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	<title>Anna Piuzzi &#187; via spalato</title>
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		<title>Carcere di Udine. Digiuno a staffetta per i diritti dei detenuti</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Mar 2024 06:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[digiuno per la dignità]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Corleone]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Succede che attorno alla casa circondariale di Udine sia cresciuta una piccola, tenace comunità. Uomini e donne che non necessariamente fanno parte di realtà impegnate in questo frangente, ma semplici cittadini e cittadine che si sono presi a cuore i diritti dei detenuti. Merito del preziosissimo lavoro di sensibilizzazione che negli anni hanno fatto realtà come l&#8217;associazione <a href="http://www.icaro.fvg.it/" target="_blank">Icaro</a>. E così sono in tanti ad aver aderito al digiuno a staffetta che, fino al 25 aprile, terrà accesi i riflettori su via Spalato (<a href="https://www.comune.udine.it/it/garante-dei-diritti-delle-persone-private-della-liberta-personale-50568" target="_blank">qui il diario</a>).</p>
<p><strong>Ma qual è la situazione del carcere di Udine?</strong> L’ha efficacemente delineata un uomo straordinario come <a href="https://www.comune.udine.it/it/garante-dei-diritti-delle-persone-private-della-liberta-personale-50568/il-garante-116667" target="_blank">Franco Corleone</a>, instancabile garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Udine. Lo ha fatto in conferenza stampa proprio lunedì 11 marzo, non a caso nel centenario di Franco Basaglia.</p>
<h4><span style="color: #ff6600;"><strong>Sovraffollamento</strong></span></h4>
<p>La questione più nota è chiaramente quella del sovraffollamento. <strong>Con 149 detenuti su una capienza di 86, siamo infatti in cima alla triste classifica nazionale delle carceri col più alto tasso di sovraffollamento</strong>. Ma fermarsi a questo dato non basta, serve guardare alla composizione di questo microcosmo.</p>
<h4><span style="color: #ff6600;"><strong>La &#8220;difficile&#8221; composizione della popolazione carceraria</strong></span></h4>
<p>Delle 149 persone presenti in via Spalato – ha spiegato Corleone – circa metà sono straniere. Ben 50 sono in attesa di un primo giudizio, su questo fronte bisognerebbe creare le condizioni per applicare le innovazioni della riforma Cartabia che prevede un uso più ampio delle misure sostitutive, ma servono strumenti specifici come i braccialetti elettronici che però sembrano mancare (nonostante i parecchi soldi spesi). E ancora, <strong>53 persone devono scontare una pena inferiore ai tre anni</strong>. In <strong>37 sono dentro per la violazione dell’articolo 73 della legge sulla droga</strong>, in particolare per piccolo spaccio. <strong>Infine, 48 persone sono tossicodipendenti, 18 alcoldipendenti. E sono 9 i soggetti psichiatrici.</strong></p>
<h4><span style="color: #ff6600;"><strong>Luogo di detenzione sociale</strong></span></h4>
<p>Numeri che, al di là delle considerazioni sull’opportunità di depenalizzare alcuni reati, rendono del tutto evidente il fatto che – ha spiegato il garante – «<strong><em>la casa circondariale di via Spalato non è, come dovrebbe essere, l’extrema ratio, ma nei fatti un luogo di detenzione sociale, di assistenza (se così possiamo chiamarla) per l’emarginazione sociale</em></strong>». Si tratta infatti non solo di un’umanità composita, ma che ha anche bisogno, nella sua fragilità, di misure e interventi efficaci di reinserimento sociale, di accompagnamento verso un reingresso nella società.</p>
<h4><strong><span style="color: #ff6600;">Quanti sono i detenuti verso il “fine pena”?</span></strong></h4>
<p>E proprio quello che attiene alle uscite più prossime è un altro dato importante, con ricadute che riguardano l’intera collettività: <strong>nel 2024 sono infatti 17 le persone che avranno finito di scontare la propria pena, 18 nel 2025 e 18 nel 2026</strong>. Che ne sarà di queste persone una volta “fuori”? «<em>Siamo riusciti</em> – ha fatto sapere Corleone – <em>ad ottenere risposta positiva da parte della direzione del carcere in merito alla costituzione di una task force per preparare chi è verso la fine della pena. Sia chiaro, la task force non ce lo siamo inventata noi, la prevede una circolare del Ministero della Giustizia sul trattamento dei dimittendi, vecchia di due anni, ma che a Udine non è stata applicata</em>».</p>
