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	<title>Anna Piuzzi &#187; Senza categoria</title>
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		<title>In Bosnia con Ospiti in Arrivo &#124; Seconda parte &#124; «Sappiamo cosa significa fuggire dalla guerra»</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jul 2025 04:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A inizio maggio sono stata in Bosnia, prendendo parte a una missione di Ospiti in Arrivo (a cui va, come sempre, la mia gratitudine più profonda) con destinazione Tuzla....]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>A inizio maggio sono stata in Bosnia, prendendo parte a una missione di <a href="https://www.facebook.com/ospitinarrivo" target="_blank">Ospiti in Arrivo</a> (<i>a cui va, come sempre, la mia gratitudine più profonda</i>) con destinazione <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tuzla" target="_blank">Tuzla</a>. Da lì, l&#8217;attivista <strong>Nihad Suljić</strong> </em><i>ci ha accompagnati lungo la Drina, nel territorio in cui, nel 1992, iniziò la pulizia etnica. Questo stesso territorio è parte della geografia in cui si consuma il dramma delle persone che – in movimento lungo la rotta balcanica – muoiono a causa della violenta politica di militarizzazione dei confini. Insieme a Nihad (il cui impegno è preziosissimo) abbiamo visitato i cimiteri dove sono sepolti questi uomini e queste donne, annegati nella Drina, ma anche i luoghi del genocidio, i memoriali di cui è disseminata la Bosnia orientale, ascoltando le testimonianze delle persone impegnate nel fare memoria, ma anche (e non è un caso) nell’aiuto a quanti e quante percorrono la rotta balcanica. Ne è uscito un reportage in due parti: qui di seguito trovate la seconda parte (in fondo la galleria fotografica), <a href="https://www.annapiuzzi.it/in-bosnia-con-ospiti-in-arrivo-prima-parte-i-morti-senza-nome-sulla-rotta-balcanica/" target="_blank">a questo link, invece, la seconda</a>.</i><em> </em></p>
<h3><strong><span style="color: #ff6600;">«Sappiamo cosa significa fuggire dalla guerra»</span></strong></h3>
<p>«<em>Sappiamo bene, per averlo vissuto, cosa vuol dire dover abbandonare tutto perché c’è la guerra. E conosciamo altrettanto bene l’angoscia che ti abita quando non sai, anche dopo anni, che fine hanno fatto i tuoi cari</em>». Incontriamo <strong>Emina</strong> nel suo appartamento di Zvornik, nel nordest della Bosnia. Siamo alla fine di una giornata trascorsa di cimitero in cimitero per visitare i luoghi dove sono sepolte le persone migranti morte nel tentativo di attraversare la Drina (<a href="https://www.annapiuzzi.it/in-bosnia-con-ospiti-in-arrivo-prima-parte-i-morti-senza-nome-sulla-rotta-balcanica/" target="_blank">nella prima parte del reportage</a>). Anche Emina è tra quanti hanno scelto di mobilitarsi per le persone in movimento sulla rotta balcanica, persone che però preferisce chiamare «<em>i nostri fratelli siriani e afghani</em>». È uno sguardo magnetico il suo, gli occhi chiari – mentre ti parla – cercano i tuoi, senza tregua. E ride, ride parecchio, con una voce roca da fumatrice incallita. La sua casa affaccia proprio sulla Drina, dall’altra parte del fiume c’è la Serbia. «<em>Dal balcone ho iniziato ad accorgermi di questi ragazzi che attraversavano a nuoto. Vedevo anche le condizioni in cui arrivavano dopo mesi di viaggio, dopo le violenze della polizia, in Iran, in Turchia e poi in Europa. Come si fa a non provare ad aiutarli? Soprattutto se hai vissuto quello che abbiamo vissuto noi?</em>».</p>
<p><strong>È in questa regione della Bosnia che, nel 1992, inizia infatti la pulizia etnica</strong>. Il primo di aprile – indisturbate – le “<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Guardia_volontaria_serba" target="_blank">Tigri di Arkan</a>” (ufficialmente “Guardia volontaria serba”, gruppo paramilitare di volontari, ndr) entrano a <strong>Bijeljina</strong>. L’assalto dura tre giorni: è un massacro, cinquecento bosgnacchi (<em>bosniaci di fede musulmana, ndr</em>) vengono uccisi. Gli altri costretti alla fuga. <strong>In poco più di una settimana le truppe regolari e irregolari serbe occupano, oltre a Bijeljina, altre cittadine e borghi, tra cui anche Zvornik, Bratunac, Srebrenica, Žepa, Višegrad, Derventa e Foča</strong>: uccidono, stuprano, saccheggiano. Proprio a Zvornik per la prima volta si sente usare la parola “<em><strong>cist</strong></em>”, “<em><strong>pulito</strong></em>”: l’obiettivo è infatti ripulire dai “turchi” i territori “misti”, a maggioranza musulmana, una presenza che ostacola la continuità geografica ed etnica con la Serbia. Emina riuscì a scappare con la sua famiglia, trovando riparo a Tuzla. «<em>Fu un’odissea, fuggimmo nei boschi a piedi</em>». <strong>Le chiediamo quanti sono oggi i bosgnacchi a Zvornik. Ride con amarezza: «<em>Siamo un errore statistico</em>».</strong> Sono infatti pochissime le persone sopravvissute e sfollate che, all’indomani della guerra, scelsero di rientrare. Emina fu tra queste e al suo ritorno, nei primi anni duemila, trovò il proprio appartamento occupato. Ci vollero tempo e un buon avvocato per rientrarne in possesso. «<em>I miei figli vivono a Sarajevo</em> – racconta –<em>, mi ripetono di raggiungerli, ma io non me vado, anche se le vessazioni non mancano. Sono vecchia, non me ne curo. Cosa possono farmi ormai?</em>».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In Bosnia la situazione rimane tesa. Sul muro davanti casa di Emina sono apparse scritte che inneggiano a <a href="https://www.balcanicaucaso.org/Dossier/La-cattura-di-Ratko-Mladic" target="_blank">Ratko Mladić</a>, il generale che guidò il genocidio di Srebrenica di cui, l’11 luglio di quest’anno, ricorre il trentennale. Oltre ottomila uomini – dai quindici ai sessantacinque anni – vennero trucidati in una manciata di giorni. I corpi furono poi ammassati in fosse comuni. Fosse che vennero a più riprese riaperte e spostate per occultare il massacro e rendere difficile il ritovamento e il riconoscimento delle vittime. Ancora oggi c’è chi cerca i propri cari. L’ultima fossa comune, riconducibile ai massacri del luglio ‘95, è stata scoperta quattro anni fa a Kalinovik, a sessanta chilometri da Sarajevo. Si ritiene che altre non siano ancora state trovate. Fondamentale, per l’identificazione dei corpi, è stato l’utilizzo del dna. Nella città di Tuzla è infatti attiva da anni l’International Commission on Missing Persons che si dedica all’identificazione di chi è scomparso a Srebrenica. Negli anni è stata restituita l’identità di oltre settemila persone. È questo il sistema che gli attivisti vorrebbero fosse esteso anche ai migranti morti lungo la rotta balcanica.</p>
<p>«<em>Sono le stesse madri di Srebrenica a sollecitarlo</em> – racconta Nihad Suljic, attivista di Tuzla –, <em>donne che non di rado aiutano i migranti, anche accogliendoli: un silenzioso e ideale ponte di solidarietà con altre madri lontane dai propri figli</em>».<br />
Anna Piuzzi</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Post Scriptum.</strong> </span><em>Questo reportage è stato pubblicato sulle pagine del settimanale diocesano di Udine con inevitabili questione di spazio perché contenere tutto quello che ci è stato raccontato e trasmesso, quello che abbiamo vissuto nella nostra missione in Bosnia è impossibile. Ho dovuto quindi fare delle scelte, anche per questioni di efficacia. Ad esempio, ho scelto di limitarmi a raccontare Emina, invece, ad accoglierci, c&#8217;era anche Remzija, pure lei – insieme ad Emina – dà sostegno alle persone in movimento sulla rotta balcanica. Vederle ridere insieme è stata una boccata d&#8217;aria, un assaggio dell&#8217;ironia straordinaria dei bosniaci che sanno usare anche mentre ti raccontano storie drammatiche. Ho sempre pensato che questa luminosissima dote sia una loro peculiare forma di ostinata resistenza a tutto quello che di feroce la storia ha messo sul loro cammino. Ed è anche per questo che amo – alla follia – questo popolo e questa terra. E poi c&#8217;era un ragazzo bangladese, di cui, con dispiacere, scopro di non averne appuntato il nome. Della sua presenza lì si dovrebbe scrivere ampiamente: ci ha spiegato che a Zvornik non è arrivato per caso, ma chiamato da un&#8217;azienda, lui come altri parecchi lavoratori. E ha aggiunto: «Certo che l&#8217;Europa resta un grande sogno, ma ho deciso di restare qui in Bosnia. Guadagno indubbiamente meno, ma la mia dignità di persona non viene piegata dalla violenza di un continente che non ci vuole. In futuro chissà magari le cose cambieranno».</em></p>

