<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Anna Piuzzi &#187; Lavoro</title>
	<atom:link href="https://www.annapiuzzi.it/category/lavoro/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.annapiuzzi.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 04 Mar 2026 15:50:05 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.6</generator>
		<item>
		<title>Caporalato in FVG: il convegno di Libera e l&#8217;intervista con Marco Omizzolo</title>
		<link>https://www.annapiuzzi.it/caporalato-in-fvg-il-convegno-di-libera-e-lintervista-con-marco-omizzolo/</link>
		<comments>https://www.annapiuzzi.it/caporalato-in-fvg-il-convegno-di-libera-e-lintervista-con-marco-omizzolo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2025 11:57:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Rotta Balcanica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.annapiuzzi.it/?p=2359</guid>
		<description><![CDATA[«Caporalato, sfruttamento lavorativo e tratta internazionale sono fenomeni che riguardano l’Italia tutta intera, dalla Sicilia al Friuli. Detto questo, è poi però necessario fare un passo...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Caporalato, sfruttamento lavorativo e tratta internazionale sono fenomeni che riguardano l’Italia tutta intera, dalla Sicilia al Friuli. Detto questo, è poi però necessario fare un passo avanti e avere consapevolezza del fatto che di regione in regione – a volte anche di provincia in provincia –, questi fenomeni assumono caratteristiche diverse: un conto è parlare di caporalato a Rosarno, un conto è parlare di ciò che accade sul territorio friulano</em>». Inizia da qui la mia chiacchierata con <strong>Marco Omizzolo</strong>, dal provare cioè a decostruire lo stereotipo (durissimo a morire) che il Friuli Venezia Giulia non è terra di sfruttamento lavorativo, né – tantomeno – di caporalato.</p>
<h4><span style="color: #ff6600;">Chi è Marco Omizzolo</span></h4>
<p>Sociologo, Omizzolo è impegnato da anni nel denunciare lo sfruttamento dei lavoratori migranti, fenomeno che ha voluto studiare sul campo, addirittura lavorando come bracciante infiltrato in diverse aziende agricole dell’Agro Pontino, reclutato da caporali indiani. In India ha poi seguito un trafficante di esseri umani per indagare il sistema di tratta internazionale. Docente universitario e presidente di «Tempi Moderni», ha contribuito alla stesura della legge 199 sul caporalato e, nel 2016, a Latina, è stato animatore dello sciopero di oltre quattromila braccianti indiani contro caporali e padroni. Nel 2019 è stato nominato, dal presidente Sergio Mattarella, Cavaliere della Repubblica per meriti di ricerca e impegno contro il caporalato e lo sfruttamento. <a href="https://www.peoplepub.it/pagina-prodotto/per-motivi-di-giustizia" target="_blank"><strong><em>Per motivi di giustizia</em></strong></a>, <a href="https://www.peoplepub.it/pagina-prodotto/il-mio-nome-%C3%A8-balbir" target="_blank"><em><strong>Il mio nome è Balbir</strong></em></a> (scritto insieme a Balbir Singh) e <a href="https://www.peoplepub.it/pagina-prodotto/laboratorio-criminale" target="_blank"><strong><em>Laboratorio criminale</em></strong></a> (scritto con Roberto Lessio) sono i libri che ha pubblicato per People. Omizzolo sarà il relatore di rilievo di <em><strong>Noi siamo Friuli Venezia Giulia. Storie di uomini e caporali</strong></em> della “due giorni” organizzata da Libera – al Centro Balducci di Zugliano venerdì 24 e sabato 25 gennaio (<a href="https://www.centrobalducci.org/eventi-e-news/noi-siamo-friuli-venezia-giulia/" target="_blank">qui il programma completo</a>) – proprio per far luce su tale fenomeno e per dar conto delle ricerche e indagini che sta conducendo su questa tematica almeno da tre anni.</p>
<h4><span style="color: #ff6600;">Viticoltura e edilizia</span></h4>
<p>«<em>Il caporalato anche in Friuli</em> – mi spiega Omizzolo – <em>riguarda lo sfruttamento nelle campagne, ma con una particolare connotazione. C’è infatti un’incidenza nel settore vitivinicolo. Non parliamo quindi di un’agricoltura povera o residuale, come in altre regioni, ma al contrario di un’agricoltura di alta qualità, ricca. E proprio in questo contesto, in specifici casi, ci sono lavoratori a cottimo, presi a giornata, pagati in nero e impiegati in condizioni durissime. Ma in Friuli questi fenomeni riguardano, ben più che altrove, anche l’edilizia e i servizi, dal badantato domestico a quello sanitario</em>». C’è poi tutto il complesso capitolo della cantieristica navale.</p>
