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	<title>Anna Piuzzi &#187; Siria</title>
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		<title>Siria &#124; Dal Friuli al Rojava, la missione umanitaria del medico udinese Stefano Di Bartolomeo</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2021 03:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dieci anni esatti di guerra. 500 mila morti. Sei milioni di profughi e altrettanti di sfollati interni. L’80 per cento della popolazione ridotta in condizioni di...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.medicisenzafrontiere.it/news-e-storie/news/siria-guerra-10-anni/" target="_blank">Dieci anni esatti di guerra</a>. 500 mila morti. Sei milioni di profughi e altrettanti di sfollati interni. L’80 per cento della popolazione ridotta in condizioni di povertà e due milioni e mezzo di bambini che non possono frequentare la scuola. Il regime di Assad, intanto, con buona pace dei morti, è rimasto al suo posto. È questa la mostruosa contabilità della guerra in Siria, una tragedia umanitaria dalle dimensioni indicibili.</p>
<p>Eppure, ormai da tempo, i siriani sono stati abbandonati al loro destino. Figurarsi ora che il mondo è abitato dal Covid 19. Non per tutti però la Siria è scivolata nell’oblio, è il caso del friulano <strong>Stefano Di Bartolomeo </strong><em>(nella foto in alto, in Iraq)</em>, medico specialista in Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Udine che è rientrato da pochi giorni da una missione di tre settimane nel nordest del Paese, insieme a lui la collega Chiara Pravisani.</p>
<div id="attachment_2010" class="wp-caption alignright" style="width: 645px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/04/Di-Bartolomeo-e-Pravisani.jpg"><img class="size-large wp-image-2010" alt="I medici friulani Chiara Pravisani e Stefano Di Bartolomeo in Siria" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/04/Di-Bartolomeo-e-Pravisani-1024x768.jpg" width="635" height="476" /></a><p class="wp-caption-text">I medici friulani Chiara Pravisani e Stefano Di Bartolomeo in Siria</p></div>
<p>Al suo attivo – oltre a un diploma in Medicina tropicale conseguito a Londra e un dottorato di ricerca e una specializzazione in Igiene ed Epidemiologia – Di Bartolomeo ha un lungo curriculum “di guerra”. A partire dalla fine degli anni Novanta ha infatti preso parte a diverse missioni umanitarie internazionali con la Croce Rossa e con Medici Senza Frontiere. È stato in Sud Sudan, in Eritrea e in Darfur. E ancora in Yemen, in Myanmar e in Iraq, a Mosul durante la sua caduta. E poi in Kenya, Ucraina, Siria, appunto, e in Nigeria. Missioni lunghe, di mesi, compiute prendendo periodi di aspettativa, questa volta invece – essendo questo un tempo di emergenza sanitaria – ha impiegato le ferie maturate.</p>
<h3><strong>La missione in Rojava</strong></h3>
<p>«<em>C&#8217;era la necessità</em> – spiega Di Bartolomeo che incontriamo all’ospedale di San Daniele, dove attualmente presta servizio – <em style="font-size: 15px;">di medici anestesisti per l’avvio di tre rianimazioni Covid nel nordest del Paese, una missione breve con l’ong italiana <a href="https://www.unponteper.it/it/" target="_blank">Un ponte per</a> (realtà che dal 1991, a partire dalla guerra in Iraq, lavora in Medio Oriente, ndr), così la collega Pravisani e io ci siamo resi disponibili insieme al primario di rianimazione di Rimini e un altro medico di Rieti. Si è trattato di affiancare il personale sanitario locale, in un momento difficile e in una realtà complessa, in cui al conflitto si sovrappone la pandemia, proprio in questo momento infatti è in corso una nuova ondata di contagi. Per altro quando abbiamo lasciato la Siria, il 29 marzo, nel Paese c’erano reagenti per processare i tamponi e dunque diagnosticare il Covid, per poco più di due settimane</em><span style="font-size: 15px;">».</span></p>
<p>L’area in cui i due medici friulani hanno operato è quella curda del <a href="https://ilmanifesto.it/dalla-rivoluzione-del-rojava-e-nata-una-societa-nuova/" target="_blank">Rojava</a> – da sempre invisa al Governo di Damasco – che abbiamo imparato a conoscere per il ruolo fondamentale giocato nel contrasto all’Isis (ben presto dimenticato dall’Occidente) e per uno straordinario esperimento di autogoverno. Un territorio che ha subito anche l’occupazione turca e che da luglio 2020 – a causa della mancata proroga, su pressione di Cina e Russia, della risoluzione 2504 delle Nazioni Unite che negli ultimi 6 anni aveva consentito l’ingresso di aiuti umanitari – ha difficoltà nell’approvvigionamento di medicinali e cibo. Anche l’arrivo dei vaccini è un miraggio, un percorso ad ostacoli pure per il <a href="https://www.wired.it/scienza/medicina/2021/04/24/covax-vaccini-paesi-poveri/" target="_blank">progetto Covax</a>, l’iniziativa dell’Oms per la distribuzione globale ed equa dei vaccini.</p>
