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	<title>Anna Piuzzi &#187; Mostre</title>
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		<title>Alla Feltrinelli la crisi attraverso gli spazi della città nelle foto di Rizzi</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2015 05:39:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se fate tappa alla Feltrinelli di Udine, fino al 23 agosto vale la pena salire al primo piano e visitare la mostra fotografica di Massimo Rizzi...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se fate tappa alla <a href="http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/puntivendita/negozi/trova/friuli/Libri-e-Musica-Udine.html" target="_blank">Feltrinelli di Udine</a>, fino al 23 agosto vale la pena salire al primo piano e visitare la mostra fotografica di Massimo Rizzi <strong><em>«Appunti sulla crisi»</em></strong>. Si tratta di una serie di scatti raccolti nell&#8217;arco di un mese, tra la metà di giugno e quella di luglio «<em>per verificare — </em>scrive Rizzi nella presentazione <em>— la possibilità di lavorare su un progetto che indaghi lo stato di salute della nostra città. Realizzate in pellicola usando una vecchia fotocamera e stampate economicamente, hanno l&#8217;unico intento di schizzare degli indirizzi di ricerca che possano costituire le basi di un lavoro strutturato e approfondito. Per poter fare questo, invito i rappresentanti di tutte le Istituzioni, gli Enti e le Associazioni che si occupano di cosa pubblica, a sostenere fattivamente questa ricerca</em>».</p>
<p>Non sono certo un&#8217;iniezione di buon umore queste foto, ma, amaramente belle, sono indispensabili per riflettere: mettono in fila, infatti, uno dietro l&#8217;altro, angoli della città che raccontano storie di degrado urbano e sociale di cui spesso ci dimentichiamo. Si va dal Parco Ardito Desio a via delle Ferriere (nella foto in alto), passando per altri luoghi che molto probabilmente non ci fermiamo mai ad osservare.</p>
<p><em><strong>Massimo Rizzi</strong></em>, fotografo professionista, si occupa di didattica della fotografia e di rappresentazione dello spazio antropico. Tiene regolarmente corsi e laboratori presso il suo studio di Udine e in collaborazione con Associazioni e Istituzioni. Ha esposto i suoi lavori a Udine, Buttrio, Trieste e Lubiana.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/08/Udine_Appunti-sulla-crisi_locandina.jpg"><img class="size-large wp-image-1178 alignnone" alt="Udine_Appunti sulla crisi_locandina" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/08/Udine_Appunti-sulla-crisi_locandina-723x1024.jpg" width="635" height="899" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>«Musas» di Gigliola Di Piazza arriva a Tolmezzo e poi sbarca a EXPO</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2015 11:44:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È solo lunedì, ma vi segnalo già un appuntamento da annotare in agenda per sabato 4 luglio. A Tolmezzo sarà infatti inaugurata – alle 17, nella...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È solo lunedì, ma vi segnalo già un appuntamento da annotare in agenda per sabato 4 luglio. A Tolmezzo sarà infatti inaugurata – alle 17, nella cornice di Palazzo Frisanco – la bella mostra «Musas». Vi muoverete tra le fotografie di <a href="https://www.facebook.com/gigliola.dipiazza" target="_blank">Gigliola Di Piazza</a> che in questo progetto, di scatto in scatto, ha di fatto realizzato il &#8220;censimento&#8221; fotografico dei suoi compaesani di Tualis e Noiaretto, frazioni di Comeglians.</p>
<p>È quasi superfluo dire che Di Piazza (donna straordinaria, trapiantata a Milano, ma con radici ben salde in Carnia), anche questa volta, ha saputo catturare espressioni e sguardi in grado di raccontare le persone più efficacemente di mille parole.</p>
<p>La mostra arriva a Tolmezzo dopo la sua prima esposizione a Tualis, lo scorso agosto, in occasione della <a href="http://www.sagradascueta.it/" target="_blank">«Sagra da scueta»</a>. All&#8217;inaugurazione – sotto il solleone e vivendo l&#8217;emozione che solo le piccole comunità sanno trasmettere – c&#8217;ero anche io. <a href="http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/" target="_blank">Il racconto e le foto di quella giornata li trovate qui.</a></p>
<p>E non è tutto. Il progetto «Musas» infatti sarà fra anche fra i contenuti del progetto <a href="http://12tomany.net/approfondisci_news?id=14" target="_blank">«Dai Sapori ai Saperi della Carnia»</a> che la Rete di Imprese 12-to-Many presenterà ad EXPO Milano 2015, dal 14 al 20 settembre, ospitata nel padiglione <a href="http://www.expo2015.org/it/kip-international-school" target="_blank">«Territori attraenti per un mondo sostenibile»</a> gestito dalla KIP International School.</p>
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		<title>A Villa Manin dal «greco pazzo»</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2015 04:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre]]></category>
