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	<title>Anna Piuzzi &#187; Giovani</title>
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		<title>Riflettori accesi sul 41-bis grazie a Sisifo. Un&#8217;associazione che è una buona notizia</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 12:34:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carcere]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Quella relativa al 41-bis – il regime di «carcere duro» – è tra le questioni più dibattute rispetto al sistema penitenziario italiano (<a href="https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/alta-sicurezza-e-41-bis/" target="_blank">qui, per saperne di più, il rapporto dell&#8217;associazione Antigone</a>). Questione che puntualmente polarizza l’opinione pubblica, come per il caso di <a href="https://www.wired.it/article/alfredo-cospito-anarchico-41-bis-condanne-strage/" target="_blank">Alfredo Cospito</a>, il primo anarchico a finire, nel maggio 2022, in regime di 41-bis. Ed è proprio sul 41-bis che l’associazione culturale <a href="https://www.sisifoassociazione.it/" target="_blank">Sisifo</a> ha deciso di accendere i riflettori con un convegno in programma giovedì 16 novembre alle 15 all’Università di Udine (in via Tomadini, 30/a). A intervenire saranno Tullio Padovani, già ordinario di Diritto penale alla Scuola Sant’Anna di Pisa, nonché accademico dei Lincei, e Fabio Fiorentin, magistrato presso il Tribunale di Sorveglianza di Venezia. A moderare l’incontro sarà Enrico Amati, docente di Diritto penale dell’Università di Udine.</p>
<p>Costituitasi nel 2021, l’associazione <em>Sisifo</em> è composta da studenti e studentesse in prevalenza iscritti a Giurisprudenza, ma anche in altre facoltà. «Il nostro obiettivo – spiega la vicepresidente, <strong>Linda Iacuzzi</strong> (<em>nella fot</em>o) – è promuovere un diritto penale liberale e garantista. Siamo un gruppo di giovani, che guidati da motivazioni e percorsi diversi, desiderano agire in un campo in cui avvengono ogni giorno violazioni di diritti e soprusi, un luogo in cui non sempre la pratica e l’opinione comune seguono la Legge. Qui ogni scelta che si compie ha conseguenze significative sulla vita delle persone, serve dunque essere formati e informati. Serve maturare una consapevolezza che si tenga fuori da un dibattito polarizzato. Per questo tra le attività che organizziamo ci sono momenti formativi pensati non solo per noi, ma per tutta la cittadinanza. Si tratta di confronti aperti dove chi interviene offre opinioni e sguardi differenti sulle questioni che di volta in volta vengono affrontate».</p>
<p>Ventidue anni, studentessa di Giurisprudenza, Iacuzzi ha piglio sicuro e idee chiare: «Abbiamo scelto di parlare di 41-bis perché sin dalla sua introduzione ha destato numerose perplessità, visto il suo essere al confine della legittimità costituzionale. Numerosi sono stati i dibattiti che hanno riguardato questo regime, vuoi nel tentativo di legittimarlo, vuoi per metterne in luce le ombre. Eppure, ancor oggi è forma dell’esecuzione penale che per altro interessa molto da vicino anche la nostra regione, il carcere di Tolmezzo ospita infatti una sezione apposita. Siamo dunque a chiederci se debba continuare ad esistere o se sia venuto il momento di abbandonarlo o riformarlo profondamente anche alla luce di com’è cambiato il mondo delle mafie».</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2023/11/linda.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2245" alt="linda" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2023/11/linda-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>«Il nostro intento – prosegue Iacuzzi – è divulgativo, cerchiamo cioè di rendere accessibili a tutti informazioni e nozioni spesso tecniche. Interveniamo anche nelle scuole superiori. Cerchiamo poi di accorciare le distanze tra carcere e città, perché troppo spesso le questioni che riguardano i detenuti sono ritenute dai più come estranee. Invece dovremmo avercele a cuore tutti, perché incidono sulla società in generale, anche in termini di sicurezza».</p>
<p>Per diversi di questi ragazzi l’impegno è in prima persona anche dentro il carcere, grazie all’associazione di volontariato penitenziario <a href="http://www.icaro.fvg.it/" target="_blank">Icaro</a>, di cui anche Linda fa parte. «È un’esperienza straordinaria – racconta –. L’anno scorso ho tenuto, insieme a un’altra volontaria, un corso di scrittura creativa. Confrontarsi con questi ragazzi che su per giù hanno la nostra età ha un impatto davvero forte. È duro constatare che le loro parole sono svuotate di speranza, fanno fatica anche solo a immaginare il futuro. Hanno fatto scelte sbagliate, certo, ma a pesare parecchio è il contesto sociale. Conoscendoli, parlando con loro scopri che non sono “persone cattive”. Anzi. Sono persone che meritano un’occasione, ma così com’è strutturato il sistema penitenziario, di occasioni ce ne sono davvero poche». Importantissimo poi il fare rete sul territorio con le diverse realtà. «È un caposaldo del nostro agire – conferma la vicepresidente di Sisifo –, siamo aperti a tutte le collaborazioni. Siamo grati all’Università che ci ha accompagnato sin dall’inizio del percorso e continua a sostenerci. Ci sono poi associazioni come Icaro e realtà come la Spes, la Scuola di Politica ed Etica sociale della Diocesi, con cui realizziamo iniziative comuni e che ci aiutano a crescere».</p>
<p>Un appello? «È rivolto a nuovi associati – risponde sorridendo Iacuzzi –, siamo una ventina di iscritti, ma il percorso di studi ha un termine e vorremmo che comunque l’associazione restasse un sodalizio di “studenti per gli studenti”, servono quindi nuove presenze fattive». Chi volesse contattare l’associazione può usare i profili social o scrivere a sisifoodv@gmail.com.</p>
<p>Dopo il convegno del 16 novembre è già in programma una nuova iniziativa che si terrà il 5 dicembre alle 16.30, in via Tomadini, 30. Si parlerà di «Educare punendo. La sofferenza inflitta può favorire il reinserimento?» insieme ad Angela Gianelli, giudice del Tribunale dei Minori di Trieste, e Katia Bolelli, pedagogista e psicologa, Direttrice della Fondazione RagazzinGioco.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2023/11/396178872_344390804911192_189797324042346319_n.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2246" alt="396178872_344390804911192_189797324042346319_n" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2023/11/396178872_344390804911192_189797324042346319_n.jpg" width="561" height="795" /></a></p>
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		<title>A Tarcento nasce Casa Langer, spazio dove reimmaginare il futuro</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 11:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>È una luce bellissima quella che si è accesa alle porte dell’Alta Val Torre. Ha la forma di una casa e porta il nome di un sognatore. Soprattutto, è un’idea che cammina sulle gambe di tre giovani che, come lui, sono meravigliosamente visionari. Ma andiamo con ordine. Siamo a Tarcento dove i tre giovani in questione hanno dato vita a <a href="https://www.instagram.com/casalanger/" target="_blank">Casa Alexander Langer</a>, un centro culturale (anche se definirlo così è riduttivo) che sarà inaugurato sabato 9 e domenica 10 settembre con una “due giorni” fitta di iniziative.</p>
<p>Loro – tutti under 30 – sono <a href="https://www.instagram.com/paolostradaioli/" target="_blank"><strong>Paolo Stradaioli</strong></a>, <a href="https://www.instagram.com/s.ghein/" target="_blank"><strong>Giulia Guanella</strong></a> e <a href="https://www.instagram.com/camilla_tuccillo/" target="_blank"><strong>Camilla Tuccillo</strong></a>. Stradaioli, originario di Perugia, vive a Torino, dove ha frequentato la Scuola Holden ed è dunque la “penna” del gruppo. Guanella vive invece in provincia di Como, è progettista di spazi culturali, sta per laurearsi in Antropologia culturale e si occupa della parte grafica e artistica del progetto.</p>
<p>Infine, anima dell’iniziativa, c’è Camilla Tuccillo (<em>nella foto</em>) che lavora nell’ambito della Strategia nazionale per le aree interne (Snai) in Friuli Venezia Giulia. Laziale, Camilla dopo Torino (dove ha studiato biologia) e Trieste (dove ha studiato comunicazione della scienza) ha scelto Lusevera per realizzare il grande desiderio di vivere in montagna. A influenzarla è stato l’incontro con Alexander Langer. Tra le pagine dell’ambientalista e pacifista trentino, si è infatti ritrovata nella visione del mondo di una persona che non c’è più, ma che aveva saputo guardare lontano, indicando ben prima di altri, la strada del dialogo dei popoli, dell’attenzione per i margini e della cura dell’ambiente. Ora a Lusevera è dentro quella visione, sperimenta il margine, il confine, l’incontro.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2023/09/camilla.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2201" alt="camilla" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2023/09/camilla.jpg" width="868" height="900" /></a></p>
<h5><strong><span style="color: #ff6600;">Reimmaginare i luoghi</span></strong></h5>
<p>«Casa Langer – spiegano – nasce dall’idea e dalla volontà di tre persone con storie personali e professionali differenti che si sono incontrate quasi per caso tra le montagne del Friuli e grazie al sostegno della Fondazione Pietro Pittini. È un luogo fisico, ha pareti e finestre, affaccia su una strada. A questo luogo corrispondono una via e un numero civico, un preciso paese e una complessa area geografica: via Dante Alighieri numero 7, Tarcento, alle porte dell’Alta Val Torre. Tale scelta risponde all’esigenza di reimmaginare i luoghi che abitiamo. Negli ultimi anni, infatti, capita spesso che le persone – e in particolare i giovani – scelgano la città come luogo per fiorire. Casa Alexander Langer vuole contribuire a invertire questa narrazione dimostrando la potenza culturale e di immaginazione che può nascere da una comunità radicata nel territorio. “Avanguardia” è un’altra parola che abbiamo scelto per descrivere questa Casa. Avanguardia come pagina bianca, dove anche una sola lettera è visibile, dove poter scarabocchiare la propria volontà di esprimersi e al tempo stesso ascoltare le vocazioni del territorio e delle persone che lo conoscono e lo vivono». «Alexander Langer – proseguono – ha vissuto da “ponte” e noi vogliamo imparare a fare lo stesso: mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera. Collocarci consapevolmente ai confini e coltivare in tutti i modi la conoscenza, il dialogo, la cooperazione».</p>
