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	<title>Anna Piuzzi &#187; Trieste</title>
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		<title>8 marzo &#124; Ucraina, l&#8217;odissea di donne e bambini</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2022 06:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[8 marzo]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><i>8 marzo 2022. Il pensiero va alle donne ucraine, a quelle che ho incontrato una settimana fa, al valico di Fernetti. A quelle ancora in fuga coi propri figli. A quelle che sono rimaste a combattere. Il pensiero va a loro che oggi rappresentano, nel dramma dell&#8217;attualità, tutte le donne che si trovano a vivere nei troppi teatri di guerra del mondo. Di seguito l&#8217;articolo con le storie che ho raccolto al confine tra Italia e Slovenia.</i></p>
<h2><span style="color: #ff6600;">A Fernetti l&#8217;odissea di donne e bambini</span></h2>
<p>Lunedì 28 febbraio. Quinto giorno di guerra. Sono le nove di sera e il valico di Fernetti – al confine tra Italia e Slovenia – è sferzato da un vento gelido. In un silenzio surreale, uno dopo l’altro, arrivano i pullman stipati di profughi dall’Ucraina. Sono quasi tutte donne con i loro bambini: mamme, nonne e sorelle che li hanno strappati alla follia della guerra. Di colpo sembra di essere tornati indietro di trent’anni esatti, ai conflitti feroci dei Balcani. Gli occhi attoniti che dai finestrini bucano il buio della notte sono gli stessi di allora, quelli di chi si è messo in salvo lasciandosi però alle spalle una vita intera: il proprio Paese, una casa e gli affetti più cari. Sgranati e dolenti – è bene ricordarlo – sono gli occhi che ci interrogano da ogni teatro di guerra.</p>
<h4><em><span style="color: #ff6600;">Sugli autobus della salvezza</span></em></h4>
<p>Ci avviciniamo a uno dei pullman, l’autista – mentre la polizia di frontiera sta controllando i documenti e registrando gli ingressi – è sceso a fumare una sigaretta. Diretti a Pescara, sono partiti domenica all’alba da Chernivtsi, città in riva al fiume Prut, a 25 chilometri dal confine con la Romania. «Il viaggio è stato difficile – racconta mischiando italiano e inglese –, il Paese è nel caos, le donne e i bambini in fuga sono tantissimi. Appena saremo giunti a destinazione torneremo indietro a prendere altre persone in attesa. È una tragedia». Chiediamo se tra le donne a bordo ce n’è qualcuna che abbia voglia di raccontare. Scende Irma. È stremata, ma – in un italiano perfetto – cerca comunque con fatica le parole per dar forma alla propria odissea.</p>
<h4><em><span style="color: #ff6600;">La storia di Irma, la storia di tutte </span></em></h4>
<p>«Ho portato via da Kiev mia figlia con la sua bambina di appena tre mesi – racconta –, mai ci saremmo aspettati che si arrivasse a questo. Abbiamo lasciato tutto quello che avevamo costruito con sacrifici enormi, ma soprattutto abbiamo dovuto lasciare i nostri familiari».</p>
<p>«Mio marito – racconta con la voce rotta dall’emozione – lavora in Italia, ma per il Natale ortodosso era rientrato per alcune settimane di vacanza, quando ha visto la piega che stava prendendo la situazione è rimasto per combattere, esattamente come mio genero. Mia madre invece è troppo anziana e malata per affrontare un viaggio come questo. Si rende conto cosa vuol dire, da un giorno all’altro avere la vita spezzata e la famiglia divisa in due? Eppure non potevamo fare altro, se fossero fuggiti anche i nostri mariti, chi sarebbe rimasto a difendere il nostro Paese, la nostra terra? Avremmo voluto rimanere anche mia figlia ed io, come molte altre donne su questo autobus, ma abbiamo la responsabilità dei nostri bambini e bambine, hanno tutto il futuro davanti e il diritto di vivere in un luogo dove non cadono le bombe». Per ora quel luogo sarà Foggia, lì abita infatti la sorella di Irma che darà loro una prima accoglienza. Quasi tutte le persone con cui parliamo hanno questa prospettiva, ricongiungersi temporaneamente con familiari o conoscenti che vivono e lavorano in Italia. Nel raccontare Irma si ferma un istante, raccoglie forze, parole e prosegue: «Sono arrabbiata, che colpa abbiamo noi? Siamo un popolo che ne ha passate tante, che lavora sodo per vivere meglio e far crescere il proprio Paese, cosa vuole Putin da noi?».</p>
<h4><em><span style="color: #ff6600;">Donne e bambini </span></em></h4>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2022/03/Fernetti_1.jpeg"><img class="aligncenter  wp-image-2114" alt="Fernetti_1" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2022/03/Fernetti_1.jpeg" width="819" height="614" /></a>Saliamo in corriera e ci si stringe il cuore. I bambini e le bambine sono davvero tanti, molti di loro hanno pochi mesi e sono aggrappati alle proprie mamme. La nipotina di Irma ha la febbre alta, si sta valutando se chiamare un’ambulanza o proseguire. Poco prima di noi è salita una volontaria dell’Unhcr (l’agenzia Onu per i rifugiati) che ha distribuito beni di prima necessità, anche le caramelle che hanno acceso il sorriso dei bambini. Intanto, gli occhi azzurrissimi di Maria, sei anni, ci seguono curiosi, ci chiede chi siamo. Quando scopre che siamo giornaliste è un po’ delusa dal fatto che non lavoriamo per la televisione, ma ci prega lo stesso di dire che lei e i suoi fratelli vogliono al più presto tornare a casa. È notte fonda e alcune delle donne dormono, sono ferme qui a Fernetti per il controllo dei documenti ormai da due ore. Livia ha poco più di vent’anni e un bimbo di due che la stringe forte: «È spaventato – racconta –, ha sentito le bombe cadere vicino casa, ha visto un palazzo in fiamme, ora non fa che stringermi. Spero che un giorno possa dimenticare». Olga invece di anni ne ha quasi cinquanta, sorride ogni volta che guarda suo figlio: «Essere riuscita a portarlo in salvo – spiega – è una gioia immensa, a volte devo toccarlo per dirmi che è vero, che sta bene e non è stato nemmeno ferito. Poi penso a mio marito e a mio fratello che stanno difendendo la nostra città e allora non riesco a trattenere le lacrime». Stiamo per scendere, ma ci ferma ancora un istante: «Scrivete che vi siamo grati – aggiunge – abbiamo visto che siete scesi in piazza in tutta Italia, non avete idea di quanto ci abbia scaldato il cuore. Non lasciateci soli, continuate ad aiutarci».<br />
