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	<title>Anna Piuzzi &#187; Giornalismo</title>
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		<title>«Raccontare, documentare, informare»: i doveri semplici che ci ricorda Lirio Abbate</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2015 22:02:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Raccontare, documentare, informare, istruire, fare cultura. Sono le uniche armi che conosco contro la mafia». È la strada che chi è in prima linea nel contrasto...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«<em>Raccontare, documentare, informare, istruire, fare cultura. Sono le uniche armi che conosco contro la mafia</em>». È la strada che chi è in prima linea nel contrasto alla criminalità organizzata non si stanca di indicarci: unica soluzione, accanto al lavoro dei magistrati e forze dell&#8217;ordine, per scardinare un sistema che, in primo luogo, si sostanzia in una mentalità capace di radicarsi ed incancrenire i territori. Anche il nostro. E lo ha ripetuto oggi a Udine &#8211; a <a href="http://www.pordenonelegge.it/salastampa/399-La-domenica-di-librINsieme" target="_blank">Libri insieme</a>, intervistato da Domenico Pecile -, anche <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lirio_Abbate" target="_blank">Lirio Abbate</a>, il cronista de l’Espresso che con la sua inchiesta <a href="http://espresso.repubblica.it/attualita/cronaca/2012/12/12/news/a-roma-la-mala-si-fa-in-quattro-1.48981" target="_blank">«I quattro re di Roma»</a> ha portato a galla il sistema di «mafia capitale».</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Dimenticate Gomorra</em>» ha detto, perché la mafia ha cambiato pelle, fiorisce nell’indifferenza, vuole la pace sociale, non il sangue. Un esempio? «<em>”Cosa nostra” in Sicilia c’è, ed è viva e vegeta</em> -  ha proseguito il giornalista &#8211; <em>ma dal 1° gennaio 2014 fino ad oggi a Palermo ci sono stati solo due omicidi di mafia. È evidente che non vogliono sparare, smuovere le acque, perché senza sangue si fanno più affari»</em>. E ormai lo sappiamo: la tranquillità del nostro Friuli, terra di confine, a quattro passi dei Balcani, fa gola (tanta) alla criminalità organizzata le cui infiltrazioni qui da noi sono ormai una certezza.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi il viaggio in «mafia capitale», in cui «<em>di fronte agli affari, il “rosso” e il “nero” della politica non guardano agli ideali</em>». In un sistema di appalti senza gara, per affidamento diretto, perché c’è sempre «<em>un’emergenza</em>». E l’emergenza a deciderla non sono i politici, ma gli impiegati. Non a caso gli uomini di Carminati a Roma controllano le segreterie, sono negli uffici tecnici. Va bene. Ma un Sindaco, un assessore come fa a non sapere, a non vedere? I soldi. Ancora, come sempre: «<em>Andavano a colpo sicuro, sentono che sei uno che si fa piegare».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Di questo sa anche scherzare Abbate che, con intelligenza, strappa al pubblico più di qualche risata, anche se  parecchio amara. Ammiro quest’uomo che ha semplicemente fatto il suo mestiere (il più bello del mondo), investigando e raccontando. Ma lo ha fatto in un paese in cui il risultato è diventare eroi civili, dover girare con la scorta, e &#8211; spesso &#8211; rimanere soli con le proprie battaglie. Il pensiero corre a <a href="http://www.annapiuzzi.it/la-straordinaria-semplicita-di-chi-e-grande/" target="_blank">Nicola Gratteri, la stessa semplicità</a>, quella delle persone veramente grandi. Mi avvicino. D&#8217;istinto vorrei abbracciarlo, ma mi limito a farmi autografare il libro e lo ringrazio per il suo lavoro. Guardo la sala, prima era semivuota, ora si è riempita: arriva Daria Bignardi. Senza polemica, ma non è così che dovrebbe andare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/11/lirio-abbate-domenico-pecile.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1307" alt="lirio abbate domenico pecile" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/11/lirio-abbate-domenico-pecile.jpg" width="971" height="681" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>«Giro nella storia» oggi a Udine</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2015 04:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Giro nella storia»: un progetto interessante, tutto da conoscere. Ma soprattutto una chiave di lettura attraverso cui leggere (e vivere) in maniera diversa il centenario della...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gironellastoria.com" target="_blank">«Giro nella storia»</a>: un progetto interessante, tutto da conoscere. Ma soprattutto una chiave di lettura attraverso cui leggere (e vivere) in maniera diversa il <a href="http://www.centenario1914-1918.it/it" target="_blank">centenario della Grande guerra</a>. Ad aver dato corpo (anzi, gambe!) a questa idea è stato Nicolò Girardi, triestino, classe 1984 (una laurea in Storia e un master alla London School of Journalism), che il 10 maggio 2014 è partito da Londra per percorrere a piedi la linea di fuoco del primo conflitto mondiale, per arrivare a Trieste il 9 luglio.</p>
