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	<title>Anna Piuzzi &#187; Sarajevo</title>
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		<title>L&#8217;ultimo libro di Božidar Stanišić e le radici nel Paese che non c&#8217;è più</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2022 05:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Distratti da noi stessi lo siamo sempre stati, oggi – assediati dalla pandemia – ancora di più. Così, spesso, sfugge alla nostra attenzione quel che accade...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Distratti da noi stessi lo siamo sempre stati, oggi – assediati dalla pandemia – ancora di più. Così, spesso, sfugge alla nostra attenzione quel che accade al di fuori del bel paese. Figurarsi l’avere a cuore quanto quegli accadimenti lasciano, come un solco, nella vita degli altri. Ad aprile saranno 30 anni dall’inizio della guerra in Bosnia-Erzegovina e il 2022 si apre, per il Paese dei Balcani occidentali, con minacciose inquietudini che fanno scricchiolare la sua fragile struttura. Eppure la memoria di quella che per noi fu una “guerra in casa” l’abbiamo archiviata e, allo stesso tempo, abbiamo smesso di curarci di quanto, ancora, il senso di sradicamento abiti la vita delle migliaia di famiglie che lasciarono la Bosnia per trovare rifugio in Europa, tantissime anche in Friuli.</p>
<p>A mostrarcelo con lucidità e dolcezza – accompagnate dalla sua inconfondibile ironia – è, ancora una volta, <strong>Božidar Stanišić</strong>, da poco in libreria con il suo ultimo lavoro, <a href="https://marottaecafiero.it/le-zanzare/286-la-cena-9788831379380.html" target="_blank">La cena</a> (Marotta&amp;Cafiero), il cui sottotitolo è decisamente eloquente: «Avanzi dell’ex-Jugoslavia». Classe 1956, nato a Visoko, Stanišić è stato docente di letteratura in un liceo di Maglaj (nel nord della Bosnia) fino al 1992, quando – rifiutando di schierarsi e opponendosi alla violenza del conflitto –, fuggì dalla guerra civile. Da allora vive in Friuli, a Zugliano. Con una scrittura pulita, diretta e incalzante, Stanišić porta i lettori nella vita di personaggi non solo efficaci, ma anche tratteggiati in maniera da farceli via via diventare familiari, grazie alla sua straordinaria arte di raccontare che affonda le radici nei classici della letteratura slava, da Ivo Andrić a Danilo Kiš, passando per Meša Selimović.</p>
<p>Le storie narrate sono quelle di gente che se ne va, senza ritorno, la cui esistenza è attraversata, da un giorno all’altro, da un confine che resterà per sempre, quello che segna la vita “di qua e di là”. Uomini e donne che nel ricostruire e ricominciare, trasmettono – senza volerlo – il proprio trauma anche ai figli. Non a caso in «La penna dell’uccello inquietudine», uno dei cinque racconti che compongono il libro, è Drenka, la figlia più piccola di una coppia di immigrati bosniaci, nata e cresciuta in Italia, a trovarsi spiazzata da una pioggia di domande: «<em>[…] fui sorpresa da un’idea: quale sarebbe stata la loro e la mia vita se non ci fosse stata la guerra in Bosnia? Da che cosa era nata quell’idea, da quale recesso dentro di me, e perché proprio quella notte? Perché ci sono domande che si addormentano in noi come i dormienti stregati di una vecchia fiaba?</em>».</p>
<p>Le cinque storie pur diverse tra loro, soprattutto ambientate in luoghi differenti (da Milano a Toronto), hanno tratti e vissuti che le accomunano, a partire dalle voci narranti che sono quelle dei figli impegnati a dar conto di genitori ancora legati alla terra di origine, che parlano il serbo-croato-bosniaco, vivono l’esperienza della diaspora, affannati a rincorrere una lingua che non padroneggiano del tutto e lavori precari non rispondenti certo a quelli che facevano nelle proprie vite precedenti, in un Paese, la Jugoslavia, che oggi non c’è più.</p>
<p>Cinque storie generose che emozionano e fanno riflettere, ma strappano anche più di qualche sorriso (divertentissimo il contesto del primo racconto «La cena»), perché, lo abbiamo già detto, l’ironia è cifra stilistica di Stanišić. Non da ultimo, si tratta di un libro la cui lettura è accompagnata da una veste grafica inusuale e davvero bella, in cui si alternano immagini, suggerimenti musicali di ascolto (seguiteli!) e pagine dal fondo nero e i caratteri bianchi.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2022/01/la_cena_int.jpeg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2097" alt="la_cena_int" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2022/01/la_cena_int-1024x768.jpeg" width="635" height="476" /></a></p>
