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	<title>Anna Piuzzi &#187; Legalità</title>
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		<title>Caporalato in FVG: il convegno di Libera e l&#8217;intervista con Marco Omizzolo</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jan 2025 11:57:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Caporalato, sfruttamento lavorativo e tratta internazionale sono fenomeni che riguardano l’Italia tutta intera, dalla Sicilia al Friuli. Detto questo, è poi però necessario fare un passo avanti e avere consapevolezza del fatto che di regione in regione – a volte anche di provincia in provincia –, questi fenomeni assumono caratteristiche diverse: un conto è parlare di caporalato a Rosarno, un conto è parlare di ciò che accade sul territorio friulano</em>». Inizia da qui la mia chiacchierata con <strong>Marco Omizzolo</strong>, dal provare cioè a decostruire lo stereotipo (durissimo a morire) che il Friuli Venezia Giulia non è terra di sfruttamento lavorativo, né – tantomeno – di caporalato.</p>
<h4><span style="color: #ff6600;">Chi è Marco Omizzolo</span></h4>
<p>Sociologo, Omizzolo è impegnato da anni nel denunciare lo sfruttamento dei lavoratori migranti, fenomeno che ha voluto studiare sul campo, addirittura lavorando come bracciante infiltrato in diverse aziende agricole dell’Agro Pontino, reclutato da caporali indiani. In India ha poi seguito un trafficante di esseri umani per indagare il sistema di tratta internazionale. Docente universitario e presidente di «Tempi Moderni», ha contribuito alla stesura della legge 199 sul caporalato e, nel 2016, a Latina, è stato animatore dello sciopero di oltre quattromila braccianti indiani contro caporali e padroni. Nel 2019 è stato nominato, dal presidente Sergio Mattarella, Cavaliere della Repubblica per meriti di ricerca e impegno contro il caporalato e lo sfruttamento. <a href="https://www.peoplepub.it/pagina-prodotto/per-motivi-di-giustizia" target="_blank"><strong><em>Per motivi di giustizia</em></strong></a>, <a href="https://www.peoplepub.it/pagina-prodotto/il-mio-nome-%C3%A8-balbir" target="_blank"><em><strong>Il mio nome è Balbir</strong></em></a> (scritto insieme a Balbir Singh) e <a href="https://www.peoplepub.it/pagina-prodotto/laboratorio-criminale" target="_blank"><strong><em>Laboratorio criminale</em></strong></a> (scritto con Roberto Lessio) sono i libri che ha pubblicato per People. Omizzolo sarà il relatore di rilievo di <em><strong>Noi siamo Friuli Venezia Giulia. Storie di uomini e caporali</strong></em> della “due giorni” organizzata da Libera – al Centro Balducci di Zugliano venerdì 24 e sabato 25 gennaio (<a href="https://www.centrobalducci.org/eventi-e-news/noi-siamo-friuli-venezia-giulia/" target="_blank">qui il programma completo</a>) – proprio per far luce su tale fenomeno e per dar conto delle ricerche e indagini che sta conducendo su questa tematica almeno da tre anni.</p>
<h4><span style="color: #ff6600;">Viticoltura e edilizia</span></h4>
<p>«<em>Il caporalato anche in Friuli</em> – mi spiega Omizzolo – <em>riguarda lo sfruttamento nelle campagne, ma con una particolare connotazione. C’è infatti un’incidenza nel settore vitivinicolo. Non parliamo quindi di un’agricoltura povera o residuale, come in altre regioni, ma al contrario di un’agricoltura di alta qualità, ricca. E proprio in questo contesto, in specifici casi, ci sono lavoratori a cottimo, presi a giornata, pagati in nero e impiegati in condizioni durissime. Ma in Friuli questi fenomeni riguardano, ben più che altrove, anche l’edilizia e i servizi, dal badantato domestico a quello sanitario</em>». C’è poi tutto il complesso capitolo della cantieristica navale.</p>
<h4><span style="color: #ff6600;">La Rotta balcanica? Elemento caratterizzante</span></h4>