<p><a href="http://www.ristretti.it/commenti/2022/marzo/pdf4/circolare_dimittendi.pdf" target="_blank">Consiglio di leggerla questa circolare</a>, perché non solo definisce il <em>«momento che precede le dimissioni»</em> come <em>«delicato»</em>, ma sottolinea nella sua premessa che <em><strong>«l’idea del cambiamento, lo “spettro” della libertà con i suoi rischi e le sue possibilità, rendono la cura delle dimissioni un tassello fondamentale del percorso di inclusione sociale realizzato insieme e a favore del detenuto»</strong></em>. La circolare è poi disseminata di parole chiave: “attestazione della qualifica professionale conseguita nel corso della detenzione”, “colloqui aggiuntivi coi familiari”, “contatto con la comunità esterna” e via così. Tra le indicazioni c’è anche quella di <em>«assicurare, per quanto possibile, un’attività lavorativa, affinché i detenuti indigenti in via di liberazione vengano forniti di risorse anche minime, di cui poter disporre al momento delle dimissioni»</em> e si specifica: <strong><em>«Anche l’inserimento di detenuti in dimissione in attività di pubblica utilità apre loro una vasta gamma di opportunità per generare un circuito virtuoso»</em></strong>. Il Comune di Udine però – ha spiegato Corleone – ha interrotto la sottoscrizione di una convenzione in questo senso, per mancanza di fondi. Eppure si tratta una misura di “sicurezza sociale” (ben più efficace della “sicurezza” tout court, tanto in voga di questi tempi) importantissima. Ma – ha aggiunto il Garante – l’assessore Pirone si è fatto carico di questa questione. Altro nodo, che riguarda il Comune, è l’istituzione di un ufficio anagrafe dentro al carcere, anche qui si resta in attesa.</p>
<h4><span style="color: #ff6600;"><strong>Salute: sei questioni</strong></span></h4>
<p><strong>Un capitolo enorme riguarda poi la salute, in particolare quella mentale</strong>, come del resto si evince dai numeri di cui sopra. Anche qui, dire che Corleone è tenace è un eufemismo. Sei i temi che ha portato sul tavolo di un recente incontro con il direttore generale dell’Azienda sanitaria Friuli centrale, Denis Caporale, e il direttore del Dipartimento di Salute Mentale, Marco Bertoli. Eccoli in breve.</p>
<p>La richiesta di una copertura sanitaria sulle 24 ore, è stata ottenuta la <strong>presenza di personale sanitario fino alla mezzanotte</strong>. È inoltre in corso la valutazione della possibilità di coinvolgere i medici delle scuole di specializzazione. Si è parlato anche di un <strong>maggior accesso alle protesi odontoiatriche</strong>.</p>
<p><strong>L’ampliamento della Rems di Udine, a Sant’Osvaldo</strong>. Si va verso il raddoppio, passando da 2 a 4 posti, i lavori dovrebbero partire a luglio. Cosa sono le Rems? Le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza che hanno sostituito gli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) aboliti nel 2013 e chiusi definitivamente il 31 marzo 2015 (<a href="https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_14_3_1.page?contentId=GLO127349" target="_blank">qui per saperne di più</a>).</p>
<p><strong>Restando in tema di salute mentale, a breve sarà presente in carcere, a tempo pieno, uno psicologo</strong>. Questo risultato, insieme a quello dell’ampliamento della Rems, <strong>mira ad evitare che l’unico strumento per contenere il disagio mentale sia l’uso del tutto improprio dell’isolamento disciplinare</strong>, ma che invece si affronti nella maniera più corretta, non solo per i detenuti, ma anche per la collettività, garantendo così (sì, uso ancora una volta questa espressione) maggior sicurezza sociale. «<strong><em>I detenuti</em> </strong>– ha più volte evidenziato Corleone –<em><strong> hanno necessità di parola, per questo la presenza di uno psicologo (sarebbe meglio due) è fondamentale»</strong></em>. Non dimentichiamoci per altro che nelle carceri italiane il tasso di suicidi e di autolesionismo è altissimo.</p>
<p>C’è poi tutto il tema connesso alla <a href="https://archiviodpc.dirittopenaleuomo.org/d/6639-la-corte-costituzionale-estende-l-applicabilita-della-detenzione-domiciliare--in-deroga--ai-casi-di" target="_blank">sentenza 99/2019 della Corte costituzionale</a> che ha esteso l&#8217;applicabilità della detenzione domiciliare “in deroga” ai casi di grave infermità psichica sopravvenuta durante la carcerazione, equiparando di fatto la «grave malattia di tipo psichiatrico» alle «gravi malattie di tipo fisico». Ma servono strutture che al momento non ci sono.</p>
<p><strong>Infine, è stato chiesto che le relazioni semestrali sulle condizioni igienico-sanitarie del carcere siano rese pubbliche.</strong></p>
<h4><span style="color: #ff6600;"><strong>Riqualificazione, lavori spediti</strong></span></h4>