Intanto, proprio nella mattinata di lunedì, l’Alto commissario Onu per i Rifugiati, Filippo Grandi, ha fatto sapere che sono già mezzo milione i profughi ucraini che sono fuggiti dalla guerra, un numero destinato a salire nei prossimi giorni: se non si troverà una soluzione di pace, si stima che a lasciare l’Ucraina potrebbero essere anche sei milioni di persone.</p>
<p><em>Pubblicato sul numero di mercoledì 2 marzo 2022 del settimanale diocesano di Udine «La Vita Cattolica».</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2022/03/fernetti_3.jpeg"><img class="aligncenter  wp-image-2116" alt="fernetti_3" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2022/03/fernetti_3-1024x768.jpeg" width="826" height="619" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;Afghanistan che è qui. Nella piazza del mondo con Linea d&#8217;ombra</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2021 05:27:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>L’Afghanistan ci interroga. Ma non da oggi. E soprattutto, non da lontano.</p>
<p>Stando all’Istat, infatti, <a href="https://www.rainews.it/tgr/fvg/video/2021/08/fvg-accoglienza-afghani-fvg-primato-italiano-690a2ae7-1e4d-4116-8368-cb58260a2033.html" target="_blank">sono 1113 gli afghani accolti in Friuli Venezia Giulia</a>, ma chi ogni giorno si occupa di migrazioni sa bene che i numeri di coloro che attraversano il territorio regionale per raggiungere Francia, Germania e il Nord Europa sono ben più alti. Persone in fuga da un Paese in cui – nonostante le promesse di futuro – la vita si è fatta insostenibile.</p>
<h4><strong><span style="color: #ff6600;">Nella &#8220;piazza del mondo&#8221;</span></strong></h4>
<p>È giovedì 19 agosto, sono le cinque del pomeriggio e come ogni giorno dalla fine del 2019, a Trieste – davanti alla stazione ferroviaria –  scendono in piazza Libertà Lorena Fornasir, Gian Andrea Franchi e il loro carrettino verde.</p>
<p>Niente di nuovo. È ormai storia risaputa, curano i piedi di uomini e donne che arrivano dalla “rotta balcanica”. Eppure guardare quei gesti è sempre come la prima volta: si viene travolti da un senso profondo di gratitudine perché quelle mani non curano soltanto i migranti, curano anche noi, restituendoci l’umanità che come società abbiamo smarrito. E infatti la loro associazione – <a href="https://www.lineadombra.org" target="_blank">Linea d’ombra</a> – riempie un vuoto di prima accoglienza che in una terra come la nostra non dovrebbe essere tollerato, ma ammettere che serve una struttura per i migranti in transito rimane un tabù.</p>
<p>Lorena e io ci siamo sentite il giorno prima. Sono qui per guardare, ascoltare e raccontare, ma mi avverte subito: non ha molto tempo da dedicarmi, è alle ferite dei ragazzi che deve pensare. E io non chiedo altro, è questo che sono venuta a documentare. Tutto di lei trasmette l’appassionata e radicale ostinazione che la attraversa: gli occhi magnetici che ti osservano guardandoti e vedendoti davvero, la calma risoluta di ogni suo gesto e di ogni sua parola.</p>
<h4><span style="color: #ff6600;">Afghani in transito</span></h4>
<p><img class=" wp-image-2032 alignnone" style="caret-color: #000000; color: #000000;" alt="LDO_TS_5" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_5.jpeg" width="1024" height="683" /></p>
<p>I ragazzi che la aspettano (una decina) sono tutti afghani. Hanno sui 18-19 anni e sono partiti dal loro Paese almeno due anni fa, uno di loro, addirittura cinque. Tutti hanno provato il <a href="https://www.annapiuzzi.it/in-migliaia-in-condizioni-disumane-a-4-passi-da-noi/" target="_blank">“game”</a> una decina di volte. Un ragazzo originario di Kunduz racconta di essere stato respinto anche a Trieste: realizzo di avere davanti a me – con un volto, un nome e una storia – una delle 1300 persone che hanno subito la pratica illegale delle cosiddette <a href="https://www.asgi.it/notizie/riammissioni-informali-e-violazione-del-diritto-di-asilo/" target="_blank">“riammissioni informali”</a> dall&#8217;Italia alla Slovenia di cui tante volte ho scritto.</p>
<p>Sono sfiniti, affamati, feriti, per quindici giorni hanno camminato – dalla Bosnia a Trieste – nei boschi, accompagnati dalla costante paura di essere fermati. Nei loro occhi non c’è solo la fatica, ci sono incredulità e felicità per avercela fatta ad entrare in Europa. C’è la preoccupazione – raccontano – per le notizie che arrivano dal loro Paese, l’angoscia per le proprie famiglie è grande. Ora però si affidano a Lorena, alla sua premura, alle sue cure. E lei mentre disinfetta, massaggia, lenisce, li guarda negli occhi e chiede ad ognuno qual è la sua storia.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_2.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-2028" alt="LDO_TS_2" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_2.jpeg" width="1024" height="683" /></a></p>