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		<description><![CDATA[«Un giorno la gente ne avrà bisogno e imparerà ad apprezzare quest’arte». Parole che già da sole sono un buon motivo per fare tappa a Villa...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>«Un giorno la gente ne avrà bisogno e imparerà ad apprezzare quest’arte»</em>. Parole che già da sole sono un buon motivo per fare tappa a <a href="http://www.villamanin-eventi.it" target="_blank">Villa Manin</a> (io ci sono stata ieri) per conoscere <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/George_Costakis" target="_blank">George Costakis</a> attraverso una mostra che è uno strepitoso assaggio dell’immenso patrimonio di opere d’arte dell’Avanguardia russa che «il greco pazzo» ha instancabilmente collezionato per tutta una vita.</p>
<p style="text-align: justify;">E decisamente non deve essere stato facile essere un collezionista d’arte nella Mosca staliniana, e poi in quella degli Anni 70, e per di più alla luce del sole, coltivando i contatti con gli artisti, ma anche con le istituzioni, dando vita nella propria casa ad un centro culturale. Non solo un&#8217;attitudine (agli occhi del regime) pericolosamente borghese, quella di Costakis, ma quasi una provocazione perché scelse di collezionare le opere di artisti non conformisti, banditi dai musei e per l’ufficialità del tutto inesistenti. L’istante che illumina il suo percorso è quello in cui s’imbatte in un quadro di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Olga_Rozanova" target="_blank">Olga Rozanova</a>, istante di cui dirà: <em>«Mi accorsi che fino a quel momento avevo vissuto senza aprire le finestre»</em>. Da lì con tenace furia inizia ad acquistare le prime opere &#8211; che col tempo diventeranno migliaia -, sculture, quadri, disegni, appunti, studi soprattutto d’inizio Novecento, da Chagall a Malevich, da Kandinsky a Tatlin, da Rodchenko a Popova, da Rozanova a El Lissitzky.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella a Villa Manin è una mostra da visitare tenendo ben presente proprio questa cornice di riferimento. I quadri vanno guardati davvero come finestre colorate che qualcuno non ha potuto fare a meno di spalancare per dar voce e spazio a uno straordinario desiderio di sperimentazione. Finestre che si sono aperte (e si sono alimentate) in un momento in cui la promessa di cambiamento (o meglio di rivoluzione) era potente e sembrava voler davvero consegnare all’uomo un mondo nuovo. Promessa, come sappiamo, puntualmente tradita. Anzi, quel tradimento fu accompagnato &#8211; come sempre accade &#8211; dal tentativo di chiudere quelle finestre spalancate. Per fortuna un «greco pazzo» ha avuto lo sguardo lungo e coraggio da vendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto le mostre a Villa Manin sono due, perché salendo al secondo piano ci si schiude davanti il mondo della fotografia di<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aleksandr_Michajlovič_Rodčenko" target="_blank"> Aleksandr Rodčenko</a>. Cento opere tra fotografie originali, collage, fotomontaggi, copertine e stampe, pubblicità, provenienti dal <a href="http://www.mamm-mdf.ru/en/" target="_blank">Multimedia Complex of Actual Arts</a> di Mosca. E anche qui è straordinario pensare che quegli scatti &#8211; di assoluta sperimentazione &#8211; risalgono agli anni Venti e Trenta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò detto mi ha fatto un enorme piacere vedere tante famiglie con bambini (affascinati ed in religioso silenzio) a visitare la mostra. Spessissimo mi sono sentita dire: «Tu ci puoi andare perché non hai bambini» (considerazione che potrei declinarvi in mille altre varianti). Certo, non ho bambini. Ma credo che iniziare un bimbo al gusto dell&#8217;arte e alla curiosità di visitare una mostra sia questione di volontà e non un&#8217;eresia. In una saletta della mostra davano un documentario su Costakis, dietro a me c&#8217;era una mamma con sua figlia, di massimo cinque anni. «Mamma mi sto un po&#8217; annoiando». Risposta: «Perché non guardi bene e credi di non capire». E mentre scorrevano le immagini dei quadri si è presa la bambina in braccio e ha cominciato a chiederle: «Cosa vedi lì?». Attenzione catturata, bambina estasiata.</p>