<h4><span style="color: #ff6600;">La Rotta balcanica? Elemento caratterizzante</span></h4>
<p>Gli chiedo quindi quanto la “rotta balcanica” sia un elemento caratterizzante il caporalato in Friuli. «<em>Lo è tantissimo e non potrebbe essere altrimenti, è infatti una rotta che, letteralmente, abbraccia questo territorio, il Nordest. A giungere qui sono uomini e donne, ne ho conosciuti parecchi, che dopo un’esperienza fatta di torture e violenze, quando arrivano in territorio italiano, legittimamente cercano un pezzo di pane, una bottiglia d’acqua e un po’ di serenità. La loro condizione però è di emarginazione, esclusione e di fortissima vulnerabilità, è chiaro che quindi sono facilmente sfruttabili, ricattabili. Soprattutto se manca l’accoglienza, se mancano le tutele, se manca una politica di integrazione. Ed è questo un fenomeno che si va allargando</em>». «<em>Ancora una volta dunque</em> – continua Omizzolo – <em>non è solo il problema del singolo imprenditore criminale che decide di sfruttare qualcuno, ma di riforme, riforme delle politiche di accoglienza e più in generale delle politiche sociali. Serve poi un impegno più ragionato delle Regioni. Da sociologo sono molto affezionato alla figura di Abdelmalek Sayad, sociologo e filosofo algerino. Ebbene lui parlava di “effetto specchio” delle migrazioni, nel senso che quando non riconosciamo diritti alle persone migranti a rimetterci è la nostra democrazia che si indebolisce inesorabilmente. Su questa partita noi ci giochiamo la faccia. Non è solo questione di diritti sindacali, ma di democrazia</em>».</p>
<p>E pensare che la morte di <a href="https://www.avvenire.it/attualita/pagine/satnam-singh-due-nuovi-arresti" target="_blank">Satnam Singh</a> – il bracciante indiano che nell’Agro Pontino è stato lasciato morire dal suo datore di lavoro, dopo un grave incidente – sembrava aver innescato, nella sua feroce disumanità, la possibilità di un&#8217;imminente una svolta. «<em>È stata una fiammata</em> – osserva con amarezza Omizzolo –. <em>All’indomani di quella tragedia abbiamo sentito che ci sarebbero stati più controlli, che fatti del genere non si sarebbero mai più dovuti verificare. La realtà delle cose è che nel frattempo ci sono stati decine di Satnam. L’intervento repressivo è fondamentale, ma manca la politica: non si è ancora prodotta una riforma delle regole, delle procedure formali e informali che in questo Paese producono le forme di sfruttamento</em>».</p>
<h4><span style="color: #ff6600;">Il sistema delle quote (che non piace nemmeno a Rosolen)</span></h4>
<p>Proprio in questi giorni in Friuli Venezia Giulia si sta parlando di “quote”, l’assessora regionale al Lavoro, Alessia Rosolen, <a href="https://www.regione.fvg.it/rafvg/giunta/dettaglio.act;jsessionid=1C5A185FBBA9190B83871C5A52012D72?dir=/rafvg/cms/RAFVG/Giunta/Rosolen/comunicati/&amp;id=135665&amp;ass=C06&amp;WT.ti=Ricerca%20comunicati%20stampa" target="_blank">ha dichiarato che il fabbisogno di manodopera non comunitaria è di 1160 lavoratori. Soprattutto Rosolen ha evidenziato che bisogna andare oltre il sistema delle quote</a> messo in piedi dalla legge “Bossi-Fini” (datata 2002). Quanto quel sistema ha contribuito a favorire lo sfruttamento lavorativo? «<em>Moltissimo</em> – conferma il sociologo –. <em>Una delle mie esperienze più note è di aver seguito un trafficante di esseri umani in Asia. Attraverso quell’esperienza ho avuto modo di osservare come parecchie delle persone reclutate nei loro luoghi di residenza da quel trafficante – che per altro era in combutta con imprenditori criminali italiani – arrivavano poi in Italia non irregolarmente, ma inserite nel sistema delle quote. Parliamo di persone che erano vittime di tratta (perché pagavano migliaia di euro per arrivare in Italia, indebitando la famiglia e diventando dunque ricattabili), ma al contempo erano inserite nel sistema delle quote previsto dalla “legge Bossi-Fini”, legge che col tempo è diventata il grande “cavallo di Troia” attraverso il quale le persone, anche minori, vengono portate in Italia per lavorare come schiavi. E questo non lo dico solo io, ma anche sentenze, inchieste e altri studi. È chiaro che la “Bossi-Fini” ha ormai fatto il suo tempo e va riformata, per cambiarla però non bastiamo io e lei, ma serve la politica. Bene che l’assessora abbia detto che serve andare oltre, ora però servono i fatti</em>».