<p>Se volete conoscere Nicolò, il suo viaggio e dunque il suo progetto, l&#8217;appuntamento è per stasera alle 18.30, a Udine, nei Giardini di Palazzo Morpurgo, quando presenterà il libro che raccoglie la sua esperienza, dialogando con l&#8217;assessore alla Cultura del Comune di Udine, Federico Pirone.</p>
<p>Per saperne di più qui c&#8217;è<a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/intervista-nicolo-girardi.pdf" target="_blank"> la mia intervista con Nicolò</a>. Buona lettura!</p>
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		<title>L&#8217;importanza di stare con Mc Manar</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2014 06:50:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Numeri letti in fretta sui giornali. Al più volti passati in rassegna al tg, quando il mare inghiotte una nuova barca colma di vite in fuga....]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Numeri letti in fretta sui giornali. Al più volti passati in rassegna al tg, quando il mare inghiotte una nuova barca colma di vite in fuga. <a href="http://www.annapiuzzi.it/morte-e-vergogna/" target="_blank">Ascoltare le storie</a> di chi scappa da tutto, di chi non può fare altro che affidare la propria esistenza al mare è invece un&#8217;altra cosa. Oggi esce nei cinema (purtroppo pochi), distribuita da Cineama, <a href="http://www.iostoconlasposa.com/#home" target="_blank">«Io sto con la sposa»</a>, pellicola che racconta il viaggio — vero — di un gruppo di migranti partiti da Milano, inscenando un finto corteo nuziale, per arrivare in Svezia e chiedere asilo politico. Un gesto politico forte, un atto di disobbedienza civile per mettere in discussione una legislazione, in materia di immigrazione, insensata che continua a fare morti, rimanendo cieca di fronte a un mondo trasformato, in crisi, con un Medio Oriente che ribolle.</p>
<p>A ideare questa impresa il giornalista Gabriele Del Grande (<a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/lvc2014.04.11delgrande.pdf" target="_blank">qui una mia intervista</a>), il regista <a href="http://www.cinemaitaliano.info/pers/019095/antonio-augugliaro.html" target="_blank">Antonio Augugliaro</a> e il poeta e giornalista palestinese, <a href="http://www.sagarana.net/anteprima.php?quale=506" target="_blank">Khaled Soliman Al Nassiry</a>. Realizzato con una campagna di crowdfunding senza precedenti in Italia, il film è addirittura approdato alla Mostra del Cinema di Venezia, lo scorso 4 settembre, nella sezione Orizzonti. A quella &#8220;prima&#8221; c&#8217;ero anche io. Ad emozionare (parola abusata, ma l&#8217;unica possibile) sono le storie dei protagonisti, delle loro vite interrotte dalla guerra in Siria o mai nemmeno veramente incominciate  perché schiacciate dall&#8217;insoluta questione palestinese.</p>
<p>Fa male, ma è necessario, il ricordo — al confine tra Italia e Francia — degli amici morti in Siria o durante la traversata del Mediterraneo. Le parole di Tasneem e Abdalla non sono i numeri lontani e anonimi a cui abbiamo fatto l&#8217;abitudine, ma ci avvicinano a quelle vite che fino a un certo punto, prima della guerra, sono state tanto simili alle nostre. Ma a cancellare del tutto l&#8217;anonimato che avvolge i migranti è il giovanissimo Manar, il suo rap a Marsiglia ha commosso anche me che sono restia alla lacrima facile. Questo dodicenne, palestinese siriano, che ha vissuto nel campo profughi Yarmouk, a Damasco, racconta in maniera unica e diretta cosa spinge tante persone a rischiare ciò che resta della propria vita per iniziarne una nuova in Europa. <strong><br />
</strong></p>
<p>Vi consiglio questo film con tutto il cuore perché è vero, ostinato e indispensabile. È anche un piccolo manifesto per quei giornalisti che — come Gabriele Del Grande —, nonostante la precarietà, l&#8217;indifferenza dei media nostrani verso ciò che accade fuori dal proprio cortile, si mettono comunque tenacemente in gioco, rischiano e raccontano. Il 4 settembre, dopo la proiezione del film, c&#8217;è stata una commemorazione sulla spiaggia del Lido per ricordare tutti i morti del Mediterraneo. Di seguito alcune foto (di Paolo Pizzuti), nella speranza che non sia solo un gesto isolato, ma l&#8217;inizio di una coscienza maggiore, più aperta e più responsabile perché in questo tempo interconnesso ciò che accade altrove, accade inevitabilmente anche qui, non riguarda più solo gli altri, ma chiama in causa anche noi.</p>

