volta non è stato un colpo di fulmine. Prima di iniziare a leggere<em> <a href="http://www.lanavediteseo.eu/item/repubblica-luminosa/" target="_blank">«Repubblica luminosa»</a></em> di <a href="https://www.pordenonelegge.it/festival/edizione-2018/autori/3068-Andres-Barba" target="_blank">Andrés Barba</a> (<em>La nave di Teseo</em>) l’ho preso in mano, sfogliato e riposto nel suo scaffale almeno 4 o 5 volte. Sarà per quella sua copertina che proprio non rende giustizia a un libro che invece è davvero bello, inusuale e intelligente. Che merita di essere letto con attenzione. E, possibilmente, senza troppe pause di mezzo.</p>
<p>Ma veniamo alla storia. Siamo a San Cristobal, nella provincia sudamericana. La voce narrante &#8211; un funzionario statale, di cui non conosciamo il nome &#8211; ricostruisce i fatti accaduti 22 anni prima, quando la comparsa di 32 bambini sospende bruscamente il cammino della cittadina verso una modernità borghese e benestante. Sbarazzarsi della tirannia della trama è la prima cosa che Barba fa, svelandoci, sin dalla prima riga, che i 32 ragazzini moriranno. Da qui in poi la narrazione &#8211; asciutta e intensa &#8211; è tutta tesa a condurre il lettore in quella cittadina, ai margini di una selva tropicale sinistra («<em>un vero e proprio personaggio della storia</em>», ha spiegato lo scrittore madrileno a Pordenonelegge), dove, alla spicciolata e dal nulla, compaiono (e scompaiono) questi ragazzini. Poveri, sporchi, selvatici, non mendicano, non chiedono: semplicemente prendono, anche con la violenza. E poi, parlano una lingua incomprensibile, inventata, che solo una bambina della città sarà in grado di decifrare. Dunque una comunità infantile senza gerarchie, orizzontale, che disegna un’utopia anarchica, in aperto contrasto con la gerarchizzazione del mondo adulto, capace di seduzione anche nei confronti dei bambini della città.</p>
<p>Dialogando con noi giornalisti, a Pordenonelegge, l’autore ha spiegato di aver voluto scardinare la visione adulta dell’infanzia come paradiso perduto e gli stereotipi che la alimentano. Alcuni miei colleghi (quelli bravi) hanno detto a Barba che il riferimento è chiarissimo a <em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Il_signore_delle_mosche" target="_blank">«Il signore delle mosche»</a></em> di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/William_Golding" target="_blank">William Golding</a>. Barba ha sorriso e, con garbo, ha spiegato che a ispirarlo molto sono stati <em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cuore_di_tenebra" target="_blank">«Cuore di tenebra»</a></em> di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Conrad" target="_blank">Joseph Conrad</a> (che ha recentemente tradotto) e <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/The_Children_of_Leningradsky" target="_blank">«<i>The Children of Leningradsky»</i></a>, documentario del 2004 di Andrzej Celiński e Hanna Polak sui bambini che vivono nel metrò di Mosca.</p>
<p>Comunque sia, il risultato è che il racconto di quella comunità mette a nudo l’inadeguatezza di un sistema e mostra la sconfortante capacità di autoassoluzione di una società che, di fronte a quello che non riesce a comprendere, sceglie di far propria una morale alternativa. Quei bambini sono diversi, inafferrabili, per loro la città sceglie quindi misure speciali, di fatto la sospensione dei diritti. Di quella società l’io narrante è uno, ma ci aiuta a cogliere i tanti sguardi che la compongono («<em>Come Habermas</em> &#8211; ha spiegato Barba &#8211; <em>ritengo che diverse prospettive servano a ricomporre una verità di quello che è successo, una verità condivisa, non moralistica</em>»). Non a caso a  pagina 99 leggiamo: «<em>Le narrazioni e le cronache sono come le carte geografiche. Da una parte, i colori dei continenti, vasti e ben definiti, cioè gli episodi collettivi che tutti ricordano, dall’altra le profondità oceaniche delle emozioni personali</em>». È proprio questo che cattura il lettore, la capacità di Barba di tenere insieme entrambi i piani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Andrés Barba (Madrid, 1975) è uno dei più importanti scrittori spagnoli della sua generazione. Romanziere, poeta e saggista, è stato finalista al Premio Herralde nel 2001 con il romanzo La sorella di Katia, diventato un film per la regia di Mijke de Jong. Ha pubblicato cinque romanzi, diversi libri di racconti, tre saggi e un libro di poesie, ricevendo i massimi premi spagnoli, tra cui il Premio Torrente Ballester e il Premio Anagrama de Ensayo. Ha tradotto autori come Herman Melville, Henry James, Joseph Conrad e Thomas De Quincey. La rivista “Granta” lo ha inserito tra i migliori narratori contemporanei di lingua spagnola. Repubblica luminosa ha vinto il Premio Herralde 2017 ed è in corso di pubblicazione in 18 paesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dall&#8217;alto di Udine un viaggio fotografico nel Friuli che fu</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2015 12:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questa giornata di sole un post leggero, un consiglio, soprattutto se siete a passeggio per Udine o se avete in programma di farlo nel fine...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In questa giornata di sole un post leggero, un consiglio, soprattutto se siete a passeggio per Udine o se avete in programma di farlo nel fine settimana (o quando diavolo volete).</p>
<p style="text-align: justify;">Quante volte vi è capitato di meravigliarvi nello scoprire luoghi della vostra città di cui eravate del tutto all’oscuro? A me (l’ultima volta) è successo martedì mattina quando, a Udine, il mio maestro di fotografia, <a href="http://www.annapiuzzi.it/alla-feltrinelli-la-crisi-attraverso-gli-spazi-della-citta-nelle-foto-di-rizzi/" target="_blank">Massimo Rizzi</a>, ha portato un selezionatissimo gruppetto dei suoi allievi fino in Castello. Non foto panoramiche, niente lezioni, ma la visita al <a href="http://www.turismofvg.it/Musei/Museo-friulano-della-fotografia" target="_blank">Museo friulano di fotografia</a> che trova spazio all’ultimo piano dell’edificio.</p>