<p>Tante le attività (molte già in calendario) che verranno proposte durante tutto l’anno: «Come detto, vogliamo rivolgerci in particolare ai tanti giovani presenti sul territorio in cerca di uno spazio di cultura permanente, ma anche a bambini e bambine che potranno sprigionare creatività e immaginazione in un luogo che un giorno sarà loro».</p>
<h5><strong><span style="color: #ff6600;">Il programma dell’inaugurazione e non solo</span></strong></h5>
<p><strong>Sabato 9 settembre</strong> l’apertura di «Casa Langer» è prevista alle 15 con l’inaugurazione della mostra «Animali bellissimi» con l’esposizione (fino al 24 settembre) delle tavole originali dell’omonimo libro scritto e illustrato da Daniela Pareschi e edito da ilBarbagianni. Un avvio, dunque, all’insegna della diversità, dell’unicità e dei nuovi punti di vista. Alle 16.30 sarà illustrato il progetto, seguirà un aperitivo. Domenica alle 10.30 laboratorio per bambini con Daniela Pareschi e per adulti (Disegnare un fiume) con l’illustratrice Caterina Di Paolo. Nel pomeriggio, dalle 15 alle 20, nuovo appuntamento di Peçots Party, l’ormai famoso appuntamento per lo scambio dei vestiti. Alle 18 musica di Francesco Imbriaco.</p>
<p>In calendario c’è anche un laboratorio che sarà replicato tre volte: i primi due appuntamenti (16 e 17 settembre) sono dedicati a bambini e bambine dai 6 ai 10 anni, mentre il terzo (24 settembre) per persone più adulte. Quest’ultimo incontro coinciderà con l’ultimo giorno di esposizione della mostra e rappresenterà un’ottima occasione per dialogare sui temi che si nascondono e allo stesso tempo emergono tra le opere esposte.<br />
<a href="https://sites.google.com/view/casalanger/home" target="_blank">Qui tutto il sito internet di Casa Langer.</a></p>
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		<title>«Giulio fa cose». Fiumicello 2020</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jan 2020 08:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[25 gennaio]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
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		<category><![CDATA[Giulio Regeni]]></category>
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		<category><![CDATA[Amnesty international]]></category>
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		<description><![CDATA[«Giulio fa cose». Mai espressione è stata più aderente alla realtà dei fatti. Giulio Regeni è scomparso 4 anni fa, in Egitto, inghiottito da una morte...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>«Giulio fa cose»</em>. Mai espressione è stata più aderente alla realtà dei fatti. Giulio Regeni è scomparso 4 anni fa, in Egitto, inghiottito da una morte assurda e inumana, ancora oggi avvolta da un buio fitto e da un silenzio vile. Eppure – appunto – Giulio fa cose. Sabato 25 gennaio, per dirne una, ha riunito migliaia di persone in tutta Italia per chiedere <a href="https://www.amnesty.it/campagne/verita-giulio-regeni/" target="_blank">«verità e giustizia»</a> sulla sua morte.</p>
<p>A Fiumicello, una camminata silenziosa e densa di emozione è partita da piazza Falcone e Borsellino. Qui i ragazzi del «Governo dei giovani» hanno lanciato il progetto per la realizzazione delle «panchine gialle» che, certo, ricorderanno Giulio, ma che nel suo nome faranno del parco un luogo di incontro. Insieme, persone diversissime, di tutte le età, sindaci con la fascia tricolore e semplici cittadini, hanno camminato fianco a fianco per arrivare poi in piazza dei tigli dove sono state accese 4 mila fiammelle a comporre la scritta «verità». E poi il silenzio pieno di luce delle 19.41, l’ora dell’ultimo messaggio inviato dal giovane ricercatore friulano. Quello stringersi attorno ai suoi genitori Paola e Claudio che, insieme all’avvocato Alessandra Ballerini, stanno combattendo con una tenacia tanto straordinaria quanto dolorosa, la battaglia per la verità. Una battaglia che non è solo per loro, perché la luce dei diritti umani quando viene accesa illumina tutti. E poi – come ha sottolineato il parroco don Luigi Fontanot – Giulio ci sprona a raccogliere la sfida dell’incontro e dell’accoglienza in cui tanto credeva. Insomma, Giulio fa cose e ci chiede di non essere lasciato solo.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2020/01/fiumicello_2020.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-1898" alt="fiumicello_2020" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2020/01/fiumicello_2020-1024x768.jpg" width="635" height="476" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Iran e Iraq, ascoltando chi vive in Friuli</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jan 2020 12:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Il mio Friuli]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
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		<description><![CDATA[Esattamente una settimana fa ci siamo svegliati con la notizia dell’attacco iraniano alle basi americane in Iraq. Come trattare a Udine, su una piccola testata locale,...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Esattamente una settimana fa ci siamo svegliati con la notizia dell’attacco iraniano alle basi americane in Iraq. Come trattare a Udine, su una piccola testata locale, un argomento come questo, di politica internazionale? Dal mio punto di vista, attingendo alla ricchezza di un territorio abitato da persone che provengono da tutto il mondo, ascoltando che cosa vuol dire essere iraniani, iracheni, pakistani, etiopi o bengalesi. Così, mercoledì scorso, ho chiamato <em><strong>Medhi</strong></em>, in primo luogo un amico e collega, una persona splendida. Mehdi è iraniano, ma vive e lavora in Friuli ormai da quasi dieci anni. Rifugiato politico, è fuggito dal suo Paese nel 2009, a causa della feroce repressione delle manifestazioni contro l’elezione di Ahmadinejad. Qui sotto trovate l’intervista, dedicatele un attimo di tempo, perché in questi giorni leggiamo titoli come «scoppia la protesta in Iran», la verità è che la protesta non si è mai fermata: è stata colpita, repressa nel sangue, fiaccata, ma non muore, perché c’è un desiderio di libertà – soprattutto nei giovani – che resiste, nonostante la ferocia del regime, e che ha un disperato bisogno di non essere abbandonato a se stesso. Oltre all’intervista a Mehdi c’è anche un pezzo sull’Iraq, anche qui per scriverlo ho sentito un amico iracheno che vive e lavora qui, anche nel suo Paese c’è chi è in piazza da mesi. Dunque, buona lettura!</p>
<h2><span style="color: #ff6600;"><strong>Iran e Usa: venti di guerra. Una voce dal Friuli</strong></span></h2>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-1888" alt="mehdi" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2020/01/mehdi-182x300.jpeg" width="182" height="300" /></p>
<p>Si fa beffe della pace il 2020, catapultandoci – in appena una manciata di giorni – in uno scenario cupo, in cui la minaccia di una guerra dalle proporzioni potenzialmente imprevedibili agita l’attualità. A preoccupare sono i rapporti tra Iran e Stati Uniti che, da tesi, sono diventati incandescenti. L’escalation giovedì 2 gennaio con l’uccisione – ordinata dal presidente americano Donald Trump – a Baghdad del generale iraniano Qassem Suleimani, uno dei più grandi nemici degli Stati Uniti degli ultimi anni e uno dei personaggi più potenti di tutto il Medio Oriente. Imponente la folla che ha partecipato ai suoi funerali, tanto che la calca ha provocato 56 morti e 213 feriti. L’acuirsi, prevedibile, nella notte tra martedì 7 e mercoledì 8 gennaio con la risposta iraniana: un attacco missilistico lanciato da Teheran contro le basi militari Usa in Iraq.</p>
<p>Numerosi sono i rifugiati politici che negli anni dall’Iran hanno riparato in Italia. Tra loro <em><strong>Mehdi Limoochi</strong> </em>(<em>nel riquadro</em>), operatore della Caritas diocesana di Udine, 39 anni, nel nostro Paese dal 2009 a seguito della repressione delle proteste contro l’elezione di Ahmadinejad.</p>
<p><b>Qual è la sua percezione degli eventi? Lo stato d’animo?</b></p>
<p>«La notizia dell’uccisione di Suleimani ha destato in me, da subito, una grande preoccupazione, si tratta della seconda persona più importante del regime iraniano, come presenza militare. Da tanti era considerato un eroe che ha difeso il Paese dall’Isis».</p>
<p><b>Da tanti, ma non da tutti.</b></p>
<p>«Proprio così. Negli ultimi mesi con il gruppo militare di cui faceva parte si era reso protagonista, come in passato, di una feroce repressione delle manifestazioni di piazza che erano scoppiate a novembre a seguito dell’aumento del costo del carburante e proseguite per chiedere, soprattutto da parte dei giovani, ancora una volta, più diritti: hanno ammazzato 1500 persone. È chiaro dunque che per tanti altri Suleimani non possa essere considerato un eroe. La società in altre parole è spaccata in due».</p>
<p><b>Lo scenario è in evoluzione, ma cosa si può prevedere?</b></p>
<p>«È difficile dirlo, perché la propaganda rende complicato capire come stiano davvero le cose. Alcuni, addirittura, sostengono che le notizie non siano vere, che l’Iran avrebbe venduto Suleimani, per avvicinare il momento del ritiro delle sanzioni. In quest’ottica l’attacco alle basi americane sarebbe solo una risposta dovuta, un modo per accontentare i pasdaran iraniani. Al di là di queste ricostruzioni, l’attacco iraniano deve metterci in allarme, se dovessero esserci nuove azioni di risposta da parte dell’America, non so dove si potrà finire, l’Iran non è l’Iraq con un regime che può crollare facilmente come quello di Saddam Hussein. E per altro il conflitto si allargherebbe ad altri Paesi dell’area. Le conseguenze sono inimmaginabili».</p>
<p><b>I suoi amici in Iran come la pensano?</b></p>
<p>«Le voci sono diverse, alcuni dicono che la situazione si congelerà prima di arrivare a una guerra vera e propria. Altri dicono che è meglio la guerra se può far cadere il regime: meglio il conflitto, piuttosto che continuare a vivere senza libertà. La maggior parte dei giovani non sopporta il regime. Anche se c’è un po’ di confusione».</p>
<p><b>In che senso?</b></p>
<p>«L’azione di Trump in alcuni ha fatto scattare un sentimento che induce a riconsiderare la figura di Suleimani come difensore del Paese. Un sentimento questo che la propaganda cerca di alimentare».</p>
<p><strong>Cosa c’è da augurarsi in questo momento?</strong></p>
<p>«Il nostro auspicio è che l’Europa abbia il coraggio e la forza di porsi come elemento di dialogo, specialmente sulla base dei risultati che l’accordo sul nucleare aveva dato e che ora rischiano di essere vanificati, soprattutto da quando Trump ha deciso di tirarsene fuori».</p>
<p>Anna Piuzzi</p>
<p><em>(Pubblicato sul settimanale diocesano di Udine «La Vita Cattolica» del 9 gennaio 2020)</em></p>
