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	<title>Anna Piuzzi &#187; Cucina</title>
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		<title>Con Oikos conoscersi e raccontarsi cucinando, da Udine a Kabul</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Aug 2016 09:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Il mio Friuli]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La vita — tanto delle persone, quanto delle comunità — è una fitta trama di incroci. Certo, non sempre facili, non sempre immediati, tanto più quando a trovarsi sulla stessa strada sono mondi lontani, culture diverse. Ma il bello della vita è che ci lascia — sempre — la scelta, l’opportunità, di trasformare quell’incrocio in un incontro. E allora perché non incontrarsi in cucina? Conoscersi e raccontarsi mentre si prepara insieme una cena, immersi tra profumi e sapori per noi nuovi? A proporlo nelle scorse settimane è stata <a href="http://www.oikosonlus.net" target="_blank">Oikos</a>, onlus udinese impegnata nella cooperazione internazionale e, da diversi mesi, anche nell’accoglienza di richiedenti asilo. La formula è semplice, ma efficace: tre laboratori in cui alcuni ospiti dell’associazione insegnano a cucinare i piatti della tradizione gastronomica dei loro paesi, nello specifico Pakistan, Afghanistan e Bangladesh.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;"><em><b>Ai fornelli</b></em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Leggo dell’iniziativa su Facebook e la decisione di aderire è immediata. Così martedì 19 luglio mi presento nella sede dell’associazione, in via Marano, munita dell’unico materiale richiesto: un grembiule da cucina. Ad accoglierci il presidente di Oikos, <strong>Marco Chiandoni</strong>, che nel corso della serata si farà carico del difficilissimo compito di prendere nota degli ingredienti e del procedimento di preparazione dei diversi piatti.</p>
<p style="text-align: justify;">I miei compagni di viaggio sono tutte donne, ognuna con un vissuto diverso, da Laura che fa la ceramista a Giovanna che ha 15 anni e studia al Liceo Copernico. A colpirmi, soprattutto, è l’emozione dei nostri «insegnanti»: Waqas (giovanissimo) e Buta. Per loro, come lo sarà per gli altri «<em>chef</em>» che incontreremo, è un’occasione preziosa di integrazione: farsi conoscere e conoscerci, condividendo con noi una parte di ciò che sono. Iniziamo dal pane, il <em>chapati</em>, una sorta di piadina che accompagna i pasti in Pakistan come in molti altri paesi, dall’India al Medio Oriente. Vengo immediatamente redarguita, ho messo troppa acqua nell’impasto! Il resto della serata sarà un valzer di profumi e sapori sconosciuti, una continua meraviglia constatando che, nel dosare saporitissime spezie, il famoso «quanto basta» per i nostri cuochi equivale ad abbondanti e numerose cucchiaiate.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #ff6600;"><b>Il lavoro di Oikos</b></span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Ma siamo qui anche per conoscere, così Chiandoni ci spiega che Oikos ospita 26 ragazzi secondo un modello di accoglienza diffusa sul territorio, in appartamenti che accolgono gruppi di circa cinque persone. L’impegno è significativo perché — con l’obiettivo  di un’accoglienza dignitosa, attenta alla persona e realizzata con interventi quanto più personalizzati possibile — sono numerose le attività svolte, dall’insegnamento della lingua italiana, all’accompagnamento legale, passando per la formazione civica e l’inserimento lavorativo. Non manca poi — come nel caso del nostro laboratorio — un’importante attività di sensibilizzazione all’accoglienza e all’ospitalità. Il tutto in rete con le diverse realtà del territorio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #ff6600;"><b>Dai numeri alle persone</b></span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Durante le tre serate di laboratorio impariamo sì a cucinare piatti etnici, ma soprattutto abbiamo la preziosissima occasione di metterci in una prospettiva diversa da quella in cui viene raccontata prevalentemente oggi l’immigrazione: passiamo dai numeri alle persone. Ci mettiamo in ascolto delle loro storie. I ragazzi afghani, ad esempio, ci parlano del loro viaggio, il passaggio in Iran, l’arrivo in Grecia, la rotta balcanica e — chiaramente — le ragioni della loro profuganza, la fuga dal regime dei Talebani. Uno di loro mi mostra sul telefonino le foto dei suoi due bambini. Mi fa vedere anche una foto di quando viveva a Kabul, sembra quasi un’altra persona: è molto dimagrito e il volto è scavato. Glielo dico. Trattiene a stento l’emozione: <em>«I mesi di viaggio mi hanno segnato e qui è difficile mangiare e dormire quando pensi costantemente a come sta la tua famiglia, a come farle avere un futuro migliore</em>». Lo ascoltiamo in silenzio, consapevoli di non avere risposte.