<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/in-bosnia-con-ospiti-in-arrivo-seconda-parte-sappiamo-cosa-significa-fuggire-dalla-guerra/zvornik_1/' title='Zvornik_1'><img width="1206" height="543" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2025/07/Zvornik_1.jpeg" class="attachment-post-boxed" alt="Emina (in verde) e Remzija (in rosa)" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/in-bosnia-con-ospiti-in-arrivo-seconda-parte-sappiamo-cosa-significa-fuggire-dalla-guerra/zvornik_2/' title='Zvornik_2'><img width="1600" height="1200" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2025/07/Zvornik_2.jpeg" class="attachment-post-boxed" alt="Con Emina" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/in-bosnia-con-ospiti-in-arrivo-seconda-parte-sappiamo-cosa-significa-fuggire-dalla-guerra/zvornik_3/' title='Zvornik_3'><img width="1600" height="1200" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2025/07/Zvornik_3.jpeg" class="attachment-post-boxed" alt="Con Emina, Remzija, NIhad e il ragazzo bangladese" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/in-bosnia-con-ospiti-in-arrivo-seconda-parte-sappiamo-cosa-significa-fuggire-dalla-guerra/zvornik_4/' title='Zvornik_4'><img width="2048" height="1536" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2025/07/Zvornik_4.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="La missione di Ospiti in arrivo" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/in-bosnia-con-ospiti-in-arrivo-seconda-parte-sappiamo-cosa-significa-fuggire-dalla-guerra/zvornik_5/' title='Zvornik_5'><img width="1600" height="1200" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2025/07/Zvornik_5.jpeg" class="attachment-post-boxed" alt="La Drina vista dall&#039;appartamento di Emina" /></a>

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		<title>Taranto, dentro la città vecchia</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2021 06:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[città]]></category>
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		<description><![CDATA[L’ho lasciata decantare Taranto, perché mi è rimasta nel cuore, ben più di tante altre città. Perché ha una ferita aperta che si chiama Ilva, certo....]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<div dir="auto">L’ho lasciata decantare Taranto, perché mi è rimasta nel cuore, ben più di tante altre città.</div>
<div dir="auto">Perché ha una ferita aperta che si chiama Ilva, certo. Ma non solo per questo. La linea di faglia tra salute e lavoro, ambiente e fabbrica, non è l’unica ad attraversare questa città che sembra duale in tutto, perfino nell’avere due mari. Uno “piccolo” e uno “grande”.</div>
</div>
<div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">È una bellezza faticosa quella che ho incontrato nei vicoli della città vecchia, da una parte i suoi palazzi vuoti, inselvatichiti, e dall’altra murales bellissimi e una possibilità di futuro che si intravede nella scommessa di portare proprio qui la sede dell’università.</div>
</div>
<div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">E, ancora, una politica che non ha dimestichezza (per essere generosi) con l’aver cura, mentre c’è – al contrario – un’umanità luminosa, fatta ad esempio di cittadini e cittadine ostinati (ed esasperati) che occupano una casa appena recuperata e la salvano da un ennesimo degrado, nel nome del sacrosanto diritto all’abitare e contro lo spreco di fondi pubblici, dando vita a un presidio di socialità e cultura che della politica colma l’assenza.</div>
</div>
<div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">A sollecitarmi a deviare e a scendere verso la marina (mentre invece stavo andando dritta dritta al duomo di San Cataldo), è stato dal suo terrazzo di casa un vecchietto gesticolante e con appena un fil di voce. Una volta giù, mentre scattavo le foto, due bambini che giocavano tra i palazzi puntellati mi si sono avvicinati per portarmi a vedere i murales più nascosti: «Li facciamo noi – mi hanno detto –, perché pure a noi piacciono le cose belle».</div>
</div>
<div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Dentro quel “noi” una consapevolezza radicata e una preziosa dimensione collettiva che marca però l’ennesima dualità, fatta di un dentro e un fuori, di un noi e un voi, che si avverte per intero nella sua complessità solo allontanandosi, anche di poco, e allungando il passo sul lungomare di Via Garibaldi, osservando dalla marina l’isola della Città Vecchia, fiera, abbarbicata e diroccata.</div>
</div>
<div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">La giusta distanza capace di mostrare più di tante parole, quanto il futuro sostenibile e dignitoso per tutti di cui abbiamo parlato a Taranto – in mille, da tutta Italia e per quattro giorni – abbia davvero solo una ed un’unica via percorribile per essere realizzato, la via che sveste di retorica tante intenzioni e passa dalla parola “insieme”. Qui come altrove.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">

<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/taranto-dentro-la-citta-vecchia/taranto_vecchia_1/' title='taranto_vecchia_1'><img width="771" height="1024" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/10/taranto_vecchia_1.jpeg" class="attachment-post-boxed" alt="taranto_vecchia_1" /></a>
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<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/taranto-dentro-la-citta-vecchia/taranto_vecchia_3/' title='taranto_vecchia_3'><img width="1024" height="817" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/10/taranto_vecchia_3.jpeg" class="attachment-post-boxed" alt="taranto_vecchia_3" /></a>
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<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/taranto-dentro-la-citta-vecchia/taranto_vecchia_6/' title='taranto_vecchia_6'><img width="1024" height="768" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/10/taranto_vecchia_6.jpeg" class="attachment-post-boxed" alt="taranto_vecchia_6" /></a>
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<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/taranto-dentro-la-citta-vecchia/taranto_vecchia_8/' title='taranto_vecchia_8'><img width="1024" height="768" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/10/taranto_vecchia_8.jpeg" class="attachment-post-boxed" alt="taranto_vecchia_8" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/taranto-dentro-la-citta-vecchia/taranto_vecchia_9/' title='taranto_vecchia_9'><img width="768" height="1024" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/10/taranto_vecchia_9.jpeg" class="attachment-post-boxed" alt="taranto_vecchia_9" /></a>
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</div>
</div>
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		<title>L&#8217;Afghanistan che è qui. Nella piazza del mondo con Linea d&#8217;ombra</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2021 05:27:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Afghanistan ci interroga. Ma non da oggi. E soprattutto, non da lontano. Stando all’Istat, infatti, sono 1113 gli afghani accolti in Friuli Venezia Giulia, ma chi ogni...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’Afghanistan ci interroga. Ma non da oggi. E soprattutto, non da lontano.</p>
<p>Stando all’Istat, infatti, <a href="https://www.rainews.it/tgr/fvg/video/2021/08/fvg-accoglienza-afghani-fvg-primato-italiano-690a2ae7-1e4d-4116-8368-cb58260a2033.html" target="_blank">sono 1113 gli afghani accolti in Friuli Venezia Giulia</a>, ma chi ogni giorno si occupa di migrazioni sa bene che i numeri di coloro che attraversano il territorio regionale per raggiungere Francia, Germania e il Nord Europa sono ben più alti. Persone in fuga da un Paese in cui – nonostante le promesse di futuro – la vita si è fatta insostenibile.</p>
