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	<title>Anna Piuzzi &#187; Pordenonelegge</title>
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		<title>Nel libro di Garlini l&#8217;amicizia con Cappello e il Friuli che non c&#8217;è più</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2019 05:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si sorride. Ci si emoziona. Si entra in punta di piedi in un gruppo di giovani – visionari, infervorati e splendidamente intrepidi – che seppe respirare...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si sorride. Ci si emoziona. Si entra in punta di piedi in un gruppo di giovani – visionari, infervorati e splendidamente intrepidi – che seppe respirare e mettere in versi tutta la poesia di cui è capace una terra straordinaria, ma silenziosa come il Friuli. È questo ciò che attende il lettore che decida di avventurarsi tra le pagine de <a href="https://www.librimondadori.it/libri/il-canto-dellippopotamo-alberto-garlini/" target="_blank"><strong>«Il canto dell’ippopotamo»</strong></a> (Mondadori), l’ultimo romanzo di <strong>Alberto Garlini</strong> (<a href="https://drive.google.com/file/d/1DGSGXzNPtgWg83C80u3tciwQ9vnKppE0/view" target="_blank">qui il podcast dell&#8217;intervista a «Libri alla radio»</a>) che, grazie a una narrazione intessuta di frammenti di memoria, ci fa entrare nelle pieghe della sua amicizia con il poeta Pierluigi Cappello.<br />
È una scrittura intensa quella di Garlini, innervata della preziosa fatica di chi pesca a fondo dentro di sé sentimenti e ricordi, senza risparmiarsi, nemmeno quando in agguato c’è il dolore. E l’intensità ci agguanta anche quando ci viene dato conto di un episodio divertente, quell’ironia – statene pur certi – vi catturerà e vi troverete a ridere insieme a quella carovana di scrittori, attori e artisti vari che furono i «Cercaluna». E del primo incontro con Cappello, nell’amideria di Chiozza, Garlini scrive: «<em>Per farla breve, quando ho visto Pierluigi che lasciava planare i fogli nella luce e nei ghirigori di fumo, mi è stato chiaro che era il poeta più sensibile alla parola che avessi mai incontrato. Fin qui niente di sorprendente, perché di poeti ne avevo incontrati pochi, ma mi fu anche chiaro che era il poeta più sensibile verso la parola che avrei incontrato in tutta la mia vita. All’epoca, e forse anche oggi, nonostante l’enorme ottusità che mi caratterizza, mi bastava poco per capire se la pagina teneva, se le parole che ascoltavo formavano una voce. Nel suo caso la voce era talmente intensa che non serviva neppure seguire lo sviluppo logico della frase perché accoglievi le parole con una coscienza diversa da quella intellettuale, la sentivi attraverso il corpo</em>». Credo siano le parole che chiunque abbia hanno avuto la fortuna di ascoltare Cappello abbia sempre cercato (invano) per raccontare quell’esperienza.<br />
Da lì in poi c’è la storia di un’amicizia che è anche narrazione della formazione e della maturità letteraria dei due. Scopriamo così un Pierluigi Cappello che sta ancora cercando la propria forma, che aveva pubblicato pochissimo, ma che per tutti era già il Poeta. «Il canto dell’ippopotamo» è però anche un romanzo emozionante e bellissimo sulla forza straordinaria della poesia e – soprattutto – della poesia in Friuli. Perché sullo sfondo – non senza una punta di disincantata nostalgia – c’è il Friuli degli anni Novanta che nelle sue notti veniva attraversato da una linfa nuova, dall’arte della poesia vissuta nelle piazze dei piccoli paesi, attraverso la magia inebriante della festa e del teatro. Un libro, insomma, che è un dono a chi ama il Friuli, a chi ama la poesia, a chi ama la vita.</p>
<p>Recensione pubblicata su «La Vita Cattolica» del 10 aprile 2019</p>
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		<title>«Repubblica luminosa»: l&#8217;utopia anarchica dei bambini</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Sep 2018 18:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa volta non è stato un colpo di fulmine. Prima di iniziare a leggere «Repubblica luminosa» di Andrés Barba (La nave di Teseo) l’ho preso in mano,...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questa volta non è stato un colpo di fulmine. Prima di iniziare a leggere<em> <a href="http://www.lanavediteseo.eu/item/repubblica-luminosa/" target="_blank">«Repubblica luminosa»</a></em> di <a href="https://www.pordenonelegge.it/festival/edizione-2018/autori/3068-Andres-Barba" target="_blank">Andrés Barba</a> (<em>La nave di Teseo</em>) l’ho preso in mano, sfogliato e riposto nel suo scaffale almeno 4 o 5 volte. Sarà per quella sua copertina che proprio non rende giustizia a un libro che invece è davvero bello, inusuale e intelligente. Che merita di essere letto con attenzione. E, possibilmente, senza troppe pause di mezzo.</p>