<h4><span style="color: #ff6600;"><strong>Attorno a Linea d&#8217;ombra</strong></span></h4>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_4a.jpeg"><img class="alignnone  wp-image-2031" alt="LDO_TS_4a" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_4a.jpeg" width="1024" height="768" /></a></p>
<p>Intanto attorno a loro si muove un mondo operoso. C’è <strong>Nomi</strong>, pakistano, arrivato in Italia nel 2016, che dà una mano facendo da ponte linguistico e culturale. C’è <strong>Ismail</strong>, pakistano pure lui, che fornisce informazioni legali e pratiche nell’ambito di un progetto della chiesa valdese, spiega come si arriva a Ventimiglia e a chi possono chiedere aiuto: «<em>Gran parte degli afghani che passano di qua</em> – mi spiega – <em>sono diretti in Francia o in Nord Europa, questi ragazzi non fanno eccezione, solo uno di loro vuole raggiungere Milano dove ha un amico che lo può ospitare</em>». Arriva poi <strong>Erika</strong> insieme ad altre due donne, dal magazzino hanno portato degli zaini, dentro ad ognuno ci sono scarpe nuove per sostituire quelle logore dei ragazzi, una maglietta e altri beni di prima necessità. C’è poi chi vuole documentare e denunciare la drammatica situazione dei migranti e far conoscere il prezioso lavoro di Linea d’ombra, come <strong>Elisa</strong>: è originaria di Mestre, ma vive e lavora a Valencia, sta trascorrendo qui, a Trieste, le vacanze con uno scopo ben preciso, ogni giorno con la sua Leica scatta fotografie e raccoglie storie nella “piazza del mondo”. Più in là un gruppetto di persone chiede e osserva, vogliono capire come poter dare un aiuto concreto: sorrido, il mondo è piccolo, tra loro c’è anche la scrittrice gemonese <strong>Mila Brollo</strong>.</p>
<div id="attachment_2039" class="wp-caption alignnone" style="width: 1034px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_12.jpeg"><img class=" wp-image-2039" alt="LDO_TS_12" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_12.jpeg" width="1024" height="683" /></a><p class="wp-caption-text">Ismail (a destra) insieme a uno dei ragazzi afghani appena arrivati</p></div>
<h4><strong><span style="color: #ff6600;">L&#8217;Afghanistan che è qui </span></strong></h4>
<p>Parlo con Lorena e Gian Andrea, di quello che sta accadendo in Afghanistan: «<em>Leggiamo ovunque disponibilità ad accogliere</em> – mi dicono –, <em>porte che si aprono, dichiarazioni a salvare chi ha collaborato. E tutti quelli che non hanno collaborato? Possono morire? E chi vive nei campi profughi della Bosnia, a Bihać e a Velika Kladuša, o chi tenta il “game” e viene rispedito indietro con violenza inaudita dalla polizia croata o respinto dall’Italia stessa? L’Afghanistan é qui alle nostre porte di casa, ma i confini di terra sono ferocemente protetti dai milioni di euro che l’Europa ha speso in “sicurezza” con droni, cani d’assalto, termo rilevatori, filo spinato. L’Afghanistan non è solo là, é qui, ma i confini restano blindati</em>».</p>
<p>Lorena prosegue raccontandomi di due madri afghane che ha incontrato il 30 luglio proprio nei campi profughi di Bosnia (<a href="https://www.lineadombra.org/2021/08/11/21-viaggio-bosnia/" target="_blank">qui il resoconto della missione</a>): «<em>Erano disperate, durante l’ultimo “game”, a marzo, i loro bambini sono stati presi dalla polizia croata e portati in una struttura per minori stranieri non accompagnati. Le madri e i padri catturati, spogliati di ogni bene, separati dai figli, ricacciati in Bosnia. Questa é l’Europa delle missioni umanitarie in Afghanistan</em>».</p>
<h4><span style="color: #ff6600;"><strong>I numeri dell&#8217;Ispi e la nota del Garante</strong></span></h4>
<p>A evidenziare – numeri alla mano – le contraddizioni delle dichiarazioni d’intenti non sono solo attivisti e associazioni, nei giorni scorsi, ad esempio, lo aveva fatto anche Matteo Villa dell’Ispi osservando come negli ultimi 12 anni, l&#8217;Europa ha negato asilo a 290 mila afghani: 46 mila avevano meno di 14 anni, tra cui 21 mila bambine; 25 mila avevano tra i 14 e i 17 anni (tra cui 4 mila ragazze) e 30 mila erano donne adulte. Tre quarti di loro sono ancora in Europa (<a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-afghanistan-leuropa-al-varco-31382" target="_blank">qui lo speciale &#8220;Afghanistan: l&#8217;Europa al varco&#8221;</a>).</p>
<p>Intanto il <strong>Garante nazionale delle persone private della libertà personale</strong> invita le autorità italiane a «<em>interrompere a tempo indeterminato e immediatamente qualsiasi allontanamento di persone, anche indiretto, verso l’Afghanistan</em>»  In base ai dati raccolti dal Garante – si legge nella nota (<a href="https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/dettaglio_contenuto.page?contentId=CNG11904&amp;modelId=10021" target="_blank">qui integrale</a>) –, tra il primo gennaio e il 30 aprile 2021, non si registrano rimpatri forzati di cittadini afghani dall&#8217;Italia, mentre sono quattro le persone respinte in frontiera verso l’Afghanistan e sei, tra cui tre donne, quelle riammesse in Slovenia. Sei sono transitati da Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). Più allarmanti i dati del 2020: è stato realizzato il rimpatrio forzato di un cittadino afghano, sette persone sono state respinte in frontiera verso l’Afghanistan e 327, tra cui quattro 4 donne, sono state riammesse in Slovenia. Cinque sono transitati per Cpr. «<em>È necessario un ripensamento urgente dell’attività di controllo delle frontiere nei confronti dei cittadini afghani e una riorganizzazione complessiva delle politiche di accoglienza anche a livello europeo specie per quanto riguarda la cosiddetta rotta balcanica</em>».</p>