<div id="attachment_2012" class="wp-caption alignright" style="width: 645px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/04/ponte-iraq.jpeg"><img class="size-large wp-image-2012" alt="Il ponte di barche sul Tigri, tra Iraq e Siria. Da qui, prima dello stop Onu (voluto da Cina e Russia) passavano gli aiuti umanitari" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/04/ponte-iraq-1024x768.jpeg" width="635" height="476" /></a><p class="wp-caption-text">Il ponte di barche sul Tigri, tra Iraq e Siria. Da qui, prima dello stop Onu (voluto da Cina e Russia) passavano gli aiuti umanitari</p></div>
<h3><strong>Guardare il mondo dalle aree di crisi</strong></h3>
<p>«<em>È un privilegio</em> – racconta il medico – <em>poter lavorare in questi contesti, vedere con i propri occhi quel che accade, essere d’aiuto. Si resta legati per sempre a un popolo, tanto più oggi che con strumenti come whatsapp si può rimanere in contatto, ho potuto rivedere colleghi, infermieri e traduttori. Ero stato nel nordest della Siria nella fase delicata della liberazione di <a href="https://it.euronews.com/2021/03/18/fuggire-da-raqqa" target="_blank">Raqqa</a>, la città che era diventata roccaforte dello Stato islamico. Oggi la situazione è più rilassata, ma gli equilibri sono precari e il contesto può cambiare velocemente. Di ricostruzione se ne vede pochissima, la devastazione è ancora impressionante</em>».</p>
<p>«<em>L’ong “Un ponte per”</em> – prosegue Di Bartolomeo – , <em>presente in quest’area dal 2015, gode di grandissima fiducia sul territorio, insieme al partner locale, la Mezzaluna Rossa Curda, negli anni ha realizzato molto, noi abbiamo contribuito all’avvio delle tre terapie intensive Covid, nelle città di Derek, Tabqa e Mambij. Le criticità sono numerose, a partire dalla formazione del personale locale, basti pensare che se in Italia tra i malati Covid che vengono intubati la mortalità è del 30%, in contesti come lo Yemen tale percentuale arriva a sfiorare anche il 90%. Questo per dire che non basta aprire un reparto di rianimazione, serve molto altro. In ragione di ciò, quello che cerchiamo di fare è lavorare avendo come obiettivo standard elevati, il più possibile vicini ai nostri. Negli anni la cooperazione umanitaria è cambiata molto, è finito il tempo della “medicina eroica” in cui si partiva all’insegna dell’“andiamo e facciamo, sarà sempre meglio di niente”, al contrario, si traccia una linea di qualità al di sotto della quale non si può stare</em>».</p>
<p>Gli chiediamo delle persone che ha incontrato, la voce e gli occhi si aprono in un sorriso pieno di emozione. «<em>In questo lavoro incroci storie che ti fanno capire quanto il nostro benessere sia una bolla</em> – spiega Di Bartolomeo –. <em>Penso a un’amica farmacista trentenne che mi ha confidato di sentirsi come se addosso di anni ne avesse cinquanta, sulle sue spalle ha il mantenimento della famiglia, ne va fiera, ma è un peso complicato da portare, i suoi fratelli sono riusciti a raggiungere l’Europa tramite le rotte migratorie che ben conosciamo, viaggi pericolosissimi e dall’esito incerto, ma che rappresentano l’unica speranza di futuro per tante famiglie. Se si cercasse di capire quello che accade in Siria, se si avesse idea della devastazione di questi Paesi, lo sguardo dell’opinione pubblica sul fenomeno dell’immigrazione sarebbe ben diverso, più umano. Ho vissuto diversi contesti di guerra, ma alla sofferenza non ci si abitua mai</em>».</p>
<p>Intanto le preoccupazioni del regime siriano sono ben altre, domenica scorsa, infatti, è stato annunciato che il <a href="https://www.agi.it/estero/news/2021-04-18/elezioni-presidenziali-in-siria-convocate-assad-12217981/" target="_blank">26 maggio si terranno le elezioni presidenziali</a>, le seconde da quando il Paese è in guerra. Elezioni non libere e dall’esito scontato.</p>
<p style="text-align: right;">Anna Piuzzi</p>
<p style="text-align: left;"><em>Articolo pubblicato sul settimanale diocesano di Udine, La Vita Cattolica, edizione del 21 aprile 2021.</em></p>
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		<title>Tra i numeri dei profughi in cerca della nostra umanità (perduta?)</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2015 16:10:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>L’informazione è a portata di mano, eppure si continuano a preferire le semplificazioni al ragionamento. La pancia alla testa. Con il solo risultato di allontanare le soluzioni a problemi che oggi non sono più emergenziali, ma strutturali. Parlo di migrazioni e di profuganze e allora inizio dai numeri.</p>
<h2><span style="color: #ff6347;">Quanti sono? Da dove vengono?</span></h2>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/Italian_04_15Countries_Conflict.png"><img class=" wp-image-1068 alignnone" alt="Conflitti " src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/Italian_04_15Countries_Conflict.png" width="1500" height="900" /></a></p>