<p>Ma veniamo alla storia. Siamo a San Cristobal, nella provincia sudamericana. La voce narrante &#8211; un funzionario statale, di cui non conosciamo il nome &#8211; ricostruisce i fatti accaduti 22 anni prima, quando la comparsa di 32 bambini sospende bruscamente il cammino della cittadina verso una modernità borghese e benestante. Sbarazzarsi della tirannia della trama è la prima cosa che Barba fa, svelandoci, sin dalla prima riga, che i 32 ragazzini moriranno. Da qui in poi la narrazione &#8211; asciutta e intensa &#8211; è tutta tesa a condurre il lettore in quella cittadina, ai margini di una selva tropicale sinistra («<em>un vero e proprio personaggio della storia</em>», ha spiegato lo scrittore madrileno a Pordenonelegge), dove, alla spicciolata e dal nulla, compaiono (e scompaiono) questi ragazzini. Poveri, sporchi, selvatici, non mendicano, non chiedono: semplicemente prendono, anche con la violenza. E poi, parlano una lingua incomprensibile, inventata, che solo una bambina della città sarà in grado di decifrare. Dunque una comunità infantile senza gerarchie, orizzontale, che disegna un’utopia anarchica, in aperto contrasto con la gerarchizzazione del mondo adulto, capace di seduzione anche nei confronti dei bambini della città.</p>
<p>Dialogando con noi giornalisti, a Pordenonelegge, l’autore ha spiegato di aver voluto scardinare la visione adulta dell’infanzia come paradiso perduto e gli stereotipi che la alimentano. Alcuni miei colleghi (quelli bravi) hanno detto a Barba che il riferimento è chiarissimo a <em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Il_signore_delle_mosche" target="_blank">«Il signore delle mosche»</a></em> di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/William_Golding" target="_blank">William Golding</a>. Barba ha sorriso e, con garbo, ha spiegato che a ispirarlo molto sono stati <em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cuore_di_tenebra" target="_blank">«Cuore di tenebra»</a></em> di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Conrad" target="_blank">Joseph Conrad</a> (che ha recentemente tradotto) e <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/The_Children_of_Leningradsky" target="_blank">«<i>The Children of Leningradsky»</i></a>, documentario del 2004 di Andrzej Celiński e Hanna Polak sui bambini che vivono nel metrò di Mosca.</p>
<p>Comunque sia, il risultato è che il racconto di quella comunità mette a nudo l’inadeguatezza di un sistema e mostra la sconfortante capacità di autoassoluzione di una società che, di fronte a quello che non riesce a comprendere, sceglie di far propria una morale alternativa. Quei bambini sono diversi, inafferrabili, per loro la città sceglie quindi misure speciali, di fatto la sospensione dei diritti. Di quella società l’io narrante è uno, ma ci aiuta a cogliere i tanti sguardi che la compongono («<em>Come Habermas</em> &#8211; ha spiegato Barba &#8211; <em>ritengo che diverse prospettive servano a ricomporre una verità di quello che è successo, una verità condivisa, non moralistica</em>»). Non a caso a  pagina 99 leggiamo: «<em>Le narrazioni e le cronache sono come le carte geografiche. Da una parte, i colori dei continenti, vasti e ben definiti, cioè gli episodi collettivi che tutti ricordano, dall’altra le profondità oceaniche delle emozioni personali</em>». È proprio questo che cattura il lettore, la capacità di Barba di tenere insieme entrambi i piani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Andrés Barba (Madrid, 1975) è uno dei più importanti scrittori spagnoli della sua generazione. Romanziere, poeta e saggista, è stato finalista al Premio Herralde nel 2001 con il romanzo La sorella di Katia, diventato un film per la regia di Mijke de Jong. Ha pubblicato cinque romanzi, diversi libri di racconti, tre saggi e un libro di poesie, ricevendo i massimi premi spagnoli, tra cui il Premio Torrente Ballester e il Premio Anagrama de Ensayo. Ha tradotto autori come Herman Melville, Henry James, Joseph Conrad e Thomas De Quincey. La rivista “Granta” lo ha inserito tra i migliori narratori contemporanei di lingua spagnola. Repubblica luminosa ha vinto il Premio Herralde 2017 ed è in corso di pubblicazione in 18 paesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>«Raccontare, documentare, informare»: i doveri semplici che ci ricorda Lirio Abbate</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2015 22:02:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Raccontare, documentare, informare, istruire, fare cultura. Sono le uniche armi che conosco contro la mafia». È la strada che chi è in prima linea nel contrasto...