<h4><strong><span style="color: #ff6600;">Nella &#8220;piazza del mondo&#8221;</span></strong></h4>
<p>È giovedì 19 agosto, sono le cinque del pomeriggio e come ogni giorno dalla fine del 2019, a Trieste – davanti alla stazione ferroviaria –  scendono in piazza Libertà Lorena Fornasir, Gian Andrea Franchi e il loro carrettino verde.</p>
<p>Niente di nuovo. È ormai storia risaputa, curano i piedi di uomini e donne che arrivano dalla “rotta balcanica”. Eppure guardare quei gesti è sempre come la prima volta: si viene travolti da un senso profondo di gratitudine perché quelle mani non curano soltanto i migranti, curano anche noi, restituendoci l’umanità che come società abbiamo smarrito. E infatti la loro associazione – <a href="https://www.lineadombra.org" target="_blank">Linea d’ombra</a> – riempie un vuoto di prima accoglienza che in una terra come la nostra non dovrebbe essere tollerato, ma ammettere che serve una struttura per i migranti in transito rimane un tabù.</p>
<p>Lorena e io ci siamo sentite il giorno prima. Sono qui per guardare, ascoltare e raccontare, ma mi avverte subito: non ha molto tempo da dedicarmi, è alle ferite dei ragazzi che deve pensare. E io non chiedo altro, è questo che sono venuta a documentare. Tutto di lei trasmette l’appassionata e radicale ostinazione che la attraversa: gli occhi magnetici che ti osservano guardandoti e vedendoti davvero, la calma risoluta di ogni suo gesto e di ogni sua parola.</p>
<h4><span style="color: #ff6600;">Afghani in transito</span></h4>
<p><img class=" wp-image-2032 alignnone" style="caret-color: #000000; color: #000000;" alt="LDO_TS_5" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_5.jpeg" width="1024" height="683" /></p>
<p>I ragazzi che la aspettano (una decina) sono tutti afghani. Hanno sui 18-19 anni e sono partiti dal loro Paese almeno due anni fa, uno di loro, addirittura cinque. Tutti hanno provato il <a href="https://www.annapiuzzi.it/in-migliaia-in-condizioni-disumane-a-4-passi-da-noi/" target="_blank">“game”</a> una decina di volte. Un ragazzo originario di Kunduz racconta di essere stato respinto anche a Trieste: realizzo di avere davanti a me – con un volto, un nome e una storia – una delle 1300 persone che hanno subito la pratica illegale delle cosiddette <a href="https://www.asgi.it/notizie/riammissioni-informali-e-violazione-del-diritto-di-asilo/" target="_blank">“riammissioni informali”</a> dall&#8217;Italia alla Slovenia di cui tante volte ho scritto.</p>
<p>Sono sfiniti, affamati, feriti, per quindici giorni hanno camminato – dalla Bosnia a Trieste – nei boschi, accompagnati dalla costante paura di essere fermati. Nei loro occhi non c’è solo la fatica, ci sono incredulità e felicità per avercela fatta ad entrare in Europa. C’è la preoccupazione – raccontano – per le notizie che arrivano dal loro Paese, l’angoscia per le proprie famiglie è grande. Ora però si affidano a Lorena, alla sua premura, alle sue cure. E lei mentre disinfetta, massaggia, lenisce, li guarda negli occhi e chiede ad ognuno qual è la sua storia.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_2.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-2028" alt="LDO_TS_2" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_2.jpeg" width="1024" height="683" /></a></p>
<h4><span style="color: #ff6600;"><strong>Attorno a Linea d&#8217;ombra</strong></span></h4>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_4a.jpeg"><img class="alignnone  wp-image-2031" alt="LDO_TS_4a" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_4a.jpeg" width="1024" height="768" /></a></p>
<p>Intanto attorno a loro si muove un mondo operoso. C’è <strong>Nomi</strong>, pakistano, arrivato in Italia nel 2016, che dà una mano facendo da ponte linguistico e culturale. C’è <strong>Ismail</strong>, pakistano pure lui, che fornisce informazioni legali e pratiche nell’ambito di un progetto della chiesa valdese, spiega come si arriva a Ventimiglia e a chi possono chiedere aiuto: «<em>Gran parte degli afghani che passano di qua</em> – mi spiega – <em>sono diretti in Francia o in Nord Europa, questi ragazzi non fanno eccezione, solo uno di loro vuole raggiungere Milano dove ha un amico che lo può ospitare</em>». Arriva poi <strong>Erika</strong> insieme ad altre due donne, dal magazzino hanno portato degli zaini, dentro ad ognuno ci sono scarpe nuove per sostituire quelle logore dei ragazzi, una maglietta e altri beni di prima necessità. C’è poi chi vuole documentare e denunciare la drammatica situazione dei migranti e far conoscere il prezioso lavoro di Linea d’ombra, come <strong>Elisa</strong>: è originaria di Mestre, ma vive e lavora a Valencia, sta trascorrendo qui, a Trieste, le vacanze con uno scopo ben preciso, ogni giorno con la sua Leica scatta fotografie e raccoglie storie nella “piazza del mondo”. Più in là un gruppetto di persone chiede e osserva, vogliono capire come poter dare un aiuto concreto: sorrido, il mondo è piccolo, tra loro c’è anche la scrittrice gemonese <strong>Mila Brollo</strong>.</p>
<div id="attachment_2039" class="wp-caption alignnone" style="width: 1034px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_12.jpeg"><img class=" wp-image-2039" alt="LDO_TS_12" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_12.jpeg" width="1024" height="683" /></a><p class="wp-caption-text">Ismail (a destra) insieme a uno dei ragazzi afghani appena arrivati</p></div>
<h4><strong><span style="color: #ff6600;">L&#8217;Afghanistan che è qui </span></strong></h4>
<p>Parlo con Lorena e Gian Andrea, di quello che sta accadendo in Afghanistan: «<em>Leggiamo ovunque disponibilità ad accogliere</em> – mi dicono –, <em>porte che si aprono, dichiarazioni a salvare chi ha collaborato. E tutti quelli che non hanno collaborato? Possono morire? E chi vive nei campi profughi della Bosnia, a Bihać e a Velika Kladuša, o chi tenta il “game” e viene rispedito indietro con violenza inaudita dalla polizia croata o respinto dall’Italia stessa? L’Afghanistan é qui alle nostre porte di casa, ma i confini di terra sono ferocemente protetti dai milioni di euro che l’Europa ha speso in “sicurezza” con droni, cani d’assalto, termo rilevatori, filo spinato. L’Afghanistan non è solo là, é qui, ma i confini restano blindati</em>».</p>
<p>Lorena prosegue raccontandomi di due madri afghane che ha incontrato il 30 luglio proprio nei campi profughi di Bosnia (<a href="https://www.lineadombra.org/2021/08/11/21-viaggio-bosnia/" target="_blank">qui il resoconto della missione</a>): «<em>Erano disperate, durante l’ultimo “game”, a marzo, i loro bambini sono stati presi dalla polizia croata e portati in una struttura per minori stranieri non accompagnati. Le madri e i padri catturati, spogliati di ogni bene, separati dai figli, ricacciati in Bosnia. Questa é l’Europa delle missioni umanitarie in Afghanistan</em>».</p>
<h4><span style="color: #ff6600;"><strong>I numeri dell&#8217;Ispi e la nota del Garante</strong></span></h4>
<p>A evidenziare – numeri alla mano – le contraddizioni delle dichiarazioni d’intenti non sono solo attivisti e associazioni, nei giorni scorsi, ad esempio, lo aveva fatto anche Matteo Villa dell’Ispi osservando come negli ultimi 12 anni, l&#8217;Europa ha negato asilo a 290 mila afghani: 46 mila avevano meno di 14 anni, tra cui 21 mila bambine; 25 mila avevano tra i 14 e i 17 anni (tra cui 4 mila ragazze) e 30 mila erano donne adulte. Tre quarti di loro sono ancora in Europa (<a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-afghanistan-leuropa-al-varco-31382" target="_blank">qui lo speciale &#8220;Afghanistan: l&#8217;Europa al varco&#8221;</a>).</p>