<p style="text-align: justify;">Le fotografie provengono dalla <a href="http://www.udinecultura.it/opencms/opencms/release/ComuneUdine/cittavicina/cultura/it/musei/Civici_Musei_e_Gallerie_di_Storia_ed_Arte/fototeca/index.html" target="_blank">fototeca</a> dei Civici musei. «<em>Sono — </em>si legge nella mini guida curata dalla conservatrice, Cristina Donazzolo Cristante —<em> tra quelle più significative della raccolta nata con il museo e cresciuta in sua funzione, cui si sono aggiunte foto di panorami, monumenti, avvenimenti e quant’altro si riferisce alle sfere storico-artistica ed etnografica, a formare il nucleo fondamentale della fototeca, l’Archivio Friuli</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Tre le sale. Nella prima i materiali dell’Ottocento. Nella seconda delle gigantografie introducono il visitatore in studi d’epoca, quello di <a href="http://www.circolofotograficofriulano.it/silvio-maria-buiatti-fotografo.html" target="_blank">Silvio Maria Buiatti</a> (1030), di <a href="http://www.gri.it/fotografi-in-italia-1839-1939/friuli-ven-giu/udine/177-pignat-luigi-c.html" target="_blank">Luigi Pignat</a> (inizi ‘900) e spiegano, attraverso alcune strumentazioni come fosse il ritratto il genere più praticato. Paesaggi, lavoro e società sono invece i tre raggruppamenti della terza ed ultima sala. Bellissime, a mio modo di vedere, le foto Brisighelli con suggestivi panorami montani, e quelle Umberto Antonelli scattate tra il 1925 e 1945 dove paesaggio e lavoro si fondono.</p>
<p style="text-align: justify;">Visita davvero consigliatissima, questi gli orari: 9.30-12.30/15.00-18.00, chiuso il lunedì e la domenica pomeriggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui sotto una piccola gallery, la foto di noi &#8220;allievi&#8221; è stata scattata da Massimo Rizzi.</p>

<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/dallalto-di-udine-un-viaggio-fotografico-nel-friuli-che-fu/img_1628/' title='IMG_1628'><img width="1024" height="444" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/12/IMG_1628.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="IMG_1628" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/dallalto-di-udine-un-viaggio-fotografico-nel-friuli-che-fu/allievi/' title='allievi'><img width="822" height="546" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/12/allievi.png" class="attachment-post-boxed" alt="allievi" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/dallalto-di-udine-un-viaggio-fotografico-nel-friuli-che-fu/img_1629/' title='IMG_1629'><img width="1024" height="897" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/12/IMG_1629.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="IMG_1629" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/dallalto-di-udine-un-viaggio-fotografico-nel-friuli-che-fu/dsc_0489/' title='DSC_0489'><img width="1024" height="683" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/12/DSC_0489.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="DSC_0489" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/dallalto-di-udine-un-viaggio-fotografico-nel-friuli-che-fu/dsc_0487/' title='DSC_0487'><img width="1024" height="683" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/12/DSC_0487.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="DSC_0487" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/dallalto-di-udine-un-viaggio-fotografico-nel-friuli-che-fu/img_1633/' title='IMG_1633'><img width="1024" height="483" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/12/IMG_1633.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="IMG_1633" /></a>

<p style="text-align: justify;">
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		<title>Faraci e Barnes, una delusione e un ottimo incontro</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2015 15:40:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Julian Barnes]]></category>
		<category><![CDATA[Tito Faraci]]></category>

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		<description><![CDATA[«Allora li hai letti? Come sono?». Messaggio Facebook. Ore 6.45. Faccio mente locale e realizzo che i miei lettori stanno diventando esigenti. Ricordano perfino che ho...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>«Allora li hai letti? Come sono?».</em></p>
<p>Messaggio Facebook. Ore 6.45. Faccio mente locale e realizzo che i miei lettori stanno diventando esigenti. Ricordano perfino che <a href="http://www.annapiuzzi.it/tre-libri-per-lestate/" target="_blank">ho tre libri in programma</a>. E che sono mattiniera.</p>
<p>Ne ho letti due, Carrère è in dirittura d’arrivo.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/08/la-vita-in-generale.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1243" alt="la vita in generale" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/08/la-vita-in-generale-190x300.jpg" width="190" height="300" /></a></p>
<p>Inizio da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tito_Faraci" target="_blank">Tito Faraci</a>. L’ho agguantato per primo perché nutrivo cospicue aspettative. Confesso, deluse. <a href="http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/la-vita-in-generale/#descrizione" target="_blank">La vita in generale</a> è il romanzo d’esordio (a dirla tutta ne ha scritti due per ragazzi) di uno dei migliori sceneggiatori italiani di fumetti, e l’impronta del mestiere indubbiamente — a mio modo di vedere — si ritrova anche nel libro. La storia è quella di Mario Castelli, «il Generale», soprannome che risale ai tempi del liceo e che lo ha accompagnato tanto nella sua ascesa imprenditoriale quanto nella sua attuale vita da clochard. Faraci, infatti — attraverso la parabola discendente di Castelli —, ci fa entrare nel mondo spesso invisibile dei senza fissa dimora, in particolare nell’esperienza di chi vi è costretto da un rovinoso tonfo economico. 68 brevi capitoli raccontano una storia suddivisa in due parti. Nella prima «il Generale» — con la sua curiosissima armata — è impegnato a tenere a bada un criminale, la questione sin da subito si intreccia con la vita di Rita, bellissima e giovane imprenditrice che è alla ricerca proprio di Castelli. Dal loro incontro si fa strada la seconda parte del libro incentrata sulla vendita dell’azienda di lei.</p>