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.annapiuzzi.it/caporalato-in-fvg-il-convegno-di-libera-e-lintervista-con-marco-omizzolo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Crisi del Canale di Suez. L&#8217;impatto pesante sulla vita dei marittimi visto da Porto Nogaro</title>
		<link>https://www.annapiuzzi.it/crisi-del-canale-di-suez-limpatto-pesante-sulla-vita-dei-marittimi-visto-da-porto-nogaro/</link>
		<comments>https://www.annapiuzzi.it/crisi-del-canale-di-suez-limpatto-pesante-sulla-vita-dei-marittimi-visto-da-porto-nogaro/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2024 05:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[canale di suez]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
		<category><![CDATA[mar rosso]]></category>
		<category><![CDATA[marittimi]]></category>
		<category><![CDATA[porto nogaro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.annapiuzzi.it/?p=2272</guid>
		<description><![CDATA[Quella del canale di Suez – innescata a ottobre dagli attacchi da parte degli Houthi, il gruppo armato yemenita sostenuto dall’Iran – è una crisi sempre...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quella del canale di Suez – innescata a ottobre dagli <a href="https://www.internazionale.it/ultime-notizie/2024/01/10/il-canale-di-suez-deserto-dopo-gli-attacchi-dei-ribelli-yemeniti" target="_blank">attacchi da parte degli Houthi</a>, il <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/houthi-chi-sono-e-cosa-vogliono-i-miliziani-dello-yemen-160261" target="_blank">gruppo armato yemenita sostenuto dall’Iran</a> – è una crisi sempre meno “lontana”. La destabilizzazione di una delle rotte commerciali più importanti al mondo, infatti, non può che avere ripercussioni significative anche in Friuli-Venezia Giulia. Economiche innanzitutto. Basti pensare che a Trieste il molo settimo, il terminal che attraverso il canale di Suez movimenta i container in arrivo dal Far East, ha visto a gennaio una contrazione pari a un quarto dei volumi. Diverse compagnie dunque hanno deciso di percorrere una rotta alternativa, circumnavigando l’Africa. Crescono di conseguenza i costi del trasporto (come delle merci trasportate) e l’impatto ambientale. Ma non è tutto. Si fa pesantissimo anche l’impatto – ben poco considerato – sulla vita dei marittimi.</p>
<h5><strong><span style="color: #ff6600;"> L’impatto sulle vite dei marittimi</span></strong></h5>
<p>A conoscere bene questa condizione è invece il <a href="https://www.caritasudine.it/cosa-facciamo/ascolto/centro-di-ascolto-per-marittimi-a-porto-nogaro/" target="_blank">Centro Caritas «Stella Maris»</a> che, a Porto Nogaro, offre ascolto e assistenza proprio ai marittimi. Persone che vivono esistenze invisibili e silenziose, trascorrendo mesi a bordo di una nave, lontano da casa, lontano dagli affetti. «<em>Sono tra i lavoratori più sfruttati e con meno diritti al mondo</em> – spiega la referente di Stella Maris, <strong>Monica Garzitto</strong> –. <em>Questo anche perché vivono una condizione di fortissimo isolamento. Quando la nave è al largo, infatti, anche le comunicazioni più semplici risultano complicate, se non impossibili. Ora, le vicende internazionali che riguardano il Mar Rosso rischiano di peggiorare ancora di più la loro condizione</em>». Da una parte infatti si allungano i tempi di percorrenza, dall’altra cresce la tensione a bordo per la paura di possibili attacchi. «<em>Tutto questo fa lievitare lo stress, rendendo più pericoloso il lavoro, con un conseguente rischio elevatissimo di incidenti sul lavoro</em> – spiega ancora Garzitto –. <em>Sulle navi infatti c’è un infortunio ogni tre giorni, un’incidenza pesante cui contribuiscono l’orario di lavoro (che nella maggioranza dei casi è anche superiore alle 72 ore settimanali), le pessime condizioni del sonno e l’elevato isolamento. Non è difficile immaginare come tutti questi elementi, nel contesto attuale, si stiano facendo anche più pesanti. Ce lo ha insegnato l’esperienza del Covid, periodo durante il quale, fra i marittimi, è addirittura aumentato il numero dei suicidi</em>». E pensare che senza di loro il sistema economico mondiale imploderebbe.</p>