<p>Intanto il <strong>Garante nazionale delle persone private della libertà personale</strong> invita le autorità italiane a «<em>interrompere a tempo indeterminato e immediatamente qualsiasi allontanamento di persone, anche indiretto, verso l’Afghanistan</em>»  In base ai dati raccolti dal Garante – si legge nella nota (<a href="https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/dettaglio_contenuto.page?contentId=CNG11904&amp;modelId=10021" target="_blank">qui integrale</a>) –, tra il primo gennaio e il 30 aprile 2021, non si registrano rimpatri forzati di cittadini afghani dall&#8217;Italia, mentre sono quattro le persone respinte in frontiera verso l’Afghanistan e sei, tra cui tre donne, quelle riammesse in Slovenia. Sei sono transitati da Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). Più allarmanti i dati del 2020: è stato realizzato il rimpatrio forzato di un cittadino afghano, sette persone sono state respinte in frontiera verso l’Afghanistan e 327, tra cui quattro 4 donne, sono state riammesse in Slovenia. Cinque sono transitati per Cpr. «<em>È necessario un ripensamento urgente dell’attività di controllo delle frontiere nei confronti dei cittadini afghani e una riorganizzazione complessiva delle politiche di accoglienza anche a livello europeo specie per quanto riguarda la cosiddetta rotta balcanica</em>».</p>
<p>Chi volesse aiutare Linea d’ombra <a href="https://www.lineadombra.org/#sostienici" target="_blank">trova qui tutte le informazioni</a>.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_16.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-2044" alt="LDO_TS_16" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_16.jpeg" width="1024" height="683" /></a></p>
<div id="attachment_2046" class="wp-caption alignnone" style="width: 1034px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_18.jpeg"><img class=" wp-image-2046" alt="LDO_TS_18" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2021/08/LDO_TS_18.jpeg" width="1024" height="683" /></a><p class="wp-caption-text">Elisa e Lorena</p></div>
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		<title>Nella voce di Ajla le tante donne in fuga dalle guerre dei Balcani</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2020 06:24:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono storie che, nell’animo di chi le custodisce, decantano per anni. Una gestazione lenta, ma potente, che dà vita a personaggi autentici, capaci di concedere...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2020/11/caserma-pasubio-2.jpg"><img class="alignright  wp-image-1981" alt="caserma pasubio 2" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2020/11/caserma-pasubio-2-1024x682.jpg" width="352" height="233" /></a>Ci sono storie che, nell’animo di chi le custodisce, decantano per anni. Una gestazione lenta, ma potente, che dà vita a personaggi autentici, capaci di concedere tregua solo quando abbiano trovato forma compiuta sulla pagina scritta. È successo a <strong>Maria Silvia Bazzoli</strong> – giornalista, documentarista e ora scrittrice – che allo scoppio delle guerre nell’ex-Jugoslavia seguì le vicende dei profughi e della loro accoglienza in Italia, soprattutto a Cervignano, nell’ex caserma Monte Pasubio (<em>le foto qui pubblicate sono tratte dalla pagina Facebook del <a href="https://www.facebook.com/ciocherimane" target="_blank">Ciò che rimane</a></em>). Sono innumerevoli le testimonianze che raccolse lì, tra le donne in fuga da un conflitto che – come altrove, del resto – aveva fatto del loro corpo un campo di battaglia, attraverso lo stupro etnico e violenze indicibili. Quella miriade di frammenti ora si ricompone in <a href="https://forumeditrice.it/percorsi/lingua-e-letteratura/s-confini/la-voce-di-ajla" target="_blank">«La voce di Ajla»</a>, il romanzo d’esordio di Bazzoli, pubblicato dalla Forum editrice nella collana (s)confini (<a href="http://phpnew.diocesiudine.it/radiospazio/LIBRI%20ALLA%20RADIO/libriallaradio20112020.mp3?fbclid=IwAR1_IjIoLNlK7p572yfwT4BrFbBlHoomUXXbsr5QOrHczMpPZkFIIrrrJP8" target="_blank">qui il podcast con l&#8217;intervista radiofonica a Maria Silvia Bazzoli per Radio Spazio</a>).</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2020/11/pasubio-3.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1984" alt="pasubio 3" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2020/11/pasubio-3.jpg" width="960" height="466" /></a></p>
<p>Le due protagoniste – Ajla e la figlia Alina – hanno “inseguito” l’autrice per anni, il lettore le incontra in una Parigi imbiancata dalla neve (elemento ricorrente nella narrazione), alle prese con la memoria: «Parigi ovattata sotto la neve assomiglia a un acquario dove galleggiano volti e immagini, e io… io mi ci trovo a nuotare disorientata, sopraffatta dai ricordi che non volevo» spiega Alina all’amica Hellen. Ajla si trova in ospedale, sprofondata in uno stato di catalessi, inspiegabile per i medici. Alina – ricamatrice, affermata fiber artist – è appena rientrata da New York per assistere la madre del cui passato non sa nulla, per lei dunque è giunto il tempo di riannodare i propri ricordi con la storia di Ajla.</p>
<p>Inizia così un dialogo che viene concesso e affidato, nella sua interezza, solo al lettore perché Ajla racconta, ma la sua voce è muta. Ad Alina dunque toccherà intuire, raccogliere indizi e scavare nel passato. Il suo è il destino che accomuna tantissimi giovani, i cosiddetti “figli della guerra” che – nei Balcani e in tutta Europa – hanno scelto di scoprire le proprie radici per quanto dolorose, ma indispensabili per ricomporre la propria identità.</p>
<p>È – quello di Alina – uno scavare che però restituisce molto anche a noi, perché, come società, abbiamo archiviato in fretta quella parentesi della storia europea che coinvolse così da vicino il nostro territorio. Un indagare che ci dà conto, per altro, della difficoltà che quelle donne affrontarono per ricostruire la propria vita: grazie ai ricordi di Alina scopriamo, infatti, che le due protagoniste vissero i primi anni a Parigi in strada, in estrema povertà. Ma è proprio quel guardare il mondo dal basso, dal marciapiede, che dona ad Alina la capacità di sentire nel profondo l’umanità di chi incontra.</p>
<p>Tutto questo ci viene consegnato da una scrittura ricca, dal passo poetico, che però non edulcora nulla, anzi, quando deve dire la violenza, si fa diretta, scarna ed essenziale.</p>
<p>«La voce di Ajla» è un libro importante, arrivato in libreria proprio nei giorni in cui ricorrono <a href="https://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Bosnia-Erzegovina-venticinque-anni-dopo-gli-Accordi-di-Dayton-206686" target="_blank">i 25 anni dagli accordi di Dayton</a> – che sancirono una pace sempre in bilico e la definitiva divisione etnica della Bosnia –, a un quarto di secolo (celebrato a luglio) dall’eccidio di Srebrenica in cui, sotto gli occhi di un’Europa inebetita, furono ammazzate ottomila persone.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2020/11/479.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1988" alt="479" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2020/11/479.jpg" width="850" height="479" /></a></p>
<p>A firmare la postfazione è poi un’autrice che meglio di altri ha analizzato le vicende dei Balcani, <strong>Nicole Janigro</strong>. Infine, più che indovinata l’evocativa immagine di copertina: uno scatto tratto dalla serie «Il sogno delle cose» di <strong>Ulderica Da Pozzo</strong>, anche lei capace come poche di tessere, per immagini, le storie delle donne.</p>
<p><em>Maria Silvia Bazzoli / La voce di Ajla / Forum / 192 pagine, 16, 50 euro</em></p>
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		<title>Essere giornalisti capaci di «distinguere le scelte umane da quelle disumane». Grazie Papa Francesco</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Sep 2019 18:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi l’Ucsi ha festeggiato i suoi 60 anni incontrando, in udienza privata, Papa Francesco. È stata un’emozione grandissima, difficile da raccontare. Ma al di là dell’emozione, ci sono le sue parole, preziose, che ci hanno ricordato a quale orizzonte deve guardare il nostro lavoro di giornalisti. Francesco ci ha esortato «ad essere voce della coscienza di un giornalismo capace di distinguere il bene dal male, le scelte umane da quelle disumane». A «lavorare per la coesione sociale, a dire la verità ad ogni costo». Ci ha ricordato che le nostre parole «raccontano il mondo e lo modellano». Che i nostri «racconti possono generare spazi di libertà o di schiavitù, di responsabilità o di dipendenza dal potere». E poi salutandoci ha aggiunto: «Non abbiate paura di rovesciare l’ordine delle notizie, per dar voce a chi non ce l’ha; di raccontare le “buone notizie” che generano amicizia sociale: non di raccontare favole, ma buone notizie reali; di costruire comunità di pensiero e di vita capaci di leggere i segni dei tempi». Ecco, mi pare che di lavoro da fare ce ne sia proprio parecchio.</p>