<p>(Foto Ansa in evidenza tratta dal sito lastampa.it)</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span style="color: #ff6600;">In Iraq popolazione stremata. In Piazza Tahrir i manifestati resistono</span></h2>
<p>«Manco dall’Iraq, ormai da 16 anni, ma queste nuove notizie di guerra sono un dolore profondo, il mio Paese non riesce a rinascere». A raccontare i suoi sentimenti è <b>S.</b>, rifugiato politico dal 2003 in Italia e che dal 2004 vive con la sua famiglia – la moglie e tre figli – in Friuli.</p>
<p>«L’Iraq – spiega – soffre da anni, non c’è mai stata una tregua: la guerra, l’embargo, l’invasione. Saddam Hussein è caduto da 16 anni, alla popolazione sono state fatte tante promesse, ma nessuna è stata mantenuta». «Uscivamo da una situazione storica in cui c’era un solo partito, al governo, è innegabile c’era una dittatura che teneva tutto sotto controllo. Io sono cristiano, la nostra minoranza non aveva mai avuto problemi. Per altro, abbiamo sempre convissuto per secoli. Ora c’è il caos, come sempre accade quando c’è un cambiamento di questo tipo, non è facile per la politica accordarsi».</p>
<p>E rispetto all’Iran? «In questo momento – evidenzia – la maggioranza al governo è sciita, come in Iran. Se ne parla poco, ma da mesi piazza Tahrir, a Baghdad, è piena di persone che, come in altri Paesi del Medio Oriente, sta protestando contro il governo che appunto è manovrato dall’Iran. Suleimani aveva una grandissima influenza nel Paese. La gente però è stanca, non vuole un governo religioso, ma laico, democratico che dia almeno alcuni diritti. È questo che si continua a chiedere, ma contro i manifestanti è stato aperto il fuoco, ci sono stati tantissimi morti. Eppure c’è ancora chi protesta, chi continua a restare in piazza, addirittura con le tende, durante la notte. I media dovrebbero raccontarlo».</p>
<p>«La situazione rischia di peggiorare. Il parlamento vuole mandare via gli americani, ma mi chiedo che cosa succederà dopo. Un nuovo embargo? Chi pagherà? La gente normale che è stremata. In questo scenario, rischiamo addirittura più dell’Iran».</p>
<p>Anna Piuzzi</p>
<p><em>(Pubblicato sul settimanale diocesano di Udine «La Vita Cattolica» del 9 gennaio 2020)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>«Non chiediamo un futuro facile, ma che sia possibile sì»</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Feb 2018 14:27:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Elezioni 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>Distanza. Disaffezione. Disinteresse. Sono parecchie – ma tutte declinazione di uno stesso sentimento – le etichette usate in questo tempo di frenesia elettorale per descrivere il rapporto tra i giovani e la politica. Ma noi quel rapporto avevamo voglia che ci venisse raccontato, spiegato da chi domenica 4 marzo si troverà per la prima volta tra le mani una scheda elettorale. E non solo a parole, ma anche attraverso sguardi e gesti. Così abbiamo chiesto ad alcuni ragazzi di sedersi attorno a un tavolo e di aiutarci a guardare la politica con i loro occhi, a decifrare una distanza, a leggere la speranza che ancora c’è.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/02/giovanni_conoscenti.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1576" alt="giovanni_conoscenti" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/02/giovanni_conoscenti-e1518704252197-285x300.jpg" width="285" height="300" /></a></strong><strong>Giovanni Conoscenti</strong> (<em>nella foto qui a fianco</em>) è – si fa per dire – il più vecchio degli interpellati. Classe 1996, è studente di Ingegneria Meccanica all’Università di Udine e rappresentante degli studenti. «In realtà – precisa con il suo sorriso timido e lo sguardo vivace – ho già votato una volta: alle elezioni europee». Chiediamo a lui, come agli altri, se le statistiche che parlano di un crescente astensionismo tra i giovani rispecchiano la realtà. «I dati non mi stupiscono, e non mi stupisce che i giovani non si sentano rappresentati dai partiti e dalla classe politica in generale. Credo però che la voglia di saperne di più ci sia, personalmente ho sempre cercato di suscitare nei miei amici il desiderio di interessarsi, sono dell’idea che poi si scopre che la partecipazione è qualcosa di bello e a cui tutti siamo chiamati». E una volta suscitato il desiderio, i risultati arrivano? « In università, non lo nego, ho fatto difficoltà, ma è anche vero che sono nate belle esperienze. Ad esempio la lista di cui faccio parte (alle elezioni dei rappresentati degli studenti, ndr), a Udine non era presente, ma grazie alla collaborazione di un gruppo di amici siamo riusciti a portarla nella nostra università. Ci siamo messi a lavorare coinvolgendo altri studenti, di Ingegneria e di Facoltà diverse. Questo, nel nostro piccolo, è occuparsi di politica. Quando però si sposta il discorso ad un livello superiore, alla politica regionale e nazionale, la questione è più complicata, ma comunque ne parliamo perché la paura per il futuro c’è e desideriamo capire che cosa può riservarci. Non solo, le nostre discussioni riguardano i temi caldi su cui ci confrontiamo animatamente, ad esempio, sulla questione dell’immigrazione».</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/02/beatrice_boccali.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1575" alt="beatrice_boccali" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/02/beatrice_boccali-199x300.jpg" width="199" height="300" /></a>A fargli eco è <strong>Beatrice Boccali</strong> (<em>nella foto qui a fianco</em>), classe 1999 di Magnano in Riviera, studentessa del Liceo artistico Sello e rappresentante di «Our Voice», movimento culturale che si occupa di legalità. Per lei sarà la prima volta dentro la cabina elettorale, «sono emozionatissima» ci confida e prosegue: «Ho notato che i miei coetanei un generale interesse verso la politica ce l’hanno e vorrebbero votare al meglio, fare la loro parte. Purtroppo però, allo stesso tempo, non sono preparati. Da soli è difficile orientarsi, l’informazione disponibile è tanta, ma non sempre affidabile. In famiglia e in ambito scolastico se ne parla poco, quindi i ragazzi arrivano al voto spaesati: vogliono dire la loro, dare il proprio contributo, ma non hanno tutti gli strumenti». Come fare allora? «Bisogna riuscire a farsi strada in maniera sensata fra gli articoli di attualità e l’Istituzione scolastica dovrebbe fornire almeno delle basi, ad esempio di diritto, nella mia scuola è una materia che non si studia, ma qualche accenno sarebbe fondamentale per essere cittadini consapevoli».</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/02/marta_iacuzzi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1579" alt="marta_iacuzzi" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/02/marta_iacuzzi-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>Della stessa idea <strong>Marta Iacuzzi </strong><em>(nella foto qui a fianco)</em>, di Torreano di Cividale, studentessa del Liceo Paolo Diacono, anche lei neo-diciottenne: «Siamo poco informati, a scuola non si fa Educazione civica, e invece servirebbe. Il rischio è quello di farsi condizionare dalla massa, o magari di seguire chi alza di più la voce. Io andrò a votare, ma scegliere è complicato: da una parte ci sono i partiti più storici che promettono da sempre e mantengono poco, dall’altra quelli nuovi, ma saranno capaci? Credo che quello che ci vorrebbe davvero è un ricambio generazionale. Certo, l’esperienza è indispensabile, ma, accanto a questa, ci vogliono anche idee e energie nuove. Tra compagni di classe, anche se non con tutti, ci confrontiamo su politica ed elezioni, ma ripeto come si fa a scegliere tra tutti quei partiti?».</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/02/david_galimi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1577" alt="david_galimi" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/02/david_galimi-e1518704429509-224x300.jpg" width="224" height="300" /></a>A confermare questa difficoltà è <strong>David Galimi</strong> (<em>nella foto qui a fianco</em>), udinese classe 2000, studente del Liceo Scientifico Marinelli: «Confesso che il 4 marzo mi troverei in difficoltà nello scegliere chi votare, eppure mi informo e mi interesso moltissimo di politica. Al momento però il mio pensiero non è rappresentato da alcun partito, è un “assemblaggio” di quel che prendo da una parte e dall’altra, il buono delle diverse proposte». David non voterà per il rinnovo di Camera e Senato, compirà infatti i fatidici 18 solo ad aprile: «Chi come me – spiega – ha un certo impegno civile, vuole sentirsi parte, votando, di un progetto di futuro per la propria nazione. Da diversi anni mi informo, cerco di capire quello che accade attorno a me, mi dispiace veramente non poter votare, è una sfortuna pazzesca. Comunque convengo anche io che la disinformazione tra i giovani è tanta, invece bisogna sempre approfondire, andare tra le righe di quello che ascoltiamo alla televisione. È faticoso, ma necessario». «Quando un giovane accende la tv – prosegue – le possibilità sono due: o non capisce nulla, e continua a restare disinformato (pensa che molti miei coetanei non sanno nemmeno chi è Gentiloni); oppure rileva una grandissima ipocrisia, i ragazzi della mia età non sono più bambini e riescono dunque riconoscerla, ed è questa che li allontana. Bisogna stare attenti e non farsi ingannare dalla retorica, continuiamo a sentire che la politica agisce per il bene di tutti, sono belle parole, noi ragazzi però abbiamo bisogni di fatti».</p>
<p>Ma che cosa allora i giovani si aspettano dalla politica con una campagna elettorale che parla pochissimo di loro? «Nemmeno io so bene cosa voglio dalla politica – racconta Giovanni –. Nel mio piccolo, come rappresentante del corso o del dipartimento, è più facile perché è la mia realtà: vedi dov’è il bisogno e agisci di conseguenza. A un livello più alto, la questione è più complicata, penso ad esempio al tema dell’immigrazione dove non c’è una risposta obiettiva che può mostrare a entrambe le parti del dibattito una strada percorribile. Quanto a politica economica, noi giovani non chiediamo un futuro facile, una strada spianata, ma che qualcuno ci insegni a lavorare e ci faccia da maestro per il nostro futuro, questo sì. Sono stato fortunato, lavoro dalle superiori mentre studio, è difficile entrare nel mondo del lavoro, ma non è impossibile. C’è difficoltà ad assumere e questo rende molti ragazzi scettici così in tanti dicono “non si trova lavoro”, è qui che la politica deve aiutare e sostenere, dando occasioni per mettersi in gioco». «Sono perfettamente d’accordo con Giovanni – evidenzia Beatrice –. Effettivamente i giovani sentono questa politica lontana. In realtà però è qualcosa che ci interessa, si parla del nostro futuro, quello che vorremo per noi, quello che vorremmo ci fosse offerto. Non so bene cosa vogliono i giovani. So però che purtroppo in Italia i giovani non sono la priorità per il mondo politico, basta pensare alla scuola: i fondi stanno progressivamente diminuendo, in Europa siamo al terzultimo posto. Così si va a minare il nostro futuro perché senza una giusta preparazione risulta difficile entrare nella società e anche interessarsi al contesto politico. E poi il tema del lavoro. Non chiediamo molto, solo un po’ di attenzione».</p>
