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	<title>Anna Piuzzi &#187; Senegal</title>
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		<title>Francesca, Modou e il loro «Makamom»: Senegal, Friuli e Salento dentro un progetto</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2021 06:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mio Friuli]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Li guardi insieme e non puoi non sorridere. Sono solari, sono creativi e tra le mani stringono la felicità di chi ha avuto la fortuna di incontrarsi e riconoscersi, scegliendo poi di scommettere sul proprio futuro insieme. Lei è <strong>Francesca Carbone</strong>, udinese con origini salentine, 31 anni, antropologa di formazione, è operatrice dell’associazione <em>Get Up</em>. Nel passato recente ha lavorato per <em>Medici Senza Frontiere</em> in mezzo ai braccianti sfruttati della Basilicata e pure con <em>Terre des hommes</em> a Lampedusa, tra i migranti. Lui, invece, è <strong>Modou Beye</strong>, ha 26 anni ed è senegalese, sarto, ha fatto il mediatore culturale accogliendo gli artisti europei in visita nel suo Paese. Insieme, qui a Udine, sono <a href="https://www.facebook.com/makamom" target="_blank"><strong><em>Makamom</em></strong></a> un brand di abbigliamento e di accessori artigianali, realizzati con due materiali tipici del Senegal e del Salento: il tessuto wax e il legno d’ulivo. Dalle mani di Modou prendono forma abiti bellissimi, pensati e disegnati insieme a Francesca, dalle linee morbide e moderne, con colori e fantasie vivacissimi che ti fanno pensare all’Africa appena posi lo sguardo su di loro.</p>
<h3><span style="color: #ff6600;">L’incontro in Senegal</span></h3>
<p>«<em>Ci siamo conosciuti nel gennaio del 2018 a St. Louis, la città di Modou, a una festa dell’Institut français</em> – racconta Francesca con un’allegria contagiosa –, <em>io ero in Senegal con un’ong torinese per fare un anno di servizio civile. Da lì abbiamo cominciato a frequentarci, anche perché entrambi eravamo impegnati con le associazioni di quartiere che in città si occupavano dei ragazzi di strada</em>». La loro storia corre veloce, a settembre, infatti si sposano. Di lì a poco, concluso il servizio civile di Francesca, rientrano in Italia. Vivono inizialmente in Basilicata dove lei lavora con Medici Senza Frontiere.</p>
<h3><span style="color: #ff6600;"><strong>La nascita del progetto</strong></span></h3>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/04/Pizzica.jpg"><img class="alignright  wp-image-1995" alt="Pizzica" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/04/Pizzica-765x1024.jpg" width="381" height="509" /></a>Ma da dove nasce l’idea di dar vita a un progetto sartoriale? «<em>In qualche modo già in Senegal</em> – spiega Modou –, <em>io ho sempre saputo cucire, nella nostra tradizione, infatti, è importante imparare un mestiere, quindi la mia famiglia mi aveva mandato a bottega, sin da piccolo, da un sarto, inoltre avevo avuto modo di mettere a frutto questa abilità con un’ong spagnola. E poi, quando ho conosciuto Francesca, ho iniziato a confezionare abiti per lei</em>». In Basilicata però i lavori che Modou riesce a trovare sono sotto qualificati, è appena arrivato in Italia, e non è semplice farsi strada, soprattutto tra i pregiudizi. «<em>Abbiamo deciso insieme</em> – spiega Francesca – <em>che così non poteva andare bene, non aveva senso svalutarsi e accettare passivamente l’approccio culturale secondo cui un cittadino africano va sfruttato, così abbiamo deciso di rientrare in Friuli e inventarci qualcosa, io avevo nel cuore la bellezza dei tessuti wax che colorano i mercati del Senegal, ma anche il desiderio di accostarvi le mie radici salentine. Il primo oggetto che abbiamo realizzato, un medaglione, teneva insieme il legno d’ulivo e il tessuto wax: da lì è venuto poi tutto il resto</em>».</p>
<p>A Udine Modou frequenta un corso di sartoria all’Ires, vedono la luce i primi modelli che conquistano subito il pubblico, ai mercatini dell’artigianato il loro stand è sempre affollatissimo. Il pezzo forte è una gonellona ampia che va a ruba: «<em>Makamom</em> – spiega Francesca – <em>in lingua wolof vuol dire “mi appartiene”, a noi due appartengono i colori dell’Africa, ma anche le reciproche tradizioni, la gonnellona, ad esempio, nasce così ampia perché richiama gli abiti usati dalle donne nella danza salentina della “pizzica”, oltre ai colori e alle forme, a chi sceglie di acquistare i nostri abiti piace molto pure questa idea sottesa al nostro progetto, quella appunto dell’incontro</em>».</p>
<h3><span style="color: #ff6600;">Ancor più colorati con Irene</span></h3>
<p>E dall’incontro di Francesca e Modou non è nato solo Makamom, nove mesi fa, infatti, è arrivata anche la piccola Irene: «<em>Da quando c’è lei siamo ancora più colorati, non solo bianco e nero, ma anche un bel color marroncino</em>  – raccontano i due ridendo –, <em>è stata per noi una ventata non solo di immensa gioia, ma anche di enorme creatività, gran parte dei nostri modelli sono stati pensati durante la gravidanza che è stato per noi un momento magico</em>».</p>
<h3><strong><span style="color: #ff6600;">Sguardo lungo e sogni nel cassetto<br />
</span></strong></h3>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/04/modou.jpg"><img class=" wp-image-1994 alignleft" alt="modou" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/04/modou.jpg" width="326" height="326" /></a></p>
<p>Intanto «Makamom» guarda lontano. «<em>Il nostro sogno nel cassetto</em> – spiegano i due –, <em>è quello di poter aprire uno spazio sartoriale in Senegal dove altri giovani possano formarsi e crescere, da protagonisti, mettendosi in gioco, non facendo solo gli aiutanti come spesso accade. Desideriamo inoltre trasmettere strumenti nuovi, ad esempio nel campo della comunicazione, perché oltre ad imparare un mestiere, i ragazzi abbiano i mezzi per stare efficacemente sul mercato. Insomma ci piacerebbe dare il  nostro contributo per una vera e propria emancipazione economica e sociale</em>». E già oggi una ricaduta positiva c’è, i tessuti di Makamom – rigorosamente originali – arrivano infatti direttamente da St Louis dove un amico di Modou, particolarmente capace nell’intuire i gusti degli europei, seleziona le stoffe che ogni tre mesi vengono inviate in Friuli, «<em>per lui</em> – osservano i due – <em>la sicurezza di quell’ordine trimestrale è davvero importante</em>».</p>
<p>Nel frattempo, con l’arrivo della primavera è sbocciata anche la nuova collezione di Makamom che si può ammirare a acquistare sulle pagine <a href="https://www.facebook.com/makamom" target="_blank">Facebook</a> e <a href="https://www.instagram.com/makamom/" target="_blank">Instagram</a> del progetto.</p>
<p>(<em>Pubblicato sull&#8217;edizione del 31 marzo 2021 del settimanale diocesano di Udine «La Vita Cattolica»</em>).</p>
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