<div>
<p>Note a margine (ma non troppo): bellissima la delegazione <a href="https://www.facebook.com/hashtag/ucsifvg?source=feed_text&amp;epa=HASHTAG" data-ft="{&quot;type&quot;:104,&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;}">#UcsiFvg</a>. E ancora, felice che in quello scatto con Papa Francesco si veda il braccialetto giallo che chiede <a href="https://www.facebook.com/hashtag/verit%C3%A0pergiulioregeni?source=feed_text&amp;epa=HASHTAG" data-ft="{&quot;type&quot;:104,&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;}">#veritàpergiulioregeni</a>, una domanda di giustizia che non deve essere nascosta mai.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2019/10/ucsi_fvg.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1809" alt="ucsi_fvg" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2019/10/ucsi_fvg.jpg" width="960" height="720" /></a></p>
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</div>
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		<title>A Torino. Domani Holden!</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2015 21:09:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stasera sono approdata a Torino. Finalmente &#8211; domani &#8211; immersione alla Holden. Due giorni di scrittura digitale con Giorgio Fontana. Intanto un assaggio di città, sotto...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Stasera sono approdata a Torino. Finalmente &#8211; domani &#8211; immersione alla Holden. Due giorni di scrittura digitale con <a href="http://www.giorgiofontana.com" target="_blank">Giorgio Fontana</a>. Intanto un assaggio di città, sotto la pioggia. E ho trovato anche la musica del Festival Jazz!</p>

<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1016' title='Palazzo reale'><img width="3969" height="2646" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/torino1l.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Palazzo reale" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1017' title='Torino e lo sport'><img width="4228" height="2817" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/torino2l.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Torino e lo sport" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1020' title='Festa della Musica a Torino'><img width="4252" height="2833" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/torino6l.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Festa della Musica a Torino" /></a>

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		<title>Il resto dell&#8217;Europa vuole solo siriani ed eritrei. E Rashid?</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2015 20:17:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Dunque tutto come previsto. È bene soffocare qualsiasi timido entusiasmo di qualche giorno fa e registrare, invece, la messa in onda della nuova puntata di una...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dunque tutto come previsto. È bene soffocare qualsiasi timido entusiasmo di qualche giorno fa e registrare, invece, la messa in onda della nuova puntata di una lunga storia di responsabilità mancate. Oltre ad aver cancellato la parola «<em>quote</em>» &#8211; a favore di una più tranquillizzante «<em>redistribuzione</em>» &#8211; la Commissione europea (che si riunirà domani) ha inserito nel nuovo piano di accoglienza dei migranti una norma semplicemente grottesca. A essere «<em>ricollocati</em>» dall’Italia al resto d’Europa saranno solo «<em>i richiedenti asilo che godono del regime di protezione nel 75% degli Stati membri</em>». Quindi, dati alla mano, solo eritrei e siriani. Dunque un afghano ha patito meno di un siriano, ma forse qualcosa in più di un somalo? E i pachistani? I nigeriani, i maliani e liberiani? Su quale scalino sono messi in stadby? La piega in cui si nasconde la logica di tutto questo dev’essere davvero buia e parecchio nascosta. E naturalmente in tutto questo l&#8217;Italia è nuovamente e miseramente presa in giro. Per saperne di più consiglio l&#8217;articolo di <a href="http://www.corriere.it/cronache/15_maggio_26/migranti-italia-europa-accordo-e09f9608-0365-11e5-8669-0b66ef644b3b.shtml" target="_blank">Fiorenza Sarzanini</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui di seguito una mia intervista con Rashid, 26enne pachistano, durante un reportage al Cara di Gradisca del gennaio 2014. Perché per capire i numeri c’è bisogno di conoscere anche le storie.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sono 37.350 le persone che nel 2011 hanno fatto domanda di asilo politico in Italia. A metterlo nero su bianco sono i dati del Dossier Caritas-Migrantes che, di anno in anno, fotografa la situazione dell’immigrazione nel nostro Paese in cui, si stima, vivono ormai 5 milioni di cittadini provenienti da 200 nazioni del mondo. Lunedì pomeriggio, nella nostra visita al Cara di Gradisca, al fianco del direttore della Fondazione Migrantes, Giancarlo Perego – e accompagnati da don Walter Milocco e don Paolo Zuttion, rispettivamente direttori della Mi- grantes e della Caritas di Gorizia – quel dato non è rimasto un numero, ma si è colorato del volto dei tanti richiedenti asilo che abbiamo incontrato. Afghani e Pakistani, per lo più, che – dopo un primo momento di incuriosita diffidenza – si sono ben presto avvicinati a noi per scambiare qualche parola o, più semplicemente, per stringere la mano a mons. Perego e, con un sorriso, dirgli «Grazie di essere qui».</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;"><strong><em>La storia di Rashid</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Chiedo se sia possibile intervistare uno di questi ragazzi per raccogliere una testimonianza che dia anche solo un’idea delle tante storie che stanno dietro ai numeri delle statistiche. Nessun problema, si fa subito avanti un giovane pakistano che qui chiameremo Rashid. Non solo. Ci danno subito la possibilità di parlare in tutta tranquillità in uno degli uffici della direzione. Un bel segnale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Rashid ha 26 anni, lo sguardo intelligente e una gran voglia di raccontarsi, anche se deve interrompersi spesso, l’emozione e i ricordi hanno il sopravvento. Viene dalla Khyber Agency, territorio tribale del Pakistan nordoccidentale al confine con l’Afghanistan. Un territorio difficile in cui si fronteggiano talebani pachistani e miliziani di forze tribali appoggiate dal governo. Le violenze sono all’ordine del giorno, basti pensare che a dicembre, nella regione, tutti i volontari impegnati nel programma di vaccinazione contro la poliomelite hanno abbandonato in massa il proprio lavoro a seguito del- l’uccisione di uno di loro da parte dei talebani. Sono poi migliaia gli sfollati e i profughi nei campi allestiti dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Già questo dovrebbe bastare per capire.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Inizia dalla sua famiglia Rashid. «Avevo mia madre e mio fratello – racconta –, mio padre è morto diversi anni fa. Negli ultimi tempi non vivevo con loro, mi ero trasferito in città per studiare, frequentavo la facoltà di Letteratura inglese». Tante le difficoltà, ma tutto sommato la vita scorre e,almeno sembra, sui binari giusti. Ma lo raggiunge la notizia che il fratello, più vecchio di un paio d’anni, è scomparso nel nulla. Rashid lascia l’Università e rientra da sua madre, «non potevo lasciarla sola – spiega – e soprattutto non potevo darmi pace per mio fratello. Mi sono messo a cercarlo ovunque, sono qua- si impazzito, ma di lui nessuna traccia». Gli chiedo se si è fatto un’idea di quello che è gli è successo, ma non va molto oltre un sorriso denso di tristezza. «Era un ingegnere informatico – spiega –, aveva davanti a sé mille possibilità, l’avrebbero preso a lavorare in qualsiasi angolo del pianeta, Stati Uniti, Inghilterra, ovunque. Ma si era messo in testa di poter cambiare il mondo, ma il mondo non lo cambi. E così è diventato scomodo».