<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=707' title='DSC_9739'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9739.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Gabriele Del Grande in sala" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=706' title='DSC_9700'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9700.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="In sala la bandiera palestinese" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=704' title='DSC_9664'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9664.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Alaa Bjermi, papà di Mc Manar" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=709' title='DSC_9911'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9911.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Prende vita il corteo di spose" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=708' title='DSC_9873'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9873.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Prende vita il corteo di spose" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=703' title='DSC_0051'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0051.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="La sposa, Tasneem Fared" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/mc-manar/dsc_0037-2/' title='DSC_0037'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0037.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Con Gabriele Del Grande" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=702' title='DSC_0044'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0044.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Con Gabriele Del Grande" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=700' title='DSC_0019'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0019.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Khaled Soliman Al Nassiry" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/mc-manar/dsc_0004/' title='DSC_0004'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0004.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Mc Manar" /></a>

<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Guardando a Londra e da Londra</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Sep 2014 05:28:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Occhio e croce, dicono, gli italiani a Londra sono <a href="http://franceschini.blogautore.repubblica.it/2014/07/01/le-pagine-gialle-per-i-500-mila-italiani-di-londra/" target="_blank">500 mila</a>. Per &#8220;visualizzare&#8221; la portata dell&#8217;esodo, basta chiudere gli occhi e immaginare una cartina del Bel Paese con un buco in corrispondenza di una città come Bologna o Firenze. O ― se ci piace di più essere campanilisti ― cancelliamo poco meno di mezzo Friuli e siamo a posto. Qualche giorno fa un amico ― parlando di un altro amico che da qualche mese ha giocato la carta della City ― mi ha detto: «<em>Onestamente non so quanto convenga. Marco per esempio si paga un affitto da paura e si fa ogni giorno 45 minuti di metropolitana</em>». Ecco la riflessione sta proprio qui: se nonostante l&#8217;affitto da paura, i 45 minuti di metropolitana (che poi non mi sembrano un granché, visto che io ne faccio altrettanti di corriera), lo smog, il maltempo britannico e tutto il resto si rimane comunque a Londra, segno evidente che non si tratta solo della questione dell&#8217;aver trovato un lavoro oltremanica.</p>
<div id="attachment_733" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0013.jpg"><img class="size-medium wp-image-733" alt="Caterina Soffici e Corrado Formigli a Pordenonelegge" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0013-300x190.jpg" width="300" height="190" /></a><p class="wp-caption-text">Caterina Soffici e Corrado Formigli a Pordenonelegge</p></div>