<p>Il libro ha un bel ritmo e il pregio, pur trattando di senza tetto, di non scivolare in lacrimevole compassione, anzi i personaggi sono ben caratterizzati. «La vita in generale» però non mi ha entusiasmato, troppe coincidenze, anche facili da immaginare e forse anche perché nella narrazione si sente un po’ troppo la mano del fumettista.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/08/il-senso-di-una-fine.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1242" alt="il senso di una fine" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/08/il-senso-di-una-fine-188x300.jpg" width="188" height="300" /></a></p>
<p>Mi è invece piaciuto moltissimo <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/julian-barnes/il-senso-di-una-fine/978880621156" target="_blank">Il senso di una fine</a> di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Julian_Barnes" target="_blank">Julian Barnes</a>. Sarà che in questo particolare momento della mia vita non è stato difficile essere accondiscendente con lui, lasciandomi catturare e coinvolgere dai suoi ragionamenti sul tempo, sul ricordo del passato e dei suoi significati. Il libro si apre su un gruppo di ragazzi inglesi degli anni ’60: Tony (la voce narrante), Alex, Colin, a cui un giorno si aggiunge l’intelligentissimo e affascinante Adrian. Studiano letteratura, sono abbastanza viziati e discretamente saccenti. Nell’aria l’attesa di una rivoluzione sessuale. Un giorno accade che muore un loro compagno di scuola, Robson. Aveva messo incinta una ragazza, si è suicidato. Il quartetto commenta la vicenda riflettendo sul senso della vita. Ma accade anche altro: Tony si mette con Veronica e conosce la sua difficile famiglia borghese. I quattro si separano: gli studi e la vita li portano su strade diverse, pur rimanendo in contatto. Tony e Veronica si lasciano. Veronica e Adrian si fidanzano. Tony prima fa finta di niente e poi invece scrive una pesantissima lettera al vetriolo. Dopo un po’ Adrian si toglie la vita, in maniera maniacalmente razionale ed ordinata. Fine della prima parte.</p>
<p>Inizia la seconda parte ambientata oggi. Veniamo a conoscenza della vita di Tony, ordinarissima. Sposato e separato da Margaret (l’opposto di Veronica), ha una figlia che si chiama Susie. E un giorno, quando è già sulla sessantina, gli arriva una lettera da parte della madre di Veronica che gli lascia in eredità cinquecento sterline e non si sa perché il diario di Adrian, che però dovrebbe essere custodito da Veronica.</p>
<p>Nelle restanti pagine, è una rincorsa alla soluzione dell’enigma legato a quest’eredità imprevista, sapere che c’è scritto sul diario di Adrian, che c’entra la madre di Veronica con tutta la questione. Ovviamente questo vuol dire rimettersi in contatto con Veronica, ma sopratutto rileggere tutta la vita di Tony e capirne il vero significato. Il finale, inatteso (almeno per me), è confezionato benissimo. È il mio primo libro di Barnes e devo dire che è una di quelle scritture che mi piacciono molto, pulita che disegnano benissimo in poche battute personaggi e storie, ad esempio quando entra in scena Adrian scrive: «<em>Si chiamava Adrian Finn, era un giovane alto e timido che nei primi tempi teneva gli occhi bassi e segrete le idee</em>». Pagherei oro per descrivere un personaggio così!</p>
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		<title>Tre libri da mettere in valigia</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2015 03:28:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[In ferie. Da oggi e per due settimane. In questi giorni un paio di amici e un follower mi hanno chiesto dei consigli di lettura. Ne...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In ferie. Da oggi e per due settimane.</p>
<p>In questi giorni un paio di amici e un follower mi hanno chiesto dei consigli di lettura. Ne ho pensati tre, molto diversi tra loro. Prima di metterli nero su bianco faccio però una premessa, la regina indiscussa dei consigli letterari (e non solo) è una soltanto: <a href="http://didaghini.com" target="_blank">Dida</a>. Quindi, quando siete in cerca di un suggerimento — o siete in libreria e vi attanaglia un dubbio — la soluzione è molto semplice: consultate l’<a href="http://didaghini.com/recensioni-in-ordine-alfabetico/" target="_blank">elenco alfabetico delle sue recensioni</a>.</p>
<p>Detto questo ecco i miei tre titoli.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/08/atti-osceni-missiroli.jpg"><img class="alignleft  wp-image-1184" alt="atti osceni missiroli" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/08/atti-osceni-missiroli-188x300.jpg" width="132" height="210" /></a></p>
<p><a href="http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/atti-osceni-in-luogo-privato/" target="_blank">Atti osceni in luogo privato</a> di Marco Missiroli (Feltrinelli)</p>
<p>È in assoluto il libro che negli ultimi mesi mi è piaciuto di più. Un “romanzo di formazione” intelligente, intrigante, fluido e poetico. Ci si affeziona a Libero Marsell — il giovanissimo protagonista che, a 12 anni, si trasferisce con la famiglia da Milano a Parigi —, seguendo le sue peripezie erotiche e rimanendo contagiati dalla sua fame di cultura (magari anche annotandosi qualche libro che non si è letto) spaziando dalla letteratura, al cinema e alla musica.</p>