<p>Insomma, Stanišić ci offre l’occasione per scoprire una giovane casa editrice indipendente, la <a href="https://marottaecafiero.it/" target="_blank">Marotta&amp;Cafiero</a>. Realtà che pubblica libri completamente ecologici, ma sopratutto che ha base nel difficile quartiere di Scampia, a Napoli, e che è stata dedicata al cugino dei titolari, Antonio Landieri, vittima innocente di camorra: un ragazzo disabile di 25 anni ucciso per errore, proprio a Scampia, durante una faida tra clan. Il loro motto? «<em>Dove prima si vendeva la droga, oggi si spacciano libri</em>».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Božidar Stanišić/ La cena / Marotta&amp;Cafiero / 242 pagine / 15 euro</p>
<p>Anna Piuzzi</p>
<p>Recensione pubblicata sull&#8217;edizione del 4 gennaio 2022 del settimanale diocesano di Udine.</p>
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		<title>Pace: i prossimi 100 anni di Sarajevo</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jun 2014 10:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Bosnia Erzegovina]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<description><![CDATA[In questa giornata in cui prende ufficialmente avvio il ricordo collettivo del centenario della Grande Guerra, il mio pensiero vola a Sarajevo. Certo, perché è la...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In questa giornata in cui prende ufficialmente avvio il ricordo collettivo del centenario della Grande Guerra, il mio pensiero vola a Sarajevo. Certo, perché è la città dell&#8217;attentato che innescò il conflitto, ma soprattutto perché oggi Sarajevo lancia un messaggio di pace al mondo: «Dopo 100 anni di guerre vogliamo 100 anni di pace».</p>
<p>L&#8217;intento è chiaro: scrollarsi di dosso un&#8217;etichetta pesante, legata alla guerra, e diventare città simbolo di pace. Questo anche grazie alla <a href="http://sarajevo2014.com" target="_blank">Fondazione «Sarajevo cuore d&#8217;Europa»</a> che ha avviato da mesi una serie di iniziative, conferenze, mostre e spettacoli, per ricordare il centenario. La Fondazione, che riunisce rappresentanti di diversi paesi (Austria, Belgio, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Italia e Germania) e varie organizzazioni della Bosnia Erzegovina, è stata creata su iniziativa del Comune di Sarajevo.</p>
<p>Stasera, alla Vijećnica — la Biblioteca data alle fiamme durante l&#8217;assedio della città, nella notte tra il 25 e il 26 agosto 1992, e oggi rinata —, ci sarà il concerto della Filarmonica di Vienna. Idealmente ci sarò anche io perché Sarajevo — a cui mi lega un <a href="http://www.annapiuzzi.it/rileggere-la-ragazza-che-corre/" target="_blank">irrazionale amore</a> — merita davvero un futuro di pace e nel cuore dell&#8217;Europa.</p>
<p>Approfitto di questo post per consigliarvi il <a href="http://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Sarajevo-cuore-d-Europa-153927" target="_blank">bell&#8217;articolo di Osservatorio Balcani a firma di Andrea Rossini</a>. La foto in testa all&#8217;articolo è di <a href="https://www.flickr.com/photos/touncertaintyandbeyond/sets/" target="_blank">Clark e Kim Kays</a>.</p>

<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/pace-i-prossimi-100-anni-di-sarajevo/7c558-sarajevo-rat-gori-vijecnica2/' title='rog Vijećnica'><img width="1495" height="807" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/7c558-sarajevo-rat-gori-vijecnica2.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Il rogo della Vijećnica (26 agosto 1992)." /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/pace-i-prossimi-100-anni-di-sarajevo/140508-sarajevo-cellist-10a_5f6f2e3b25a32919f9c1e691d7f7d355/' title=''><img width="2500" height="1644" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/140508-sarajevo-cellist-10a_5f6f2e3b25a32919f9c1e691d7f7d355.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Il violoncellista Vedran Smailović suona tra le rovine della Vijećnica (1992)." /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/pace-i-prossimi-100-anni-di-sarajevo/140508-sarajevo-books_28821626d06bd60368723e70a915db41/' title='140508-sarajevo-books_28821626d06bd60368723e70a915db41'><img width="2500" height="1568" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/140508-sarajevo-books_28821626d06bd60368723e70a915db41.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Volontari recuperano i libri" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/pace-i-prossimi-100-anni-di-sarajevo/sarajevo_vijecnica_2013/' title='Sarajevo_Vijecnica_2013'><img width="1711" height="1141" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/Sarajevo_Vijecnica_2013.