<p>Ci viene allora in aiuto un libretto intelligente e divertente (anche se a tratti sconfortante). Si tratta di <a href="http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/italia-yes-italia-no/" target="_blank">«Italia yes Italia no. Che cosa capisci del nostro Paese quando vai a vivere a Londra»</a> della giornalista <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/csoffici/" target="_blank">Caterina Soffici</a>. Io l&#8217;ho letto tutto d&#8217;un fiato dopo aver ascoltato l&#8217;autrice sabato scorso a <a href="http://www.pordenonelegge.it/it/edizione/2014/e/588/L-Italia-tra-crisi-e-desiderio-di-fuga" target="_blank">Pordenonelegge</a> dialogare assieme a <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/cformigli/" target="_blank">Corrado Formigli</a> (del cui volume, <a href="http://www.librimondadori.it/libri/impresa-impossibile-corrado-formigli" target="_blank">«Impresa impossibile»</a> parleremo). Il libro di Soffici è il racconto ― costruito mettendo in fila, uno dietro l&#8217;altro, momenti di quotidianità concreta ―, di un Paese e di un sistema che noi italiani potremmo pensare si trovino su un altro pianeta. Ciò in cui ti riconosci ― o almeno io mi riconosco ― è quel «<em>desiderio di normalità</em>» che Soffici a Pordenone ha citato più volte e che sta in questo passaggio che vale tutto il libro: «<em>Chi lascia l&#8217;Italia lo fa perché non ne può più. Perché c&#8217;è un momento in cui il piatto della bilancia comincia a pendere troppo da una parte e la &#8220;dolce vita&#8221; non basta a riportarlo in equilibrio. La qualità della vita, il cibo, il sole, il mare non ce la fanno più a compensare quello che ti tocca ingoiare tutti i giorni in Italia. È un limite personale. Ognuno ci arriva secondo la propria sensibilità e situazione. Ma adesso siamo in troppi, ad averlo superato. In troppi preferiamo andare a vivere peggio per stare meglio. Vogliamo vivere in paesi civili, dove si rispettano le regole, dove il bene comune è superiore all&#8217;egoismo del singolo, dove chi sbaglia paga, dove i politici si dimettono, dove i diritti non sono un privilegio, dove i privilegi non sono istituzionalizzati, dove non c&#8217;è bisogno di avere santi in paradiso, dove non si invidiano i furbi e non si deridono gli ingenui</em>». In questo libro si parla di Londra, ma in tutte le storie che ho raccolto di <a href="http://www.annapiuzzi.it/giovani-fvg-nel-mondo/" target="_blank">giovani friulani all&#8217;estero</a>, la musica è sempre la stessa: l&#8217;impressione è quella di essere sbarcati in un mondo altro, dove le cose funzionano e, soprattutto, dove il tuo impegno viene riconosciuto, dove le occasioni, se sei in gamba, arrivano anche se hai 25 anni, così ― per dirne una ― la gerontocrazia, all&#8217;improvviso, diventa solo un ricordo lontano.</p>
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		<title>Giovani FVG nel mondo, le storie</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2014 17:50:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi sono rimessa al lavoro per raccontare i giovani friulani all&#8217;estero. A breve tutti gli aggiornamenti e, soprattutto, tutte le nuove storie provenienti da ogni angolo...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono rimessa al lavoro per raccontare i giovani friulani all&#8217;estero. A breve tutti gli aggiornamenti e, soprattutto, tutte le nuove storie provenienti da ogni angolo del mondo. Intanto ho aperto una nuova pagina del blog <a href="http://www.annapiuzzi.it/giovani-fvg-nel-mondo/" target="_blank">«Giovani FVG nel mondo»</a> che raccoglie, per iniziare, le 24 avventure lavorative all&#8217;estero di altrettanti giovani friulani pubblicate su «Stele di Nadâl» tra il 2012 e il 2013. Buona lettura.</p>
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		<title>Io sto con la sposa. E voi?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2014 05:58:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[20 giugno. Giornata mondiale del rifugiato. Lasciare tutto per sopravvivere. Casa, comunità, la propria vita. Esattamente come il mezzo milione di persone che negli ultimi giorni,...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>20 giugno. Giornata mondiale del rifugiato. Lasciare tutto per sopravvivere. Casa, comunità, la propria vita. Esattamente come il mezzo milione di persone che negli ultimi giorni, nel Nord dell&#8217;Iraq, hanno abbandonato le proprie case per sfuggire alle nuove violenze nella regione. Mezzo milione che si aggiunge ai già 51,2 milioni di sfollati in tutto il mondo (dati del nuovo Rapporto dell&#8217; Alto commissariato Onu per i rifugiati, diffuso oggi).</p>
<p>Sappiamo tutto degli sbarchi a Lampedusa. Numeri, modalità di soccorso, costi. Ma le storie delle persone no. Quelle scivolano via. C&#8217;è però chi si ostina a raccoglierle prima che siano perdute per sempre. Uno di loro è Gabriele Del Grande, giornalista freelance che negli ultimi anni si è dedicato completamente a raccontare le storie dei migranti.</p>