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<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/08/stoner.jpg"><img class="alignleft  wp-image-1187" alt="stoner" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/08/stoner-202x300.jpg" width="141" height="210" /></a></p>
<p><a href="http://fazieditore.it/catalogo-libri/ebook/stoner/" target="_blank">Stoner</a> di John Edward Williams (Fazi)</p>
<p>Un altro libro che mi ha trascinata in poche ore fino alla sua ultima pagina è «Stoner». Curiosa la storia del suo autore, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/John_Edward_Williams" target="_blank">John Edward Williams</a>, rimasto per tutta la vita uno scrittore sconosciuto ai più (morì nel 1994), ma ripescato dall’oblio, nel 2006, dalla New York Review of Books che ha consacrato il successo tardivo di questo libro pubblicato nel 1965. Attraverso una scrittura asciutta e avvincente entriamo nelle trecento pagine che raccolgono la vita di William Stoner, povera di passaggi rilevanti e che quasi non si accorge dei grandi eventi che scombinano il mondo tra gli anni Dieci e Cinquanta del Novecento. Una vita — ha scritto Daria Bignardi — «<em>che non si muove dal suo baricentro</em>»: figlio di contadini, Stoner si affranca dal lavoro nei campi, si iscrive all’università e qui rimane per tutta la vita diventando professore. Si sposa con Edith (odiosa), ha una figlia (fragile), affronta varie vicissitudini professionali e sentimentali, si ammala, muore. Una vita normale che però inchioda finché non è stata letta tutta.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/08/le-cose-che-non-ho-detto.jpg"><img class="alignleft  wp-image-1185" alt="le cose che non ho detto" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/08/le-cose-che-non-ho-detto-190x300.jpg" width="133" height="210" /></a></p>
<p><a href="http://www.adelphi.it/libro/9788845924347" target="_blank">Le cose che non ho detto</a> di Azar Nafisi (Adelphi)</p>
<p>Questo, invece, è un consiglio in attesa di <a href="http://www.pordenonelegge.it" target="_blank">Pordenonelegge</a>, la scrittrice iraniana (più nota per il suo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Leggere_Lolita_a_Teheran" target="_blank">Leggere Lolita a Theran</a>) sarà infatti tra i protagonisti del festival del libro con l’incontro di sabato 19 settembre dal titolo <a href="http://www.pordenonelegge.it/festival/edizione-2015/eventi/977-La-repubblica-dell'immaginazione" target="_blank">La repubblica dell’immaginazione</a>. Si tratta di un libro autobiografico dove si intrecciano le vicende personali di Nafisi con quelle del suo Paese. Docente di Letteratura inglese all’Università di Theran l&#8217;autrice ha vissuto sulla propria pelle le angherie del regime degli ayatollah, fino all’esilio. Nel libro c&#8217;è spazio anche per raccontare il rapporto col padre, sindaco di Teheran all’epoca dello scià e con la madre, una delle prime donne elette nel parlamento iraniano.</p>
<p>E io cosa leggerò? Per queste due settimane intanto sono in programma:</p>
<p><a href="http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/la-vita-in-generale/" target="_blank">La vita in generale</a> di Tito Faraci (Feltrinelli)</p>
<p><a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/julian-barnes/il-senso-di-una-fine/978880621156" target="_blank">Il senso di una fine</a> di Julian Barnes (Einaudi)</p>
<p><a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/emmanuel-carr-re/la-vita-come-un-romanzo-russo/978885840348" target="_blank">La vita come un romanzo russo</a> di Emmnuel Carrére (Einaudi)</p>
<p>E ora vado al mare!</p>
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		<title>Immersione torinese tra città, Holden e scrittura digitale</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2015 21:25:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tre giorni a Torino. Due di immersione alla Holden. Prima volta in questa città che mi ha colpito e catturato. Non solo perché bella, ma anche...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tre giorni a Torino. Due di immersione alla <a href="http://scuolaholden.it" target="_blank">Holden</a>.</p>
<p>Prima volta in questa città che mi ha colpito e catturato. Non solo perché bella, ma anche perché mi è parsa vivace e generosa di idee. Meritato il titolo Unesco (<a href="http://www.lastampa.it/2014/12/05/cronaca/torino-citt-creativa-arriva-il-titolo-dellunesco-uMtsbOAaBOnd5XcIKwWf6L/pagina.html" target="_blank">conquistato a dicembre</a>) di città creativa. A renderla ancora più piacevole ed accogliente la <a href="http://www.festadellamusicatorino.it" target="_blank">Festa della musica</a> (anche se funestata dalla pioggia) e il <a href="http://www.balon.it/Gran-Balon/page_12.html?lan=it" target="_blank"><em>gran balon</em></a> (via di mezzo tra un mercato delle pulci e uno antiquario) a Borgo Dora.</p>
<p>Oltre al centro storico (elegante è la prima parola che mi viene in mente per descriverlo), ho allungato fino a <a href="http://scopriportapalazzo.com" target="_blank">Porta Palazzo</a>, con un tuffo nei colori del mercato ortofrutticolo. Ma ad incantarmi è stato il <a href="http://www.museocinema.it" target="_blank">Museo nazionale del cinema</a>, allestito negli spazi della Mole antonelliana. Un archivio sconfinato di materiali da visitare a bocca aperta e ad occhi sgranati. Inoltre, fino al 29 settembre, c’è anche la mostra <a href="http://www.museocinema.it/mostre.php?id=104" target="_blank">Cinema neorealista &#8211; Lo splendore del vero nell&#8217;Italia del dopoguerra</a>.</p>
<h2>Alla Holden</h2>