<p>Di non essere la priorità per la politica è anche la sensazione di Marta che aggiunge: «Nel mio caso la questione lavoro è un po’ più semplice, ho infatti intenzione di impegnarmi per il futuro dell’azienda di famiglia, ma è la preoccupazione che assilla tutti. Ciò detto a dover essere riformata – e non a suon di tagli – è la scuola che ci deve preparare di più e meglio per essere competitivi in un mondo in continuo cambiamento». E sulla scuola punta anche Galimi: «Vorrei che ci fosse un impegno serio per l’università. La proposta di Grasso, di abolire le tasse, è quella che può interesse ai giovani, ma come per la proposta di abolizione della legge Fornero – che riguarda l’esatto opposto della società, dal punto di vista generazionale – bisogna poi capire se è sostenibile economicamente. Se avessi la bacchetta magica vorrei che si creassero dei percorsi dopo la scuola, di inserimento lavorativo. Ci sono tantissimi ragazzi brillanti, che non ce la fanno, vuoi perché non hanno le disponibilità o per difficoltà. Non a caso moltissimi giovani vanno a lavorare all’estero, perdiamo così i migliori talenti del nostro Paese. Certo, in questi giorni di campagna elettorale sono numerosi i politici che ripetono che bisogna far rientrare i nostri giovani espatriati, ma voglio vedere una progettualità concreta. Spero di non arrivare a 50 anni e sentire ancora che non si sono trovate soluzioni efficaci».<br />
L’ultima parola la lasciamo a Beatrice: «Non è vero, come sento ripetere da più parti, che non c’è speranza per questo Paese, anche attraverso questo voto possiamo far sentire la nostra voce e costruire insieme la nazione che immaginiamo».</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/02/LVC_giovani.pdf" target="_blank">Qui il pdf dello speciale pubblicato su «La Vita Cattolica» del 7 febbraio 2018</a>.</p>
<p>La foto in testa alla pagina è tratta da T-Mag (<a href="http://www.t-mag.it/2014/02/25/i-giovani-la-politica-e-il-lavoro/" target="_blank">qui</a>).</p>
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		<title>In punta di dita: i libri illustrati di Marcella per chi non può vedere</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2016 11:31:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Donne]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci sono persone in cui il talento e la creatività si mescolano a una straordinaria sensibilità: a quella capacità – oggi sempre più rara – di...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/foto4.jpg"><img class=" wp-image-1491 alignright" alt="foto4" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/foto4-1024x1024.jpg" width="312" height="312" /></a>Ci sono persone in cui il talento e la creatività si mescolano a una straordinaria sensibilità: a quella capacità – oggi sempre più rara – di mettersi davvero nei panni degli altri, soprattutto di chi è meno fortunato. Appena la incontro capisco che <strong>Marcella Basso</strong>, pordenonese classe 1988, è una di queste preziose persone perché ha messo la sua arte letteralmente a servizio di chi non vede. Già, perché Marcella – in tasca una laurea triennale all’Accademia di Belle arti di Venezia in Decorazione – si è <strong>specializzata nella realizzazione di libri illustrati tattili</strong>, per non vedenti. <em>«Durante gli anni dell’Accademia</em> – mi spiega con un sorriso timido, ma aperto – <em>ho sempre lavorato con i bambini, facendo con loro attività laboratoriali. Poi, dopo anche un’esperienza come volontaria nei centri estivi de “La Nostra Famiglia”, ho iniziato a collaborare con la sezione pordenonese dell’<a href="https://www.uiciechi.it/" target="_blank">Unione italiana dei ciechi e degli Ipovedenti</a>. Questo perché ho sempre nutrito un grande interesse rispetto all’importanza del tatto nello sviluppo della persona, ho scelto dunque di sviluppare la mia tesi di laurea proprio sul tema del linguaggio tattile. Si tratta di una dimensione che indago e approfondisco nei miei lavori, soprattutto come aspetto della relazione tra le persone</em>».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/foto3.jpg"><img class="wp-image-1490 alignleft" alt="foto3" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/foto3-1024x1024.jpg" width="312" height="312" /></a>Ecco dunque che Marcella entra in contatto con la realtà dei libri tattili: «<em>Sono</em> – racconta – <em>un ponte tra chi vede e chi no, uno spazio di incontro ancora poco sviluppato, in modo particolare per quanto riguarda l’editoria per l’infanzia, infatti, di libri illustrati per bambini non vedenti ce ne sono molto pochi</em>». Quello che mi mostra è per me davvero una scoperta. Mi mette davanti un libricino di stoffa bianca, pulitissimo e semplice. Lo apro: al posto delle pagine di carta ci sono queste pagine di stoffa che sono di fatto delle bustine. Ci infilo la mano e scoprono, con il solo uso del tatto, uno spazzolino e il dentifricio, e di pagina in  pagina, molti atri oggetti che si usano di mattina. «<em>È il racconto, presente in molti libri per bambini piccoli, di quello che un bimbo dovrebbe fare da quando si alza a quando va a scuola. Attraverso questo strumento, questo racconto è fruibile anche da un bambino cieco</em>». Mi spiega di averlo realizzato assieme a <strong>Michele Tajariol</strong>. Il libro, che si intitola <em><strong>«Andiamo»</strong></em>, ha vinto il premio nazionale come <em>«Miglior libro d’artista»</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/andiamo.jpg"><img class=" wp-image-1493 alignright" alt="andiamo" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/andiamo.jpg" width="339" height="208" /></a>E non è l’unico riconoscimento ricevuto, tra i tanti c’è anche, nel 2015, il premio come <em>«Miglior libro italiano»</em>, il <em>«Premio giuria giovani»</em> e il premio internazionale <em>«Typhlo e Tactus Award»</em> per<em><strong> «Io, tu e le mani» </strong></em>(<a href="https://www.youtube.com/watch?v=DwmSEZjup68" target="_blank">qui il video</a>). «<em>Si tratta</em> – racconta Marcella – <em>di un libro particolare perché va letto in due, indaga, infatti, le relazioni tra le persone. I due lettori si siedono uno di fronte all’altro e inseriscono le mani nelle tasche del libro, all’interno delle quali sono contenute le illustrazioni tattili. Qui viene narrata la storia di due amici che si chiamano per giocare: giocano al chiuso, all’aperto, litigano, non si parlano più. Insomma, attraversano varie situazioni d’incontro che vengono vissute dai due lettori grazie alle mani. È di fatto una scusa per utilizzare la mano non come strumento di scoperta, ma come strumento d’incontro. L’idea nasce da una mia riflessione personale sul fatto che una persona cieca nel momento in cui allunga le mani verso la realtà o verso gli altri esce dall’isolamento.  Quindi è un libro che vale anche per noi vedenti, ci fa capire il significato di questo andarsi incontro</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questi libri saranno pubblicati? «Del primo, “Andiamo”, sto realizzando 100 copie che sono state richieste dalla Federazione ciechi di Roma, in collaborazione con l’Istituto ciechi di Reggio Emilia. Per ognuno ci sono molte ore di lavoro, lo realizziamo in due e ognuno fa una decina di ore ». Ma c’è interesse anche per il secondo libro che ha attirato l’attenzione di una casa editrice straniera [*].</p>
<p style="text-align: justify;">Chiedo a Marcella dove vengono utilizzati e mi spiega che principalmente trovano impiego nelle scuole. A Roma, in particolare, fanno parte di un progetto sperimentale. «<em>Anche Michele Tajariol ed io li utilizziamo a scuola, nell’ambito di laboratori ad hoc in cui cerchiamo di far concentrare i bambini, vedenti e non, sul tatto, uno strumento di conoscenza importantissimo che però smettiamo di usare a partire dai tre anni. Purtroppo non sono molte le scuole dove riusciamo a proporre questi laboratori perché c’è sempre una grande carenza di fondi. Ce la facciamo laddove vinciamo un bando e allora per la scuola gli interventi sono a costo zero</em>». «<em>Eppure</em> – prosegue Marcella – <em>vivere nelle classi miste, dove ci sono bambini non vedenti, l’esperienza dei diversi tempi del tatto, rimane una meraviglia perché i bambini ciechi sono per tutti gli altri una preziosissima risorsa, infilare le mani nelle taschine per scoprire oggetti e sensazioni diventa un gioco che in classe crea un’atmosfera unica</em>». Chi volesse conoscere più da vicino i lavori di Marcella Basso può visitare il suo sito internet <a href="http://www.lamarcella.blogspot.com">www.lamarcella.blogspot.com</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo pubblicato sul settimanale diocesano di Udine «La Vita Cattolica» del 10 agosto 2016.</p>
<p style="text-align: justify;">[*] <span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Aggiornamento</strong></em></span>: <em>«Andiamo» è stato prodotto in 150 copie ed è attualmente distribuito dalla Federazione nazionale delle istituzioni prociechi di Roma.  Per quanto riguarda «Io, tu, le mani», le prime 10 copie sono già state distribuite dalla Federazione mentre sono in produzione di Marcella 15 copie che saranno destinate al mercato francese, attraverso la distribuzione da parte della casa editrice francese <a href="http://www.ldqr.org/" target="_blank">«Les doigts qui rêvent»</a>.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0203.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1487" alt="DSC_0203" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0203.jpg" width="1600" height="1064" /></a></p>
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		<title>Tra pachistani e afghani per la fine del Ramadan con gli amici di Sant&#8217;Egidio</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2015 15:18:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho detto di sì subito. D’istinto. Perché ho bisogno di storie belle da raccontare. Perché c’è bisogno di qualcuno che le racconti. Perché sempre e comunque &#8211;...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho detto di sì subito. D’istinto. Perché ho bisogno di storie belle da raccontare. Perché c’è bisogno di qualcuno che le racconti. Perché sempre e comunque &#8211; e sopratutto in questo tempo così opaco &#8211; bisogna inseguire la luce che c’è.</p>
