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	<title>Anna Piuzzi &#187; Blog</title>
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		<title>Cara Madame Pellerin, leggere si può. Sempre! Anzi. Si deve!</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Oct 2014 05:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque, <a href="http://www.lastampa.it/2014/10/27/esteri/la-ministra-della-cultura-che-divide-la-francia-niente-libri-da-due-anni-modiano-mail-letto-3Bjd3ByKyVJBQV36sTXfbL/pagina.html" target="_blank">madame Fleur Pellerin</a> non legge un libro da due anni. Lo ha detto sorridente in un&#8217;intervista a Canal+. Per carità, non è una notizia da prima pagina e sicuramente c&#8217;è altro di cui preoccuparsi, dalla crisi alle turbolenze sparse in tutto il globo. Però questa spavalderia mi infastidisce. Primo, perché a dirlo è un ministro della Cultura. Secondo, perché ha pensato bene di accompagnare la spavalderia all&#8217;ostentazione dell&#8217;ignoranza. Quando la giornalista le ha chiesto quale fosse il suo romanzo preferito di Modiano, la ministra della Cultura, non ha saputo rispondere. «Almeno è onesta» dirà qualcuno. Può darsi, ma se qualche giorno prima hai commentato l&#8217;assegnazione del Nobel a Modiano dicendo che è «un giorno felice per la letteratura francese», forse — dico forse — imparare almeno un paio di titoli avrebbe salvato la faccia dell&#8217;istituzione che rappresenti.</p>
<p>Ma pace, non è questo il punto. Il fatto è che nelle ultime settimane mi sono imbattuta in diversi colleghi di «non lettura» di madame Pellerin. E tutti mettono allegramente le mani avanti: «Non ho tempo di leggere», dicono con un&#8217;alzata di spalle e mezzo sorriso. Balle! Preferisco l&#8217;onestà di chi mi dice: «Non mi piace leggere!». Perché, se hai voglia, il tempo lo trovi. Sempre! Non stiamo discutendo se in una settimana di lavoro, impegni e famiglia siamo riusciti a leggere integralmente «Guerra e pace», ma se in una giornata abbiamo avuto il piacere di ritagliarci almeno un quarto d&#8217;ora per la lettura. Eppure, in 24 ore, di tempi vuoti ce ne sono, basta avere il desiderio di riempirli: in autobus, prima di dormire, mentre aspettiamo che bolla l&#8217;acqua della pasta o facendo la fila in posta (tanto più che alle poste centrali di Udine potreste addirittura leggere un libro intero). «Ma io ho dei bambini, tu no!» è la replica immediata. Meglio ancora! I bambini emulano gli adulti, impareranno che è normale prendere un libro in mano e così, quando andranno a scuola, non dovrete dannarvi per fargli completare la lista dei «libri per le vacanze». Non sapete da dove cominciare? Bene, allora date una sbirciatina al <a href="http://didaghini.com" target="_blank">blog della straordinaria Dida</a>, troverete valanghe di consigli di lettura, perché i libri come li racconta lei non li racconta nessuno.</p>
<p>E prima di iniziare il resto della giornata, vi regalo un passaggio de <a href="http://www.neripozza.it/collane_dett.php?id_coll=3&amp;id_lib=791" target="_blank">«Il Paese del male» di Domenico Quirico</a>, il giornalista de «La Stampa» rapito in Siria nel 2013. Buona lettura!</p>
<p>«<em>Io viaggio sempre con dei libri. Il mio è un mestiere che richiede pazienza, lunghe attese: aerei, guide, passaggi di frontiera, la fine di una battaglia&#8230; I libri aiutano, i libri sono frammenti della tua vita che ti porti dietro, non tacciono mai, ti parlano sempre. Non hanno fretta, non hanno paura, non ti deludono come troppi compagni di viaggio.</em></p>