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«<em>Raccontare, documentare, informare, istruire, fare cultura. Sono le uniche armi che conosco contro la mafia</em>». È la strada che chi è in prima linea nel contrasto alla criminalità organizzata non si stanca di indicarci: unica soluzione, accanto al lavoro dei magistrati e forze dell&#8217;ordine, per scardinare un sistema che, in primo luogo, si sostanzia in una mentalità capace di radicarsi ed incancrenire i territori. Anche il nostro. E lo ha ripetuto oggi a Udine &#8211; a <a href="http://www.pordenonelegge.it/salastampa/399-La-domenica-di-librINsieme" target="_blank">Libri insieme</a>, intervistato da Domenico Pecile -, anche <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lirio_Abbate" target="_blank">Lirio Abbate</a>, il cronista de l’Espresso che con la sua inchiesta <a href="http://espresso.repubblica.it/attualita/cronaca/2012/12/12/news/a-roma-la-mala-si-fa-in-quattro-1.48981" target="_blank">«I quattro re di Roma»</a> ha portato a galla il sistema di «mafia capitale».</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Dimenticate Gomorra</em>» ha detto, perché la mafia ha cambiato pelle, fiorisce nell’indifferenza, vuole la pace sociale, non il sangue. Un esempio? «<em>”Cosa nostra” in Sicilia c’è, ed è viva e vegeta</em> -  ha proseguito il giornalista &#8211; <em>ma dal 1° gennaio 2014 fino ad oggi a Palermo ci sono stati solo due omicidi di mafia. È evidente che non vogliono sparare, smuovere le acque, perché senza sangue si fanno più affari»</em>. E ormai lo sappiamo: la tranquillità del nostro Friuli, terra di confine, a quattro passi dei Balcani, fa gola (tanta) alla criminalità organizzata le cui infiltrazioni qui da noi sono ormai una certezza.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi il viaggio in «mafia capitale», in cui «<em>di fronte agli affari, il “rosso” e il “nero” della politica non guardano agli ideali</em>». In un sistema di appalti senza gara, per affidamento diretto, perché c’è sempre «<em>un’emergenza</em>». E l’emergenza a deciderla non sono i politici, ma gli impiegati. Non a caso gli uomini di Carminati a Roma controllano le segreterie, sono negli uffici tecnici. Va bene. Ma un Sindaco, un assessore come fa a non sapere, a non vedere? I soldi. Ancora, come sempre: «<em>Andavano a colpo sicuro, sentono che sei uno che si fa piegare».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Di questo sa anche scherzare Abbate che, con intelligenza, strappa al pubblico più di qualche risata, anche se  parecchio amara. Ammiro quest’uomo che ha semplicemente fatto il suo mestiere (il più bello del mondo), investigando e raccontando. Ma lo ha fatto in un paese in cui il risultato è diventare eroi civili, dover girare con la scorta, e &#8211; spesso &#8211; rimanere soli con le proprie battaglie. Il pensiero corre a <a href="http://www.annapiuzzi.it/la-straordinaria-semplicita-di-chi-e-grande/" target="_blank">Nicola Gratteri, la stessa semplicità</a>, quella delle persone veramente grandi. Mi avvicino. D&#8217;istinto vorrei abbracciarlo, ma mi limito a farmi autografare il libro e lo ringrazio per il suo lavoro. Guardo la sala, prima era semivuota, ora si è riempita: arriva Daria Bignardi. Senza polemica, ma non è così che dovrebbe andare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/11/lirio-abbate-domenico-pecile.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1307" alt="lirio abbate domenico pecile" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/11/lirio-abbate-domenico-pecile.jpg" width="971" height="681" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Pordenonelegge tra buone letture, vecchie amicizie e lenta rigenerazione</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2015 19:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Pordenonelegge]]></category>

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		<description><![CDATA[Pordenonelegge 2015 per me ha avuto il volto di due donne, il gusto corposo degli incontri e un diffuso senso di rigenerazione. Le due donne sono Azar Nafisi e Silvia...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.pordenonelegge.it" target="_blank">Pordenonelegge 2015</a> per me ha avuto il volto di due donne, il gusto corposo degli incontri e un diffuso senso di rigenerazione. Le due donne sono <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Azar_Nafisi" target="_blank">Azar Nafisi</a> e <a href="http://www.pordenonelegge.it/festival/edizione-2015/autori/2220-Silvia-Moretti" target="_blank">Silvia Moretti</a>. Gli incontri sono quelli lenti, con gli amici che non vedi da un pezzo, ma con cui riallacci il filo del tempo in un attimo, magari con la complicità di un bicchiere di rosso a notte fonda. La rigenerazione è la mia, lenta, benefica e benevola.</p>
