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	<title>Anna Piuzzi &#187; Fotografia</title>
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		<title>Dall&#8217;alto di Udine un viaggio fotografico nel Friuli che fu</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2015 12:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questa giornata di sole un post leggero, un consiglio, soprattutto se siete a passeggio per Udine o se avete in programma di farlo nel fine...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In questa giornata di sole un post leggero, un consiglio, soprattutto se siete a passeggio per Udine o se avete in programma di farlo nel fine settimana (o quando diavolo volete).</p>
<p style="text-align: justify;">Quante volte vi è capitato di meravigliarvi nello scoprire luoghi della vostra città di cui eravate del tutto all’oscuro? A me (l’ultima volta) è successo martedì mattina quando, a Udine, il mio maestro di fotografia, <a href="http://www.annapiuzzi.it/alla-feltrinelli-la-crisi-attraverso-gli-spazi-della-citta-nelle-foto-di-rizzi/" target="_blank">Massimo Rizzi</a>, ha portato un selezionatissimo gruppetto dei suoi allievi fino in Castello. Non foto panoramiche, niente lezioni, ma la visita al <a href="http://www.turismofvg.it/Musei/Museo-friulano-della-fotografia" target="_blank">Museo friulano di fotografia</a> che trova spazio all’ultimo piano dell’edificio.</p>
<p style="text-align: justify;">Le fotografie provengono dalla <a href="http://www.udinecultura.it/opencms/opencms/release/ComuneUdine/cittavicina/cultura/it/musei/Civici_Musei_e_Gallerie_di_Storia_ed_Arte/fototeca/index.html" target="_blank">fototeca</a> dei Civici musei. «<em>Sono — </em>si legge nella mini guida curata dalla conservatrice, Cristina Donazzolo Cristante —<em> tra quelle più significative della raccolta nata con il museo e cresciuta in sua funzione, cui si sono aggiunte foto di panorami, monumenti, avvenimenti e quant’altro si riferisce alle sfere storico-artistica ed etnografica, a formare il nucleo fondamentale della fototeca, l’Archivio Friuli</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Tre le sale. Nella prima i materiali dell’Ottocento. Nella seconda delle gigantografie introducono il visitatore in studi d’epoca, quello di <a href="http://www.circolofotograficofriulano.it/silvio-maria-buiatti-fotografo.html" target="_blank">Silvio Maria Buiatti</a> (1030), di <a href="http://www.gri.it/fotografi-in-italia-1839-1939/friuli-ven-giu/udine/177-pignat-luigi-c.html" target="_blank">Luigi Pignat</a> (inizi ‘900) e spiegano, attraverso alcune strumentazioni come fosse il ritratto il genere più praticato. Paesaggi, lavoro e società sono invece i tre raggruppamenti della terza ed ultima sala. Bellissime, a mio modo di vedere, le foto Brisighelli con suggestivi panorami montani, e quelle Umberto Antonelli scattate tra il 1925 e 1945 dove paesaggio e lavoro si fondono.</p>
<p style="text-align: justify;">Visita davvero consigliatissima, questi gli orari: 9.30-12.30/15.00-18.00, chiuso il lunedì e la domenica pomeriggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui sotto una piccola gallery, la foto di noi &#8220;allievi&#8221; è stata scattata da Massimo Rizzi.</p>

<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/dallalto-di-udine-un-viaggio-fotografico-nel-friuli-che-fu/img_1628/' title='IMG_1628'><img width="1024" height="444" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/12/IMG_1628.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="IMG_1628" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/dallalto-di-udine-un-viaggio-fotografico-nel-friuli-che-fu/allievi/' title='allievi'><img width="822" height="546" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/12/allievi.png" class="attachment-post-boxed" alt="allievi" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/dallalto-di-udine-un-viaggio-fotografico-nel-friuli-che-fu/img_1629/' title='IMG_1629'><img width="1024" height="897" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/12/IMG_1629.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="IMG_1629" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/dallalto-di-udine-un-viaggio-fotografico-nel-friuli-che-fu/dsc_0489/' title='DSC_0489'><img width="1024" height="683" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/12/DSC_0489.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="DSC_0489" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/dallalto-di-udine-un-viaggio-fotografico-nel-friuli-che-fu/dsc_0487/' title='DSC_0487'><img width="1024" height="683" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/12/DSC_0487.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="DSC_0487" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/dallalto-di-udine-un-viaggio-fotografico-nel-friuli-che-fu/img_1633/' title='IMG_1633'><img width="1024" height="483" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/12/IMG_1633.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="IMG_1633" /></a>