<p>Stando ai dati del <a href="https://www.unhcr.it/news/rapporto-global-trends-2014-dellunhcr-quasi-60-milioni-le-persone-costrette-a-fuggire-dalle-loro-case-in-tutto-il-mondo" target="_blank">«Report global trends 2014»</a> dell&#8217;<a href="https://www.unhcr.it" target="_blank">Unhcr</a>, i  “<strong>migranti forzati</strong>” nel mondo sono (o meglio, erano alla fine del 2014) <strong>59,5 milioni</strong>, il 51% dei quali minori. 8,3 milioni in più rispetto al 2013, ben 22 milioni in più rispetto a dieci anni fa. Traducendo in termini di quotidianità, nel 2014, <strong>ogni giorno 42.500 persone</strong> in media sono diventate rifugiati, richiedenti asilo o sfollati interni. Nel 2013 erano 32.200.</p>
<p>Si tratta di un’accelerazione che è data dal moltiplicarsi delle situazioni di guerra, non da un’irresistibile voglia di mettersi in marcia per lasciare la propria casa ed il proprio paese per andare altrove. Negli ultimi 5 anni <strong>sono 15 i conflitti scoppiati</strong> <strong>o che si sono riattivati</strong>: <strong>8 in Africa</strong> (Costa d&#8217;Avorio, Repubblica Centrafricana, Libia, Mali, nord-est della Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e quest&#8217;anno Burundi); <strong>3 in Medio Oriente</strong> (Siria, Iraq e Yemen); <strong>1 in Europa</strong> (Ucraina) e<strong> 3 in Asia</strong> (Kirghizistan, e diverse aree del Myanmar e del Pakistan).</p>
<p>Nel frattempo, durano da decenni le <strong>condizioni di instabilità e conflitto in Afghanistan</strong>, <strong>Somalia</strong> e in altri paesi, e ciò implica che milioni di persone provenienti da questi luoghi continuano a spostarsi. Globalmente è però la <strong>Siria</strong> il paese da cui ha origine il maggior numero sia di sfollati interni (7,6 milioni) che di rifugiati (3.880.000). L’Afghanistan (2.590.000) e la Somalia (1,1 milioni) si classificano al secondo e al terzo posto.</p>
<h2><span style="color: #ff6347;">Dove sono?</span></h2>
<p>Vengono tutti qui in Europa? Decisamente no. Nel complesso, a fine anno il numero di migranti forzati nel Vecchio continente ha raggiunto quota 6,7 milioni, rispetto ai 4,4 milioni alla fine del 2013. E gli altri allora? L’86% dei rifugiati si trovava nel 2014 in regioni e paesi considerati economicamente meno sviluppati. Pubblico qui due infografiche per capire quali sono i principali paesi ad accogliere i profughi: i primi tre sono Turchia, Pakistan e Libano. In Italia nel 2014 sono state presentate 63.700 richieste di asilo.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/infografica-paesi-accoglienza.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1070" alt="infografica paesi accoglienza" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/infografica-paesi-accoglienza.png" width="1120" height="348" /></a></p>
<h2><span style="color: #ff6347;">E in Friuli? </span></h2>
<p>Ogni giorno le prime pagine dei quotidiani locali sono dedicate alla cosiddetta &#8220;emergenza profughi&#8221;. Le Caritas diocesane del Friuli Venezia Giulia hanno così pubblicato un <a href="http://www.diocesiudine.it/udine/allegati/44798/Richiedenti%20asilo%20e%20rifugiati_Caritas%20Friuli.pdf" target="_blank">interessante libretto</a> che &#8211; oltre a una riflessione sull&#8217;accoglienza &#8211; dà conto, numeri alla mano, della situazione reale, aggiornata al 7 maggio 2015. Questo per «<i>informare correttamente e compiutamente sul fenomeno</i>» ha spiegato il direttore della <a href="http://www2.diocesiudine.it/udine/s2magazine/index1.jsp?idPagina=23217" target="_blank">Caritas diocesana di Udine</a>, don Luigi Gloazzo. Una lettura per «<em>rasserenare gli animi</em>» e «<em>non accondiscendere al tentativo colpevole di demolire la cultura dell&#8217;accoglienza così radicata nella nostra gente friulana</em>». Dunque i numeri. In regione i richiedenti asilo sono 2.083: 570 in provincia di Udine, 542 in provincia di Trieste, 475 in provincia di Gorizia e 184 in provincia di Pordenone. Il Friuli si classifica così sesta regione in Italia per presenze rispetto al numero dei residenti (1/719), dietro a Molise (1/251), Sicilia (1/312), Calabria (1/414), Basilicata (1/582), Marche (1/711). In numeri assoluti le prime 5 regioni sono invece: Sicilia (16.010), Lazio (8.611), Lombardia (6.599), Campania (5.585) e Puglia (5.521).</p>
<h2><span style="color: #ff6347;">Segno e sfida del nostro tempo</span></h2>
<p>Questi dati non servono a negare o banalizzare il problema (o a renderlo asettico). Lungi da me. Il tentativo è quello di guardare con un po’ di oggettività la questione, cercando di capire che a nulla servono allarmismi (e nemmeno buonismi). Le migrazioni vanno invece governate con idee ed impegno perché &#8211; come  ha scritto <a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/l-identità-e-la-paura-1.1070193" target="_blank">Franco Cardini su «Il Resto del Carlino»</a> &#8211; «<em>sono un segno del nostro tempo e una delle sfide che esso c’impone</em>».</p>
<p>È doloroso vedere e leggere di un’Europa che chiude le frontiere. Tanto a <a href="http://www.lastampa.it/2015/06/12/italia/cronache/la-francia-blocca-gli-ingressi-dei-migranti-emergenza-anche-a-ventimiglia-nuHp4dqTMZJ4XLBymuQhYO/pagina.html" target="_blank">Ventimiglia</a>, quanto in <a href="http://www.lastampa.it/2015/06/17/esteri/lungheria-costruir-un-muro-antiimmigrati-al-confine-con-la-serbia-nty3kDUAZ348OUHOBoEx9N/pagina.html" target="_blank">Ungheria</a>. Davvero Viktor Orban &#8211; lo stesso che nell&#8217;89, ai funerali di Imre Nagy, ebbe il coraggio di accusare la dittatura ungherese di aver rubato la giovinezza di un’intera generazione &#8211; non ricorda che proprio un muro costringeva il suo popolo nel &#8220;paradiso socialista&#8221;?</p>