<p>Intanto i lavori per la riqualificazione strutturale del carcere proseguono spediti. Tra pochi giorni le persone in regime di libertà entreranno a tutti gli effetti nella nuova sezione (<a href="https://www.annapiuzzi.it/carcere-di-udine-inaugura-la-nuova-sezione-semiliberi-e-inizia-un-cambio-di-passo/" target="_blank">ne avevo già parlato qui</a>). Il polo culturale ed educativo dovrebbe essere pronto nel giro di qualche mese. «<em>Sono questi</em> – ha concluso Corleone – <em>passaggi importantissimi perché il carcere sarà dotato di spazi per dar vita ad attività nuove capaci di incidere nella vita dei detenuti, valorizzando il lavoro importantissimo che fanno le realtà del volontariato, in primis Icaro e Caritas. Ma serve con urgenza anche pensare risposte concrete, soprattutto residenziali per la delicatissima fase dell’uscita, spesso le persone non hanno un posto dove andare ed essere immediatamente autonomi è complicato. Solo così potremo parlare davvero di reinserimento sociale e piena integrazione</em>».</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Carcere di Udine. Inaugura la nuova &#8220;sezione semiliberi&#8221; e inizia un cambio di passo</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jan 2024 06:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Corleone]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2024 promette di essere l’anno che segnerà una svolta decisiva per la casa circondariale di Udine, una svolta dunque anche per la città tutta, essendo il carcere di via Spalato un suo tassello fondamentale. È infatti in programma per martedì 23 gennaio l’inaugurazione della “Sezione Semiliberi”, attesa concretizzazione di un progetto articolato – del valore di cinque milioni di euro – di riqualificazione del complesso carcerario. Concretizzazione che è solo la prima di una serie. Ne abbiamo parlato con il garante dei Diritti delle Persone private della Libertà personale del Comune di Udine, <a href="https://www.francocorleone.it/sito/info-2/" target="_blank">Franco Corleone</a>.</p>
<p><strong>Corleone, un traguardo importante quello del 23 gennaio.</strong></p>
<p>«Importante davvero perché questa inaugurazione rappresenta la prima realizzazione concreta e visibile di un progetto che evidentemente non era una proclamazione generica, di quelle che cadono nel vuoto, ma un’idea di ristrutturazione valida e fondata».</p>
<p><strong>Guardiamo alla vita delle persone detenute in regime di semilibertà, che cambiamento sarà per loro? </strong></p>
<p>«Senz’altro un cambiamento significativo. Parliamo infatti di persone che escono la mattina per andare al lavoro e che, fino ad oggi, facevano rientro in carcere, in una situazione molto infelice. È importante evidenziare che la concezione più avanzata di semilibertà prevede strutture che stanno al di fuori del carcere: è così in diverse città, in molte altre, invece, com’è stato finora a Udine, l’apposita sezione si trova dentro alla casa circondariale. Dunque dal 23 gennaio queste persone non dovranno più entrare formalmente in carcere, ma usufruiranno di alloggi confortevoli».</p>
<p><strong>Quali spazi sono stati impiegati? </strong></p>
<p>«È stato recuperato uno spazio abbandonato – nella palazzina storica, sopra la portineria – che decenni fa era impiegato come alloggio di servizio. È questo il filo conduttore di tutti gli interventi, basti pensare che lo stesso è accaduto per la cappella (per il cui recupero ha contribuito finanziariamente anche l’Arcivescovo) e la stanza per il Consiglio dei detenuti, luoghi che prima versavano in stato di abbandono e che, invece, ora sono meravigliosi».</p>
<p><strong>Questa è solo la prima di una serie di realizzazioni, quali i prossimi passi?</strong></p>
<p>«A Pasqua ci dovrebbe essere il taglio del nastro del polo culturale ed educativo nell’ex sezione femminile. Anche quello era uno spazio abbandonato dove ora, invece, ci sarà la possibilità di fare numerose attività culturali che immagino saranno gestite soprattutto dall’associazione “Icaro”, ma più in generale dal volontariato. E poi uno spazio per la scuola, per la biblioteca e anche per alcune lavorazioni».</p>
<p><strong>Anche i locali dove prima erano collocate biblioteca e aule avranno una nuova vita? </strong></p>
<p>«Sì, verranno demoliti, al loro posto sorgerà un teatro. Non solo. L’infermeria sarà spostata al pian terreno per favorirne la fruizione. Insomma i prossimi mesi saranno un grande cantiere che restituirà condizioni di vita migliori e la possibilità di attività molto diverse, con un beneficio per tutta la città. Abbiamo impiegato tre anni tra progettazione e lavori, ma sono stati ben spesi».</p>