<p style="text-align: justify;">
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		<title>Alla Feltrinelli la crisi attraverso gli spazi della città nelle foto di Rizzi</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2015 05:39:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<category><![CDATA[degrado urbano]]></category>
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		<description><![CDATA[Se fate tappa alla Feltrinelli di Udine, fino al 23 agosto vale la pena salire al primo piano e visitare la mostra fotografica di Massimo Rizzi...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se fate tappa alla <a href="http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/puntivendita/negozi/trova/friuli/Libri-e-Musica-Udine.html" target="_blank">Feltrinelli di Udine</a>, fino al 23 agosto vale la pena salire al primo piano e visitare la mostra fotografica di Massimo Rizzi <strong><em>«Appunti sulla crisi»</em></strong>. Si tratta di una serie di scatti raccolti nell&#8217;arco di un mese, tra la metà di giugno e quella di luglio «<em>per verificare — </em>scrive Rizzi nella presentazione <em>— la possibilità di lavorare su un progetto che indaghi lo stato di salute della nostra città. Realizzate in pellicola usando una vecchia fotocamera e stampate economicamente, hanno l&#8217;unico intento di schizzare degli indirizzi di ricerca che possano costituire le basi di un lavoro strutturato e approfondito. Per poter fare questo, invito i rappresentanti di tutte le Istituzioni, gli Enti e le Associazioni che si occupano di cosa pubblica, a sostenere fattivamente questa ricerca</em>».</p>
<p>Non sono certo un&#8217;iniezione di buon umore queste foto, ma, amaramente belle, sono indispensabili per riflettere: mettono in fila, infatti, uno dietro l&#8217;altro, angoli della città che raccontano storie di degrado urbano e sociale di cui spesso ci dimentichiamo. Si va dal Parco Ardito Desio a via delle Ferriere (nella foto in alto), passando per altri luoghi che molto probabilmente non ci fermiamo mai ad osservare.</p>
<p><em><strong>Massimo Rizzi</strong></em>, fotografo professionista, si occupa di didattica della fotografia e di rappresentazione dello spazio antropico. Tiene regolarmente corsi e laboratori presso il suo studio di Udine e in collaborazione con Associazioni e Istituzioni. Ha esposto i suoi lavori a Udine, Buttrio, Trieste e Lubiana.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/08/Udine_Appunti-sulla-crisi_locandina.jpg"><img class="size-large wp-image-1178 alignnone" alt="Udine_Appunti sulla crisi_locandina" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/08/Udine_Appunti-sulla-crisi_locandina-723x1024.jpg" width="635" height="899" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>«Musas» di Gigliola Di Piazza arriva a Tolmezzo e poi sbarca a EXPO</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2015 11:44:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È solo lunedì, ma vi segnalo già un appuntamento da annotare in agenda per sabato 4 luglio. A Tolmezzo sarà infatti inaugurata – alle 17, nella...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È solo lunedì, ma vi segnalo già un appuntamento da annotare in agenda per sabato 4 luglio. A Tolmezzo sarà infatti inaugurata – alle 17, nella cornice di Palazzo Frisanco – la bella mostra «Musas». Vi muoverete tra le fotografie di <a href="https://www.facebook.com/gigliola.dipiazza" target="_blank">Gigliola Di Piazza</a> che in questo progetto, di scatto in scatto, ha di fatto realizzato il &#8220;censimento&#8221; fotografico dei suoi compaesani di Tualis e Noiaretto, frazioni di Comeglians.</p>
<p>È quasi superfluo dire che Di Piazza (donna straordinaria, trapiantata a Milano, ma con radici ben salde in Carnia), anche questa volta, ha saputo catturare espressioni e sguardi in grado di raccontare le persone più efficacemente di mille parole.</p>
<p>La mostra arriva a Tolmezzo dopo la sua prima esposizione a Tualis, lo scorso agosto, in occasione della <a href="http://www.sagradascueta.it/" target="_blank">«Sagra da scueta»</a>. All&#8217;inaugurazione – sotto il solleone e vivendo l&#8217;emozione che solo le piccole comunità sanno trasmettere – c&#8217;ero anche io. <a href="http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/" target="_blank">Il racconto e le foto di quella giornata li trovate qui.</a></p>