<p>Così quando <strong>Federica Marchi</strong>, della <a href="http://www.santegidio.org" target="_blank">Comunità di Sant’Egidio</a> di Trieste, mi ha invitata per giovedì 16 luglio alla cena di fine Ramadan, non ci ho pensato due volte: ho accettato di buon grado. L&#8217;iniziativa infatti era organizzata dai <a href="http://www.giovaniperlapace.it" target="_blank">Giovani per la pace</a> per i profughi afghani e pachistani.</p>
<p>Certo è che, avventurandomi in una Trieste rovente e salendo via di Romagna, non immaginavo che la porta del civico 22, si sarebbe spalancata su una realtà così articolata e tanto generosa, regalandomi un’esperienza emozionante e ricca di incontri.</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Casa Cramer</span></h2>
<p>Inizio bene, mi sento accompagnata da un pizzico di fortuna perché, giunta a destinazione, c’è un ragazzo che suona il campanello: «<em>Ciao! Vai alla Comunità di Sant’Egidio?</em>». <strong>Ramzan</strong> sorride e mi dice di seguirlo. Scoprirò di aver beccato al primo colpo il cuoco della serata.</p>
<p>Intanto salgo le scale di questa bella palazzina che, già per conto suo, ha una storia che meriterebbe di essere raccontata a parte. Prima convento (c’è infatti anche una piccola cappella interna) venne ristrutturata da Claudio Cramer e sua moglie Duja Kaucic che vi abitarono dal 1975 al 2010, anno in cui lui morì. La professoressa Kaucic, nel 2014, dopo un’attenta ricerca tra le realtà benefiche triestine, donò “casa Cramer” alla Comunità di Sant’Egidio.</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Nell&#8217;operoso mondo della Sant&#8217;Egidio</span></h2>
<p>Entro in una bellissima sala, inondata dal profumo di spezie e da un chiacchiericcio vivace. Chiedo di <strong>Federica</strong>. Mi indicano la cucina. La trovo sorridente tra ragazzi, pentole e vaschette di alluminio colme di riso. Ci presentiamo perché fino a quel momento la nostra reciproca conoscenza passa solo attraverso la rete, con Facebook. Mi fa conoscere tutti. Stringo tante mani e vengo travolta da un susseguirsi di sorrisi. Prometto che ascolterò le parole di ognuno.</p>
<p>Prima però Federica mi guida attraverso la casa e, di stanza in stanza, scopro progetti ed idee. La struttura verrà inaugurata a settembre, ma ci sono già due aule, dove si tengono lezioni di italiano per stranieri, e un piccolo ambulatorio, anche questo già operativo, per le visite gratuite fatte da medici volontari. Non manca un magazzino dove sono raccolti generi alimentari e abbigliamento. Ma la meraviglia è il giardino interno con il pergolato di vite, i rosai e un’ancona votiva. «<em>Vogliamo sistemarlo al meglio &#8211; </em>mi spiega Federica<em> &#8211; così, soprattutto in queste giornate calde, sarà un luogo gradevole per chi aspetta di essere visitato</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Ramzan, il Pakistan e (soprattutto!) il riso biryani</span></h2>
<div id="attachment_1129" class="wp-caption alignright" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_1.jpg"><img class=" wp-image-1129  " alt="Comunità di Sant'Egidio -  Ramzan" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_1-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Ramzan</p></div>
<p>Ma sono qui per raccontare e allora non posso che iniziare da <strong>Ramzan</strong> che per un attimo abbandona i fornelli, così ci sistemiamo all’ombra, in giardino. Ha 28 anni, viene dal Kashmir e manca da casa da quattro anni. La sua storia è quella di tanti: un peregrinare lunghissimo, attraversando un paese dopo l’altro, a partire dall’Iran, nel 2010. «<em>Mi sono fermato un anno e otto mesi in Grecia &#8211; </em>racconta<em> &#8211; poi per sei mesi sono rimasto in Ungheria per arrivare in Italia solo nel 2013</em>». Accolto dalla <a href="http://www.caritastrieste.it" target="_blank">Caritas di Trieste</a> prima, e inserito in un progetto <a href="http://www.sprar.it/index.php/chi-siamo" target="_blank">Sprar</a> poi, Ramzan è approdato alla Comunità di Sant’Egidio spinto dal desiderio di <em>«imparare e studiare l’italiano»</em>. «<em>Qui &#8211; </em>prosegue<em> &#8211; non ho trovato solo una scuola, ma un posto dove incontrare delle persone amiche</em>». Mi faccio raccontare della situazione che ha lasciato. Abita ad appena tre chilometri dal confine indiano, una zona caldissima dove resta vivo un conflitto nato nel 1947, all&#8217;indomani della formazione dei due stati, tra Islamabad e Nuova Delhi e che, negli ultimi vent’anni, ha fatto 80 mila morti. Mi racconta dei bombardamenti, della famiglia rimasta là e che in questi giorni &#8211; a causa del volo di droni &#8211; ha dovuto abbandonare la propria casa.</p>
<p>Lasciamo da parte i cattivi pensieri e gli chiedo cosa ci ha preparato. «<em>Un piatto famoso in Pakistan, ma che piace tantissimo anche agli italiani che vivono con me &#8211; </em>spiega Ramzan<em> -: il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Biryani" target="_blank">riso biryani</a></em>». Mi descrive passo passo come si cucina, qui vi basti sapere che ci vogliono cipolle, zenzero, pepe verde, aglio e pollo. Prima di tornare ai fornelli mi dice: «<em>È importante stasera festeggiare e mangiare assieme a voi</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Insegnare italiano</span></h2>
<div id="attachment_1131" class="wp-caption alignright" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_5.jpg"><img class=" wp-image-1131 " alt="Cosimo Perrini e Franca Volio" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_5-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Cosimo Perrini e Franca Volio</p></div>
<p>Incuriosita da quello che mi ha raccontato Ramzan, mi metto alla ricerca dei volontari che qui si occupano dell’insegnamento dell’italiano. Distolgo così anche il signor <strong>Cosimo Perrini</strong> dalla preparazione della cena. «<em>Qui </em>- mi spiega -<em> i ragazzi vengono a lezione il venerdì, dalle 18 alle 20, e la domenica, dalle 10 alle 12. Nell’anno che si è appena chiuso abbiamo avuto a lezione studenti che andavano dall’analfabetismo totale, quindi non scolarizzati neanche nel loro paese di origine, a studenti scolarizzati, alcuni anche con un buon livello di istruzione. C’è poi un corso di italiano un po’ più avanzato che consente di accedere anche al rilascio dell’attestato di conoscenza di lingua e cultura italiana</em>».</p>
<p>Mi racconta di un’esperienza positiva &#8211; «<em>per noi e per loro</em>» dice &#8211; tanto da definire le ore di lezione «<em>un momento rigenerante</em>». Ed è un’esperienza positiva anche per i ragazzi che alla conclusione del corso hanno chiesto di proseguire con le lezioni anche per tutto il mese di giugno. «<em>È bello entrare in contatto con persone di altre realtà </em>- continua Cosimo -<em> ed è qualcosa che induce a riflettere: il mondo sta sprecando una risorsa importante. Questi ragazzi non devono essere considerati rifugiati, ospiti o intrusi. Sono giovani, forti, sani, capaci ed intelligenti: una risorsa preziosa su cui investire, non qualcosa che erode le nostre posizioni di benessere già acquisite</em>». In prevalenza si tratta di persone provenienti da Pakistan ed Afghanistan (alcuni di loro arrivano dal Senegal e dalla Repubblica Centrafricana) e la scuola ha anche «<em>scongelato delle situazioni collegate all’appartenenza nazionale, si sono così un po’ allentate le distanze</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">La pace possibile delle donne</span></h2>
<p>Ma non c’è solo la scuola di via di Romagna. Nella parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù, in via Matteotti 12, c’è infatti anche la <a href="http://www.santegidio.org/pageID/30/langID/it/Le_Scuole_della_Pace.html" target="_blank">Scuola della pace</a>, dedicata ai bambini e animata da giovanissimi volontari delle scuole superiori. Mentre i bambini trascorrono qui un paio d’ore, i genitori, in particolare le mamme, possono seguire le lezioni di italiano.<strong> Franca Volio</strong> è una delle insegnanti: «<em>Ho iniziato quest’anno, si tratta di un’esperienza bellissima. Sono in prevalenza donne e provengono per lo più dai Balcani. Hanno tanta voglia di imparare. In gran parte dei casi vivono a Trieste già da tanti anni, ma sono rimaste chiuse nel loro gruppo linguistico, tanto che, a un certo punto, si sono ritrovate ad avere bisogno dei figli perché non erano in grado di comunicare. In questi mesi le ho viste fare dei progressi grandissimi. Ma ciò che più è importante è che riusciamo a metter insieme donne di nazionalità che hanno vissuto la guerra: kosovare, serbe, bosniache, sono tutte insieme in amicizia, sentita, vera. Un clima bellissimo</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">L&#8217;esercito sorridente dei «Giovani per la pace»</span></h2>
<div id="attachment_1130" class="wp-caption alignright" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_4.jpg"><img class=" wp-image-1130 " alt="Giovani per la pace - Trieste" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_4-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Giovani per la pace &#8211; Trieste</p></div>
<p>Dicevamo della Scuola della pace. Ride di gusto <strong>Giulia</strong>, una delle volontarie che anima le attività con i bambini: «<em>Facciamo tante belle cose!</em>». 18 anni, questa ragazza ha conosciuto la Comunità di Sant’Egidio a scuola, nel 2013, come tanti suoi compagni perché Federica insegna Religione in un’istituto della città. «<em>È un doposcuola gratuito per bambini in situazione di difficoltà, principalmente immigrati. Li aiutiamo a fare i compiti, giochiamo e facciamo la merenda assieme</em>». <strong>Agnese</strong> invece ha cominciato d’estate, quando si organizzano delle gite per dare la possibilità a questi bimbi di visitare posti che probabilmente non avrebbero occasione di vedere. «<em>Io presto servizio tutti i venerdì. Si tratta di due ore che potrei spendere in altro modo, ma mi piace quello che faccio. Quando arrivo alla Scuola della pace i bambini sono là che mi aspettano, non una persona a caso, ma proprio me, mi abbracciano, abbiamo un rapporto speciale. È bellissimo</em>».</p>