</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff6600;"><em>«Sono nato due volte»</em></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Arriva così la decisione di lasciare il Pakistan, lo aiuta uno zio che finanzia il viaggio. «Sono passato attraverso l’Iran. È stato un viaggio lungo 6 settimane. Non riuscirò mai a trovare le parole adatte per descriverlo. Sono passato di mano in mano, attraverso persone senza troppi scrupoli, usando non so quanti mezzi di trasporto. Ho viaggiato a piedi, nascosto nelle auto e nei tir, passando dalla Grecia. Quando finalmente mi hanno fatto scendere e mi hanno detto che ce l’avevo fatta, che ero a Roma sono stato assalito da un’emozione indescrivibile. Si mescolavano felicità e tristezza. Tutta la mia vita, tutto quello che conoscevo era alle mie spalle. Non avevo più una famiglia, avevo interrotto i miei studi e lasciato il mio Paese. Ho avuto la sensazione di nascere di nuovo, mi sono sentito come se qualcuno mi avesse dato una seconda possibilità».</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;"><strong><em>Progettare il futuro</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Gli chiedo quali siano adesso i suoi progetti. Sorride. «Non è semplice fare progetti qui. Sono in attesa di sapere se sarà accolta la mia domanda di asilo, nel frattempo la mia vita è come bloccata». Spesso il tempo di attesa per conoscere il proprio destino è – per chi decide di chiedere asilo in Italia – lunghissimo. Ci vogliono mesi perché venga presa in carico la domanda e poi ci sono i ricorsi. Possono trascorrere anche anni, senza la possibilità, nel frattempo, di cercarsi un lavoro, anche una piccola occupazione. La legge lo vieta. Ma Rashid non si perde d’animo, ha le idee chiare. «Non so bene quello che sarà di me, ma di una cosa sono certo: non butterò via la mia vita. Voglio continuare i miei studi e laurearmi, non mi accontenterò di fare il cameriere in un negozio di pizza al trancio. Ho attraversato mille difficoltà, dormito nei parchi pubblici, guardando le persone con una vita normale. Ho rischiato la vita e poi, sono l’ultimo sopravvisuto della mia famiglia. Anche per loro non posso sprecare la mia vita».</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lasciando il Cara saluto mons. Perego e la piccola delegazione goriziana. Ci diciamo che, tutto sommato, qui a Gradisca la situazione è migliore che altrove, c’è molta umanità, ma guardiamo l’alto muro con il filo spinato che divide il Cie (chiuso fino a quando?) e il Cara dal resto del mondo e ne siamo certi, gestire così il problema dei rifugiati rappresenta il segnale, per usare le parole di mons. Perego, «della caduta libera della democrazia». È tempo davvero di «un cambio di passo».</em></p>
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		<title>Appunti e immagini (e qualche consiglio) salutando l&#8217;isola di Hvar</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Aug 2014 09:50:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Saluto l’isola di Havar che si fa piccola in lontananza mentre il traghetto viaggia verso Spalato e che, in due ore di navigazione, riporterà questo variopinto...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_657" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0248.jpg"><img class="size-medium wp-image-657" alt="Salutando Hvar" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0248-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Salutando Hvar</p></div>
<p>Saluto l’isola di Havar che si fa piccola in lontananza mentre il traghetto viaggia verso Spalato e che, in due ore di navigazione, riporterà questo variopinto esercito di turisti sulla terra ferma della propria quotidianità. Bilancio a caldo (ma meditato): promuovo a pieni voti questa isoletta che è stata, in certa misura, una scelta inaspettata dell’ultimo minuto. Premesso che Dubrovnik è fuori concorso — perché inarrivabile nella sua lucente unicità —, tra le mie mete estive croate (Rovigno, Abbazia, Trogir, Zara e Spalato) questo verdissimo e assolato lembo di terra ne ha di giorno in giorno scalato la classifica e conquistato il primo posto (e il mio cuore).</p>
<p>Sarà che avevo bisogno di fermarmi, ma è stato amore incondizionato a prima vista, e già a Sućuraj, il villaggio più a occidente di Hvar, dove siamo scesi dopo una traversata di mezzora in traghetto. Da qui, e per tutti i sessanta chilometri della stretta e tortuosa strada che porta a Stari Grad, sono rimasta incollata al finestrino (non ho scattato nemmeno una foto), inghiottita dal fascino di una natura selvatica dove la mano dell’uomo dà qualche segno di sé solo nei profili dei muretti a secco e nelle coltivazioni (bellissime) di ulivi.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0146.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-650" alt="Stari Grad, il porto" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0146-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Il secondo innamoramento è stato con Stari Grad, il paese che in questa settimana è diventato “casa” e che fu fondato niente di meno che dai Greci (che scacciarono dall&#8217;isola gli Illiri) con il nome di Faros. Affacciata su un piccolo porticciolo questa cittadina nasconde un delizioso dedalo di viuzze e piazzette lastricate su cui fanno bella mostra di sé, una dietro l’altra, le case di pietra con i loro scuretti verdi e le terrazze fiorite. Da qui si può scegliere di prendere la macchina o di noleggiare bici e scouter per andarsi a prendere la tintarella su una delle tante spiaggette di cui è costellata la costa. Inoltre, volendo, ogni mattina alle 9 parte anche un catamarano che porta fin sulla mitica spiaggia di Bol. Ma se invece, siete pigri quanto me, e vi piacciono le cose a portata di mano, dopo il porto c’è una bellissima baietta su cui ci si può beatamente sistemare su un terrazzamento non troppo frequentato che si apre su un mare azzurrissimo. Per i bambini tuffarsi qui è una vera goduria (nella gallery le foto)!</p>
<p>Le altre due principali cittadine dell’isola sono Jelsa e Hvar. La prima è delle dimensioni di Stari Grad, la seconda è più grande e — soprattutto — molto più affollata e festaiola, non a caso la guida della Lonely Planet segnala come attrazioni “da non perdere” della Dalmazia centrale «<em>un cocktail nella baia di Hvar città</em>» (la “<em>Ibiza della Croazia</em>&#8221; a detta di un ventinovenne casertano che istruiva due ragazze appena arrivate). Secondo me, invece, “da non perdere” in questa cittadina racchiusa nella duecentesca cinta muraria, è la sua parte più “alta” dove si trovano — oltre a innumerevoli ristorantini — anche tanti piccoli laboratori di artigianato e negozietti d’arte.</p>
<p>Hvar, insomma, smussa la mia riluttanza verso le isole. Fino ad ora, infatti, avevo avversato l’idea di spendere il mio tempo in una vacanza del tutto isolana, abituata come sono a cercare destinazioni che mi concedano provvidenziali vie di fuga alternative alla routine della spiaggia. È stato così ad esempio proprio per Doubrovnik, con le visite a Mostar e in Montenegro. E poi, cosa non da poco, in questa estate piovosa, Hvar ha mantenuto la sua promessa di isola della Croazia con più ore di sole (in media 2724 in un anno), il cielo, infatti, è stato per un’intera settimana (salvo qualche nuvoletta) azzurro e terso.</p>
