Con emozione condivido questa notizia. Il mio reportage in Bosnia, dedicato ai “morti senza nome” della rotta balcanica, è tra i lavori in finale al Premio Luchetta nella sezione “Rotta Balcanica”.
Dentro questa felicità che provo c’è parecchio. In primo luogo le innumerevoli storie delle persone migranti, storie che raccolgo ormai da dieci anni, da quando la “rotta” ha smesso di essere carsica e si è fatta evidente, diventando fenomeno strutturale. C’è poi il mio sconfinato amore per la Bosnia, per le sue donne soprattutto. E c’è – luminosa – l’amicizia con Ospiti in Arrivo, innervata di impegno ostinato e di un’umanità bellissima.
Se invece volete leggere il mio reportage, eccolo qui: la prima parte e la seconda parte.
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