<p>Ma non ci sono solo ragazze. Ci sono infatti anche <strong>Pietro</strong>, 15 anni, <strong>Marco</strong> e <strong>Daniele</strong>, diciottenni entrambi. «<em>La prima volta &#8211; </em>spiega <strong>Pietro</strong><em> &#8211; ho accettato l’invito di Federica a darle una mano con la festa di Natale, mi sono divertito tantissimo e ho deciso di partecipare più attivamente, cosa che faccio ancora e di cui non mi pento assolutamente</em>». <strong>Marco</strong> invece ha seguito le orme del fratello, volontario della Comunità. «<em>Mio fratello faceva il volontario qui da cinque anni </em>- spiega -<em> ma io non ne sapevo niente, sono rimasto abbastanza “scioccato” quando me lo ha detto. All’inizio non ero molto interessato, ma poi ho dovuto scrivere un articolo per “Il Piccolo” e a quel punto mi sono detto che potevo anche cominciare a dare una mano più attivamente</em>». Anche <strong>Daniele</strong> è approdato alla Scuola della Pace, ormai quattro anni fa, grazie a un insegnante («<em>una complice di Federica</em>» sottolinea ridendo). «<em>La mia prima volta è stata molto intensa perché con i bambini abbiamo fatto visita all’Itis, un istituto per anziani, facendo delle attività per intrattenerli. Da lì è nata una vera e propria passione. Oltre alle attività consuete c’è ad esempio anche la colonia estiva, conclusasi una settimana fa. Abbiamo portato i bambini a Campo Sacro, le attività era incentrata sull’approfondimento della vita e il pensiero di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Malala_Yousafzai" target="_blank">Malala</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Madre_Teresa_di_Calcutta" target="_blank">Madre Teresa di Calcutta</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mahatma_Gandhi" target="_blank">Gandhi</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Luther_King" target="_blank">Martin Luther King</a> per spiegare loro il significato della pace. Lo considero l’aspetto più importante, e cioè consegnare a questi bambini una coscienza e una serie di valori con cui possano affrontare la vita</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Parola di prof!</span></h2>
<p>In disparte, ad ascoltare con soddisfazione i suoi ragazzi, c&#8217;è <strong>Federica Marchi</strong>: «<em>Il bello dei “Giovani per la pace” è che dimostrano che non è vero che i giovani non vogliono impegnarsi per gli altri nel sociale. Ci mettono invece la faccia, il tempo e il coinvolgimento personale. Stamattina siamo qui a lavorare in tanti, <em>dalle 9.45, </em>ma loro lavorano davvero tutto l’anno. C’è un coinvolgimento totale sulle attività, ma anche rispetto alle preoccupazioni della vita della Comunità, anche il centro dove siamo è molto aiutato dall&#8217;impegno più giovani. Ad esempio il pranzo di Natale, che quest’anno è stato caratterizzato dalla partecipazione di 400 poveri della città, ha visto Giulia impegnarsi e raccogliere dei fondi a scuola, ben 600 euro. Questo significa dire agli altri: “Io faccio questo, vieni con me?”. Non è una cosa né semplice, né scontata perché implica il fatto di esporsi ai giudizi degli altri</em>».  «<em>La comunità di Sant’Egidio è nata negli anni Novanta da un gruppo di sedicenni, è bello vedere oggi tanti ragazzi che si appassionano e con tanto amore ci aiutano. Non solo, portano alla comunità anche le proprie idee innovative, quindi non si limitano a ripetere quello che facciamo noi</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Il gruppo del Giovedì</span></h2>
<div id="attachment_1150" class="wp-caption alignright" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se-3.jpg"><img class=" wp-image-1150 " alt="Giovani per pace - Rosaria, Paolo, Ilaria e Federica" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se-3-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Giovani per pace &#8211; Rosaria, Paolo, Ilaria e Federica</p></div>
<p>Da sempre la Comunità di Sant&#8217;Egidio vive l&#8217;incontro con i più poveri, con quelli che abitano (per dirla come Papa Francesco) le periferie esistenziali della nostra società. Così faccio conoscenza con il &#8220;gruppo del giovedì sera&#8221;, composto da ragazzi universitari che incontrano le persone senza fissa dimore. «<em>Partiamo dalla sede</em> &#8211; spiega <strong>Paolo Parisini</strong> -, <em>d’inverno ad esempio portando te caldo, merendine e coperte. Scendiamo nella zona intorno alla stazione centrale dove dormono soprattutto le famiglie rom che vengono a fare il giro della mendicità qui a Trieste. Gruppi eterogenei, però conosciuti che ritornano in città più volte nel corso dell’anno, si tratta di una cinquantina di persone. Insieme ovviamente ad altre persone che dormono per strada e che fanno parte invece proprio del tessuto sociale triestino. Questo giro in realtà è un incontro di amicizia, l’idea è vedere la frontiera e con un rapporto personale capire con il tempo, senza la fretta di progetti su persone notoriamente sfuggenti, di capire se c’è la possibilità di costruire qualcosa». </em>Mi raccontano di famiglie concrete, di voglia di uscire dalla povertà, di desiderio di ricatto.</p>
<p><strong>Rosaria</strong>, 28 anni, da due anni con la Comunità di Sant’Egidio: <em>«Distribuire il cibo nel nostro giro del giovedì è solo un aggancio per metterci a parlare di come vanno le loro giornate, per farci raccontare la loro vita. Di giovedì in giovedì si colgono delle sfaccettature importanti</em>». Le fa eco <strong>Ilaria</strong>, studentessa originaria di Torino: «<em>Quello che facciamo mi ha resa più consapevole di chi mi sta intorno. Fino a qualche tempo fa nemmeno io mi rendevo conto della presenza di queste persone. Poi quando cominci a viverle tutto diventa diverso</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;"><strong>Verso la cena in Via Sant&#8217;Anastasio</strong></span></h2>
<p>Di chiacchierata in chiacchierata si è fatta ora di cena. Ci si organizza, si inizia a caricare la macchina con tutto l’occorrente, dalle tovaglie colorate alle teglie di riso. Prima però una preghiera nella cappella della casa. Ci dirigiamo quindi verso la parrocchia di via Sant’Anastasio. Intanto Ramzan va in stazione per chiamare a raccolta i suoi amici. Molti di loro vivono nel “<a href="http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2015/06/10/news/trieste-87-profughi-senza-un-posto-letto-1.11589248" target="_blank"><em>silos</em></a>” in condizioni precarissime, non degne di un paese civile.</p>
<p>Nella grande sala parrocchiale ad accoglierci c’è il parroco, <strong>padre Renato Caprioli</strong>, clarettiano, originario di Rieti, ma ormai da anni imprescindibile punto di riferimento triestino per il mondo della solidarietà.</p>
<p>Vengo circondata dall’operosità, i ragazzi si mettono al lavoro e in un attimo questo piccolo esercito di volenterosi apparecchia le tavole e con l’aiuto di uno dei responsabili della comunità islamica prepara latte e datteri che serviranno per rompere il digiuno del Ramadan. I ragazzi afghani e pachistani arrivano alla spicciolata. Sono meno del previsto, qualcuno ha preferito l’incontro del Centro islamico, molti altri <a href="http://www.askanews.it/regioni/friuli-venezia-giulia/immigrati-torrentifvg-trasferiti-100-profughi-da-trieste_711558858.htm" target="_blank">sono invece stati trasferiti</a>, proprio in questi giorni, in altre regioni.</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Cambiare sguardo, incontrare l&#8217;altro</span></h2>
<p>Mi avvicino a <strong>padre Caprioli</strong>. Riconosco il sorriso di chi cerca e lavora per il dialogo. Parliamo di quella che ci si ostina a chiamare “emergenza profughi”. Sorride e mi dice che ha svolto il suo ministero per molti anni a Milano, ai tempi del cardinal Martini. «<em>Lui ci ha insegnato che la tolleranza è il minimo che possiamo mettere in campo. Martini preferiva invece guardare al concetto di “meticciato”, quella necessità di imparare a crescere tutti insieme</em>». Mi vengono in mente le parole di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_Balducci" target="_blank">Ernesto Balducci</a>: «<em>Gli uomini del futuro o saranno uomini di pace o non saranno</em>». Guarda la sala, i ragazzi che si mescolano, mi dice che c’è bisogno di «<em>segni</em>» come questo, che «<em>solo la fraternità risolve i problemi</em>». Come non essere d&#8217;accordo?</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Il Ramadan è finito</span></h2>
<div id="attachment_1141" class="wp-caption alignright" style="width: 239px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_14.jpg"><img class=" wp-image-1141  " alt="In preghiera" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_14-682x1024.jpg" width="229" height="343" /></a><p class="wp-caption-text">In preghiera</p></div>
<p>Ramzan intona un canto che mi sembra di altri tempi, che porta lontano. Personalmente mi conduce a <a href="http://www.annapiuzzi.it/rileggere-la-ragazza-che-corre/" target="_blank">Sarajevo</a>, alle giornate iniziate all’alba sotto il minareto della moschea Ferhadija. Poi arriva la preghiera, gesti antichi, ripetuti. Scatto qualche foto, guardo i volti di questi ragazzi, alcuni sono giovanissimi. Penso a quello che hanno vissuto sin qui, a quello che ancora li attende.</p>
<p>Il Ramadan è finito, si inizia dal latte e dai datteri. È stata una giornata caldissima e loro non hanno né bevuto, né mangiato per tutto il giorno. Portiamo il riso in tavola, ci sediamo tutti assieme.</p>
<p>Il riso è buonissimo, Ramzan è raggiante. A cena, di fronte a me, ci sono <strong>Adnan</strong> e <strong>Raja</strong>, hanno trent’anni e vengono anche loro dal Kashmir. Il primo faceva il poliziotto, l’altro il militare. È Adnan quello che parla di più, Raja ci tiene a precisare che il suo amico conosce meglio l’Italiano solo perché è qui da più tempo. Ridiamo. Adnan è via dal Pakistan da undici anni. Snocciola i paesi che ha attraversato: Iran, Turchia, Grecia, Montenegro, Serbia, Ungheria, Croazia e Slovenia. Come molti qui mi racconta dell’esperienza in Ungheria, è stato rinchiuso per mesi e mesi in un centro in condizioni disumane. Il pensiero corre al <a href="http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/ungheria_costruisce_muro_anti_immigrati/notizie/1469140.shtml" target="_blank">muro “anti immigrati”</a> che questo Paese &#8211; fino a vent’anni fa costretto dietro la cortina di ferro &#8211; ha deciso e iniziato a costruire al confine con la Serbia. «<em>Chi può voler vivere tutto questo se non costretto a fuggire da casa sua?</em>» mi chiede Adnan.</p>
<div id="attachment_1144" class="wp-caption alignleft" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_17.jpg"><img class=" wp-image-1144 " alt="Adnan e Raja" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_17-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Adnan e Raja</p></div>