<p>Ma veniamo invece al cruccio di noi italiani: dove e come si mangia? Io, personalmente ho mangiato bene praticamente dappertutto. A Stari Grad consiglio <a href="http://www.zvijezdamora.com" target="_blank">Zvijezda Mora</a> e Kod <a href="http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g1077182-d6436900-Reviews-Restaurant_Kod_Barba_Luke-Stari_Grad_Hvar_Island_Split_Dalmatia_County_Dalmatia.html" target="_blank">Barba Luke</a>, non invece la <a href="http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g1077182-d4565663-Reviews-Konoba_Pharia-Stari_Grad_Hvar_Island_Split_Dalmatia_County_Dalmatia.html" target="_blank">konoba Pharia</a>, che si trova in un posto splendido, ma lascia un po’ a desiderare nella qualità e nel servizio (e ha un vino pessimo). Consigliatissima invece la <a href="http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g1190298-d3535649-Reviews-KoKot-Dol_Brac_Island_Split_Dalmatia_County_Dalmatia.html" target="_blank">konoba Kokot</a> nel minuscolo villaggio di Dol (a cinque minuti da Stari Grad), vi sembrerà di mangiare a casa di amici, sotto il pergolato con le viti. Ma cornice romantica a parte ciò che conta è che la carne alla brace e il formaggio fritto sono strepitosi, per non parlare delle patatine. Sia chiaro, lì si fa sul serio con le tradizioni balcaniche e come aperitivo portano rakja o travarica (buonissime). La cena migliore però è stata a Hvar da <a href="http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g303808-d1507402-Reviews-Konoba_Bonaca-Hvar_Hvar_Island_Split_Dalmatia_County_Dalmatia.html" target="_blank">Bonaca</a>: insalata di polpo fantastica e un magnifico fritto misto con scampi, pescetti e calamari, il tutto su una terrazza che dà sul mare. A Jelsa, confesso, abbiamo mangiato la pizza (buona) da <a href="http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g659962-d1833566-Reviews-Pelago-Jelsa_Hvar_Island_Split_Dalmatia_County_Dalmatia.html" target="_blank">Pelago</a>. Nota comune a tutti, indistintamente, prezzi onesti, ovunque. E poi palacinke come se piovessero, acquistate in fila dietro frotte di bambini e mangiate seduti sul porto, tra altri bambini che giocavano a nascondino.</p>
<p>Per i compulsivi del souvenir, il must dell&#8217;isola è la lavanda, in tutte le salse, dai mazzetti per gli armadi al miele aromatizzato. Ci sono poi olio e grappe (di tutte le qualità), marmellate e, appunto, miele. Per chi come me, invece, proprio non riesce a resistere ai monili, può sbizzarirsi con collanine, braccialetti e orecchini fatti con la pietra di Brač, estratta dalle cave dell’isola fin dai tempi dei romani, tanto che fu adoperata anche per il Palazzo di Diocleziano a Spalato.</p>
<p>Se invece quello che vi preme è l&#8217;osservazione sociologica vi basteranno un paio di giorni a Hvar per scrivere un libro, passando dall&#8217;approccio ostinato (e in rigoroso inglese maccheronico) dei ragazzi italiani con le ragazze di qualsiasi nazionalità, fino alla comparazione educativa (<a href="http://www.annapiuzzi.it/a-hvar-russia-batte-italia-1-a-0/" target="_blank">ne ho scritto qui</a>) tra russi e italiani, passando, ovviamente, per tutti i luoghi comuni su francesi, tedeschi e americani.</p>
<p>Insomma Hvar è da me vivamente consigliata. Questo giro però ho fatto pochissime foto, ma ve le pubblico comunque qui sotto.</p>

<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0146/' title='Stari Grad, il porto'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0146.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Stari Grad, il porto" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0135/' title='Stari Grad, il porto'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0135.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Stari Grad, il porto" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0152-3/' title='Stari Grad'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_01522.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Stari Grad" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0036/' title='Stari Grad'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0036.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Stari Grad" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0202/' title='Crkva sv. Stjepana'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0202.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Crkva sv. Stjepana" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0191/' title='Stari Grad'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0191.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Stari Grad" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0158/' title='Stari Grad'><img width="1080" height="1620" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0158.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Stari Grad" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0177/' title='Fotografi allo specchio'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0177.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Fotografi allo specchio" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0133/' title='L&#039;arte di meravigliarsi'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0133.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="L&#039;arte di meravigliarsi" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0142/' title='Miniature'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0142.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Miniature" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/foto1/' title='La baia di Stari Grad'><img width="1595" height="1197" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/foto11.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="La baia di Stari Grad" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0091/' title='Tuffi a Stari Grad'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0091.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Tuffi a Stari Grad" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0092/' title='Tuffi a Stari Grad'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0092.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Tuffi a Satri Grad" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0086/' title='Tuffi a Stari Grad'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0086.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Tuffi a Stari Grad" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0060/' title='Tuffi a Stari Grad'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0060.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Tuffi a Stari Grad" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0056/' title='Tramonto sul porto di Stari Grad'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0056.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Tramonto sul porto Stari Grad" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0052/' title='Tramonto sul porto di Stari Grad'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0052.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Tramonto sul porto di Stari Grad" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0238/' title='Tramonto sul porto di Stari Grad'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0238.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Tramonto sul porto di Stari Grad" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0029/' title='Hvar, Trg Sveti Stjepana'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0029.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Hvar, Trg Sveti Stjepana" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0021/' title='Hvar, Trg Sveti Stjepana'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0021.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Hvar, Trg Sveti Stjepana" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/appunti-e-immagini-e-qualche-consiglio-salutando-lisola-di-hvar/dsc_0248/' title='Salutando Hvar'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0248.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Salutando Hvar" /></a>

<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mondiali al via tifando Italia, ma con la Bosnia nel cuore</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jun 2014 11:54:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Bosnia Erzegovina]]></category>