<h2><span style="color: #ff6347;">In Italia tra crociate e buonismo</span></h2>
<p>A casa nostra, del resto, si oscilla dalla verbosa violenza del dibattito pubblico (orientata a non voler trovare soluzioni efficaci) allo scandalo di chi lucra sui migranti. Così, mentre accusiamo gli altri Paesi europei di <a href="http://www.lastampa.it/2015/05/07/esteri/gli-stati-dicono-no-alle-quote-profughi-lue-cambia-strategia-RC9YcYJNtLjTPjDOBPTuRL/pagina.html" target="_blank">rifiutare il sistema delle quote</a>, le <a href="http://www.lastampa.it/2015/06/09/italia/politica/maroni-ai-prefetti-stop-alle-assegnazioni-di-migranti-nei-comuni-lombardi-yjMKldVsJFMVoOBYCaIzzK/pagina.html" target="_blank">Regioni</a> si affannano a dire che «no», i profughi deve prenderseli in carico qualcun altro. Così anche a livello locale: sia un altro Comune a tenersi questa gente. Dov&#8217;è che abbiamo perso la nostra umanità? La capacità di comprendere il dramma altrui?</p>
<p>E intanto, a colpi di slogan, si soffia sulle paure delle persone. Ma lo stesso risultato lo si ottiene prendendosi gioco di chi esprime la propria preoccupazione. Penso alla questione del <a href="http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/05/20/news/il-parco-diventa-un-dormitorio-1.11458839" target="_blank">Parco Moretti</a> a Udine. Davvero è così difficile, pur senza condividerlo, capire l’umano timore di un genitore nel portare i propri bambini in un parco dove qualcuno è costretto a dormire in situazioni precarie?</p>
<p>«<em>Si fa presto a dir pregiudizio &#8211; </em>scrive ancora Cardini -<em> e a predicare che lo si dovrebbe superare. La diffidenza per il &#8220;diverso&#8221;, specie quando lo si avverte come potenzialmente minaccioso, è difficile da combattere anche perché non è razionale. Piantiamola col terrorismo lessicale, finiamola di definire tutto ciò &#8220;razzismo&#8221; o &#8220;xenofobia&#8221;. Così non si fa che peggiorare le cose. Il fatto è che il nucleo profondo della diffidenza, o anche della paura (e, badate, si tratta di sentimenti reciproci) è basato sul fatto che i timori sono generici. Il &#8220;diverso&#8221; ci spaventa o ci allarma per quel certo non-so-che dal quale è circondato: il colore della pelle, gli odori, il tono della voce. Per tutto ciò esiste solo un antidoto: la conoscenza reciproca</em>».</p>
<p>E poi che dignità abbiamo come società se accettiamo di lasciar vivere delle persone in queste condizioni, senza fare l&#8217;impossibile per un&#8217;accoglienza diversa?</p>
<p>Accogliere, governare, incontrarsi, conoscersi, informare ed educare. Questo è il lavoro da fare per tenere lontano quel &#8220;disumanesimo&#8221; che ci sta consumando. Ricordando &#8211; non da ultimo &#8211; che ognuno porta con sé una storia che vale la pena ascoltare, come <a href="http://www.annapiuzzi.it/morte-e-vergogna/" target="_blank">D.</a>, <a href="http://www.annapiuzzi.it/il-resto-delleuropa-vuole-solo-siriani-ed-eritrei-e-rashid/" target="_blank">Rashid</a> e <a href="http://www.annapiuzzi.it/mc-manar/" target="_blank">Mc Manar</a>. «<em>Il resto, il buonismo indiscriminato e i sogni di crociata, è solo spazzatura</em>».</p>

<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/tra-i-numeri-dei-profughi-in-cerca-della-nostra-umanita/turkey-border/' title='Turkey border'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/01.jpg.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Rifugiati siriani curdi attraversano il confine turco, fuggendo da Kobane UNHCR / I. Prickett." /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/tra-i-numeri-dei-profughi-in-cerca-della-nostra-umanita/21-jpg/' title='Karim'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/21.jpg.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Karim, siriano, con sua figlia di nove mesi a Istambul, in un palazzo abbandonato UNHCR / S. Baldwin." /></a>

<p><em><strong>Le foto e le infografiche sono tratte dal sito dell&#8217;Unhcr e accompagnano l&#8217;edizione 2014 del «Report Global trend 2014»</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;importanza di stare con Mc Manar</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2014 06:50:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Numeri letti in fretta sui giornali. Al più volti passati in rassegna al tg, quando il mare inghiotte una nuova barca colma di vite in fuga....]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Numeri letti in fretta sui giornali. Al più volti passati in rassegna al tg, quando il mare inghiotte una nuova barca colma di vite in fuga. <a href="http://www.annapiuzzi.it/morte-e-vergogna/" target="_blank">Ascoltare le storie</a> di chi scappa da tutto, di chi non può fare altro che affidare la propria esistenza al mare è invece un&#8217;altra cosa. Oggi esce nei cinema (purtroppo pochi), distribuita da Cineama, <a href="http://www.iostoconlasposa.com/#home" target="_blank">«Io sto con la sposa»</a>, pellicola che racconta il viaggio — vero — di un gruppo di migranti partiti da Milano, inscenando un finto corteo nuziale, per arrivare in Svezia e chiedere asilo politico. Un gesto politico forte, un atto di disobbedienza civile per mettere in discussione una legislazione, in materia di immigrazione, insensata che continua a fare morti, rimanendo cieca di fronte a un mondo trasformato, in crisi, con un Medio Oriente che ribolle.</p>