<p>Raja in Pakistan ha lasciato moglie e figli. Me lo dice con un velo di tristezza, non li vede da anni. Ma gli si illuminano gli occhi perché prima o poi, dice, li porterà in Italia. Ora ha i documenti e sta frequentando la scuola edile per imparare a fare il muratore. Un presente che per lui ha il sapore del futuro. Adnan invece &#8211; che al momento lavora all’Ausonia &#8211; sogna di aprire un negozio. Anche i suoi occhi brillano di speranza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Faccio un giro per i tavoli, e ovunque barcamenandosi tra inglese e italiano, i ragazzi parlano tra loro, c’è anche un gruppetto di slovacchi ospite della parrocchia nell’ambito di un progetto di scambio.</p>
<p>È ora di rientrare. Saluto tutti, non dopo le foto di rito.</p>
<p>Mi metto in macchina e respiro a fondo gli ultimi scampoli di questa aria di mare. Attraverso il mio Friuli grata di mille cose, anche di questa silenziosa e lunga strada che mi porta a casa e lascia decantare nella notte le emozioni di questa splendida giornata.</p>
<p>Qui di seguito la gallery completa delle foto.</p>

<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1134' title='Comunità di Sant&#039;Egidio - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_7.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Comunità di Sant&#039;Egidio - Trieste" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_1/' title='Ramzan '><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_1.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Comunità di Sant&#039;Egidio -  Ramzan" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1132' title='Giovani per la pace in cucina - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_6.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Giovani per la pace in cucina - Trieste" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1149' title='Il riso biryani di Ramzan'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se-2.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Il riso biryani di Ramzan" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_5/' title='Cosimo Perrini e Franca Volio'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_5.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Cosimo Perrini e Franca Volio" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_4/' title='Giovani per la pace - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_4.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Giovani per la pace - Trieste" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se-3/' title='Giovani per pace - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se-3.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Giovani per pace - Rosaria, Paolo, Ilaria e Federica" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1135' title='Comunità di Sant&#039;Egidio Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_8.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Si parte!" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1136' title='Trieste - Chiesa di via Sant&#039;Anastasio'><img width="720" height="1080" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_9.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Trieste - Chiesa di via Sant&#039;Anastasio" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1137' title='Trieste - Chiesa di via Sant&#039;Anastasio'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_10.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Trieste - Chiesa di via Sant&#039;Anastasio" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1138' title='Comunità di Sant&#039;Egidio'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_11.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Si preparano le tavole - Rosaria" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1139' title='Latte e datteri'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_12.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Latte e datteri" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1143' title='In preghiera'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_16.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="In preghiera" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_14/' title='In preghiera'><img width="720" height="1080" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_14.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="In preghiera" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1140' title='In preghiera'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_13.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="In preghiera" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1142' title='Comunità Sant&#039;Egidio - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_15.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="È finito il Ramadan" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_17/' title='Adnan e Raja'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_17.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Adnan e Raja" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1145' title='Padre Renato Caprioli'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_18.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Padre Renato Caprioli" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1146' title='Nuove amicizie - Comunità Sant&#039;Egidio Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_19.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Nuove amicizie - Comunità Sant&#039;Egidio Trieste" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1147' title='Comunità di Sant&#039;Egidio - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_22.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Comunità di Sant&#039;Egidio - Trieste" /></a>

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		<title>«Giro nella storia» oggi a Udine</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2015 04:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Giro nella storia»: un progetto interessante, tutto da conoscere. Ma soprattutto una chiave di lettura attraverso cui leggere (e vivere) in maniera diversa il centenario della...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gironellastoria.com" target="_blank">«Giro nella storia»</a>: un progetto interessante, tutto da conoscere. Ma soprattutto una chiave di lettura attraverso cui leggere (e vivere) in maniera diversa il <a href="http://www.centenario1914-1918.it/it" target="_blank">centenario della Grande guerra</a>. Ad aver dato corpo (anzi, gambe!) a questa idea è stato Nicolò Girardi, triestino, classe 1984 (una laurea in Storia e un master alla London School of Journalism), che il 10 maggio 2014 è partito da Londra per percorrere a piedi la linea di fuoco del primo conflitto mondiale, per arrivare a Trieste il 9 luglio.</p>
<p>Se volete conoscere Nicolò, il suo viaggio e dunque il suo progetto, l&#8217;appuntamento è per stasera alle 18.30, a Udine, nei Giardini di Palazzo Morpurgo, quando presenterà il libro che raccoglie la sua esperienza, dialogando con l&#8217;assessore alla Cultura del Comune di Udine, Federico Pirone.</p>
<p>Per saperne di più qui c&#8217;è<a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/intervista-nicolo-girardi.pdf" target="_blank"> la mia intervista con Nicolò</a>. Buona lettura!</p>
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		<title>Il resto dell&#8217;Europa vuole solo siriani ed eritrei. E Rashid?</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2015 20:17:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dunque tutto come previsto. È bene soffocare qualsiasi timido entusiasmo di qualche giorno fa e registrare, invece, la messa in onda della nuova puntata di una lunga storia di responsabilità mancate. Oltre ad aver cancellato la parola «<em>quote</em>» &#8211; a favore di una più tranquillizzante «<em>redistribuzione</em>» &#8211; la Commissione europea (che si riunirà domani) ha inserito nel nuovo piano di accoglienza dei migranti una norma semplicemente grottesca. A essere «<em>ricollocati</em>» dall’Italia al resto d’Europa saranno solo «<em>i richiedenti asilo che godono del regime di protezione nel 75% degli Stati membri</em>». Quindi, dati alla mano, solo eritrei e siriani. Dunque un afghano ha patito meno di un siriano, ma forse qualcosa in più di un somalo? E i pachistani? I nigeriani, i maliani e liberiani? Su quale scalino sono messi in stadby? La piega in cui si nasconde la logica di tutto questo dev’essere davvero buia e parecchio nascosta. E naturalmente in tutto questo l&#8217;Italia è nuovamente e miseramente presa in giro. Per saperne di più consiglio l&#8217;articolo di <a href="http://www.corriere.it/cronache/15_maggio_26/migranti-italia-europa-accordo-e09f9608-0365-11e5-8669-0b66ef644b3b.shtml" target="_blank">Fiorenza Sarzanini</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui di seguito una mia intervista con Rashid, 26enne pachistano, durante un reportage al Cara di Gradisca del gennaio 2014. Perché per capire i numeri c’è bisogno di conoscere anche le storie.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sono 37.350 le persone che nel 2011 hanno fatto domanda di asilo politico in Italia. A metterlo nero su bianco sono i dati del Dossier Caritas-Migrantes che, di anno in anno, fotografa la situazione dell’immigrazione nel nostro Paese in cui, si stima, vivono ormai 5 milioni di cittadini provenienti da 200 nazioni del mondo. Lunedì pomeriggio, nella nostra visita al Cara di Gradisca, al fianco del direttore della Fondazione Migrantes, Giancarlo Perego – e accompagnati da don Walter Milocco e don Paolo Zuttion, rispettivamente direttori della Mi- grantes e della Caritas di Gorizia – quel dato non è rimasto un numero, ma si è colorato del volto dei tanti richiedenti asilo che abbiamo incontrato. Afghani e Pakistani, per lo più, che – dopo un primo momento di incuriosita diffidenza – si sono ben presto avvicinati a noi per scambiare qualche parola o, più semplicemente, per stringere la mano a mons. Perego e, con un sorriso, dirgli «Grazie di essere qui».</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;"><strong><em>La storia di Rashid</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Chiedo se sia possibile intervistare uno di questi ragazzi per raccogliere una testimonianza che dia anche solo un’idea delle tante storie che stanno dietro ai numeri delle statistiche. Nessun problema, si fa subito avanti un giovane pakistano che qui chiameremo Rashid. Non solo. Ci danno subito la possibilità di parlare in tutta tranquillità in uno degli uffici della direzione. Un bel segnale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Rashid ha 26 anni, lo sguardo intelligente e una gran voglia di raccontarsi, anche se deve interrompersi spesso, l’emozione e i ricordi hanno il sopravvento. Viene dalla Khyber Agency, territorio tribale del Pakistan nordoccidentale al confine con l’Afghanistan. Un territorio difficile in cui si fronteggiano talebani pachistani e miliziani di forze tribali appoggiate dal governo. Le violenze sono all’ordine del giorno, basti pensare che a dicembre, nella regione, tutti i volontari impegnati nel programma di vaccinazione contro la poliomelite hanno abbandonato in massa il proprio lavoro a seguito del- l’uccisione di uno di loro da parte dei talebani. Sono poi migliaia gli sfollati e i profughi nei campi allestiti dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Già questo dovrebbe bastare per capire.