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="La Vijećnica oggi." /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/pace-i-prossimi-100-anni-di-sarajevo/gradska-uprava-da-je-bilo-do-nuba-vijecnica-nikad-ne-bi-bila-obnovljena_1401806601/' title='Vijećnica'><img width="1920" height="1280" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/gradska-uprava-da-je-bilo-do-nuba-vijecnica-nikad-ne-bi-bila-obnovljena_1401806601.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Gli interni restaurati della Vijećnica" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/pace-i-prossimi-100-anni-di-sarajevo/sarajevo-vijecnica/' title='Sarajevo Vijecnica'><img width="1543" height="999" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/Sarajevo-Vijecnica.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="La Vijećnica oggi." /></a>

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		<title>Oggi burek!</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Oct 2013 16:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cucina]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Attanagliati dalla nostalgia di Sarajevo? O galvanizzati dalla storica qualificazione della Bosnia ai mondiali? Chi può dirlo? Forse entrambe le cose. Fatto sta che oggi ci siamo ricreati un angolino balcanico, ascoltando <a href="http://www.youtube.com/watch?v=o8oQHtZSarc">Halid Bešlić</a> e cucinando un burek strepitoso (rigorosamente hand made pure la «jufka»).</p>
<p>Per i non praticanti l&#8217;universo balcanico, il burek è un&#8217;eredità culturale ottomana, una gustosa chiocciola di jufka (una sfoglia sottilissima) ripiena di carne (ma anche formaggio o spinaci), cotta nel sač e accompagnata dallo yogurt. Per chi avesse la fortuna di avventurarsi per le strade di Sarajevo troverà una <em>buregdžinica </em>a ogni piè sospinto, ma un consiglio che mi viene proprio dal cuore (e dalla gola) è di fermarsi in mali Bravadžiluk da Sač.</p>
<p>Comunque chiudo l&#8217;inusuale post gastronomico di oggi con una dovuta precisazione. Il mio contributo alla riuscita del burek è stato infimo, l&#8217;artefice della meraviglia è <a title="Paolo e la jufka" href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2013/10/Schermata-10-2456586-alle-18.02.20.png" target="_blank">Paolo che ha tirato la yufka ad arte come fosse nato in Baščaršija</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>.</p>
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		<title>20 anni fa, «La ragazza che corre»</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Sep 2013 12:29:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bosnia Erzegovina]]></category>
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		<description><![CDATA[Sarajevo era per me la città che viveva tra le pagine dei miei libri più cari. Poi, un&#8217;estate, sulla strada verso il mare di Dubrovnik, la...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sarajevo era per me la città che viveva tra le pagine dei miei libri più cari. Poi, un&#8217;estate, sulla strada verso il mare di Dubrovnik, la deviazione. Un «giro lungo» per vederla, toccarla. Da allora Sarajevo è diventata un luogo dove tornare, appena si può. Un luogo familiare, di cui ho imparato a conoscere le strade, i volti e, soprattutto, a riconoscervi le parole dei libri che quella città, anni prima, mi avevano raccontato. E oltre alle parole, antiche e nuove, le immagini, dolorose, della guerra. Esattamente 20 anni fa, il 30 settembre del 1993, in <em>maršala Tita,</em> Mario Boccia scattava «La ragazza che corre». Era la Sarajevo sotto assedio da 17 mesi, violentata dalle bombe e tormentata dal tiro dei cecchini. Oggi <a href="http://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Sarajevo-vent-anni-dopo-storia-di-una-foto-142410" target="_blank">Osservatorio Balcani</a>, <a href="http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2013/09/30/news/anniversario_foto_ragazza_che_corre-67470570/?ref=search" target="_blank">La Repubblica</a> e <a href="http://www.erodoto108.com/la-ragazza-che-corre/" target="_blank">Erodoto 108</a> ri-pubblicano, a 20 anni di distanza, il racconto di quello scatto firmato da Mario Boccia, fotoreporter e giornalista. Le altre foto di Mario Boccia si trovano <a href="http://www.marioboccia.altervista.org" target="_blank">qui</a>.</p>
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