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	<title>Anna Piuzzi &#187; Detenzione femminile</title>
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		<title>Storie di detenzione femminile di ieri e di oggi</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 04:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Detenzione femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
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<div dir="auto">Al 31 marzo (<a href="https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?contentId=SST1498108" target="_blank">lo certifica il Ministero della Giustizia</a>), <strong>le donne detenute in Italia erano 2.804</strong>, il 4,3% dell’intera popolazione carceraria. 31 a Trieste. Numeri ridottissimi che – per come è organizzato il sistema penitenziario – sono una condanna nella condanna: implicano infatti meno attività formative, meno istruzione, meno laboratori. In sostanza, meno diritti.</div>
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<div dir="auto">Anche a Udine, nella casa circondariale di via Spalato, c’era una sezione femminile. Venne chiusa nei primi anni duemila. Che ne è stato? Lo sguardo lungo e l’ostinazione di <strong>Franco Corleone</strong>, oggi anche di <strong>Andrea Sandra</strong> (che si avvicendati nel ruolo di <em>Garante dei diritti delle persone private della libertà personale</em>), hanno fatto in modo che quegli spazi – non solo inutilizzati, ma letteralmente abbandonati – venissero ristrutturati e trasformati in luoghi di istruzione, incontro, possibilità. C’è una nuova biblioteca e ci sono nuove aule, presto anche un teatro che sarà di tutta la cittadinanza. Si rischiava però di perdere la memoria del passaggio delle donne. Anche a questo ha pensato Corleone, affidando a <strong>Ulderica Da Pozzo</strong> il compito di fermare e custodire quella memoria nei suoi scatti. Ne è uscita – voluta sempre dal Garante delle persone private della libertà – <em><a href="https://www.civicimuseiudine.it/it/mostre-eventi/43-il-castello/museo-della-fotografia/1739-ulderica-da-pozzo-i-giorni-strappati" target="_blank"><strong>I giorni strappati</strong></a> </em>una mostra commovente (di quelle proprio di Ulderica), <strong>visitabile fino al 31 maggio in castello a Udine</strong>, nel Museo Friulano della Fotografia.</div>
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<div dir="auto">A corredo della mostra c&#8217;è anche un catalogo che però non è un semplice catalogo. Lavorandoci, immaginandolo, è infatti cresciuto, diventando qualcos’altro. Alla presentazione, il 9 apirile, lo abbiamo chiamato “catalogo-libro”.</div>
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<div dir="auto">A spingere verso questa direzione, è stato il desiderio di restituire parola a quella presenza fortissima che le fotografie di Ulderica trasmettono tanto chiaramente. Ci sono così tre scritti miei con cui abbiamo provato a dare voce alle donne che – alla fine degli anni Novanta – quelle celle di via Spalato le hanno abitate.</div>
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<div dir="auto">Due le strade che abbiamo scelto. La prima mi ha portato dentro le pagine del giornale che veniva realizzato nella sezione femminile: <em><strong>Vite sospese</strong></em>. Lo spazio di parola di Fatima, Vesna, Michela e delle altre è dunque autentico, reale. <strong>Liliana Lipone</strong> e <strong>Maria Grazia Visintainer</strong> – che da volontarie le accompagnavano e incontravano quotidianamente – hanno fatto il resto, mi hanno infatti aperto le loro case e hanno condiviso con me ricordi e racconti, testimoniando le condizioni di detenzione di allora.</div>
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<div dir="auto">L’altra strada riguarda invece l’oggi. A metà febbraio, infatti, ho incontrato <strong>Nora</strong>, detenuta al Coroneo, la casa circondariale di Trieste. Con grande generosità Nora si è raccontata, parlandomi di sé, di chi è stata e di chi è diventata, dunque del passato, ma soprattutto del futuro. La sua voce – insieme a quella di Fabiana Martini che, con un progetto della Conferenza Basaglia, tiene laboratori di scrittura nella sezione femminile del Coroneo – tratteggia che cosa è oggi la detenzione femminile. Purtroppo, le criticità, le minori occasioni restano le stesse di trent’anni fa.</div>
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<div dir="auto">Infine, ben poco avrei potuto capire, collocare – e dunque scrivere – senza l’immersione totale, durata un paio di mesi, nel lavoro preziosissimo di <strong>Grazia Zuffa</strong> e <strong>Susanna Ronconi</strong>. Verso entrambe nutro un profondo debito di riconoscenza. Il “catalogo libro” per altro, in appendice, è arricchito anche da due loro testi. Dentro queste pagine troverete inoltre gli interventi della stessa Ulderica, di </p>
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