<p>A ideare questa impresa il giornalista Gabriele Del Grande (<a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/lvc2014.04.11delgrande.pdf" target="_blank">qui una mia intervista</a>), il regista <a href="http://www.cinemaitaliano.info/pers/019095/antonio-augugliaro.html" target="_blank">Antonio Augugliaro</a> e il poeta e giornalista palestinese, <a href="http://www.sagarana.net/anteprima.php?quale=506" target="_blank">Khaled Soliman Al Nassiry</a>. Realizzato con una campagna di crowdfunding senza precedenti in Italia, il film è addirittura approdato alla Mostra del Cinema di Venezia, lo scorso 4 settembre, nella sezione Orizzonti. A quella &#8220;prima&#8221; c&#8217;ero anche io. Ad emozionare (parola abusata, ma l&#8217;unica possibile) sono le storie dei protagonisti, delle loro vite interrotte dalla guerra in Siria o mai nemmeno veramente incominciate  perché schiacciate dall&#8217;insoluta questione palestinese.</p>
<p>Fa male, ma è necessario, il ricordo — al confine tra Italia e Francia — degli amici morti in Siria o durante la traversata del Mediterraneo. Le parole di Tasneem e Abdalla non sono i numeri lontani e anonimi a cui abbiamo fatto l&#8217;abitudine, ma ci avvicinano a quelle vite che fino a un certo punto, prima della guerra, sono state tanto simili alle nostre. Ma a cancellare del tutto l&#8217;anonimato che avvolge i migranti è il giovanissimo Manar, il suo rap a Marsiglia ha commosso anche me che sono restia alla lacrima facile. Questo dodicenne, palestinese siriano, che ha vissuto nel campo profughi Yarmouk, a Damasco, racconta in maniera unica e diretta cosa spinge tante persone a rischiare ciò che resta della propria vita per iniziarne una nuova in Europa. <strong><br />
</strong></p>
<p>Vi consiglio questo film con tutto il cuore perché è vero, ostinato e indispensabile. È anche un piccolo manifesto per quei giornalisti che — come Gabriele Del Grande —, nonostante la precarietà, l&#8217;indifferenza dei media nostrani verso ciò che accade fuori dal proprio cortile, si mettono comunque tenacemente in gioco, rischiano e raccontano. Il 4 settembre, dopo la proiezione del film, c&#8217;è stata una commemorazione sulla spiaggia del Lido per ricordare tutti i morti del Mediterraneo. Di seguito alcune foto (di Paolo Pizzuti), nella speranza che non sia solo un gesto isolato, ma l&#8217;inizio di una coscienza maggiore, più aperta e più responsabile perché in questo tempo interconnesso ciò che accade altrove, accade inevitabilmente anche qui, non riguarda più solo gli altri, ma chiama in causa anche noi.</p>

<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=707' title='DSC_9739'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9739.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Gabriele Del Grande in sala" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=706' title='DSC_9700'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9700.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="In sala la bandiera palestinese" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=704' title='DSC_9664'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9664.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Alaa Bjermi, papà di Mc Manar" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=709' title='DSC_9911'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9911.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Prende vita il corteo di spose" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=708' title='DSC_9873'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9873.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Prende vita il corteo di spose" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=703' title='DSC_0051'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0051.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="La sposa, Tasneem Fared" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/mc-manar/dsc_0037-2/' title='DSC_0037'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0037.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Con Gabriele Del Grande" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=702' title='DSC_0044'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0044.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Con Gabriele Del Grande" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=700' title='DSC_0019'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0019.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Khaled Soliman Al Nassiry" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/mc-manar/dsc_0004/' title='DSC_0004'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0004.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Mc Manar" /></a>