<h5><span style="color: #ff6600;"><strong> A San Giorgio di Nogaro</strong></span></h5>
<p><em>«Le preoccupazioni che ci stanno esprimendo le persone che si rivolgono al nostro Centro</em> – osserva l’operatrice Caritas – <em>si infittiscono di giorno in giorno. Se da una parte è vero che gli attacchi Houti, nelle intenzioni, sono diretti solo alle imbarcazioni di Israele e a quelle dei suoi principali alleati, è altrettanto vero che la tensione nell’area è generalizzata. Molte navi hanno addirittura disattivato il segnale radar per non essere localizzate, ma anche questo comporta dei rischi ulteriori perché rende comunque più complicata la navigazione</em>».</p>
<p>Complessivamente nel mondo i marittimi sono 1,89 milioni. In prevalenza quelli che arrivano a Porto Nogaro provengono da Azerbaijan, Georgia, Egitto, Turchia, Tunisia, Ucraina e Russia, ma anche dalla Siria, dal Bangladesh e dall’India. Ogni equipaggio è composto da quindici, venti persone. «<em>Pur in assenza di dati precisi</em> – sottolinea Garzitto –, <em>nelle ultime settimane il numero delle navi in rada è diminuito, in questo momento ce n’è una sola, quando invece solitamente ce ne sono dalle quattro alle sei. Pur essendo Porto Nogaro strategico per la lavorazione delle brame d’acciaio, la crisi di Suez si fa sentire eccome, anche qui</em>».</p>
<h5><strong><span style="color: #ff6600;"> L’attività del centro «Stella Maris»</span></strong></h5>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2024/03/visita.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-2275" alt="visita" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2024/03/visita-300x225.jpeg" width="300" height="225" /></a>In oltre 15 anni di attività il Centro di ascolto “Stella Maris” è diventato un punto di riferimento stabile per il territorio e ha sostenuto numerose iniziative di promozione e tutela del benessere della “gente di mare”. I volontari, una decina, coordinati dalla referente, riescono ogni anno a visitare oltre l’80% delle navi che attraccano presso la banchina “Margreth” di Porto Nogaro, cercando di offrire una risposta concreta ai bisogni dei marittimi. Al punto di accoglienza, sempre alla banchina, c’è la possibilità di trovare ascolto e assistenza giuridica, ma anche di aver a disposizione computer e tablet con connessione internet, nonché biciclette per poter raggiungere più facilmente il centro di San Giorgio di Nogaro. Non mancano poi l’assistenza religiosa e spirituale. Sono inoltre centinaia gli studenti e studentesse che ogni anno visitano questa realtà per comprendere meglio e più da vicino i temi della globalizzazione e del commercio mondiale (<em>nella foto a fianco, una visita al porto</em>). Strettissima la collaborazione con la Capitaneria di Porto e numerose altre realtà del territorio.</p>
<p><em>Articolo pubblicato sull’edizione del 27 febbraio 2024 del settimanale diocesano di Udine</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.annapiuzzi.it/crisi-del-canale-di-suez-limpatto-pesante-sulla-vita-dei-marittimi-visto-da-porto-nogaro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Su Wired lo sguardo di Allen Blue tra web, lavoro e creatività</title>
		<link>https://www.annapiuzzi.it/su-wired-lo-sguardo-di-allen-blue-tra-web-lavoro-e-creativita/</link>
		<comments>https://www.annapiuzzi.it/su-wired-lo-sguardo-di-allen-blue-tra-web-lavoro-e-creativita/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2015 03:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
		<category><![CDATA[allen blue]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[wired]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.annapiuzzi.it/?p=1061</guid>