<p>Chi volesse aiutare Linea d’ombra <a href="https://www.lineadombra.org/#sostienici" target="_blank">trova qui tutte le informazioni</a>.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_16.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-2044" alt="LDO_TS_16" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_16.jpeg" width="1024" height="683" /></a></p>
<div id="attachment_2046" class="wp-caption alignnone" style="width: 1034px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_18.jpeg"><img class=" wp-image-2046" alt="LDO_TS_18" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_18.jpeg" width="1024" height="683" /></a><p class="wp-caption-text">Elisa e Lorena</p></div>
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		<title>Tra pachistani e afghani per la fine del Ramadan con gli amici di Sant&#8217;Egidio</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2015 15:18:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho detto di sì subito. D’istinto. Perché ho bisogno di storie belle da raccontare. Perché c’è bisogno di qualcuno che le racconti. Perché sempre e comunque &#8211; e sopratutto in questo tempo così opaco &#8211; bisogna inseguire la luce che c’è.</p>
<p>Così quando <strong>Federica Marchi</strong>, della <a href="http://www.santegidio.org" target="_blank">Comunità di Sant’Egidio</a> di Trieste, mi ha invitata per giovedì 16 luglio alla cena di fine Ramadan, non ci ho pensato due volte: ho accettato di buon grado. L&#8217;iniziativa infatti era organizzata dai <a href="http://www.giovaniperlapace.it" target="_blank">Giovani per la pace</a> per i profughi afghani e pachistani.</p>
<p>Certo è che, avventurandomi in una Trieste rovente e salendo via di Romagna, non immaginavo che la porta del civico 22, si sarebbe spalancata su una realtà così articolata e tanto generosa, regalandomi un’esperienza emozionante e ricca di incontri.</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Casa Cramer</span></h2>
<p>Inizio bene, mi sento accompagnata da un pizzico di fortuna perché, giunta a destinazione, c’è un ragazzo che suona il campanello: «<em>Ciao! Vai alla Comunità di Sant’Egidio?</em>». <strong>Ramzan</strong> sorride e mi dice di seguirlo. Scoprirò di aver beccato al primo colpo il cuoco della serata.</p>
<p>Intanto salgo le scale di questa bella palazzina che, già per conto suo, ha una storia che meriterebbe di essere raccontata a parte. Prima convento (c’è infatti anche una piccola cappella interna) venne ristrutturata da Claudio Cramer e sua moglie Duja Kaucic che vi abitarono dal 1975 al 2010, anno in cui lui morì. La professoressa Kaucic, nel 2014, dopo un’attenta ricerca tra le realtà benefiche triestine, donò “casa Cramer” alla Comunità di Sant’Egidio.</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Nell&#8217;operoso mondo della Sant&#8217;Egidio</span></h2>
<p>Entro in una bellissima sala, inondata dal profumo di spezie e da un chiacchiericcio vivace. Chiedo di <strong>Federica</strong>. Mi indicano la cucina. La trovo sorridente tra ragazzi, pentole e vaschette di alluminio colme di riso. Ci presentiamo perché fino a quel momento la nostra reciproca conoscenza passa solo attraverso la rete, con Facebook. Mi fa conoscere tutti. Stringo tante mani e vengo travolta da un susseguirsi di sorrisi. Prometto che ascolterò le parole di ognuno.</p>
<p>Prima però Federica mi guida attraverso la casa e, di stanza in stanza, scopro progetti ed idee. La struttura verrà inaugurata a settembre, ma ci sono già due aule, dove si tengono lezioni di italiano per stranieri, e un piccolo ambulatorio, anche questo già operativo, per le visite gratuite fatte da medici volontari. Non manca un magazzino dove sono raccolti generi alimentari e abbigliamento. Ma la meraviglia è il giardino interno con il pergolato di vite, i rosai e un’ancona votiva. «<em>Vogliamo sistemarlo al meglio &#8211; </em>mi spiega Federica<em> &#8211; così, soprattutto in queste giornate calde, sarà un luogo gradevole per chi aspetta di essere visitato</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Ramzan, il Pakistan e (soprattutto!) il riso biryani</span></h2>
<div id="attachment_1129" class="wp-caption alignright" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_1.jpg"><img class=" wp-image-1129  " alt="Comunità di Sant'Egidio -  Ramzan" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_1-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Ramzan</p></div>
<p>Ma sono qui per raccontare e allora non posso che iniziare da <strong>Ramzan</strong> che per un attimo abbandona i fornelli, così ci sistemiamo all’ombra, in giardino. Ha 28 anni, viene dal Kashmir e manca da casa da quattro anni. La sua storia è quella di tanti: un peregrinare lunghissimo, attraversando un paese dopo l’altro, a partire dall’Iran, nel 2010. «<em>Mi sono fermato un anno e otto mesi in Grecia &#8211; </em>racconta<em> &#8211; poi per sei mesi sono rimasto in Ungheria per arrivare in Italia solo nel 2013</em>». Accolto dalla <a href="http://www.caritastrieste.it" target="_blank">Caritas di Trieste</a> prima, e inserito in un progetto <a href="http://www.sprar.it/index.php/chi-siamo" target="_blank">Sprar</a> poi, Ramzan è approdato alla Comunità di Sant’Egidio spinto dal desiderio di <em>«imparare e studiare l’italiano»</em>. «<em>Qui &#8211; </em>prosegue<em> &#8211; non ho trovato solo una scuola, ma un posto dove incontrare delle persone amiche</em>». Mi faccio raccontare della situazione che ha lasciato. Abita ad appena tre chilometri dal confine indiano, una zona caldissima dove resta vivo un conflitto nato nel 1947, all&#8217;indomani della formazione dei due stati, tra Islamabad e Nuova Delhi e che, negli ultimi vent’anni, ha fatto 80 mila morti. Mi racconta dei bombardamenti, della famiglia rimasta là e che in questi giorni &#8211; a causa del volo di droni &#8211; ha dovuto abbandonare la propria casa.</p>