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		<title>A #Venezia71 «Io sto con la sposa»</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Aug 2014 05:22:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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		<description><![CDATA[Sicché anche il primo red carpet in laguna si è consumato ed è ufficialmente #Venezia71. Battesimo con biglietti da visita ingombranti come lo scandalo Mose e...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sicché anche il primo <em>red carpet</em> in laguna si è consumato ed è ufficialmente #Venezia71. Battesimo con biglietti da visita ingombranti come lo scandalo Mose e la protesta dei dipendenti comunali. Ma c&#8217;è anche una sala Darsena rimessa a nuovo, iper-tecnologica, che porta in dote la promessa che si tratti solo un primo passo verso la riqualificazione di tutte le altre sale storiche. Intanto chi come me ha letto «Dissolvenza Venezia» &#8211; l&#8217;interessante pezzo di Malcom Pagani su IL del Sole 24 ore &#8211; ha un po&#8217; di amaro in bocca e va con la mente (sport nazionale) a quello che come Paese potremmo essere, ma invece non siamo.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/Hiam-Abbass.jpg"><img class="alignright  wp-image-690" alt="Hiam Abbass" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/Hiam-Abbass-1024x682.jpg" width="356" height="236" /></a>Comunque sia, chiunque scriva e qualsiasi cosa scriva, la magia di quella manciata di giorni in laguna nessuno la può cancellare. L&#8217;anno scorso per me il Festival è stato il volto sorridente e bellissimo di una donna straordinaria, Hiamm Abbass (<em>nella foto</em>) con un film piacevole come <a href="http://www.mymovies.it/film/2013/mayinthesummer/" target="_blank">May in the summer</a>. #Venezia71 invece sarà, ne sono certa, la ragionata follia di chi ostinatamente immagina un mondo diverso. Ho già comprato i biglietti di <a href="http://www.iostoconlasposa.com" target="_blank">Io sto con la sposa</a>, un progetto che ha, tra le altre, la firma di un giovane giornalista freelance italiano, Gabriele Del Grande (<a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/lvc2014.04.11delgrande.pdf" target="_blank">qui una mia intervista</a>). Si tratta di un film documentario realizzato con una straordinaria mobilitazione dal basso (<a href="http://www.annapiuzzi.it/io-sto-con-la-sposa-e-voi/" target="_blank">ve ne avevo scritto qui</a>), sono infatti 2.617 coloro che, attraverso il crowdfunding, hanno di fatto prodotto il film. E a noi che abbiamo contribuito è stato chiesto di presentarci in sala vestiti da matrimonio, abito bianco o cravatta, per dire «io sto con la sposa». Sicché, io che sono tendenzialmente <em>all black,</em> dovrò mobilitarmi. Intanto, a tutti, buon #Venezia71.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/io-sto-con-la-sposa.png"><img class="alignright size-full wp-image-416" alt="io sto con la sposa" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/io-sto-con-la-sposa.png" width="968" height="517" /></a></p>
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		<title>Io sto con la sposa. E voi?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2014 05:58:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[20 giugno. Giornata mondiale del rifugiato. Lasciare tutto per sopravvivere. Casa, comunità, la propria vita. Esattamente come il mezzo milione di persone che negli ultimi giorni,...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>20 giugno. Giornata mondiale del rifugiato. Lasciare tutto per sopravvivere. Casa, comunità, la propria vita. Esattamente come il mezzo milione di persone che negli ultimi giorni, nel Nord dell&#8217;Iraq, hanno abbandonato le proprie case per sfuggire alle nuove violenze nella regione. Mezzo milione che si aggiunge ai già 51,2 milioni di sfollati in tutto il mondo (dati del nuovo Rapporto dell&#8217; Alto commissariato Onu per i rifugiati, diffuso oggi).</p>
<p>Sappiamo tutto degli sbarchi a Lampedusa. Numeri, modalità di soccorso, costi. Ma le storie delle persone no. Quelle scivolano via. C&#8217;è però chi si ostina a raccoglierle prima che siano perdute per sempre. Uno di loro è Gabriele Del Grande, giornalista freelance che negli ultimi anni si è dedicato completamente a raccontare le storie dei migranti.</p>
<p><a href="http://www.iostoconlasposa.com" target="_blank">«Io sto con la sposa»</a> è il progetto &#8220;visionario&#8221; a cui sta lavorando da mesi assieme a Antonio Augugliaro, videoartista, e a Khaled Soliman Al Nassiry, poeta e critico palestinese siriano, da anni residente in Italia. I tre incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra, e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso la Svezia. Per evitare di essere arrestati come contrabbandieri però, decidono di mettere in scena un finto matrimonio coinvolgendo un&#8217;amica palestinese che si travestirà da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestiranno da invitati. Così mascherati, attraverseranno mezza Europa, in un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri. Tutto accaduto tra il 14 e il 18 novembre. Tutto filmato, tanto da far nascere un un documentario.</p>