<p style="text-align: justify;">Parto da Azar Nafisi. L’ho già scritto su <a href="https://www.facebook.com/anna.piuzzi.7/posts/10208026563890042?pnref=story" target="_blank">Facebook</a>: semplicemente immensa. Iraniana, oggi cittadina americana, autrice di <a href="http://www.adelphi.it/libro/9788845921544" target="_blank">Leggere Lolita a Teherean</a> e <a href="http://www.adelphi.it/libro/9788845924347" target="_blank">Le cose che non ho detto</a>, entrambi assolutamente da leggere. Nafisi ancora una volta ci fa immergere nel suo amore per la letteratura, questa volta negli States attraversando tre classici <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Huckleberry_Finn_(personaggio)" target="_blank">Huckleberry Finn</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Babbit" target="_blank">Babbitt</a> e <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/carson-mccullers/il-cuore-un-cacciatore-solitario/978880619173" target="_blank">Il cuore è un cacciatore solitario</a>. Il tutto naturalmente intessuto di frammenti autobiografici con il suo <a href="http://www.adelphi.it/libro/9788845930065" target="_blank">La repubblica dell&#8217;immaginazione</a>. Anche qui la letteratura è grimaldello eversivo, per dar corpo all’immaginazione, alla riflessione su libertà e diritti, sulla responsabilità. «<em>Libertà e felicità non sono per sempre, devi lottare per loro</em>» ha ricordato Nafisi con il suo luminoso sorriso e uno sguardo intelligente e fermo, sottolineando che la «<em>la nostra libertà è la libertà del nostro prossimo e quando lottiamo per la libertà degli altri lottiamo che per noi</em>». E citando <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ray_Bradbury" target="_blank">Ray Bradbury</a> ha aggiunto: «<em>Non è necessario bruciare i libri per distruggere una cultura, basta impedire di leggere</em>», «<em>il conformismo porta alla violenza</em>» invece «<em>per essere responsabili bisogna conoscere e sapere</em>».</p>
<div id="attachment_1254" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/09/pordenonelegge2015_7.jpg"><img class="size-medium wp-image-1254" alt="#pordenonelegge2015 - Silvia Moretti" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/09/pordenonelegge2015_7-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">#pordenonelegge2015 &#8211; Silvia Moretti</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’altra donna del mio Pordenonelegge 2015 è Silvia Moretti. Per me l’immagine di Silvia è quella della sorella minore di una tra le mie più care amiche, la ragazza a cui toccava cedermi il letto quando facevo tappa notturna a Conegliano. Così domenica scorsa è stata un’emozione sincera vedere che l&#8217;adolescente dagli occhi grandi e scuri è diventata, con tenacia e impegno, una donna tosta, capace di trasmettere la passione per il suo lavoro, sicura di sé mentre, con straordinaria competenza guidava il pubblico tra le pieghe della vicenda cinematografica dei <a href="http://www.pordenonelegge.it/festival/edizione-2015/eventi/961-Promessi-sposi-d’autore-Un-cantiere-letterario-per-Luchino-Visconti" target="_blank">Promessi sposi</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le altre mie tappe di Pordenonelegge sono state l’incontro stampa con <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Emmanuel_Carrère" target="_blank">Emmanuel Carrére</a>, l’intervista di Dario Di Vico con il pittoresco <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Brunello_Cucinelli" target="_blank">Brunello Cucinelli</a>; la presentazione di <a href="http://www.gironellastoria.com/archives/579" target="_blank">La Grande Guerra a piedi</a> di Nicolò Giraldi (di cui <a href="http://www.annapiuzzi.it/giro-nella-storia-stasera-fa-tappa-a-udine/" target="_blank">vi ho già scritto qui</a> e di cui non posso che aggiungere che anche dal vivo è proprio un ottimo narratore); e, infine l’appuntamento con <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_La_Cecla" target="_blank">Franco La Cecla</a> per il suo ultimo libro <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/franco-la-cecla/contro-l-urbanistica/978880622086" target="_blank">Contro l’urbanistica</a>. Mi ha fatto sorridere la sua introduzione: «<em>I libri servono in primo luogo a chi li scrive per capire qualcosa che non avrebbero capito del tutto solo pensando</em>». Come dargli torto? Anche La Cecla, antropologo, rimane per me un ottimo narratore che a Pordenone ci ha guidato attraverso le città, il loro essere relazione con i luoghi e con chi le abita.</p>