<p>Lasciamo da parte i cattivi pensieri e gli chiedo cosa ci ha preparato. «<em>Un piatto famoso in Pakistan, ma che piace tantissimo anche agli italiani che vivono con me &#8211; </em>spiega Ramzan<em> -: il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Biryani" target="_blank">riso biryani</a></em>». Mi descrive passo passo come si cucina, qui vi basti sapere che ci vogliono cipolle, zenzero, pepe verde, aglio e pollo. Prima di tornare ai fornelli mi dice: «<em>È importante stasera festeggiare e mangiare assieme a voi</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Insegnare italiano</span></h2>
<div id="attachment_1131" class="wp-caption alignright" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_5.jpg"><img class=" wp-image-1131 " alt="Cosimo Perrini e Franca Volio" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_5-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Cosimo Perrini e Franca Volio</p></div>
<p>Incuriosita da quello che mi ha raccontato Ramzan, mi metto alla ricerca dei volontari che qui si occupano dell’insegnamento dell’italiano. Distolgo così anche il signor <strong>Cosimo Perrini</strong> dalla preparazione della cena. «<em>Qui </em>- mi spiega -<em> i ragazzi vengono a lezione il venerdì, dalle 18 alle 20, e la domenica, dalle 10 alle 12. Nell’anno che si è appena chiuso abbiamo avuto a lezione studenti che andavano dall’analfabetismo totale, quindi non scolarizzati neanche nel loro paese di origine, a studenti scolarizzati, alcuni anche con un buon livello di istruzione. C’è poi un corso di italiano un po’ più avanzato che consente di accedere anche al rilascio dell’attestato di conoscenza di lingua e cultura italiana</em>».</p>
<p>Mi racconta di un’esperienza positiva &#8211; «<em>per noi e per loro</em>» dice &#8211; tanto da definire le ore di lezione «<em>un momento rigenerante</em>». Ed è un’esperienza positiva anche per i ragazzi che alla conclusione del corso hanno chiesto di proseguire con le lezioni anche per tutto il mese di giugno. «<em>È bello entrare in contatto con persone di altre realtà </em>- continua Cosimo -<em> ed è qualcosa che induce a riflettere: il mondo sta sprecando una risorsa importante. Questi ragazzi non devono essere considerati rifugiati, ospiti o intrusi. Sono giovani, forti, sani, capaci ed intelligenti: una risorsa preziosa su cui investire, non qualcosa che erode le nostre posizioni di benessere già acquisite</em>». In prevalenza si tratta di persone provenienti da Pakistan ed Afghanistan (alcuni di loro arrivano dal Senegal e dalla Repubblica Centrafricana) e la scuola ha anche «<em>scongelato delle situazioni collegate all’appartenenza nazionale, si sono così un po’ allentate le distanze</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">La pace possibile delle donne</span></h2>
<p>Ma non c’è solo la scuola di via di Romagna. Nella parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù, in via Matteotti 12, c’è infatti anche la <a href="http://www.santegidio.org/pageID/30/langID/it/Le_Scuole_della_Pace.html" target="_blank">Scuola della pace</a>, dedicata ai bambini e animata da giovanissimi volontari delle scuole superiori. Mentre i bambini trascorrono qui un paio d’ore, i genitori, in particolare le mamme, possono seguire le lezioni di italiano.<strong> Franca Volio</strong> è una delle insegnanti: «<em>Ho iniziato quest’anno, si tratta di un’esperienza bellissima. Sono in prevalenza donne e provengono per lo più dai Balcani. Hanno tanta voglia di imparare. In gran parte dei casi vivono a Trieste già da tanti anni, ma sono rimaste chiuse nel loro gruppo linguistico, tanto che, a un certo punto, si sono ritrovate ad avere bisogno dei figli perché non erano in grado di comunicare. In questi mesi le ho viste fare dei progressi grandissimi. Ma ciò che più è importante è che riusciamo a metter insieme donne di nazionalità che hanno vissuto la guerra: kosovare, serbe, bosniache, sono tutte insieme in amicizia, sentita, vera. Un clima bellissimo</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">L&#8217;esercito sorridente dei «Giovani per la pace»</span></h2>
<div id="attachment_1130" class="wp-caption alignright" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_4.jpg"><img class=" wp-image-1130 " alt="Giovani per la pace - Trieste" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_4-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Giovani per la pace &#8211; Trieste</p></div>
<p>Dicevamo della Scuola della pace. Ride di gusto <strong>Giulia</strong>, una delle volontarie che anima le attività con i bambini: «<em>Facciamo tante belle cose!</em>». 18 anni, questa ragazza ha conosciuto la Comunità di Sant’Egidio a scuola, nel 2013, come tanti suoi compagni perché Federica insegna Religione in un’istituto della città. «<em>È un doposcuola gratuito per bambini in situazione di difficoltà, principalmente immigrati. Li aiutiamo a fare i compiti, giochiamo e facciamo la merenda assieme</em>». <strong>Agnese</strong> invece ha cominciato d’estate, quando si organizzano delle gite per dare la possibilità a questi bimbi di visitare posti che probabilmente non avrebbero occasione di vedere. «<em>Io presto servizio tutti i venerdì. Si tratta di due ore che potrei spendere in altro modo, ma mi piace quello che faccio. Quando arrivo alla Scuola della pace i bambini sono là che mi aspettano, non una persona a caso, ma proprio me, mi abbracciano, abbiamo un rapporto speciale. È bellissimo</em>».</p>