<p><em>Con gli anni ho imparato che i libri vanno riletti, la prima volta non ti dicono tutto di sé, nascondono straordinarie sorprese perché invecchiano con te, hanno — si potrebbe dire — assorbito con te l&#8217;esperienza della vita e le loro storie ne escono modificate e talora addirittura stravolte. Ora che sono qui con me li accarezzo, li sfoglio. E finalmente, solo ora, mi sento meno solo. I miei carcerieri non sanno quali straordinari alleati mi  hanno concesso per riuscire ad attendere e sperare nella liberazione</em>».</p>
<p>Domenico Quirico e Pierre Piccin Da Prata, «Il Paese del male. 152 giorni in ostaggio in Siria», Neri Pozza, 2013.</p>
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		<title>Ore 5.45, la solitudine (preziosa) del sabato mattina</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jun 2014 04:15:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Ore 5.45. Sabato. Leggo il giornale con il primo cappuccino di questa giornata. È il mio momento preferito. L&#8217;icona di Skype balzella: «<em>Cosa ci fai in piedi a quest&#8217;ora, tu che non devi lavorare?</em>». Pro memoria urgente: togliere l&#8217;avvio automatico di Skype.</p>
<p>Confesso. Quando suona la sveglia non scatto in piedi come una lepre. Ma faccio lo sforzo perché adoro la mattina, il suo silenzio e il regalo che mi fa: due o tre ore di solitudine, di quella beata (salvo, appunto, balzellamenti di Skype). Sono le ore in cui i pensieri vanno più veloci, le parole arrivano con facilità e le idee della notte prendono forma concreta.</p>
<p>E se non ci sono parole da mettere in fila (o anche se ci sono) allungo la mano fino al cesto sotto al comodino e mi circondo delle parole degli altri, ricominciando da dove le ho lasciate la sera prima. Stamattina, per esempio, c&#8217;erano quelle asciutte di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Herta_Müller" target="_blank">Herta Müller</a>: «<em>Lentamente oltrepassai il ponte, anche il fiume odorava di fumo. Pensai ai sassi e mi sembrava che il pensiero non fosse nella mia testa. Era fuori e mi passava accanto. Poteva allontanarsi da me lentamente o rapidamente come voleva, come dalle sbarre della ringhiera. Prima che il ponte s&#8217;interrompesse, volevo vedere se il fiume a quest&#8217;ora stava di fronte o di schiena*</em>». Quindi, buon sabato mattina a tutti.</p>
<p>*Herta Müller, <em>Il Paese delle prugne verdi</em>, Keller editore, Rovereto, 2008.</p>
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		<title>Uno spazio per idee, pensieri e parole</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Sep 2013 05:14:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Idea cullata e coltivata. A lungo. Per un po&#8217; mi sono lasciata rincorrere dalle domande. Sarà opportuno? Sarò costante? Di cosa scriverò? E soprattutto: quando scriverò? Poi, così come sono arrivati, i punti di domanda si sono fatti cortesemente da parte. E ho aperto questo blog. Uno spazio dove mettere in fila idee, pensieri e parole. Dove raccontare quello che vivo e il mondo che vedo e sento. Dunque una nuova avventura (e un nuovo impegno) che condivido con chi sarà così paziente da approdare tra queste pagine virtuali e leggere le mie parole. Dal menù in alto a sinistra è possibile accedere a <a href="http://www.annapiuzzi.it/veti-righe-su-di-me/" target="_blank">«Venti righe su di me»</a>, la pagina dove racconto chi sono. Ci sono poi altre due pagine. Una con alcuni dei miei <a href="http://www.annapiuzzi.it/articoli/" target="_blank">articoli</a> (una piccolissima selezione di quelli a cui sono più affezionata). L&#8217;altra con alcuni dei <a href="http://www.annapiuzzi.it/altri-lavori/" target="_blank">lavori</a> realizzati prima di «scrivere a tempo pieno». Quindi: benvenuti, buona navigazione e soprattutto, buona lettura.</p>
<p>Anna</p>
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