<p style="text-align: justify;">Dulcis in fundo (si fa per dire) sabato sera sono andata a sentire <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Natalino_Balasso" target="_blank">Natalino Balasso</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Cirri" target="_blank">Massimo Cirri</a>. Errore consapevole perché ormai dovrei sapere che le cose che nell’immaginario collettivo fanno ridere, in genere mi avviliscono. Balasso rientra esattamente in questa dinamica. Battute scontate, non particolarmente intelligenti e il primo quarto d’ora incentrato su stereotipi femminili che sarebbe meglio, una volta per tutte, appendere al chiodo. Dunque me ne sono andata.</p>
<p style="text-align: justify;">Libri acquistati: La Repubblica dell’immaginazione (Azar Nafisi), Contro l’urbanistica (Franco La Cecla), <a href="http://sellerio.it/it/catalogo/Legge-Superiore/Fontana/4885" target="_blank">Per legge superiore</a> (Giorgio Fontana) e <a href="http://sellerio.it/it/catalogo/Ultimo-Arrivato/Balzano/7803" target="_blank">L’ultimo arrivato </a>(Marco Balzano).</p>
<p style="text-align: justify;">Nota gastronomica: ancora una volta mi sono scontrata con l’irrazionale attitudine di tanti esercenti a non approfittare e al contempo accompagnare fino in fondo una kermesse come Pordenonelegge. Alle 23, ora in cui c’era ancora una marea di gente in cerca di cibo, quasi tutti i locali aperti ci hanno detto “la cucina è chiusa”. Nota di merito dunque all’osteria <a href="http://www.unpostoatavola.it/pordenone/al-cavaliere-perso-menu.html" target="_blank">Al Cavaliere perso</a> che ci ha rifocillato alle 24 passate (avendo fatto tappa di ristorante in ristorante), tra l’altro abbiamo mangiato molto bene: l’antipasto di ben venuto (affettati e formaggi ottimi), degli spaghetti ai moscardini (super) e un tiramisù da urlo.</p>

<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1252' title='pordenonelegge2015_01'><img width="1080" height="810" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/09/pordenonelegge2015_01.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="#pordenonelegge2015" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1250' title='pordenonelegge2015_0'><img width="1076" height="726" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/09/pordenonelegge2015_0.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="#pordenonelegge2015 - libri a km0" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1251' title='#pordenonelegge2015 Emmanuel Carrère'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/09/pordenonelegge2015_1.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="#pordenonelegge2015 - Emanuel Carrère" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1253' title='#pordenonelegge2015 Azar Nafisi'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/09/pordenonelegge2015_3.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="#pordenonelegge2015 - Azar Nafisi" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1254' title='pordenonelegge2015_7'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/09/pordenonelegge2015_7.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="#pordenonelegge2015 - Silvia Moretti" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1255' title='pordenonelegge2015_8'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/09/pordenonelegge2015_8.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="#pordenonelegge2015 - Franco La Cecla" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1249' title='pordenonelegge_10'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/09/pordenonelegge_10.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="#Pordenonelegge2015 - Nicolò Giraldi" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1256' title='pordenonelegge2015_9'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/09/pordenonelegge2015_9.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="#pordenonelegge2015 - Nicolò Giraldi" /></a>

<p><img title="gallery columns=&quot;2&quot; ids=&quot;1252,1250,1251,1253,1254,1255,1249,1256&quot;" alt="" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wpgallery/img/t.gif" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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