<p>Ma non ci sono solo ragazze. Ci sono infatti anche <strong>Pietro</strong>, 15 anni, <strong>Marco</strong> e <strong>Daniele</strong>, diciottenni entrambi. «<em>La prima volta &#8211; </em>spiega <strong>Pietro</strong><em> &#8211; ho accettato l’invito di Federica a darle una mano con la festa di Natale, mi sono divertito tantissimo e ho deciso di partecipare più attivamente, cosa che faccio ancora e di cui non mi pento assolutamente</em>». <strong>Marco</strong> invece ha seguito le orme del fratello, volontario della Comunità. «<em>Mio fratello faceva il volontario qui da cinque anni </em>- spiega -<em> ma io non ne sapevo niente, sono rimasto abbastanza “scioccato” quando me lo ha detto. All’inizio non ero molto interessato, ma poi ho dovuto scrivere un articolo per “Il Piccolo” e a quel punto mi sono detto che potevo anche cominciare a dare una mano più attivamente</em>». Anche <strong>Daniele</strong> è approdato alla Scuola della Pace, ormai quattro anni fa, grazie a un insegnante («<em>una complice di Federica</em>» sottolinea ridendo). «<em>La mia prima volta è stata molto intensa perché con i bambini abbiamo fatto visita all’Itis, un istituto per anziani, facendo delle attività per intrattenerli. Da lì è nata una vera e propria passione. Oltre alle attività consuete c’è ad esempio anche la colonia estiva, conclusasi una settimana fa. Abbiamo portato i bambini a Campo Sacro, le attività era incentrata sull’approfondimento della vita e il pensiero di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Malala_Yousafzai" target="_blank">Malala</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Madre_Teresa_di_Calcutta" target="_blank">Madre Teresa di Calcutta</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mahatma_Gandhi" target="_blank">Gandhi</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Luther_King" target="_blank">Martin Luther King</a> per spiegare loro il significato della pace. Lo considero l’aspetto più importante, e cioè consegnare a questi bambini una coscienza e una serie di valori con cui possano affrontare la vita</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Parola di prof!</span></h2>
<p>In disparte, ad ascoltare con soddisfazione i suoi ragazzi, c&#8217;è <strong>Federica Marchi</strong>: «<em>Il bello dei “Giovani per la pace” è che dimostrano che non è vero che i giovani non vogliono impegnarsi per gli altri nel sociale. Ci mettono invece la faccia, il tempo e il coinvolgimento personale. Stamattina siamo qui a lavorare in tanti, <em>dalle 9.45, </em>ma loro lavorano davvero tutto l’anno. C’è un coinvolgimento totale sulle attività, ma anche rispetto alle preoccupazioni della vita della Comunità, anche il centro dove siamo è molto aiutato dall&#8217;impegno più giovani. Ad esempio il pranzo di Natale, che quest’anno è stato caratterizzato dalla partecipazione di 400 poveri della città, ha visto Giulia impegnarsi e raccogliere dei fondi a scuola, ben 600 euro. Questo significa dire agli altri: “Io faccio questo, vieni con me?”. Non è una cosa né semplice, né scontata perché implica il fatto di esporsi ai giudizi degli altri</em>».  «<em>La comunità di Sant’Egidio è nata negli anni Novanta da un gruppo di sedicenni, è bello vedere oggi tanti ragazzi che si appassionano e con tanto amore ci aiutano. Non solo, portano alla comunità anche le proprie idee innovative, quindi non si limitano a ripetere quello che facciamo noi</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Il gruppo del Giovedì</span></h2>
<div id="attachment_1150" class="wp-caption alignright" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se-3.jpg"><img class=" wp-image-1150 " alt="Giovani per pace - Rosaria, Paolo, Ilaria e Federica" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se-3-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Giovani per pace &#8211; Rosaria, Paolo, Ilaria e Federica</p></div>
<p>Da sempre la Comunità di Sant&#8217;Egidio vive l&#8217;incontro con i più poveri, con quelli che abitano (per dirla come Papa Francesco) le periferie esistenziali della nostra società. Così faccio conoscenza con il &#8220;gruppo del giovedì sera&#8221;, composto da ragazzi universitari che incontrano le persone senza fissa dimore. «<em>Partiamo dalla sede</em> &#8211; spiega <strong>Paolo Parisini</strong> -, <em>d’inverno ad esempio portando te caldo, merendine e coperte. Scendiamo nella zona intorno alla stazione centrale dove dormono soprattutto le famiglie rom che vengono a fare il giro della mendicità qui a Trieste. Gruppi eterogenei, però conosciuti che ritornano in città più volte nel corso dell’anno, si tratta di una cinquantina di persone. Insieme ovviamente ad altre persone che dormono per strada e che fanno parte invece proprio del tessuto sociale triestino. Questo giro in realtà è un incontro di amicizia, l’idea è vedere la frontiera e con un rapporto personale capire con il tempo, senza la fretta di progetti su persone notoriamente sfuggenti, di capire se c’è la possibilità di costruire qualcosa». </em>Mi raccontano di famiglie concrete, di voglia di uscire dalla povertà, di desiderio di ricatto.</p>