<p>Ma veniamo alla Holden. E con una premessa doverosa. La scuola di Alessandro Baricco rimane &#8211; per chi ama scrivere &#8211; un luogo mitico: il tempio delle parole giuste, messe in riga come si deve (e pure sperimentando). Ma, aura leggendaria a parte, il complesso in cui è inserita &#8211; l’<a href="http://www.museotorino.it/view/s/2fb4725a68d24bc0802e32581fa6849f" target="_blank">ex arsenale militare</a> &#8211; è spettacolare. Si tratta di un’area caratterizzata da un recupero architettonico intelligente e che ha dato spazio a diverse realtà: dal <a href="http://www.sermig.org" target="_blank">Sermig</a> (dal 1984) alla Scuola Holden appunto. Suggestivo anche il recupero del <a href="http://cortiledelmaglio.it" target="_blank">cortile del maglio</a> con le sue botteghe artigiane affacciate sulla piazza coperta.</p>
<p>Ma cosa ho seguito nella fucina dello <em>storytelling?</em></p>
<div id="attachment_1032" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/00to_holden-c.jpg"><img class="size-medium wp-image-1032" alt="Giorgio Fontana" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/00to_holden-c-300x231.jpg" width="300" height="231" /></a><p class="wp-caption-text">Giorgio Fontana</p></div>
<p style="text-align: left;">Un corso di scrittura digitale con <a href="http://www.giorgiofontana.com" target="_blank">Giorgio Fontana</a>. Brillante giovane scrittore che leggo su <a href="http://www.internazionale.it/tag/autori/giorgio-fontana" target="_blank">Internazionale</a>. E ora, a corso decantato, faccio i conti su cosa e quanto mi sono portata a casa. Sono sincera, nulla di rivoluzionario. Mi aspettavo un po’ più di scrittura, ma devo dire che Fontana (bravissimo) ci ha messo a disposizione, in maniera immediata e incisiva, numerosi strumenti utili per la nostra presenza sul web. E non è certo poco. Aspetto del tutto personale, mi ha trasmesso un gran entusiasmo, convincendomi della bontà di alcuni progetti in cantiere. Cosa volere di più?</p>
<h2>Consigli su dove stare e dove mangiare</h2>
<p>Ovviamente non posso chiudere un post di viaggio (o giù di lì) senza alcuni consigli.</p>
<div id="attachment_1047" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/portmanteau.png"><img class="size-medium wp-image-1047" alt="L'area comune di Portmanteau" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/portmanteau-300x187.png" width="300" height="187" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;area comune di Portmanteau</p></div>
<p>Inizio dal posto che a Torino ho chiamato casa: <a href="http://www.portmanteau.it/sito/it/node/1" target="_blank">Portmanteau</a>. Qui ho avuto il mio primo assaggio di quel miscuglio di creatività, impresa e cultura che si respira in questa città. Si tratta di un B&amp;B che trova spazio su alcuni piani di una palazzina di via Brindisi, al confine tra Aurora e il Quadrilatero romano. Portmanteau nasce nel 2014 dall&#8217;idea di una curatrice di progetti d&#8217;arte (gentilissima e sorridente) che con il suo lavoro punta (e ci riesce benissimo) a promuovere un turismo sostenibile anche in città. La cosa bella che si scopre esplorando questo B&amp;B è che racconta del contesto in cui è collocato grazie alla collaborazione con artisti, designer e artigiani locali all&#8217;interno della struttura, dalle argille di <a href="https://www.facebook.com/ElisaSassoCreazioniCeramiche" target="_blank">Elisa Sasso</a> al<a href="http://www.izmade.com" target="_blank"> layout originale</a> dell’area comune, fino ai manifesti dell’<a href="http://www.archiviotipografico.it/splashpage/index.html" target="_blank">Archivio tipografico</a> appesi alle pareti. Per non parlare della golosa colazione di Pilou. È importante sottolineare che a sostenere questa ragazza nella sua avventura è stato (tra gli altri) il MIP, il servizio <a href="http://www.mettersinproprio.it" target="_blank">Mettersi in proprio</a> della Provincia di Torino (già, proprio quell’ente che si vuole cancellare!). Insomma questo posto ve lo consiglio proprio di cuore.</p>
<p>Il suggerimento di Portmanteau è stato di andare a cena al <a href="http://www.leviteletonne.com/ita/Home" target="_blank">Le vitel étonné</a>. Consiglio colto, sperimentato e approvato. Posto carino dove si mangia bene e a prezzi onesti. Strepitoso (manco a dirlo) il vitello tonnato. Sperimentazione invece autonoma (dettata dalla curiosità) è stato <a href="http://www.tripadvisor.it/ShowUserReviews-g187855-d7742834-r256506788-Riso_Zafferano_Gastronomia_Persiana-Turin_Province_of_Turin_Piedmont.html" target="_blank">Riso zafferano</a> una gastronomia persiana con anche una manciata di tavoli. Delizioso il <em>kashche bademjan</em> (crema di melanzane con crema di yogurt di capra, spezie miste e menta). Sapore decisamente particolare ed esotico per il buonissimo <em>zereshk polo</em>, un piatto di riso allo zafferano con il <em><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Berberis_vulgaris" target="_blank">berberis</a>,</em> accompagnato da pollo e salsa speziata. Il locale è semplice, ma accogliente soprattutto grazie alla gentilezza dei due giovani gestori.</p>
<p>E come sempre anche qualche foto (alcune altre le avevo già <a href="http://www.annapiuzzi.it/a-torino-domani-holden/" target="_blank">postate qui</a>).</p>

<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1016' title='Palazzo reale'><img width="3969" height="2646" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/torino1l.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Palazzo reale" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1019' title='Le vitel étonné'><img width="4575" height="2769" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/torino5l.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Le vitel étonné" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1018' title='Le vitel étonné'><img width="1280" height="782" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/torino3l.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Le vitel étonné" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/immersione-torinese-tra-citta-e-scrittura-digitale/0to_holden-c/' title='La Scuola Holden'><img width="1280" height="1210" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/0to_holden-c.