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultima sera incontriamo Soel e Amin, hanno 21 e 22 anni, vengono dal Bangladesh e hanno la fortuna di arrivare dalla stessa città e di aver fatto il viaggio fin qui assieme. Anche loro prendono molto seriamente il compito di insegnarci a cucinare i loro piatti (due dolci) e anche loro, dopo la timidezza iniziale, si raccontano. Chiara Torassa, una degli operatori di Oikos, ci spiega sorridendo che sono due ragazzi particolarmente diligenti, a partire dal loro impegno nell’apprendimento dell’italiano ( e di qualche parola di friulano). Del loro racconto mi colpisce l’enorme desiderio di futuro, ci dicono che vorrebbero restare in Italia e a Soel si illuminano gli occhi nel dire che gli piacerebbe aprire un ristorante di cucina bengalese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci salutiamo con una promessa: i nostri cuochi hanno chiesto, tutti e indistintamente, di poter imparare a loro volta a cucinare qualcosa di italiano. Subito partono le ipotesi di menù e tra le tante proposte un’unica certezza: non possiamo esimerci dall’insegnare loro come si fa il frico. Ci porteremo dentro a lungo il bello di queste serate trascorse a cucinare insieme e della condivisione di un pasto preparato insieme, perché questo incrocio abbiamo voluto fortemente trasformarlo in incontro: una luce preziosa dentro il buio di questi tempi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>(Pubblicato sul settimanale diocesano <a href="http://www.lavitacattolica.it" target="_blank">«La Vita Cattolica»</a> dell&#8217;11 agosto 2016)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Vi interessa la proposta? Dal primo settembre riparte il laboratorio di cucina etnica in casa Oikos! una volta a settimana ci si incontra vero le 18/18.30 per imparare alcune ricette pachistane, afghane e bengalesi, concludendo infine con le nostre ricette italiane. Le iscrizioni sono aperte, possono partecipare sei persone alla volta, si dovrà portare solo un grembiule.<br />
Per iscrizioni: scrivere a <a href="https://www.facebook.com/oikosonlusudine/?fref=ts" target="_blank">Oikos su Facebook</a>, oppure telefonare a 0432/520803, oppure scrivere a chiara.torassa@oikosonlus.net, marco.chiandoni@oikosonlus.net.</p>
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<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/con-oikos-conoscersi-e-raccontarsi-cucinando-da-udine-a-kabul/waqas-e-butta/' title='waqas e butta'><img width="2446" height="2446" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/waqas-e-butta.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="waqas e butta" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/con-oikos-conoscersi-e-raccontarsi-cucinando-da-udine-a-kabul/chapati/' title='chapati'><img width="974" height="733" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/chapati.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="chapati" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/con-oikos-conoscersi-e-raccontarsi-cucinando-da-udine-a-kabul/cucinando/' title='cucinando'><img width="975" height="733" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/cucinando.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="cucinando" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/con-oikos-conoscersi-e-raccontarsi-cucinando-da-udine-a-kabul/foto_gruppo/' title='foto_gruppo'><img width="977" height="692" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/foto_gruppo.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="foto_gruppo" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/con-oikos-conoscersi-e-raccontarsi-cucinando-da-udine-a-kabul/soel/' title='soel'><img width="3264" height="2448" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/soel.