<p>E non è tutto. Il progetto «Musas» infatti sarà fra anche fra i contenuti del progetto <a href="http://12tomany.net/approfondisci_news?id=14" target="_blank">«Dai Sapori ai Saperi della Carnia»</a> che la Rete di Imprese 12-to-Many presenterà ad EXPO Milano 2015, dal 14 al 20 settembre, ospitata nel padiglione <a href="http://www.expo2015.org/it/kip-international-school" target="_blank">«Territori attraenti per un mondo sostenibile»</a> gestito dalla KIP International School.</p>
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		<title>«Musas» di Tualis. Non perdetevele!</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Aug 2014 14:25:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gigliola e io ci eravamo sempre e solo parlate al telefono. La nostra reciproca conoscenza passava attraverso i miei articoli e le sue splendide fotografie. Così,...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Gigliola e io ci eravamo sempre e solo parlate al telefono. La nostra reciproca conoscenza passava attraverso i miei articoli e le sue splendide fotografie. Così, quando la scorsa settimana mi ha invitata all’inaugurazione della sua mostra a Tualis non ci ho pensato due volte: ho detto di sì. E allora stamattina mi metto in marcia verso il monte Crostis.</p>
<p>«Musas» &#8211; questo il titolo dell’esposizione -  è l’ennesima dichiarazione d’amore di un’affermata fotografa come Gigliola Di Piazza alla Carnia e alla sua Tualis che ha deciso di raccontare attraverso il volto e lo sguardo dei suoi abitanti. Mi emoziona vedere una comunità &#8211; e di un territorio fragile come quello della nostra montagna &#8211; stringersi attorno a un evento che è narrazione di sé e testimonianza di una tenace voglia di esserci e di resistere. E come sempre ad emozionarmi sono le parole di un altro figlio straordinario di Tualis, don Pierluigi Di Piazza che stamattina interviene invitandoci a guardare quei volti &#8211; catturati dall’obiettivo di Gigliola nella loro essenza caratteriale &#8211; «<em>non frettolosamente, ma con attenzione</em>». E poi il suo cavallo di battaglia: avere un’identità forte vuol dire essere capaci di apertura, di accoglienza. «<em>Ho portato con me a Tualis </em>- spiega -<em> i ragazzi del Centro Balducci, arrivano dall’Afghanistan, dalla Siria, dal Nord Africa</em>». Volti dai tratti e dai colori diversi, ma con lo sguardo che si nutre degli stessi sogni, delle stesse speranze e della stessa umanità di tutti noi.</p>
<p>Finiscono discorsi e interventi e una piccola folla si riversa nella canonica per visitare la mostra. Mi godo il mio articolo che fa bella mostra di sé accanto al libro degli ospiti: una punta di sano orgoglio fa bene all’animo. Osservo le foto e la gente che osserva las «<em>musas</em>» di Tualis. Aspetto in disparte. Lei mi guarda e mi dice: «<em>Tu ses Anna?</em>». Sì, sono Anna e sono felice di abbracciare questa straordinaria donna trapiantata a Milano ma con la Carnia nel cuore che possiede il raro dono di saper raccontare il mondo per immagini.</p>
<p>Non mi resta quindi che segnalarvi che la mostra sarà visitabile fino al 17 agosto dalle ore 10 alle 22. Oltre ad essere bella vi fornirà un&#8217;impareggiabile scusa per godere delle prelibatezze della <a href="http://www.sagradascueta.it/index.html" target="_blank">«Sagra da Scueta»</a>. <a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/lvc.2014.8.7Tualis_Musas.pdf" target="_blank">Qui invece potete leggere il mio articolo con l&#8217;intervista a Gigliola Di Piazza</a>. Qui sotto alcune foto, sopra uno dei pannelli della mostra di Gigliola Di Piazza.</p>

<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/dsc_0143-2/' title='DSC_0143'><img width="1080" height="838" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01431.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="La chiesa di Tualis" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/dsc_0152-2/' title='DSC_0152'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01521.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="La giornalista Rai, Marinella Chirico" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/dsc_0159-2/' title='DSC_0159'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01591.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Don Pierluigi Di Piazza" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/dsc_0162-2/' title='DSC_0162'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01621.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Gigliola Di Piazza" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/dsc_0171-2/' title='DSC_0171'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01711.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Gigliola Di Piazza" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/dsc_0176-2/' title='DSC_0176'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01761.