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="La Scuola Holden" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/immersione-torinese-tra-citta-e-scrittura-digitale/00to_holden-c/' title='Giorgio Fontana'><img width="1322" height="1020" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/00to_holden-c.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Giorgio Fontana" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/immersione-torinese-tra-citta-e-scrittura-digitale/1to_porta_palazzo/' title='Mercato ortofrutticolo di Porta Palazzo'><img width="1500" height="1000" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/1to_porta_palazzo.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Mercato ortofrutticolo di Porta Palazzo - Profumo di menta" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/immersione-torinese-tra-citta-e-scrittura-digitale/2to_porta_palazzo/' title='Mercato ortofrutticolo di Porta Palazzo'><img width="1500" height="1000" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/2to_porta_palazzo.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Mercato ortofrutticolo di Porta Palazzo" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/immersione-torinese-tra-citta-e-scrittura-digitale/3to_porta_palazzo/' title='Mercato ortofrutticolo di Porta Palazzo'><img width="1500" height="1000" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/3to_porta_palazzo.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Mercato ortofrutticolo di Porta Palazzo" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/immersione-torinese-tra-citta-e-scrittura-digitale/4to_tram-c/' title='Il tram a Torino'><img width="999" height="1500" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/4to_tram-c.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Il tram a Torino" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/immersione-torinese-tra-citta-e-scrittura-digitale/5to_mole/' title='Scorcio della Mole antonelliana'><img width="1000" height="1500" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/5to_mole.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Uno scorcio di Mole antonelliana" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/immersione-torinese-tra-citta-e-scrittura-digitale/6to_mole/' title='La Mole antonelliana'><img width="1000" height="1500" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/6to_mole.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Cinema neoralista" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/immersione-torinese-tra-citta-e-scrittura-digitale/6to_mole-c/' title='Museo nazionale del cinema'><img width="1500" height="1000" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/6to_mole-c.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Museo nazionale del cinema" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/immersione-torinese-tra-citta-e-scrittura-digitale/7to_jazz/' title='Torino Festa della musica'><img width="1500" height="1000" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/7to_jazz.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Torino Festa della musica (e che festa!)" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/immersione-torinese-tra-citta-e-scrittura-digitale/8to_jazz/' title='Torino Festa della musica'><img width="1500" height="1000" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/8to_jazz.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Torino Festa della musica" /></a>

<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sole. Bologna. E David Bowie</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Apr 2015 19:50:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato. Sole. Primavera. E a me, ieri, è venuta voglia di Bologna. In ordine sparso qualche appunto (e consiglio) da una bella giornata. Nota n°1. David Bowie...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato. Sole. Primavera. E a me, ieri, è venuta voglia di Bologna. In ordine sparso qualche appunto (e consiglio) da una bella giornata.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/04/bo_onoarte.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-878" alt="bo_onoarte" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/04/bo_onoarte.jpg" width="4512" height="1569" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><em><strong>Nota n°1. David Bowie mi ha fatto scoprire un posto bellissimo</strong></em>. </span>Chi mi conosce sa che amo il Duca bianco, la sua musica e tutto ciò che ha rappresentato tra la fine degli anni Settanta e gli anni Novanta. Così quando ho letto che in via santa Margherita (a quattro passi da piazza maggiore) c’era una mostra fotografica su David Bowie, non c’ho pensato due volte. Tanto più che gli scatti &#8211; per la prima volta in Italia &#8211; sono quelli di <a href="http://xl.repubblica.it/fotogallerie/david-bowie-fotografato-da-masayoshi-sukita/17467/" target="_blank">Masayoshi Sukita</a>. Per capirci, il fotografo dell’album <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/%22Heroes%22" target="_blank">Heroes</a>. Le sue foto di Bowie però non finiscono lì. I due, infatti, divennero amici e reciproca fonte d’ispirazione, così Sukita ha raccontato per immagini oltre 40 anni della carriera di Bowie. La vera sorpresa però è stata la cornice della mostra: <a href="http://www.onoarte.com/index.html" target="_blank">Ono arte contemporanea</a> (<em>nelle foto in alto</em>). Un posto che è insieme galleria d’arte, bookshop, nonché lounge bar. All’interno di Ono c’è anche <a href="https://www.facebook.com/BackgroundBologna" target="_blank">Background</a>, un vinyl shop che acquista e rivende vinili usati, rari da collezione e le ultime novità in fatto di musica indipendente. Le mostre organizzate alla Ono sono fotografiche e riguardano in gran parte il mondo del cinema e della musica. Per visitare «Heroes» &#8211; la mostra appunto su David Bowie &#8211; c’è tempo fino al 10 maggio. Poi (dal 14 maggio al 13 giugno) sarà la volta della <a href="http://www.onoarte.com/pdf/CS%20Dylan.pdf" target="_blank">retrospettiva</a> sui primi anni della carriera di Bob Dylan, attraverso l’obiettivo di Barry Feinstein, Joe Alper e Tony Frank.