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="soel" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/con-oikos-conoscersi-e-raccontarsi-cucinando-da-udine-a-kabul/riso-afgano/' title='riso afgano'><img width="3264" height="2448" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/riso-afgano.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="riso afgano" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/con-oikos-conoscersi-e-raccontarsi-cucinando-da-udine-a-kabul/pollo/' title='pollo'><img width="977" height="733" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/pollo.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="pollo" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/con-oikos-conoscersi-e-raccontarsi-cucinando-da-udine-a-kabul/cena/' title='cena'><img width="3264" height="2448" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/cena.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="cena" /></a>

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		<title>Michael e la sua «Casa del Mazariol»</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Oct 2014 06:47:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>Premessa: nessuna velleità da &#8220;food blogger&#8221;. Amo (parecchio) mangiare, assaggiare e sperimentare, ma non è mia abitudine darne conto qui. Imbattersi però in una bella storia da raccontare cambia le carte in tavola e allora, anche per me, scatta il post gastronomico. Domenica — complici una bella giornata di sole e <a href="http://www.libriincantina.it" target="_blank">«Libri in cantina»</a> — ho scorrazzato tra le colline coneglianesi, di cui la cura geometrica dei vigneti e la bellezza del profilo rimangono per me un incanto. Ma veniamo a noi. Il programma prevedeva (sottolineo «prevedeva») un pranzo veloce in una qualche osterietta fra i colli, visita alla centrale di stoccaggio della Edison (aperta al pubblico per i 130 anni dell&#8217;azienda) e poi un paio di incontri con l&#8217;autore al castello di Susegana. Incrociando i suggerimenti di TripAdvisor e di un amico, la scelta è caduta su <a href="https://www.facebook.com/pages/Ristorante-La-casa-del-Mazariol-Museo-delluomo-Susegana/540690139329881?sk=timeline" target="_blank">La casa del Mazariol</a> a Susegana.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-741" alt="terrazza_mazariol" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/10/terrazza_mazariol-300x200.png" width="300" height="200" /></p>
<p>Chissà perché mi ero fatta l&#8217;idea di un locale storico, con una gestione di lungo corso. E invece, a destreggiarsi (benissimo) tra i tavoli e la cucina, c&#8217;è un manipolo di giovani sorridenti, disponibili e davvero in gamba. Un&#8217;avventura che ha preso avvio appena un anno fa (il primo compleanno sarà il 26 ottobre), nata dall&#8217;intuizione di <strong>Michael Baggio</strong> (<em>nella foto in alto</em>), 25enne coneglianese, che sulla pagina Facebook descrive il suo ristorante «<em>esagerato, (a)tipico, anticrisi</em>». Confermo tutto. Immerso tra i vigneti di uve da prosecco — e dotato di una bellissima terrazza panoramica (<em>nella foto a destra, rubata su Facebook</em>) — il ristorante ti accoglie in un ambiente caldo, le pareti (alcune di un bel rosso mattone) danno spazio a un mix intelligente in cui trovi le lavagnette con i proverbi veneti, ma anche le frasi di Paul Celan. Appoggiate qua e là pure alcune chitarre. Il menù è all&#8217;insegna della tradizione, molta la carne (dalle costicine alla salsiccia, passando per la tagliata e i würstel artigianali), ma ci sono anche primi succulenti e contorni gustosi (i fagioli con la cipolla sono uno spettacolo). Ottima la qualità, peraltro a chilometro zero. Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pastin" target="_blank">pastin</a>, ad esempio, è quello igp dell&#8217;Alpago (testato dalla sottoscritta e promosso a pieni voti). Le porzioni poi sono titaniche, ma state tranquilli, anche sul menù c&#8217;è scritto che, nell&#8217;eventualità, arrivano in vostro soccorso delle comode vaschette per portare a casa quello che non siete riusciti a finire, come anche noi abbiamo puntualmente fatto.</p>