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Inizia dalla sua famiglia Rashid. «Avevo mia madre e mio fratello – racconta –, mio padre è morto diversi anni fa. Negli ultimi tempi non vivevo con loro, mi ero trasferito in città per studiare, frequentavo la facoltà di Letteratura inglese». Tante le difficoltà, ma tutto sommato la vita scorre e,almeno sembra, sui binari giusti. Ma lo raggiunge la notizia che il fratello, più vecchio di un paio d’anni, è scomparso nel nulla. Rashid lascia l’Università e rientra da sua madre, «non potevo lasciarla sola – spiega – e soprattutto non potevo darmi pace per mio fratello. Mi sono messo a cercarlo ovunque, sono qua- si impazzito, ma di lui nessuna traccia». Gli chiedo se si è fatto un’idea di quello che è gli è successo, ma non va molto oltre un sorriso denso di tristezza. «Era un ingegnere informatico – spiega –, aveva davanti a sé mille possibilità, l’avrebbero preso a lavorare in qualsiasi angolo del pianeta, Stati Uniti, Inghilterra, ovunque. Ma si era messo in testa di poter cambiare il mondo, ma il mondo non lo cambi. E così è diventato scomodo».</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff6600;"><em>«Sono nato due volte»</em></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Arriva così la decisione di lasciare il Pakistan, lo aiuta uno zio che finanzia il viaggio. «Sono passato attraverso l’Iran. È stato un viaggio lungo 6 settimane. Non riuscirò mai a trovare le parole adatte per descriverlo. Sono passato di mano in mano, attraverso persone senza troppi scrupoli, usando non so quanti mezzi di trasporto. Ho viaggiato a piedi, nascosto nelle auto e nei tir, passando dalla Grecia. Quando finalmente mi hanno fatto scendere e mi hanno detto che ce l’avevo fatta, che ero a Roma sono stato assalito da un’emozione indescrivibile. Si mescolavano felicità e tristezza. Tutta la mia vita, tutto quello che conoscevo era alle mie spalle. Non avevo più una famiglia, avevo interrotto i miei studi e lasciato il mio Paese. Ho avuto la sensazione di nascere di nuovo, mi sono sentito come se qualcuno mi avesse dato una seconda possibilità».</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;"><strong><em>Progettare il futuro</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Gli chiedo quali siano adesso i suoi progetti. Sorride. «Non è semplice fare progetti qui. Sono in attesa di sapere se sarà accolta la mia domanda di asilo, nel frattempo la mia vita è come bloccata». Spesso il tempo di attesa per conoscere il proprio destino è – per chi decide di chiedere asilo in Italia – lunghissimo. Ci vogliono mesi perché venga presa in carico la domanda e poi ci sono i ricorsi. Possono trascorrere anche anni, senza la possibilità, nel frattempo, di cercarsi un lavoro, anche una piccola occupazione. La legge lo vieta. Ma Rashid non si perde d’animo, ha le idee chiare. «Non so bene quello che sarà di me, ma di una cosa sono certo: non butterò via la mia vita. Voglio continuare i miei studi e laurearmi, non mi accontenterò di fare il cameriere in un negozio di pizza al trancio. Ho attraversato mille difficoltà, dormito nei parchi pubblici, guardando le persone con una vita normale. Ho rischiato la vita e poi, sono l’ultimo sopravvisuto della mia famiglia. Anche per loro non posso sprecare la mia vita».</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lasciando il Cara saluto mons. Perego e la piccola delegazione goriziana. Ci diciamo che, tutto sommato, qui a Gradisca la situazione è migliore che altrove, c’è molta umanità, ma guardiamo l’alto muro con il filo spinato che divide il Cie (chiuso fino a quando?) e il Cara dal resto del mondo e ne siamo certi, gestire così il problema dei rifugiati rappresenta il segnale, per usare le parole di mons. Perego, «della caduta libera della democrazia». È tempo davvero di «un cambio di passo».</em></p>
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		<title>L&#8217;importanza di stare con Mc Manar</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2014 06:50:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Numeri letti in fretta sui giornali. Al più volti passati in rassegna al tg, quando il mare inghiotte una nuova barca colma di vite in fuga....]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Numeri letti in fretta sui giornali. Al più volti passati in rassegna al tg, quando il mare inghiotte una nuova barca colma di vite in fuga. <a href="http://www.annapiuzzi.it/morte-e-vergogna/" target="_blank">Ascoltare le storie</a> di chi scappa da tutto, di chi non può fare altro che affidare la propria esistenza al mare è invece un&#8217;altra cosa. Oggi esce nei cinema (purtroppo pochi), distribuita da Cineama, <a href="http://www.iostoconlasposa.com/#home" target="_blank">«Io sto con la sposa»</a>, pellicola che racconta il viaggio — vero — di un gruppo di migranti partiti da Milano, inscenando un finto corteo nuziale, per arrivare in Svezia e chiedere asilo politico. Un gesto politico forte, un atto di disobbedienza civile per mettere in discussione una legislazione, in materia di immigrazione, insensata che continua a fare morti, rimanendo cieca di fronte a un mondo trasformato, in crisi, con un Medio Oriente che ribolle.</p>
<p>A ideare questa impresa il giornalista Gabriele Del Grande (<a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/lvc2014.04.11delgrande.pdf" target="_blank">qui una mia intervista</a>), il regista <a href="http://www.cinemaitaliano.info/pers/019095/antonio-augugliaro.html" target="_blank">Antonio Augugliaro</a> e il poeta e giornalista palestinese, <a href="http://www.sagarana.net/anteprima.php?quale=506" target="_blank">Khaled Soliman Al Nassiry</a>. Realizzato con una campagna di crowdfunding senza precedenti in Italia, il film è addirittura approdato alla Mostra del Cinema di Venezia, lo scorso 4 settembre, nella sezione Orizzonti. A quella &#8220;prima&#8221; c&#8217;ero anche io. Ad emozionare (parola abusata, ma l&#8217;unica possibile) sono le storie dei protagonisti, delle loro vite interrotte dalla guerra in Siria o mai nemmeno veramente incominciate  perché schiacciate dall&#8217;insoluta questione palestinese.</p>
<p>Fa male, ma è necessario, il ricordo — al confine tra Italia e Francia — degli amici morti in Siria o durante la traversata del Mediterraneo. Le parole di Tasneem e Abdalla non sono i numeri lontani e anonimi a cui abbiamo fatto l&#8217;abitudine, ma ci avvicinano a quelle vite che fino a un certo punto, prima della guerra, sono state tanto simili alle nostre. Ma a cancellare del tutto l&#8217;anonimato che avvolge i migranti è il giovanissimo Manar, il suo rap a Marsiglia ha commosso anche me che sono restia alla lacrima facile. Questo dodicenne, palestinese siriano, che ha vissuto nel campo profughi Yarmouk, a Damasco, racconta in maniera unica e diretta cosa spinge tante persone a rischiare ciò che resta della propria vita per iniziarne una nuova in Europa. <strong><br />
</strong></p>
<p>Vi consiglio questo film con tutto il cuore perché è vero, ostinato e indispensabile. È anche un piccolo manifesto per quei giornalisti che — come Gabriele Del Grande —, nonostante la precarietà, l&#8217;indifferenza dei media nostrani verso ciò che accade fuori dal proprio cortile, si mettono comunque tenacemente in gioco, rischiano e raccontano. Il 4 settembre, dopo la proiezione del film, c&#8217;è stata una commemorazione sulla spiaggia del Lido per ricordare tutti i morti del Mediterraneo. Di seguito alcune foto (di Paolo Pizzuti), nella speranza che non sia solo un gesto isolato, ma l&#8217;inizio di una coscienza maggiore, più aperta e più responsabile perché in questo tempo interconnesso ciò che accade altrove, accade inevitabilmente anche qui, non riguarda più solo gli altri, ma chiama in causa anche noi.</p>

<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=707' title='DSC_9739'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9739.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Gabriele Del Grande in sala" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=706' title='DSC_9700'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9700.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="In sala la bandiera palestinese" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=704' title='DSC_9664'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9664.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Alaa Bjermi, papà di Mc Manar" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=709' title='DSC_9911'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9911.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Prende vita il corteo di spose" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=708' title='DSC_9873'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9873.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Prende vita il corteo di spose" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=703' title='DSC_0051'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0051.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="La sposa, Tasneem Fared" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/mc-manar/dsc_0037-2/' title='DSC_0037'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0037.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Con Gabriele Del Grande" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=702' title='DSC_0044'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0044.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Con Gabriele Del Grande" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=700' title='DSC_0019'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0019.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Khaled Soliman Al Nassiry" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/mc-manar/dsc_0004/' title='DSC_0004'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0004.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Mc Manar" /></a>

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