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="La mostra «Musas»" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/dsc_0183-2/' title='DSC_0183'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01831.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="La mostra «Musas»" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/dsc_0190-2/' title='DSC_0190'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01901.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="In coda per «Musas»" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/musas-di-tualis-non-perdetevele/dsc_0196-2/' title='DSC_0196'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01961.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Salutando Tualis" /></a>

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		<title>Tuffo a Belgrado con Nikola Savic</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jun 2014 14:56:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una scrittura asciutta, pulita che ha ritmo e che riesce a farti camminare nelle scarpe dei personaggi che racconta. O, quantomeno, che ci è riuscita con me....]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Una scrittura asciutta, pulita che ha ritmo e che riesce a farti camminare nelle scarpe dei personaggi che racconta. O, quantomeno, che ci è riuscita con me. Premetto &#8211; e non è snobismo &#8211; non sapevo che si trattasse del <a href="http://www.corriere.it/cultura/14_marzo_31/vince-nikola-italiano-serbia-715d97c4-b8aa-11e3-917e-4c908e083af6.shtml" target="_blank">vincitore di Masterpiece</a>, ma <a href="http://www.ibs.it/code/9788845277283/savic-nikola-p-/vita-migliore.html" target="_blank">«Vita migliore»</a> di Nikola P. Savic è davvero un bel libro.</p>
<p>Complice la mia conclamata (e cronica) balcanofilìa, in libreria l&#8217;ho preso in mano incuriosita dalla &#8220;slavitudine&#8221; del nome dell&#8217;autore. Quando poi ho letto che la storia era ambientata a Belgrado non ho potuto fare a meno di comprarlo. Fatto sta che leggere questo libro non solo ti mette di fronte alla questione di tanti giovani che fanno i conti con due vite &#8211; quella &#8220;prima&#8221; e quella &#8220;dopo&#8221; l&#8217;emigrazione -, ma ti fa anche fare un tuffo in una città poco conosciuta e, com&#8217;è facile immaginare, nella sua vita meno turisticamente invitante, quella della Nuova Belgrado. La storia di Deki e dei suoi amici, infatti, si snoda &#8211; durante gli ultimi anni del regime titoista &#8211; nei quartieri popolari tra gli immensi palazzoni tutti uguali, di stampo tipicamente comunista. Rarissime le incursioni in parti della città vecchia come il kalemegdan.</p>
<p>Non so se si possa definire romanzo di formazione, probabilmente sì. Quello che però so, è che si concentra su qualcosa che quando arrivi in questa bellissima e contraddittoria città &#8211; come a Sarajevo e nel resto dei Balcani &#8211; non può che colpirti: la presenza dei giovani. Bella, esuberante e prepotente. I ragazzi sono ovunque, come lo sono in questo libro, con le loro aspettative, con la loro fame di vita e di mondo. Credo che leggere «Vita migliore», prima di fare tappa a Belgrado, possa dare &#8211; a chi ne ha voglia &#8211; una chiave di lettura in più per capire la città. Sono sincera, da Belgrado io non mi aspettavo un granché e invece mi ha entusiasmato. Le mie foto della capitale serba lasciano un po&#8217; a desiderare (la scorsa estate ero in crisi fotografica) e allora vi consiglio di dare un&#8217;occhiata al sito <a href="http://www.scriverefotografare.com/2011/06/bambini-e-ragazzi-nei-balcani.html" target="_blank">«Scrivere &amp; Fotografare»</a> di Luigi Torreggiani &#8211; da cui ho rubato la foto in testa al post e che ho scoperto per caso &#8211; e che Belgrado (e non solo) per immagini l&#8217;ha raccontata benissimo.</p>
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		<title>Quattro donne e uno scatto ad Aleppo vincono il premio Lucchetta</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jun 2014 06:01:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Quattro donne. Sarà partigianeria femminista (pazienza), ma i nomi che in questo 2014 vincono il <a href="http://www.premioluchetta.it/it_/home.asp" target="_blank">Premio giornalistico Lucchetta</a> mi fanno iniziare bene la giornata. Venti anni fa Marco Lucchetta, Alessandro Ota e Dario D&#8217;Angelo morivano a Mostar colpiti da una granata mentre stavano realizzando un servizio per il Tg1. A Mogadiscio, nemmeno due mesi più tardi, venivano uccisi anche Miran Hrovatin e Ilaria Alpi. Dal 2004 il premio li ricorda mettendo in risalto «un certo di tipo di giornalismo» e la capacità di testimoniare e raccontare le violenze e le sopraffazioni sui bambini.</p>