<p>Gli chiedo quindi quanto la “rotta balcanica” sia un elemento caratterizzante il caporalato in Friuli. «<em>Lo è tantissimo e non potrebbe essere altrimenti, è infatti una rotta che, letteralmente, abbraccia questo territorio, il Nordest. A giungere qui sono uomini e donne, ne ho conosciuti parecchi, che dopo un’esperienza fatta di torture e violenze, quando arrivano in territorio italiano, legittimamente cercano un pezzo di pane, una bottiglia d’acqua e un po’ di serenità. La loro condizione però è di emarginazione, esclusione e di fortissima vulnerabilità, è chiaro che quindi sono facilmente sfruttabili, ricattabili. Soprattutto se manca l’accoglienza, se mancano le tutele, se manca una politica di integrazione. Ed è questo un fenomeno che si va allargando</em>». «<em>Ancora una volta dunque</em> – continua Omizzolo – <em>non è solo il problema del singolo imprenditore criminale che decide di sfruttare qualcuno, ma di riforme, riforme delle politiche di accoglienza e più in generale delle politiche sociali. Serve poi un impegno più ragionato delle Regioni. Da sociologo sono molto affezionato alla figura di Abdelmalek Sayad, sociologo e filosofo algerino. Ebbene lui parlava di “effetto specchio” delle migrazioni, nel senso che quando non riconosciamo diritti alle persone migranti a rimetterci è la nostra democrazia che si indebolisce inesorabilmente. Su questa partita noi ci giochiamo la faccia. Non è solo questione di diritti sindacali, ma di democrazia</em>».</p>
<p>E pensare che la morte di <a href="https://www.avvenire.it/attualita/pagine/satnam-singh-due-nuovi-arresti" target="_blank">Satnam Singh</a> – il bracciante indiano che nell’Agro Pontino è stato lasciato morire dal suo datore di lavoro, dopo un grave incidente – sembrava aver innescato, nella sua feroce disumanità, la possibilità di un&#8217;imminente una svolta. «<em>È stata una fiammata</em> – osserva con amarezza Omizzolo –. <em>All’indomani di quella tragedia abbiamo sentito che ci sarebbero stati più controlli, che fatti del genere non si sarebbero mai più dovuti verificare. La realtà delle cose è che nel frattempo ci sono stati decine di Satnam. L’intervento repressivo è fondamentale, ma manca la politica: non si è ancora prodotta una riforma delle regole, delle procedure formali e informali che in questo Paese producono le forme di sfruttamento</em>».</p>
<h4><span style="color: #ff6600;">Il sistema delle quote (che non piace nemmeno a Rosolen)</span></h4>
<p>Proprio in questi giorni in Friuli Venezia Giulia si sta parlando di “quote”, l’assessora regionale al Lavoro, Alessia Rosolen, <a href="https://www.regione.fvg.it/rafvg/giunta/dettaglio.act;jsessionid=1C5A185FBBA9190B83871C5A52012D72?dir=/rafvg/cms/RAFVG/Giunta/Rosolen/comunicati/&amp;id=135665&amp;ass=C06&amp;WT.ti=Ricerca%20comunicati%20stampa" target="_blank">ha dichiarato che il fabbisogno di manodopera non comunitaria è di 1160 lavoratori. Soprattutto Rosolen ha evidenziato che bisogna andare oltre il sistema delle quote</a> messo in piedi dalla legge “Bossi-Fini” (datata 2002). Quanto quel sistema ha contribuito a favorire lo sfruttamento lavorativo? «<em>Moltissimo</em> – conferma il sociologo –. <em>Una delle mie esperienze più note è di aver seguito un trafficante di esseri umani in Asia. Attraverso quell’esperienza ho avuto modo di osservare come parecchie delle persone reclutate nei loro luoghi di residenza da quel trafficante – che per altro era in combutta con imprenditori criminali italiani – arrivavano poi in Italia non irregolarmente, ma inserite nel sistema delle quote. Parliamo di persone che erano vittime di tratta (perché pagavano migliaia di euro per arrivare in Italia, indebitando la famiglia e diventando dunque ricattabili), ma al contempo erano inserite nel sistema delle quote previsto dalla “legge Bossi-Fini”, legge che col tempo è diventata il grande “cavallo di Troia” attraverso il quale le persone, anche minori, vengono portate in Italia per lavorare come schiavi. E questo non lo dico solo io, ma anche sentenze, inchieste e altri studi. È chiaro che la “Bossi-Fini” ha ormai fatto il suo tempo e va riformata, per cambiarla però non bastiamo io e lei, ma serve la politica. Bene che l’assessora abbia detto che serve andare oltre, ora però servono i fatti</em>».</p>
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		<title>«Raccontare, documentare, informare»: i doveri semplici che ci ricorda Lirio Abbate</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2015 22:02:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