<p>Per produrlo è stata avviata una campagna di crowdfunding (<a href="https://www.indiegogo.com/projects/io-sto-con-la-sposa-on-the-bride-s-side--2" target="_blank">qui il link a Indiegogo</a>), servono 75 mila euro entro il 17 luglio. In questo momento sono 1.742 i donatori ed è stata raggiunta quota 57.641 euro. Ho donato anche io, perché raccontare le vite delle persone è fondamentale tanto quanto portare gli aiuti in un campo profughi. Lo è ancora di più in Italia, dove su queste tematiche l&#8217;informazione è solo parziale. Un ottimo risultato è già stato raggiunto, l&#8217;iscrizione al Festival del Cinema di Venezia.</p>
<p>A questo link trovate <a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/lvc2014.04.11delgrande.pdf" target="_blank">l&#8217;intervista che ho fatto qualche mese fa a Gabriele Del Grande</a>, qui invece c&#8217;è il link al suo blog <a href="http://fortresseurope.blogspot.it" target="_blank">Fortress Europe</a>. Di seguito invece l&#8217;articolo sul Corriere della sera di oggi che anticipa i dati del Rapporto sui rifugiati.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/corriere-della-sera_unhcr.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-420" alt="corriere della sera_unhcr" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/corriere-della-sera_unhcr.jpg" width="777" height="741" /></a></p>
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		<title>Quattro donne e uno scatto ad Aleppo vincono il premio Lucchetta</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jun 2014 06:01:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<description><![CDATA[Quattro donne. Sarà partigianeria femminista (pazienza), ma i nomi che in questo 2014 vincono il Premio giornalistico Lucchetta mi fanno iniziare bene la giornata. Venti anni...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quattro donne. Sarà partigianeria femminista (pazienza), ma i nomi che in questo 2014 vincono il <a href="http://www.premioluchetta.it/it_/home.asp" target="_blank">Premio giornalistico Lucchetta</a> mi fanno iniziare bene la giornata. Venti anni fa Marco Lucchetta, Alessandro Ota e Dario D&#8217;Angelo morivano a Mostar colpiti da una granata mentre stavano realizzando un servizio per il Tg1. A Mogadiscio, nemmeno due mesi più tardi, venivano uccisi anche Miran Hrovatin e Ilaria Alpi. Dal 2004 il premio li ricorda mettendo in risalto «un certo di tipo di giornalismo» e la capacità di testimoniare e raccontare le violenze e le sopraffazioni sui bambini.</p>
<p>Il premio, sezione tv, è per <strong>Flavia Paone</strong>, inviata del Tg3, che ha ricostruito la vicenda dei Rom di Giugliano, in provincia di Napoli, e dell&#8217;allestimento &#8211; autorizzato dal Comune &#8211; di un campo in una discarica altamente tossica. A <strong>Lucia Capuzzi</strong> va, invece, il riconoscimento nella sezione quotidiani e periodici, per aver raccontato ai lettori di Avvenire il paradosso della povertà in Bolivia, dove i bimbi rivendicano di poter lavorare pur di sostenere le loro famiglie. È poi di <strong>Lucia Goracci</strong> il miglior reportage di approfondimento che ha testimoniato su Rai3-Doc3 la battaglia delle bambine pachistane per rivendicare il loro diritto all&#8217;istruzione. <strong>Harriet Sherwood</strong>, per The Guardian Weekly Magazine, ha invece realizzato il miglior articolo su un quotidiano europeo, raccontando, dalla Striscia di Gaza, i 47 anni di occupazione israeliana attraverso gli occhi di quattro bambini, analizzando l&#8217;impatto delle politiche israeliane sui giovani.</p>
<p>Infine, meritatissimo, il premio a <a href="http://www.unicef.de/photo" target="_blank"><strong>Niclas Hammarstroem</strong></a> per «Aleppo» la miglior fotografia pubblicata per il quotidiano svedese Aftonbladet che &#8211; come un pugno nello stomaco &#8211; ci ricorda che in Siria c&#8217;è la guerra, che si continua a morire e a fuggire. Lo scatto ritrae tre bambini che fanno lezione all&#8217;aperto perché di scuole non ce ne sono più.</p>
<p>Di seguito l&#8217;articolo pubblicato oggi sul Messaggero Veneto.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/Schermata-2014-06-06-alle-06.23.01.png"><img class="alignnone size-full wp-image-369" alt="Schermata 2014-06-06 alle 06.23.01" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/Schermata-2014-06-06-alle-06.23.01.png" width="959" height="621" /></a></p>