<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=946' title='Villa Manin'><img width="1337" height="540" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/05/avanguardie-1.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Villa Manin - Avanguardia russa" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=947' title='Villa Manin '><img width="1251" height="773" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/05/avanguardie-3.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Avanguardie russe, visitatori" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/a-villa-manin-dal-greco-pazzo/gradinata_1929/' title='Gradinata, 1929'><img width="586" height="430" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/05/Gradinata_1929.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="A. Rodčenko - Gradinata, 1929." /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/a-villa-manin-dal-greco-pazzo/rodchenko_radio-listener/' title='A. Rodčenko - Ascoltando la radio, Mosca, 1929.'><img width="800" height="648" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/05/Rodchenko_Radio-listener.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="A. Rodčenko - Listener to Radio, mosca, 1929" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/a-villa-manin-dal-greco-pazzo/aleksandr-rodcenko-2/' title='Esercizi mattutini sul tetto di uno studentato'><img width="1000" height="763" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/05/Aleksandr-Rodčenko-2.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="A. Rodčenko - Esercizi mattutini sul tetto di uno studentato, Lefortovo, 1932" /></a>

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		<title>Sole. Bologna. E David Bowie</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Apr 2015 19:50:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato. Sole. Primavera. E a me, ieri, è venuta voglia di Bologna. In ordine sparso qualche appunto (e consiglio) da una bella giornata. Nota n°1. David Bowie...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato. Sole. Primavera. E a me, ieri, è venuta voglia di Bologna. In ordine sparso qualche appunto (e consiglio) da una bella giornata.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/04/bo_onoarte.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-878" alt="bo_onoarte" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/04/bo_onoarte.jpg" width="4512" height="1569" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><em><strong>Nota n°1. David Bowie mi ha fatto scoprire un posto bellissimo</strong></em>. </span>Chi mi conosce sa che amo il Duca bianco, la sua musica e tutto ciò che ha rappresentato tra la fine degli anni Settanta e gli anni Novanta. Così quando ho letto che in via santa Margherita (a quattro passi da piazza maggiore) c’era una mostra fotografica su David Bowie, non c’ho pensato due volte. Tanto più che gli scatti &#8211; per la prima volta in Italia &#8211; sono quelli di <a href="http://xl.repubblica.it/fotogallerie/david-bowie-fotografato-da-masayoshi-sukita/17467/" target="_blank">Masayoshi Sukita</a>. Per capirci, il fotografo dell’album <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/%22Heroes%22" target="_blank">Heroes</a>. Le sue foto di Bowie però non finiscono lì. I due, infatti, divennero amici e reciproca fonte d’ispirazione, così Sukita ha raccontato per immagini oltre 40 anni della carriera di Bowie. La vera sorpresa però è stata la cornice della mostra: <a href="http://www.onoarte.com/index.html" target="_blank">Ono arte contemporanea</a> (<em>nelle foto in alto</em>). Un posto che è insieme galleria d’arte, bookshop, nonché lounge bar. All’interno di Ono c’è anche <a href="https://www.facebook.com/BackgroundBologna" target="_blank">Background</a>, un vinyl shop che acquista e rivende vinili usati, rari da collezione e le ultime novità in fatto di musica indipendente. Le mostre organizzate alla Ono sono fotografiche e riguardano in gran parte il mondo del cinema e della musica. Per visitare «Heroes» &#8211; la mostra appunto su David Bowie &#8211; c’è tempo fino al 10 maggio. Poi (dal 14 maggio al 13 giugno) sarà la volta della <a href="http://www.onoarte.com/pdf/CS%20Dylan.pdf" target="_blank">retrospettiva</a> sui primi anni della carriera di Bob Dylan, attraverso l’obiettivo di Barry Feinstein, Joe Alper e Tony Frank.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/04/bo_colazionedabianca.jpg"><img class="alignright  wp-image-877" alt="bo_colazionedabianca" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/04/bo_colazionedabianca-1024x768.jpg" width="381" height="286" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><em><strong>Nota n° 2. <a href="http://colazionedabianca.it" target="_blank">Colazione da Bianca</a></strong></em>. In rete mi ero imbattuta in questa deliziosa pasticceria dal nome curioso (<em>nella foto a fianco</em>). Chiaramente non ho potuto esimermi dal testarla di persona. Un bel locale, uno di quelli in cui ti aspetti di veder spuntare, da un momento all’altro, Amélie Poulain. Tavolini colorati, come anche le pareti. Un enorme mazzo di rose bianche ad accoglierti e &#8211; soprattutto &#8211; una vetrina colma di leccornie. Ho assaggiato diverse cosine, ma segnalo i dolcetti con la crema chantilly alla rosa. Buoni e particolari insieme. Piacevole, vista la giornata assolata, lo spazio esterno, sotto i portici. Un interessante punto di osservazione sociologica nel via vai cittadino. <a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/04/bo_santo-stefano2.jpg"><img class="alignright  wp-image-880" alt="bo_santo stefano2" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/04/bo_santo-stefano2-1024x726.jpg" width="381" height="270" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><em><strong>Nota n° 3. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santo_Stefano_(Bologna)" target="_blank">La basilica di Santo Stefano.</a></strong></em> Meglio conosciuta come le sette chiese, rimane il mio angolo preferito di Bologna. La piazzetta è raccolta (e ieri anche invasa da un mercatino d’antiquariato) e nella basilica si respira un’atmosfera intensa ed unica. Costruito su quello che prima era un tempio dedicato a Iside, il complesso &#8211; immaginato da San Petronio come copia del Santo Sepolcro &#8211; si articola in una serie di edifici addossati l’uno all’altro che però non raggiungono più il numero di sette. La Basilica, infatti, nei secoli notevoli rimaneggiamenti, soprattutto durante il XIX e XX. I due chiostri poi sono una meraviglia. Vale davvero la pena fare una passeggiata sin qui.</p>
<p style="text-align: left;">Infine. Se la Colazione da Bianca non vi è bastata o se cercate una piadina fatta con tutti i sacri crismi (o entrambe le cose) vi consiglio questo posticino qui: <a href="http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g187801-d3533662-Reviews-La_Tua_Piadina-Bologna_Province_of_Bologna_Emilia_Romagna.html" target="_blank">La tua piadina Borgonuovo</a>.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Post scriptum.</strong> Ieri ho finalmente provato l’ebbrezza del <a href="http://www.ntvspa.it" target="_blank">«Nuovo trasporto viaggiatori»</a> (nome che pare una citazione di <a href="http://www.annapiuzzi.it/con-santarossa-nel-futuro-di-metropoli-sui-passi-delluomo/" target="_blank">Metropoli</a>) e dunque per la prima volta sono salita su un <a href="http://www.italotreno.it/IT/Pagine/default.aspx" target="_blank">Italotreno</a>. Che dire? Mestre-Bologna in un’ora e tredici minuti. Viaggio comodo. Anche perché la prenotazione del posto era nella carrozza «cinema». Risultato? Furbissimo: la gran parte dei miei involontari compagni di viaggio ha inforcato cuffie ed auricolari per guardarsi «Scusa ma ti voglio sposare» (!!!)… così io ho goduto di una silenziosissima ora di lettura.</p>
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		<title>«Musas» di Tualis. Non perdetevele!</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Aug 2014 14:25:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gigliola e io ci eravamo sempre e solo parlate al telefono. La nostra reciproca conoscenza passava attraverso i miei articoli e le sue splendide fotografie. Così,...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Gigliola e io ci eravamo sempre e solo parlate al telefono. La nostra reciproca conoscenza passava attraverso i miei articoli e le sue splendide fotografie. Così, quando la scorsa settimana mi ha invitata all’inaugurazione della sua mostra a Tualis non ci ho pensato due volte: ho detto di sì. E allora stamattina mi metto in marcia verso il monte Crostis.</p>
<p>«Musas» &#8211; questo il titolo dell’esposizione -  è l’ennesima dichiarazione d’amore di un’affermata fotografa come Gigliola Di Piazza alla Carnia e alla sua Tualis che ha deciso di raccontare attraverso il volto e lo sguardo dei suoi abitanti. Mi emoziona vedere una comunità &#8211; e di un territorio fragile come quello della nostra montagna &#8211; stringersi attorno a un evento che è narrazione di sé e testimonianza di una tenace voglia di esserci e di resistere. E come sempre ad emozionarmi sono le parole di un altro figlio straordinario di Tualis, don Pierluigi Di Piazza che stamattina interviene invitandoci a guardare quei volti &#8211; catturati dall’obiettivo di Gigliola nella loro essenza caratteriale &#8211; «<em>non frettolosamente, ma con attenzione</em>». E poi il suo cavallo di battaglia: avere un’identità forte vuol dire essere capaci di apertura, di accoglienza. «<em>Ho portato con me a Tualis </em>- spiega -<em> i ragazzi del Centro Balducci, arrivano dall’Afghanistan, dalla Siria, dal Nord Africa</em>». Volti dai tratti e dai colori diversi, ma con lo sguardo che si nutre degli stessi sogni, delle stesse speranze e della stessa umanità di tutti noi.</p>
<p>Finiscono discorsi e interventi e una piccola folla si riversa nella canonica per visitare la mostra. Mi godo il mio articolo che fa bella mostra di sé accanto al libro degli ospiti: una punta di sano orgoglio fa bene all’animo. Osservo le foto e la gente che osserva las «<em>musas</em>» di Tualis. Aspetto in disparte. Lei mi guarda e mi dice: «<em>Tu ses Anna?</em>». Sì, sono Anna e sono felice di abbracciare questa straordinaria donna trapiantata a Milano ma con la Carnia nel cuore che possiede il raro dono di saper raccontare il mondo per immagini.</p>
<p>Non mi resta quindi che segnalarvi che la mostra sarà visitabile fino al 17 agosto dalle ore 10 alle 22. Oltre ad essere bella vi fornirà un&#8217;impareggiabile scusa per godere delle prelibatezze della <a href="http://www.sagradascueta.it/index.html" target="_blank">«Sagra da Scueta»</a>. <a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/lvc.2014.8.7Tualis_Musas.pdf" target="_blank">Qui invece potete leggere il mio articolo con l&#8217;intervista a Gigliola Di Piazza</a>. Qui sotto alcune foto, sopra uno dei pannelli della mostra di Gigliola Di Piazza.</p>