<p><strong>Rosaria</strong>, 28 anni, da due anni con la Comunità di Sant’Egidio: <em>«Distribuire il cibo nel nostro giro del giovedì è solo un aggancio per metterci a parlare di come vanno le loro giornate, per farci raccontare la loro vita. Di giovedì in giovedì si colgono delle sfaccettature importanti</em>». Le fa eco <strong>Ilaria</strong>, studentessa originaria di Torino: «<em>Quello che facciamo mi ha resa più consapevole di chi mi sta intorno. Fino a qualche tempo fa nemmeno io mi rendevo conto della presenza di queste persone. Poi quando cominci a viverle tutto diventa diverso</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;"><strong>Verso la cena in Via Sant&#8217;Anastasio</strong></span></h2>
<p>Di chiacchierata in chiacchierata si è fatta ora di cena. Ci si organizza, si inizia a caricare la macchina con tutto l’occorrente, dalle tovaglie colorate alle teglie di riso. Prima però una preghiera nella cappella della casa. Ci dirigiamo quindi verso la parrocchia di via Sant’Anastasio. Intanto Ramzan va in stazione per chiamare a raccolta i suoi amici. Molti di loro vivono nel “<a href="http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2015/06/10/news/trieste-87-profughi-senza-un-posto-letto-1.11589248" target="_blank"><em>silos</em></a>” in condizioni precarissime, non degne di un paese civile.</p>
<p>Nella grande sala parrocchiale ad accoglierci c’è il parroco, <strong>padre Renato Caprioli</strong>, clarettiano, originario di Rieti, ma ormai da anni imprescindibile punto di riferimento triestino per il mondo della solidarietà.</p>
<p>Vengo circondata dall’operosità, i ragazzi si mettono al lavoro e in un attimo questo piccolo esercito di volenterosi apparecchia le tavole e con l’aiuto di uno dei responsabili della comunità islamica prepara latte e datteri che serviranno per rompere il digiuno del Ramadan. I ragazzi afghani e pachistani arrivano alla spicciolata. Sono meno del previsto, qualcuno ha preferito l’incontro del Centro islamico, molti altri <a href="http://www.askanews.it/regioni/friuli-venezia-giulia/immigrati-torrentifvg-trasferiti-100-profughi-da-trieste_711558858.htm" target="_blank">sono invece stati trasferiti</a>, proprio in questi giorni, in altre regioni.</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Cambiare sguardo, incontrare l&#8217;altro</span></h2>
<p>Mi avvicino a <strong>padre Caprioli</strong>. Riconosco il sorriso di chi cerca e lavora per il dialogo. Parliamo di quella che ci si ostina a chiamare “emergenza profughi”. Sorride e mi dice che ha svolto il suo ministero per molti anni a Milano, ai tempi del cardinal Martini. «<em>Lui ci ha insegnato che la tolleranza è il minimo che possiamo mettere in campo. Martini preferiva invece guardare al concetto di “meticciato”, quella necessità di imparare a crescere tutti insieme</em>». Mi vengono in mente le parole di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_Balducci" target="_blank">Ernesto Balducci</a>: «<em>Gli uomini del futuro o saranno uomini di pace o non saranno</em>». Guarda la sala, i ragazzi che si mescolano, mi dice che c’è bisogno di «<em>segni</em>» come questo, che «<em>solo la fraternità risolve i problemi</em>». Come non essere d&#8217;accordo?</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Il Ramadan è finito</span></h2>
<div id="attachment_1141" class="wp-caption alignright" style="width: 239px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_14.jpg"><img class=" wp-image-1141  " alt="In preghiera" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_14-682x1024.jpg" width="229" height="343" /></a><p class="wp-caption-text">In preghiera</p></div>
<p>Ramzan intona un canto che mi sembra di altri tempi, che porta lontano. Personalmente mi conduce a <a href="http://www.annapiuzzi.it/rileggere-la-ragazza-che-corre/" target="_blank">Sarajevo</a>, alle giornate iniziate all’alba sotto il minareto della moschea Ferhadija. Poi arriva la preghiera, gesti antichi, ripetuti. Scatto qualche foto, guardo i volti di questi ragazzi, alcuni sono giovanissimi. Penso a quello che hanno vissuto sin qui, a quello che ancora li attende.</p>
<p>Il Ramadan è finito, si inizia dal latte e dai datteri. È stata una giornata caldissima e loro non hanno né bevuto, né mangiato per tutto il giorno. Portiamo il riso in tavola, ci sediamo tutti assieme.</p>
<p>Il riso è buonissimo, Ramzan è raggiante. A cena, di fronte a me, ci sono <strong>Adnan</strong> e <strong>Raja</strong>, hanno trent’anni e vengono anche loro dal Kashmir. Il primo faceva il poliziotto, l’altro il militare. È Adnan quello che parla di più, Raja ci tiene a precisare che il suo amico conosce meglio l’Italiano solo perché è qui da più tempo. Ridiamo. Adnan è via dal Pakistan da undici anni. Snocciola i paesi che ha attraversato: Iran, Turchia, Grecia, Montenegro, Serbia, Ungheria, Croazia e Slovenia. Come molti qui mi racconta dell’esperienza in Ungheria, è stato rinchiuso per mesi e mesi in un centro in condizioni disumane. Il pensiero corre al <a href="http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/ungheria_costruisce_muro_anti_immigrati/notizie/1469140.shtml" target="_blank">muro “anti immigrati”</a> che questo Paese &#8211; fino a vent’anni fa costretto dietro la cortina di ferro &#8211; ha deciso e iniziato a costruire al confine con la Serbia. «<em>Chi può voler vivere tutto questo se non costretto a fuggire da casa sua?</em>» mi chiede Adnan.</p>
<div id="attachment_1144" class="wp-caption alignleft" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_17.jpg"><img class=" wp-image-1144 " alt="Adnan e Raja" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_17-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Adnan e Raja</p></div>