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		<title>Nobel all&#8217;Opac, ma intanto in Siria si continua a morire</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Oct 2013 14:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[A quanto pare ai giurati di Oslo, ogni tanto, piace dare premi di incoraggiamento e sulla fiducia. Il Nobel per la pace quest’anno va, infatti, all’Opac,...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A quanto pare ai giurati di Oslo, ogni tanto, piace dare premi di incoraggiamento e sulla fiducia. Il Nobel per la pace quest’anno va, infatti, all’Opac, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. Sullo sfondo c’è, naturalmente, la guerra in Siria, o meglio, lo scampato pericolo di un intervento armato nel Paese mediorientale da parte degli Stati Uniti (quelli del buon Barack Obama, premio Nobel per la pace 2009). Effettivamente di coraggio gli ispettori dell’Opac ne hanno proprio bisogno, e pure parecchio: devono smantellare l’arsenale di Assad e, da ieri, <a href="http://www.asca.it/news-Siria__ispettori_Opcw_iniziano_nuova_missione_a_Damasco-1323498-ATT.html" target="_blank">come riferisce l’Asca</a>, sono di nuovo in missione a Damasco. Impresa, la loro, certo non facile e disseminata di rischi.</p>
<p>Sono poi in molti a dire che in questo Nobel, implicito, c’è anche un riconoscimento alla diplomazia e che il premio servirebbe a rafforzarla in vista del summit Ginevra 2 che si vorrebbe convocare a metà novembre. C’è da chiedersi però dove sia stata la diplomazia da marzo 2011 (inizio del conflitto) fino a oggi. Evidentemente i 100 mila morti con semplici armi convenzionali non erano sufficienti a smuoverla. Il risultato (e la beffa) è che oggi Assad sembra quasi rifarsi il maquillage, visto che appena tre giorni fa &#8211; avendo aperto le porte dei suoi arsenali chimici &#8211; <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/10/07/Siria-Kerry-Lavrov-presto-summit-pace_9424690.html" target="_blank">il segretario di stato americano lo lodava apertamente per la sua disponibile cooperazione</a>.</p>
<p>Intanto in Siria si continua a morire e in Occidente si continua a tradire quella rivoluzione pacifica che chiedeva solo riforme e dignità. Valgono le parole del segretario generale di Amnesty International, Salil Shetty, che <a href="http://www.asca.it/news-Nobel__Amnesty__riaffermati_principi_contro_uso_armi_chimiche-1323928-ATT.html" target="_blank">commentando l’assegnazione del Nobel</a>, ha detto: «Il recente accordo sulla Siria rappresenta ovviamente un passo avanti per rimuovere le armi chimiche dal campo di battaglia, ma non dobbiamo perdere di vista l&#8217;enormità della crisi dei diritti umani in quel paese. Nessuno è stato ancora chiamato a render conto dei crimini di guerra in corso in Siria, compresi gli orrendi attacchi chimici. Le armi convenzionali continuano a essere usate per compiere atrocità di massa. L&#8217;annuncio odierno deve spingere la comunità internazionale a porre fine alle violazioni di massa in Siria e a chiamare i responsabili dei crimini di guerra, da ogni lato del conflitto, a rispondere delle loro azioni».</p>
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		<title>Stasera, a Fagagna, parliamo di Siria</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Oct 2013 06:35:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Time4life]]></category>

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		<description><![CDATA[Due anni e mezzo di guerra, ben oltre 100 mila morti, due milioni di rifugiati e un numero di sfollati interni che tocca quota quattro milioni e...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Due anni e mezzo di guerra, ben oltre 100 mila morti, due milioni di rifugiati e un numero di sfollati interni che tocca quota quattro milioni e 250 mila. E sono tutti numeri al ribasso, stime ufficiali. È la Siria. Il Paese per cui nessuno si è stracciato le vesti. Lo stesso Paese verso cui è montato lo sdegno per l&#8217;uso delle armi chimiche. Poi il dittatore sanguinario &#8211; ma dai modi molto eleganti e garbati (che tanto rassicurano l&#8217;Occidente) &#8211; ha detto che, anche se non le ha usate, le armi chimiche le distruggerà (lui che aveva spergiurato di non averle). E allora tutti hanno tirato un sospiro di sollievo: niente guerra. Anche Assad che così è potuto tornare, indisturbato, ad uccidere il suo popolo con armi convenzionali. Indisturbate anche le formazioni più radicali, che divorano il Paese e che nulla hanno a che fare con la rivoluzione pacifica dei siriani. Intanto i giornali hanno fatto scivolare la Siria nuovamente nel dimenticatoio. C&#8217;è invece chi, con ostinata determinazione, della Siria continua a occuparsi. Sono i volontari di <a href="http://www.time4life.it" target="_blank">Time4life</a> , così come il piccolo esercito operoso di persone che ancora vogliono informare e raccontare. Così stasera a Villalta di Fagagna <strong>alle ore 20.45 a «Cjase di Catine», </strong>l&#8217;associazione «Les Vilanes» ha organizzato una serata che ha per titolo <strong>«Emergenza Siria, Time4life si racconta»</strong>. Interverranno <strong>Monica Diplotti</strong>, docente di Lettere, appassionata di Siria e mondo arabo e <strong>Renato De Fazio, </strong>volontario di «Time4life». A moderare l&#8217;incontro ci sono io. Vi aspetto.</p>
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