<p>«<em>Volevo un locale dove si mangiasse bene</em> — mi racconta Michael —, <em>ma a prezzi giusti. Non uno di quei posti dove in un piatto immenso trovi solo un pezzettino di carne</em>». Ascolto e sorrido perché anche i suoi piatti sono immensi, ma colmi di ogni ben di Dio. «<em>I tempi sono cambiati</em> — continua —, <em>c&#8217;è questa crisi che da anni ci dicono che sta per volgere al termine, ma che, invece, è ancora qui e sembra non voler finire. Allora alle persone non puoi chiedere 60 euro a testa per un pranzo</em>». E sia chiaro, la convenienza del prezzo non mette in discussione la qualità: «<em>Qui è tutto cucinato al momento e con prodotti di qualità. Ad esempio, il pastin è rigorosamente igp dell&#8217;Alpago, se lo abbiamo finito, semplicemente suggeriamo altri piatti ai clienti</em>». Come per le crostate (che ahimè mi sono persa) tutte casalinghe e — a guardare l&#8217;espressione estasiata di chi le ha assaggiate — buonissime. E, cosa non da poco, pure il caffè te lo fanno con la moka.</p>
<p>Gli chiedo allora dei suoi colleghi e con una punta di orgoglio mi spiega che sono tutti giovani, dai camerieri ai cuochi. Naturalmente, nel frattempo, ci siamo persi la visita alla Edison, ma poco male, questo pranzo mi ha messo allegria, certo, perché ho mangiato bene, ma soprattutto perché ho conosciuto questi ragazzi pieni di idee e di una gran voglia di lavorare e mettersi in gioco. Vederli chiacchierare con i clienti è un piacere, ti chiedono se tutto andava bene, ma nel farlo hanno il piglio intelligente di chi non si è improvvisato, ma ama stare in mezzo alla gente e ci sa fare. Per dirne una, tra una portata e l&#8217;altra Michael butta l&#8217;occhio sul nostro tavolo, vede la Nikon: «<em>Caspita! Un 50 fisso!</em>». Ci aggancia subito con la passione per la fotografia (anche se, scopriremo, è un canonista). Dopo un ottimo liquore ai frutti di bosco gli chiedo se si lascia fare una foto per il mio blog. Inutile dirlo, non esita un attimo. A una cosa però ci tiene, essere immortalato con alle spalle la frase che ha scritto sul muro, lasciata nel libro degli ospiti la sera prima da un cliente che, come me, è rimasto entusiasta: «<em>Nulla è più geniale della semplicità</em>». Come non essere d&#8217;accordo?</p>
<p>Dimenticavo, La casa del Mazariol è attigua al <a href="http://www.museodelluomo.altervista.org/joomla/" target="_blank">Museo dell&#8217;uomo</a>, vale la pena unire l&#8217;utile al dilettevole!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Oggi burek!</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Oct 2013 16:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Bosnia Erzegovina]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Sarajevo]]></category>

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		<description><![CDATA[Attanagliati dalla nostalgia di Sarajevo? O galvanizzati dalla storica qualificazione della Bosnia ai mondiali? Chi può dirlo? Forse entrambe le cose. Fatto sta che oggi ci...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Attanagliati dalla nostalgia di Sarajevo? O galvanizzati dalla storica qualificazione della Bosnia ai mondiali? Chi può dirlo? Forse entrambe le cose. Fatto sta che oggi ci siamo ricreati un angolino balcanico, ascoltando <a href="http://www.youtube.com/watch?v=o8oQHtZSarc">Halid Bešlić</a> e cucinando un burek strepitoso (rigorosamente hand made pure la «jufka»).</p>
<p>Per i non praticanti l&#8217;universo balcanico, il burek è un&#8217;eredità culturale ottomana, una gustosa chiocciola di jufka (una sfoglia sottilissima) ripiena di carne (ma anche formaggio o spinaci), cotta nel sač e accompagnata dallo yogurt. Per chi avesse la fortuna di avventurarsi per le strade di Sarajevo troverà una <em>buregdžinica </em>a ogni piè sospinto, ma un consiglio che mi viene proprio dal cuore (e dalla gola) è di fermarsi in mali Bravadžiluk da Sač.</p>
<p>Comunque chiudo l&#8217;inusuale post gastronomico di oggi con una dovuta precisazione. Il mio contributo alla riuscita del burek è stato infimo, l&#8217;artefice della meraviglia è <a title="Paolo e la jufka" href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2013/10/Schermata-10-2456586-alle-18.02.20.png" target="_blank">Paolo che ha tirato la yufka ad arte come fosse nato in Baščaršija</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>.</p>
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