<p>Il premio, sezione tv, è per <strong>Flavia Paone</strong>, inviata del Tg3, che ha ricostruito la vicenda dei Rom di Giugliano, in provincia di Napoli, e dell&#8217;allestimento &#8211; autorizzato dal Comune &#8211; di un campo in una discarica altamente tossica. A <strong>Lucia Capuzzi</strong> va, invece, il riconoscimento nella sezione quotidiani e periodici, per aver raccontato ai lettori di Avvenire il paradosso della povertà in Bolivia, dove i bimbi rivendicano di poter lavorare pur di sostenere le loro famiglie. È poi di <strong>Lucia Goracci</strong> il miglior reportage di approfondimento che ha testimoniato su Rai3-Doc3 la battaglia delle bambine pachistane per rivendicare il loro diritto all&#8217;istruzione. <strong>Harriet Sherwood</strong>, per The Guardian Weekly Magazine, ha invece realizzato il miglior articolo su un quotidiano europeo, raccontando, dalla Striscia di Gaza, i 47 anni di occupazione israeliana attraverso gli occhi di quattro bambini, analizzando l&#8217;impatto delle politiche israeliane sui giovani.</p>
<p>Infine, meritatissimo, il premio a <a href="http://www.unicef.de/photo" target="_blank"><strong>Niclas Hammarstroem</strong></a> per «Aleppo» la miglior fotografia pubblicata per il quotidiano svedese Aftonbladet che &#8211; come un pugno nello stomaco &#8211; ci ricorda che in Siria c&#8217;è la guerra, che si continua a morire e a fuggire. Lo scatto ritrae tre bambini che fanno lezione all&#8217;aperto perché di scuole non ce ne sono più.</p>
<p>Di seguito l&#8217;articolo pubblicato oggi sul Messaggero Veneto.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/Schermata-2014-06-06-alle-06.23.01.png"><img class="alignnone size-full wp-image-369" alt="Schermata 2014-06-06 alle 06.23.01" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/Schermata-2014-06-06-alle-06.23.01.png" width="959" height="621" /></a></p>
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		<title>Tra gli scatti di Robert Capa</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Nov 2013 07:55:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono le 5.45. Qui caffè e fuoco appena acceso. Fuori, invece, vento e buio pesto. Così &#8211; dopo 3 settimane di vergognosa latitanza &#8211; sono tornata: di nuovo blogger, di nuovo a scrivere sul mio taccuino virtuale. A dirla tutta non è successo un granché in queste giornate, dense, ma senza eventi degni di nota o di menzione. Ho lavorato (tanto)  e allungato (di parecchio) la lista dei progetti per i mesi che verranno. Tanti gli appunti segnati di cui mi ero ripromessa di scrivere, ma inizio dal più recente: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Capa" target="_blank"><strong>Robert Capa</strong></a>.</p>
<p>Sabato mi sono regalata un pomeriggio a Villa Manin, tra gli “scatti” che compongono la <a href="http://www.villamanin-eventi.it/mostra_capa.php" target="_blank">mostra</a>, bellissima, a lui dedicata. Frammenti dolorosi di un passato recente, legati uno all’altro dall’amore per il raccontare. Necessità, interiore ed incondizionata, di documentare la guerra. E tutto senza narrazioni epiche o retoriche, ma di volto in volto: donne, bambini, anziani, soldati e rivoluzionari.</p>
<p>Sono foto straordinarie quelle di Capa che si snodano dalla Guerra civile spagnola, alla Seconda Guerra Mondiale, fino all’Indocina, dove morì a soli 40 anni. Fin troppo facile dire che sono immagini che dovrebbero valere come monito per tutti, ma invece sono lì a testimoniare &#8211; con evidenza disarmante &#8211; l’assurdo di una storia che si ripete. Purtroppo gli occhi della bambina, nella foto scattata nel ’39, durante l’evacuazione di Barcellona, sono gli stessi &#8211; stanchi e impauriti -  dei bimbi di Gaza, di Sarajevo, di Aleppo e delle guerre che verranno.</p>
<p>Assieme alle foto, alle loro storie e alla leggendaria ostinazione di Capa, porto con me, inaspettate, anche queste sue parole: «<em>Se le vostro foto non sono sufficientemente buone, vuol dire che non siete andati abbastanza vicino</em>». Buona regola per tutti, soprattutto per chi, non solo con le immagini, racconta le vite degli altri.</p>
<p>Qui sotto un autoritratto di Capa; in alto, una foto scattata a Troina, in Sicilia: un contadino mostra a un soldato americano la direzione presa dai tedeschi.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2013/11/Robert-Capa-autoritratto.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-248" alt="Robert-Capa-autoritratto" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2013/11/Robert-Capa-autoritratto-300x223.jpg" width="300" height="223" /></a></p>
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