<p><a href="http://www.iostoconlasposa.com" target="_blank">«Io sto con la sposa»</a> è il progetto &#8220;visionario&#8221; a cui sta lavorando da mesi assieme a Antonio Augugliaro, videoartista, e a Khaled Soliman Al Nassiry, poeta e critico palestinese siriano, da anni residente in Italia. I tre incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra, e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso la Svezia. Per evitare di essere arrestati come contrabbandieri però, decidono di mettere in scena un finto matrimonio coinvolgendo un&#8217;amica palestinese che si travestirà da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestiranno da invitati. Così mascherati, attraverseranno mezza Europa, in un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri. Tutto accaduto tra il 14 e il 18 novembre. Tutto filmato, tanto da far nascere un un documentario.</p>
<p>Per produrlo è stata avviata una campagna di crowdfunding (<a href="https://www.indiegogo.com/projects/io-sto-con-la-sposa-on-the-bride-s-side--2" target="_blank">qui il link a Indiegogo</a>), servono 75 mila euro entro il 17 luglio. In questo momento sono 1.742 i donatori ed è stata raggiunta quota 57.641 euro. Ho donato anche io, perché raccontare le vite delle persone è fondamentale tanto quanto portare gli aiuti in un campo profughi. Lo è ancora di più in Italia, dove su queste tematiche l&#8217;informazione è solo parziale. Un ottimo risultato è già stato raggiunto, l&#8217;iscrizione al Festival del Cinema di Venezia.</p>
<p>A questo link trovate <a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/lvc2014.04.11delgrande.pdf" target="_blank">l&#8217;intervista che ho fatto qualche mese fa a Gabriele Del Grande</a>, qui invece c&#8217;è il link al suo blog <a href="http://fortresseurope.blogspot.it" target="_blank">Fortress Europe</a>. Di seguito invece l&#8217;articolo sul Corriere della sera di oggi che anticipa i dati del Rapporto sui rifugiati.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/corriere-della-sera_unhcr.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-420" alt="corriere della sera_unhcr" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/corriere-della-sera_unhcr.jpg" width="777" height="741" /></a></p>
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		<title>Quattro donne e uno scatto ad Aleppo vincono il premio Lucchetta</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jun 2014 06:01:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Quattro donne. Sarà partigianeria femminista (pazienza), ma i nomi che in questo 2014 vincono il <a href="http://www.premioluchetta.it/it_/home.asp" target="_blank">Premio giornalistico Lucchetta</a> mi fanno iniziare bene la giornata. Venti anni fa Marco Lucchetta, Alessandro Ota e Dario D&#8217;Angelo morivano a Mostar colpiti da una granata mentre stavano realizzando un servizio per il Tg1. A Mogadiscio, nemmeno due mesi più tardi, venivano uccisi anche Miran Hrovatin e Ilaria Alpi. Dal 2004 il premio li ricorda mettendo in risalto «un certo di tipo di giornalismo» e la capacità di testimoniare e raccontare le violenze e le sopraffazioni sui bambini.</p>
<p>Il premio, sezione tv, è per <strong>Flavia Paone</strong>, inviata del Tg3, che ha ricostruito la vicenda dei Rom di Giugliano, in provincia di Napoli, e dell&#8217;allestimento &#8211; autorizzato dal Comune &#8211; di un campo in una discarica altamente tossica. A <strong>Lucia Capuzzi</strong> va, invece, il riconoscimento nella sezione quotidiani e periodici, per aver raccontato ai lettori di Avvenire il paradosso della povertà in Bolivia, dove i bimbi rivendicano di poter lavorare pur di sostenere le loro famiglie. È poi di <strong>Lucia Goracci</strong> il miglior reportage di approfondimento che ha testimoniato su Rai3-Doc3 la battaglia delle bambine pachistane per rivendicare il loro diritto all&#8217;istruzione. <strong>Harriet Sherwood</strong>, per The Guardian Weekly Magazine, ha invece realizzato il miglior articolo su un quotidiano europeo, raccontando, dalla Striscia di Gaza, i 47 anni di occupazione israeliana attraverso gli occhi di quattro bambini, analizzando l&#8217;impatto delle politiche israeliane sui giovani.</p>
<p>Infine, meritatissimo, il premio a <a href="http://www.unicef.de/photo" target="_blank"><strong>Niclas Hammarstroem</strong></a> per «Aleppo» la miglior fotografia pubblicata per il quotidiano svedese Aftonbladet che &#8211; come un pugno nello stomaco &#8211; ci ricorda che in Siria c&#8217;è la guerra, che si continua a morire e a fuggire. Lo scatto ritrae tre bambini che fanno lezione all&#8217;aperto perché di scuole non ce ne sono più.</p>
<p>Di seguito l&#8217;articolo pubblicato oggi sul Messaggero Veneto.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/Schermata-2014-06-06-alle-06.23.01.png"><img class="alignnone size-full wp-image-369" alt="Schermata 2014-06-06 alle 06.23.01" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/Schermata-2014-06-06-alle-06.23.01.png" width="959" height="621" /></a></p>
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