		<description><![CDATA[Se state leggendo Wired di giugno sarete stati ovviamente catturati dall&#8217;intervista con Reed Hastings, ceo di Netflix, il più grande servizio al mondo di streaming che...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se state leggendo <a href="http://www.wired.it" target="_blank">Wired</a> di giugno sarete stati ovviamente catturati dall&#8217;intervista con <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Reed_Hastings" target="_blank">Reed Hastings</a>, ceo di <a href="https://www.netflix.com/it/" target="_blank">Netflix</a>, il più grande servizio al mondo di streaming che a ottobre sbarcherà (finalmente) in Italia, rivoluzionando il nostro modo di guardare la televisione. C&#8217;è però anche un&#8217;altra intervista che, secondo me, vale davvero la pena di leggere con attenzione: quella con <a href="https://www.linkedin.com/in/ablue" target="_blank">Allen Blue</a>, vicepresidente e cofondatore di Linkedin.</p>
<p>Sicuramente ad influenzarmi, orientando le mie letture, è stato anche il <a href="http://www.annapiuzzi.it/immersione-torinese-tra-citta-e-scrittura-digitale/" target="_blank">weekend torinese</a> appena trascorso, immersa nella scrittura digitale, ma è davvero interessante leggere il punto di vista su internet di questo scenografo teatrale che, incrociando la sua strada con quella <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Reid_Hoffman" target="_blank">Reid Hoffman</a>, ha messo la propria creatività al servizio del lavoro nel digitale. «<em>Sono tanti gli aspetti comuni fra i due settori </em>- spiega Blue -<em> : fare teatro ti permette di trasformare la creatività in qualcosa di concreto. [...] Lo stesso processo creativo che sta alla base dello sviluppo di un nuovo software</em>».</p>
<p>Ma ciò che, al solito, più mi affascina e mi colpisce, è lo spazio di opportunità che la rete offre a chi abbia un reale desiderio di mettersi in gioco e costruire ciò che vuole diventare dal punto di vista professionale. Non solo. A cambiare, secondo Blue, è anche il mondo del lavoro più in generale: «<em>[...] la tecnologia assiste nel prendere decisioni e le società cominciano a pensare che i dipendenti possano aiutare a raggiungere il successo e senza essere un puro strumento per inseguirlo</em>». Una «<em>nuova cultura del lavoro</em>» che vede nascere «<em>nuove realtà</em>», «<em>nuove organizzazioni più orizzontali e focalizzate sulla cultura d&#8217;impresa in cui le persone lavorano e danno il loro contributo volentieri</em>».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.annapiuzzi.it/su-wired-lo-sguardo-di-allen-blue-tra-web-lavoro-e-creativita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Hashtag e tweet di Susanna Camusso e la discriminazione che c&#8217;è già</title>
		<link>https://www.annapiuzzi.it/lhashtag-di-camusso-e-la-discriminazione-che-ce-gia/</link>
		<comments>https://www.annapiuzzi.it/lhashtag-di-camusso-e-la-discriminazione-che-ce-gia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Aug 2014 08:49:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.annapiuzzi.it/?p=600</guid>
		<description><![CDATA[Susanna Camusso lancia l’hashtag #Sìart18 e twitta che «bisogna creare lavoro non discriminazione». Lasciando qui da parte il «totem ideologico» (per citare il buon Renzi), devo...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Susanna Camusso lancia l’hashtag #Sìart18 e twitta che «<i>bisogna creare lavoro non discriminazione</i>». Lasciando qui da parte il «<em>totem ideologico</em>» (per citare il buon Renzi), devo dire che su una cosa Camusso ha ragione perché — se ancora non se ne fosse accorta — la «<i>discriminazione</i>» non serve crearla perché c’è già e da parecchio. E così succede che nello stesso luogo di lavoro convivano quotidianamente lavoratori che vivono su due pianeti diversi: quello di chi i diritti ce li ha e quello di chi i diritti nemmeno sa cosa siano. Certo, si può continuare a fare i bravi soldatini con la bandierina rossa in mano, ma quello che serve è altro. Vedremo cosa partorirà quello spazio ad hoc per «<i>riscrivere lo statuto dei lavoratori</i>» di cui ha detto ieri sera Renzi e vedremo anche chi battaglierà (e per cosa), perché gli abitanti di quel pianeta più scomodo onestamente sono davvero stufi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.annapiuzzi.it/lhashtag-di-camusso-e-la-discriminazione-che-ce-gia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