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		<description><![CDATA[«Raccontare, documentare, informare, istruire, fare cultura. Sono le uniche armi che conosco contro la mafia». È la strada che chi è in prima linea nel contrasto...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«<em>Raccontare, documentare, informare, istruire, fare cultura. Sono le uniche armi che conosco contro la mafia</em>». È la strada che chi è in prima linea nel contrasto alla criminalità organizzata non si stanca di indicarci: unica soluzione, accanto al lavoro dei magistrati e forze dell&#8217;ordine, per scardinare un sistema che, in primo luogo, si sostanzia in una mentalità capace di radicarsi ed incancrenire i territori. Anche il nostro. E lo ha ripetuto oggi a Udine &#8211; a <a href="http://www.pordenonelegge.it/salastampa/399-La-domenica-di-librINsieme" target="_blank">Libri insieme</a>, intervistato da Domenico Pecile -, anche <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lirio_Abbate" target="_blank">Lirio Abbate</a>, il cronista de l’Espresso che con la sua inchiesta <a href="http://espresso.repubblica.it/attualita/cronaca/2012/12/12/news/a-roma-la-mala-si-fa-in-quattro-1.48981" target="_blank">«I quattro re di Roma»</a> ha portato a galla il sistema di «mafia capitale».</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Dimenticate Gomorra</em>» ha detto, perché la mafia ha cambiato pelle, fiorisce nell’indifferenza, vuole la pace sociale, non il sangue. Un esempio? «<em>”Cosa nostra” in Sicilia c’è, ed è viva e vegeta</em> -  ha proseguito il giornalista &#8211; <em>ma dal 1° gennaio 2014 fino ad oggi a Palermo ci sono stati solo due omicidi di mafia. È evidente che non vogliono sparare, smuovere le acque, perché senza sangue si fanno più affari»</em>. E ormai lo sappiamo: la tranquillità del nostro Friuli, terra di confine, a quattro passi dei Balcani, fa gola (tanta) alla criminalità organizzata le cui infiltrazioni qui da noi sono ormai una certezza.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi il viaggio in «mafia capitale», in cui «<em>di fronte agli affari, il “rosso” e il “nero” della politica non guardano agli ideali</em>». In un sistema di appalti senza gara, per affidamento diretto, perché c’è sempre «<em>un’emergenza</em>». E l’emergenza a deciderla non sono i politici, ma gli impiegati. Non a caso gli uomini di Carminati a Roma controllano le segreterie, sono negli uffici tecnici. Va bene. Ma un Sindaco, un assessore come fa a non sapere, a non vedere? I soldi. Ancora, come sempre: «<em>Andavano a colpo sicuro, sentono che sei uno che si fa piegare».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Di questo sa anche scherzare Abbate che, con intelligenza, strappa al pubblico più di qualche risata, anche se  parecchio amara. Ammiro quest’uomo che ha semplicemente fatto il suo mestiere (il più bello del mondo), investigando e raccontando. Ma lo ha fatto in un paese in cui il risultato è diventare eroi civili, dover girare con la scorta, e &#8211; spesso &#8211; rimanere soli con le proprie battaglie. Il pensiero corre a <a href="http://www.annapiuzzi.it/la-straordinaria-semplicita-di-chi-e-grande/" target="_blank">Nicola Gratteri, la stessa semplicità</a>, quella delle persone veramente grandi. Mi avvicino. D&#8217;istinto vorrei abbracciarlo, ma mi limito a farmi autografare il libro e lo ringrazio per il suo lavoro. Guardo la sala, prima era semivuota, ora si è riempita: arriva Daria Bignardi. Senza polemica, ma non è così che dovrebbe andare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/11/lirio-abbate-domenico-pecile.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1307" alt="lirio abbate domenico pecile" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/11/lirio-abbate-domenico-pecile.jpg" width="971" height="681" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Quando la normalità è rivoluzionaria. Vi aspetto a San Daniele per incontrare Maria Carmela Lanzetta</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2015 06:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
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		<category><![CDATA[Legalità]]></category>