<p>Raja in Pakistan ha lasciato moglie e figli. Me lo dice con un velo di tristezza, non li vede da anni. Ma gli si illuminano gli occhi perché prima o poi, dice, li porterà in Italia. Ora ha i documenti e sta frequentando la scuola edile per imparare a fare il muratore. Un presente che per lui ha il sapore del futuro. Adnan invece &#8211; che al momento lavora all’Ausonia &#8211; sogna di aprire un negozio. Anche i suoi occhi brillano di speranza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Faccio un giro per i tavoli, e ovunque barcamenandosi tra inglese e italiano, i ragazzi parlano tra loro, c’è anche un gruppetto di slovacchi ospite della parrocchia nell’ambito di un progetto di scambio.</p>
<p>È ora di rientrare. Saluto tutti, non dopo le foto di rito.</p>
<p>Mi metto in macchina e respiro a fondo gli ultimi scampoli di questa aria di mare. Attraverso il mio Friuli grata di mille cose, anche di questa silenziosa e lunga strada che mi porta a casa e lascia decantare nella notte le emozioni di questa splendida giornata.</p>
<p>Qui di seguito la gallery completa delle foto.</p>

<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1134' title='Comunità di Sant&#039;Egidio - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_7.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Comunità di Sant&#039;Egidio - Trieste" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_1/' title='Ramzan '><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_1.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Comunità di Sant&#039;Egidio -  Ramzan" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1132' title='Giovani per la pace in cucina - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_6.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Giovani per la pace in cucina - Trieste" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1149' title='Il riso biryani di Ramzan'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se-2.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Il riso biryani di Ramzan" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_5/' title='Cosimo Perrini e Franca Volio'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_5.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Cosimo Perrini e Franca Volio" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_4/' title='Giovani per la pace - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_4.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Giovani per la pace - Trieste" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se-3/' title='Giovani per pace - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se-3.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Giovani per pace - Rosaria, Paolo, Ilaria e Federica" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1135' title='Comunità di Sant&#039;Egidio Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_8.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Si parte!" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1136' title='Trieste - Chiesa di via Sant&#039;Anastasio'><img width="720" height="1080" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_9.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Trieste - Chiesa di via Sant&#039;Anastasio" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1137' title='Trieste - Chiesa di via Sant&#039;Anastasio'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_10.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Trieste - Chiesa di via Sant&#039;Anastasio" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1138' title='Comunità di Sant&#039;Egidio'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_11.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Si preparano le tavole - Rosaria" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1139' title='Latte e datteri'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_12.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Latte e datteri" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1143' title='In preghiera'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_16.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="In preghiera" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_14/' title='In preghiera'><img width="720" height="1080" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_14.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="In preghiera" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1140' title='In preghiera'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_13.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="In preghiera" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1142' title='Comunità Sant&#039;Egidio - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_15.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="È finito il Ramadan" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_17/' title='Adnan e Raja'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_17.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Adnan e Raja" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1145' title='Padre Renato Caprioli'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_18.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Padre Renato Caprioli" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1146' title='Nuove amicizie - Comunità Sant&#039;Egidio Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_19.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Nuove amicizie - Comunità Sant&#039;Egidio Trieste" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1147' title='Comunità di Sant&#039;Egidio - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_22.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Comunità di Sant&#039;Egidio - Trieste" /></a>

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