<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/dsc_0143-2/' title='DSC_0143'><img width="1080" height="838" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01431.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="La chiesa di Tualis" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/dsc_0152-2/' title='DSC_0152'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01521.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="La giornalista Rai, Marinella Chirico" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/dsc_0159-2/' title='DSC_0159'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01591.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Don Pierluigi Di Piazza" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/dsc_0162-2/' title='DSC_0162'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01621.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Gigliola Di Piazza" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/dsc_0171-2/' title='DSC_0171'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01711.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Gigliola Di Piazza" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/dsc_0176-2/' title='DSC_0176'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01761.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="La mostra «Musas»" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/dsc_0183-2/' title='DSC_0183'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01831.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="La mostra «Musas»" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/dsc_0190-2/' title='DSC_0190'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01901.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="In coda per «Musas»" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/dsc_0196-2/' title='DSC_0196'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01961.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Salutando Tualis" /></a>

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		<title>Tra gli scatti di Robert Capa</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Nov 2013 07:55:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono le 5.45. Qui caffè e fuoco appena acceso. Fuori, invece, vento e buio pesto. Così &#8211; dopo 3 settimane di vergognosa latitanza &#8211; sono tornata: di nuovo blogger, di nuovo a scrivere sul mio taccuino virtuale. A dirla tutta non è successo un granché in queste giornate, dense, ma senza eventi degni di nota o di menzione. Ho lavorato (tanto)  e allungato (di parecchio) la lista dei progetti per i mesi che verranno. Tanti gli appunti segnati di cui mi ero ripromessa di scrivere, ma inizio dal più recente: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Capa" target="_blank"><strong>Robert Capa</strong></a>.</p>
<p>Sabato mi sono regalata un pomeriggio a Villa Manin, tra gli “scatti” che compongono la <a href="http://www.villamanin-eventi.it/mostra_capa.php" target="_blank">mostra</a>, bellissima, a lui dedicata. Frammenti dolorosi di un passato recente, legati uno all’altro dall’amore per il raccontare. Necessità, interiore ed incondizionata, di documentare la guerra. E tutto senza narrazioni epiche o retoriche, ma di volto in volto: donne, bambini, anziani, soldati e rivoluzionari.</p>
<p>Sono foto straordinarie quelle di Capa che si snodano dalla Guerra civile spagnola, alla Seconda Guerra Mondiale, fino all’Indocina, dove morì a soli 40 anni. Fin troppo facile dire che sono immagini che dovrebbero valere come monito per tutti, ma invece sono lì a testimoniare &#8211; con evidenza disarmante &#8211; l’assurdo di una storia che si ripete. Purtroppo gli occhi della bambina, nella foto scattata nel ’39, durante l’evacuazione di Barcellona, sono gli stessi &#8211; stanchi e impauriti -  dei bimbi di Gaza, di Sarajevo, di Aleppo e delle guerre che verranno.</p>
<p>Assieme alle foto, alle loro storie e alla leggendaria ostinazione di Capa, porto con me, inaspettate, anche queste sue parole: «<em>Se le vostro foto non sono sufficientemente buone, vuol dire che non siete andati abbastanza vicino</em>». Buona regola per tutti, soprattutto per chi, non solo con le immagini, racconta le vite degli altri.</p>
<p>Qui sotto un autoritratto di Capa; in alto, una foto scattata a Troina, in Sicilia: un contadino mostra a un soldato americano la direzione presa dai tedeschi.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2013/11/Robert-Capa-autoritratto.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-248" alt="Robert-Capa-autoritratto" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2013/11/Robert-Capa-autoritratto-300x223.jpg" width="300" height="223" /></a></p>
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