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		<description><![CDATA[Dunque è giunto il grande giorno. Iniziano i mondiali e anche una persona banalmente impermeabile al calcio come me alla fine si farà contagiare dall&#8217;entusiasmo nazionale...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque è giunto il grande giorno. Iniziano i mondiali e anche una persona banalmente impermeabile al calcio come me alla fine si farà contagiare dall&#8217;entusiasmo nazionale e si siederà davanti alla tv per vedere come vanno questi azzurri che abbiamo mandato in Brasile. E certo, tiferò e spasimerò, come tutti. Ma nel mio cuore non ci sarà solo l&#8217;Italia. Oggi inizia il tifo anche per la mia amatissima Bosnia che è al primo mondiale della sua breve storia nazionale. Purtroppo ci arriva in un momento difficilissimo, perché il Paese è stato messo in ginocchio dalle alluvioni che, dallo scorso 14 maggio, hanno flagellato i Balcani.</p>
<p>Il silenzio mediatico (l&#8217;ennesimo) su quello che è successo è vergognoso e non degno di un paese normale che sulla porta di casa ha una tragedia. Si è mosso il web, ma l&#8217;interesse per la questione sta già scemando, con l&#8217;evanescenza che spesso contraddistingue l&#8217;informazione dei social network. Oggi su Lvc esce una mia pagina interamente dedicata alla conta dei danni, grazie al filo diretto con un amico, Carlo Bernardis, che lavora per Caritas Bosnia e vive tra Sarajevo e Banja Luka. Per avere un&#8217;idea dell&#8217;accaduto vi basti sapere che sono 100 mila le case inagibili o distrutte, e che più di un milione di persone sono state colpite dalle alluvioni, 24 sono morte e oltre 50 mila sono ancora sfollate. E c&#8217;è il problema delle mine, perché 800 chilometri quadrati di campi minati sono stati alluvionati e quindi c&#8217;è il rischio che gli ordigni siano stati spostati dall&#8217;acqua in zone che invece erano state bonificate. Quasi superfluo dire che rialzarsi per la seconda volta in appena vent&#8217;anni non è semplice. Anzi.</p>
<p>Non è migliore la situazione in Serbia dove sono state coinvolte 39 su 120 municipalità. Le vittime accertate sono 51, mentre il totale delle persone colpite dalle alluvioni e dalle frane sono oltre un milione e mezzo, 32 mila quelle evacuate a cui si aggiungono un ampio numero di famiglie che avendo autonomamente trovato rifugio presso amici e parenti non compaiono nelle cifre ufficiali. A <a href="http://www.caritasitaliana.it/home_page_archivio/primo_piano/00004930_Emergenza_Balcani__rischio_epidemie.html" target="_blank">questo link</a> trovate tutti i report degli operatori di Caritas italiana in Bosnia e Serbia, ma soprattutto le modalità per donare. Di seguito anche alcune foto, tutte scattate dagli operatori della caritas.</p>

<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/mondiali-al-via-tifando-italia-ma-con-la-bosnia-nel-cuore/domaljevac-29-05-2014-8/' title='Domaljevac - 29-05-2014 (8)'><img width="1024" height="768" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/Domaljevac-29-05-2014-8.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Domaljevac - 29 maggio 2014" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/mondiali-al-via-tifando-italia-ma-con-la-bosnia-nel-cuore/14150277118_ec67ed2251_o/' title='14150277118_ec67ed2251_o'><img width="2657" height="3543" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/14150277118_ec67ed2251_o.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Domaljevac - 29 maggio 2014" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/mondiali-al-via-tifando-italia-ma-con-la-bosnia-nel-cuore/14335255402_ca6685d4a3_o/' title='14335255402_ca6685d4a3_o'><img width="3543" height="2362" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/14335255402_ca6685d4a3_o.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Domaljevac - 29 maggio 2014" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/mondiali-al-via-tifando-italia-ma-con-la-bosnia-nel-cuore/domaljevac-29-05-2014-27/' title='Domaljevac - 29-05-2014 (27)'><img width="640" height="427" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/Domaljevac-29-05-2014-27.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Domaljevac - 29 maggio 2014" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/mondiali-al-via-tifando-italia-ma-con-la-bosnia-nel-cuore/domaljevac-29-05-2014-4-1/' title='Domaljevac - 29-05-2014 (4) (1)'><img width="1024" height="768" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/Domaljevac-29-05-2014-4-1.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Domaljevac - 2 giugno 2014" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/mondiali-al-via-tifando-italia-ma-con-la-bosnia-nel-cuore/domaljevac-29-05-2014-1/' title='Domaljevac - 29-05-2014 (1)'><img width="1024" height="683" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/Domaljevac-29-05-2014-1.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Domaljevac - 2 giugno 2014" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/mondiali-al-via-tifando-italia-ma-con-la-bosnia-nel-cuore/domaljevac-02-06-2014-11/' title='Domaljevac - 02-06-2014 (11)'><img width="1024" height="576" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/Domaljevac-02-06-2014-11.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Domaljevac - 2 giugno 2014" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/mondiali-al-via-tifando-italia-ma-con-la-bosnia-nel-cuore/topcic-polje-29-05-1-2/' title='Topcic Polje 29.05 (1)'><img width="1024" height="768" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/Topcic-Polje-29.05-11.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Topčić Polje" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/mondiali-al-via-tifando-italia-ma-con-la-bosnia-nel-cuore/doboj-29-05-2014-3/' title='Doboj - 29-05-2014 (3)'><img width="1024" height="683" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/Doboj-29-05-2014-3.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Doboj - 29 maggio 2014" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/mondiali-al-via-tifando-italia-ma-con-la-bosnia-nel-cuore/odzak-19-05-2014-7/' title='Odžak - 19-05-2014 (7)'><img width="1024" height="768" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/Odžak-19-05-2014-7.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Odžak - 19 maggio 2014" /></a>
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<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/mondiali-al-via-tifando-italia-ma-con-la-bosnia-nel-cuore/odzak-19-05-2014-40/' title='Odžak - 19-05-2014 (40)'><img width="1024" height="768" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/Odžak-19-05-2014-40.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Odžak - 19 maggio 2014" /></a>
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		<title>Con Emily e Matilde a Casa Cavazzini</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Mar 2014 14:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sole. Udine bellissima, luminosa e viva. E io che, per una volta tanto, ho svuotato qualche ora da qualsiasi lavoro per riempirla con qualcosa d&#8217;altro....]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il sole. Udine bellissima, luminosa e viva. E io che, per una volta tanto, ho svuotato qualche ora da qualsiasi lavoro per riempirla con qualcosa d&#8217;altro. Quel qualcosa è stata Casa Cavazzini, in mezzo a una passeggiata, tra un caffè e un libro. Mi sono gustata «<i><b>Stars &amp; Stripes. Arte americana dagli anni Settanta» </b></i>mostra legata alla collezione FRIAM &#8211; Friuli Art and Monument. Un tuffo nell&#8217;arte che aiuta a ricordare che l&#8217;arte non è solo per sé, ma legata alla storia e al mondo. La collezione, infatti, è frutto di un gesto prezioso di solidarietà di un gruppo di artisti statunitensi che nel 1976, di fronte al dramma del terremoto in Friuli, decisero di far arrivare alla città di Udine una loro opera (113 in tutto) da vendere all’asta per raccogliere denaro per la ricostruzione. Una bella sorpresa sono stati i ragazzi dell&#8217;Istituto d&#8217;arte Sello di Udine, che hanno fatto da ciceroni alla mostra temporanea, ma anche all&#8217;esposizione permanente al primo e secondo piano. Bravi e preparati. Un grazie soprattutto a Matilde e a Emily che mi hanno raccontato la Collezione Astaldi con grandissima passione.</p>
<p>Foto: Marotta &amp; Russo &#8211; Installazione di «In Teoria», «Casa Cavazzini» Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Udine (Photo Credits Pierluigi Buttò)</p>
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