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/04/bo_colazionedabianca.jpg"><img class="alignright  wp-image-877" alt="bo_colazionedabianca" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/04/bo_colazionedabianca-1024x768.jpg" width="381" height="286" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><em><strong>Nota n° 2. <a href="http://colazionedabianca.it" target="_blank">Colazione da Bianca</a></strong></em>. In rete mi ero imbattuta in questa deliziosa pasticceria dal nome curioso (<em>nella foto a fianco</em>). Chiaramente non ho potuto esimermi dal testarla di persona. Un bel locale, uno di quelli in cui ti aspetti di veder spuntare, da un momento all’altro, Amélie Poulain. Tavolini colorati, come anche le pareti. Un enorme mazzo di rose bianche ad accoglierti e &#8211; soprattutto &#8211; una vetrina colma di leccornie. Ho assaggiato diverse cosine, ma segnalo i dolcetti con la crema chantilly alla rosa. Buoni e particolari insieme. Piacevole, vista la giornata assolata, lo spazio esterno, sotto i portici. Un interessante punto di osservazione sociologica nel via vai cittadino. <a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/04/bo_santo-stefano2.jpg"><img class="alignright  wp-image-880" alt="bo_santo stefano2" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/04/bo_santo-stefano2-1024x726.jpg" width="381" height="270" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><em><strong>Nota n° 3. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santo_Stefano_(Bologna)" target="_blank">La basilica di Santo Stefano.</a></strong></em> Meglio conosciuta come le sette chiese, rimane il mio angolo preferito di Bologna. La piazzetta è raccolta (e ieri anche invasa da un mercatino d’antiquariato) e nella basilica si respira un’atmosfera intensa ed unica. Costruito su quello che prima era un tempio dedicato a Iside, il complesso &#8211; immaginato da San Petronio come copia del Santo Sepolcro &#8211; si articola in una serie di edifici addossati l’uno all’altro che però non raggiungono più il numero di sette. La Basilica, infatti, nei secoli notevoli rimaneggiamenti, soprattutto durante il XIX e XX. I due chiostri poi sono una meraviglia. Vale davvero la pena fare una passeggiata sin qui.</p>
<p style="text-align: left;">Infine. Se la Colazione da Bianca non vi è bastata o se cercate una piadina fatta con tutti i sacri crismi (o entrambe le cose) vi consiglio questo posticino qui: <a href="http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g187801-d3533662-Reviews-La_Tua_Piadina-Bologna_Province_of_Bologna_Emilia_Romagna.html" target="_blank">La tua piadina Borgonuovo</a>.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Post scriptum.</strong> Ieri ho finalmente provato l’ebbrezza del <a href="http://www.ntvspa.it" target="_blank">«Nuovo trasporto viaggiatori»</a> (nome che pare una citazione di <a href="http://www.annapiuzzi.it/con-santarossa-nel-futuro-di-metropoli-sui-passi-delluomo/" target="_blank">Metropoli</a>) e dunque per la prima volta sono salita su un <a href="http://www.italotreno.it/IT/Pagine/default.aspx" target="_blank">Italotreno</a>. Che dire? Mestre-Bologna in un’ora e tredici minuti. Viaggio comodo. Anche perché la prenotazione del posto era nella carrozza «cinema». Risultato? Furbissimo: la gran parte dei miei involontari compagni di viaggio ha inforcato cuffie ed auricolari per guardarsi «Scusa ma ti voglio sposare» (!!!)… così io ho goduto di una silenziosissima ora di lettura.</p>
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		<title>Consigli da una giornata veneziana</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2015 06:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consigli]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Un po’ di respiro e un pieno &#8211; per gli occhi e per la mente &#8211; di bellezza e di sole. Agognavo una giornata così e, ieri, me la sono ritagliata puntando verso Venezia. Sia chiaro, questo post non è per annoiarvi con una cronachina domenicale, ma per lasciarvi qualche consiglio.</p>
<p><em><strong>Il primo è di lettura</strong></em>. O, meglio, di “guida”. Se conoscete un pochino Venezia, e volete scoprire qualche angolo meno noto, leggete e portate con voi <a href="http://libreriarizzoli.corriere.it/Corto-Sconto.-La-guida-di-Corto-Maltese-alla-Venezia-nascosta/8817033081/pc" target="_blank">«Corto sconto. La guida di Corto Maltese alla Venezia nascosta»</a>. Hugo Pratt &#8211; ideatore del personaggio di Corto Maltese &#8211; amava  Venezia, e amava soprattutto scoprirne, passeggiando, nuove calli e «corti sconte», in veneziano, (appunto), corti nascoste. La guida è proprio all’insegna di questo passeggiare e si articola in sette itinerari pieni di disegni, di fantasia e di consigli pratici: capolavori da scoprire, cortili e pietre ricche di storia da ammirare. Ci sono poi fiabe e leggende da conoscere, e &#8211; ovviamente &#8211; non mancano consigli su osterie, ristoranti e bacari.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/03/calle-morosina.