<p><strong>Un patrimonio che esige responsabilità, quale ruolo dovrebbero giocare le istituzioni?</strong></p>
<p>«Tutta la ristrutturazione dovrebbe vedere l’interesse e l’impegno della Regione (soprattutto sul fronte della Sanità) e del Comune che dovrebbe occuparsi di tutte le questioni che, come Garante, ho posto sul tappeto a dicembre: dalla gestione dei rifiuti, con la raccolta differenziata e la realizzazione di un’isola ecologica, a una convenzione col carcere per i lavori socialmente utili per alcuni detenuti».</p>
<p><strong>Lei ha sollecitato anche l’apertura di uno “sportello cittadinanza”.</strong></p>
<p>«Per dare risposta alle troppe persone che non hanno documenti, dalla residenza alla patente, passando per il permesso di soggiorno: c’è bisogno di un punto di riferimento. Mi auguro che il Comune sblocchi l’impasse che c’è da troppo tempo per realizzare questa realtà». Torniamo ai detenuti in condizione di semilibertà, il fatto che non debbano più rientrare in carcere significa per loro anche avere uno sguardo diverso sul proprio futuro.</p>
<p><strong>Quanto è importante questo per un reinserimento? </strong></p>
<p>«Udine ha 10-12 persone in regime di semilibertà e – considerato il numero complessivo dei detenuti – non sono poche. Però si può fare di più, la magistrata di sorveglianza del Tribunale di Udine, Mariangela Cunial, sollecita un maggior numero di posti. Il problema è che servono spazi, il Comune, potrebbe mettere a disposizione un immobile a tale scopo. Potrebbero esserci insomma più persone a godere dei benefici della semilibertà, ma se mancano casa e lavoro, tutto resta bloccato. Insomma puntiamo a che questa nuova sezione porti altre strutture per la semilibertà, diffuse sul territorio».</p>
<p><strong>Lei ha avanzato in tal senso anche una precisa proposta di legge.</strong></p>
<p>«Sì, diciamo che segue la stessa linea. Ho proposto infatti l’apertura di “case di reinserimento sociale” per i detenuti che hanno un fine pena inferiore ai dodici mesi. Sarebbe una novità importante, anche se si collega in qualche modo alle “case mandamentali” che dal 1940 al 2000 sono state numerose in Italia, dedicate alle condanne del Pretore».</p>
<p><strong>In concreto in cosa consisterebbero? </strong></p>
<p>«Non si tratterebbe di luoghi gestiti dall’Amministrazione penitenziaria, ma dal sindaco. Immaginiamo strutture da 5-10 posti, piccoli numeri che favorirebbero il reinserimento nel tessuto sociale in una comunità anche piccola».</p>
<p><strong>Serve anche un maggior coinvolgimento della società civile?</strong></p>
<p>«Indubbiamente, ma va detto che c’è una presenza forte del volontariato e delle associazioni, come <a href="http://www.icaro.fvg.it" target="_blank">Icaro</a> e <a href="https://www.caritasudine.it" target="_blank">Caritas</a>, che danno un bell’impulso. Il problema è che va diffusa tale sensibilità e in questi anni abbiamo cercato di farlo, penso ad esempio al coinvolgimento dell’Università per il progetto architettonico di riqualificazione del carcere».</p>
<p><strong>L’Università a breve firmerà una nuova convenzione&#8230;</strong></p>
<p>«Sì, volta alla valorizzazione del patrimonio storico del carcere. Durante i lavori di restauro abbiamo infatti rinvenuto, nel sottotetto, gli elenchi delle presenze in via Spalato dagli anni Venti agli anni Cinquanta».</p>
<p><strong>&#8230;manca forse all’appello la componente “produttiva” della società?</strong></p>
<p>«Direi di sì. Anche qui però servono condizioni adeguate. Per le lavorazioni noi abbiamo avuto delle proposte di alcune cooperative, il problema ancora una volta sono gli spazi».</p>
<p><strong> Avete individuato già alcune possibili ipotesi?</strong></p>
<p>«Dietro il carcere c’è un’area che prima era del Comune e poi, per una permuta, è stata ceduta ai Carabinieri. Andrebbe “riconquistata”, lì infatti c’è una palazzina inutilizzata da dieci anni che sarebbe perfetta per realizzare laboratori per alcune lavorazioni».</p>
<p><strong>Una soluzione che darebbe risposte importanti in termini di reiserimento?</strong></p>
<p>«Sì, perché noi a Udine abbiamo soprattutto una detenzione di emarginazione che va recuperata attraverso cultura e lavoro. Servono energie e disponibilità, il mio auspicio è che tutte le realizzazioni di questo progetto di riqualificazione convincano sempre più componenti della società a mettersi in gioco».</p>
<p><em>Pubblicato sul settimanale diocesano di Udine «La Vita Cattolica» del 3 gennaio 2024.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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