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		<description><![CDATA[«Ho fatto il sindaco facendo rispettare le regole e la legalità, difendendo il territorio, il paesaggio e i beni archeologici. Insomma diciamo quello che dovrebbe essere...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«<em>Ho fatto il sindaco facendo rispettare le regole e la legalità, difendendo il territorio, il paesaggio e i beni archeologici. Insomma diciamo quello che dovrebbe essere la normalità dell’azione amministrativa. Se questa normalità scatena reazioni intimidatorie ciò significa che, in certi contesti, la normalità diventa rivoluzionaria</em>». Sono parole di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Carmela_Lanzetta" target="_blank">Maria Carmela Lanzetta</a>, già Sindaco di Monasterace e Ministro, <a href="http://www.linkiesta.it/it/article/2015/02/07/lanzetta-quando-la-normalita-e-rivoluzionaria/24589/" target="_blank">intervistata da Linkiesta</a>. Una donna delle istituzioni che ha rinunciato nel giro di tre giorni alla carica di ministro agli Affari regionali e a <a href="http://www.corriere.it/cronache/15_gennaio_28/lanzetta-non-va-giunta-calabria-io-quell-assessore-non-lavoro-da67f7f8-a6b8-11e4-93fc-9b9679dd4aa0.shtml" target="_blank">un posto nella Giunta regionale di Oliverio</a>. Perché? Per coerenza, in ossequio a quella normalità che ha assunto a regola di vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Di questo e della sua esperienza di sindaco antimafia ne parleremo con lei domani, <strong>venerdì 6 novembre, alle 20.45 all’auditorium alla Fratta di San Daniele</strong>, nel primo dei quattro incontri del tradizionale appuntamento di autunno con la rassegna dell’Associazione per la Costituzione <a href="http://www.festivalcostituzione.it/wp-content/uploads/2015/10/locandina-2015-2016.jpg" target="_blank">Una vita spesa per la legalità</a>. A me il piacere di intervistarla, partirò da due libri che parlano di lei: <a href="http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&amp;Itemid=97&amp;task=schedalibro&amp;isbn=9788858107010" target="_blank">L’Italia quaggiù. Maria Carmela Lanzetta e le donne contro la ‘ndrangheta</a> di Goffredo Buccino e <a href="https://www.mulino.it/isbn/9788815257956" target="_blank">Coraggio</a> di Umberto Ambrosoli. A domani!</p>
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		<title>La straordinaria umanità di chi è davvero grande</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2015 13:53:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antonio Nicaso]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Gratteri]]></category>

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		<description><![CDATA[Un’emozione immensa ed un grandissimo onore intervistare, sul palco della mia Majano, due uomini straordinari come Nicola Gratteri ed Antonio Nicaso. Ma non è questo ciò...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un’emozione immensa ed un grandissimo onore <a href="http://www.majano159.it/2015/05/gratteri-e-nicaso-a-majano-il-racconto-di-una-bellissima-serata-e-i-nostri-tanti-«grazie»/" target="_blank">intervistare, sul palco della mia Majano</a>, due uomini straordinari come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Gratteri" target="_blank">Nicola Gratteri</a> ed <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Nicaso" target="_blank">Antonio Nicaso</a>. Ma non è questo ciò di cui ho intenzione di scrivere qui. Della giornata di sabato quelli che mi porto nel cuore sono soprattutto altri momenti, quelli semplici che raccontano l’umanità che accompagna l’impegno civile di questi due uomini. Momenti come la chiacchierata amichevole del pomeriggio, seduti all’aperto, attorno a un tavolo. Come la cena tutti insieme con le domande dei nostri ragazzi o, più semplicemente, spiegando a due calabresi che cos’è il frico. Doni inestimabili che &#8211; per un gruppo di giovani che nel loro piccolo credono in quello che fanno &#8211; sono, prima di tutto, testimonianza ed esempio prezioso. Si perde la rotta di questi tempi, perché alcuni giorni prevale lo sconforto di fronte al caos. E allora sapere che ci sono ancora uomini di Stato come Nicola Gratteri rimette le cose in ordine. Sgombra il campo dalle incertezze e ti fa ritrovare i valori entro cui orientare il tuo agire e il coraggio che lo deve muovere.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/05/gratteri-piuzzi-nicaso1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-921" alt="gratteri piuzzi nicaso" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/05/gratteri-piuzzi-nicaso1.jpg" width="1080" height="579" /></a></p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/05/dedica-oro-bianco.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-924" alt="dedica oro bianco" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/05/dedica-oro-bianco.jpg" width="913" height="1094" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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