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-847" style="border: 2px solid black;" alt="calle morosina" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/03/calle-morosina-206x300.jpg" width="206" height="300" /></a>Ieri, per esempio, ci siamo avventurati verso le Corti Prima e Seconda del Milion (tra Campo Santa Marina e San Giovanni Grisostomo), proprio dove stava di casa Marco Polo. Così ho scoperto anche la leggenda della patara che sta sopra l’arco che porta in calle Morosina (<em>nella foto qui a fianco</em>). Pare infatti che un giovane cavaliere templare, al ritorno da una crociata incontrò un erede dei Morosini, notissima (e ricchissima) famiglia veneziana. Il cavaliere aveva nascosto nell’elsa della sua spada una reliquia, un pezzo del legno della Santissima Croce per portarla al prevosto di Colonia, sua città natale. Nella nave che, dalla Terra Santa, li riportava in Europa strinse amicizia con il nobile veneziano che &#8211; al loro approdo a Venezia &#8211; invitò il cavaliere al suo palazzo. Invito puntualmente accettato. Fu così che il cavaliere conobbe la sorella di Morosini, donna, pare, di grande bellezza e fascino. Ed ecco l’innamoramento, tale che l’incauto cavaliere confidò alla dama il suo segreto. Peccato che il mattino dopo, al risveglio, ecco lì pronta l’amara sorpresa: il nobile era fuggito con quella che non era sua sorella ma la sua amante, portandosi via la reliquia. Il giovane impazzì dal dolore, e si racconta che ogni notte si aggirasse per calli e campielli alla ricerca dei traditori e della reliquia. Poi, un mattino, davanti all’arco del portale vennero ritrovati l’elmo, lo scudo, l’armatura vuota e la spada (senza elsa) dello sfortunato templare, e da allora non si seppe più nulla di lui. Ecco dunque che l’alto rilievo con elmo e scudo furono messi lì a ricordo del cavaliere.</p>
<p><em><strong><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/03/libreria-marco-polo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-849" style="border: 2px solid black;" alt="libreria marco polo" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/03/libreria-marco-polo-300x223.jpg" width="300" height="223" /></a> <a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/03/marco-polo-libreria.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-850" style="border: 2px solid black;" alt="marco polo libreria" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/03/marco-polo-libreria-300x150.jpg" width="300" height="150" /></a>Secondo consiglio</strong></em>. Non un libro, ma una libreria, la <a href="http://www.libreriamarcopolo.com" target="_blank">Marco Polo Bookstore</a>. È un posto incantevole dove potete trovare libri nuovi e usati, titoli che non avreste mai pensato di scovare e che vi illumineranno la giornata. Ieri ad accoglierci &#8211; oltre a Janis Joplin in sottofondo &#8211; c’era una vetrina dedicata alla festa della donna: niente mimose, ma libri di approfondimento. Così io ho comprato due volumetti (anzi, meglio dire opuscoletti) che &#8211; a dirla tutta &#8211; avevo già, ma non in questa bellissima e colorata edizione che (ovviamente) non potevo fare a meno di avere: <a href="http://www.caravanedizioni.it/la-dichiarazione-dei-diritti-della-donna-e-della-cittadina/" target="_blank">«Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina»</a> di Olympe de Gouges e <a href="http://www.caravanedizioni.it/rivendicazione-dei-diritti-della-donna/" target="_blank">«Rivendicazione dei diritti della donna»</a> di Mary Wallstonecraft.  Entrambi Caravan edizioni. A casa con me son venuti anche due Minimun fax: <a href="http://www.minimumfax.com/libri/scheda_libro/96" target="_blank">«Una tortura deliziosa. Pagine sull’arte di scrivere»</a> di Henry Miller  e Christian Raimo con <a href="http://www.minimumfax.com//libri/scheda_libro/669" target="_blank">«Le persone, soltanto le persone»</a>.</p>
<p><em><strong>Terzo consiglio</strong></em>. Questa volta (finalmente) enogastronomico. Una tappa obbligata a Venezia (ma questo lo sapete già) è in qualche “bacaro” a mangiar “cicchetti”. Il mio preferito è <a href="http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g187870-d1034685-Reviews-Osteria_Al_Portego-Venice_Veneto.html" target="_blank">«Al Portego»</a> in Castello San Lio, carino, vicino a Rialto, e con una vetrinetta zeppa di cose buone. Ieri però, per la prima volta, abbiamo trovato posto in uno dei suoi cinque tavolini. Inutile dirlo, piatti ottimi, all’altezza dei “cicchetti”. Consigliate le sarde in saor, la frittura di totani, mazzancolle e verdure e le ottime seppie in nero.</p>
<p><em><strong><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/03/content_MANIFESTO-rousse.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-852" style="border: 2px solid black;" alt="content_MANIFESTO-rousse" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/03/content_MANIFESTO-rousse-210x300.jpg" width="210" height="300" /></a>Ultimo consiglio</strong></em>.<a href="http://palazzoducale.visitmuve.it/it/mostre/mostre-in-corso/mostra-rousseau-palazzo-ducale/2015/01/6428/henri-rousseau/" target="_blank"> La mostra di Rousseau</a>. Inaugurata venerdì 6 marzo, l’esposizione «Il candore arcaico» dedicata a Henry Rousseau, vi aspetta a Palazzo Ducale fino al 5 luglio. Sono un centinaio le opere esposte, del “Doganiere”, ma non solo. Tra gli artisti che gli sono stati affiancati c’è anche Carrà, e i suoi quadri sono quelli che mi sono piaciuti di più, assieme a un bellissimo «Ritratto di dama vestita di bianco» di Frida Kahlo. Comunque sia, scoprire la vita, ma soprattutto la strana carriera di Rousseau è davvero interessante. Tosto, con un discreto fegato, in barba alle tante derisioni è andato avanti, diventando figura di riferimento per i grandi protagonisti delle avanguardie storiche e per intellettuali come Apollinaire e Jarry.</p>
<p>La sera mentre aspettavo il vaporetto sotto il ponte dell&#8217;Accademia ho respirato a pieno sguardo quell&#8217;ultimo scorcio di Venezia che mi ha regalato quest&#8217;ultima foto, purtroppo fatta con l&#8217;Ipad. E allora mi sono data l&#8217;ultimo consiglio della giornata. Qui, mai più senza Nikon.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/03/ponte-accademia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-854" alt="ponte accademia" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/03/ponte-accademia.jpg" width="1296" height="968" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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