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	<title>Anna Piuzzi &#187; Carcere</title>
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		<title>Storie di detenzione femminile di ieri e di oggi</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 04:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Detenzione femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
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		<description><![CDATA[Al 31 marzo (lo certifica il Ministero della Giustizia), le donne detenute in Italia erano 2.804, il 4,3% dell’intera popolazione carceraria. 31 a Trieste. Numeri ridottissimi...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">
<div dir="auto">Al 31 marzo (<a href="https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?contentId=SST1498108" target="_blank">lo certifica il Ministero della Giustizia</a>), <strong>le donne detenute in Italia erano 2.804</strong>, il 4,3% dell’intera popolazione carceraria. 31 a Trieste. Numeri ridottissimi che – per come è organizzato il sistema penitenziario – sono una condanna nella condanna: implicano infatti meno attività formative, meno istruzione, meno laboratori. In sostanza, meno diritti.</div>
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<div dir="auto">Anche a Udine, nella casa circondariale di via Spalato, c’era una sezione femminile. Venne chiusa nei primi anni duemila. Che ne è stato? Lo sguardo lungo e l’ostinazione di <strong>Franco Corleone</strong>, oggi anche di <strong>Andrea Sandra</strong> (che si avvicendati nel ruolo di <em>Garante dei diritti delle persone private della libertà personale</em>), hanno fatto in modo che quegli spazi – non solo inutilizzati, ma letteralmente abbandonati – venissero ristrutturati e trasformati in luoghi di istruzione, incontro, possibilità. C’è una nuova biblioteca e ci sono nuove aule, presto anche un teatro che sarà di tutta la cittadinanza. Si rischiava però di perdere la memoria del passaggio delle donne. Anche a questo ha pensato Corleone, affidando a <strong>Ulderica Da Pozzo</strong> il compito di fermare e custodire quella memoria nei suoi scatti. Ne è uscita – voluta sempre dal Garante delle persone private della libertà – <em><a href="https://www.civicimuseiudine.it/it/mostre-eventi/43-il-castello/museo-della-fotografia/1739-ulderica-da-pozzo-i-giorni-strappati" target="_blank"><strong>I giorni strappati</strong></a> </em>una mostra commovente (di quelle proprio di Ulderica), <strong>visitabile fino al 31 maggio in castello a Udine</strong>, nel Museo Friulano della Fotografia.</div>
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<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">A corredo della mostra c&#8217;è anche un catalogo che però non è un semplice catalogo. Lavorandoci, immaginandolo, è infatti cresciuto, diventando qualcos’altro. Alla presentazione, il 9 apirile, lo abbiamo chiamato “catalogo-libro”.</div>
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<div dir="auto">A spingere verso questa direzione, è stato il desiderio di restituire parola a quella presenza fortissima che le fotografie di Ulderica trasmettono tanto chiaramente. Ci sono così tre scritti miei con cui abbiamo provato a dare voce alle donne che – alla fine degli anni Novanta – quelle celle di via Spalato le hanno abitate.</div>
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<div dir="auto">Due le strade che abbiamo scelto. La prima mi ha portato dentro le pagine del giornale che veniva realizzato nella sezione femminile: <em><strong>Vite sospese</strong></em>. Lo spazio di parola di Fatima, Vesna, Michela e delle altre è dunque autentico, reale. <strong>Liliana Lipone</strong> e <strong>Maria Grazia Visintainer</strong> – che da volontarie le accompagnavano e incontravano quotidianamente – hanno fatto il resto, mi hanno infatti aperto le loro case e hanno condiviso con me ricordi e racconti, testimoniando le condizioni di detenzione di allora.</div>
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<div dir="auto">L’altra strada riguarda invece l’oggi. A metà febbraio, infatti, ho incontrato <strong>Nora</strong>, detenuta al Coroneo, la casa circondariale di Trieste. Con grande generosità Nora si è raccontata, parlandomi di sé, di chi è stata e di chi è diventata, dunque del passato, ma soprattutto del futuro. La sua voce – insieme a quella di Fabiana Martini che, con un progetto della Conferenza Basaglia, tiene laboratori di scrittura nella sezione femminile del Coroneo – tratteggia che cosa è oggi la detenzione femminile. Purtroppo, le criticità, le minori occasioni restano le stesse di trent’anni fa.</div>
<div dir="auto"></div>
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<div dir="auto">Infine, ben poco avrei potuto capire, collocare – e dunque scrivere – senza l’immersione totale, durata un paio di mesi, nel lavoro preziosissimo di <strong>Grazia Zuffa</strong> e <strong>Susanna Ronconi</strong>. Verso entrambe nutro un profondo debito di riconoscenza. Il “catalogo libro” per altro, in appendice, è arricchito anche da due loro testi. Dentro queste pagine troverete inoltre gli interventi della stessa Ulderica, di </p>
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		<title>In carcere a Udine con mons. Lamba: «Siete persone, ben più degli errori fatti»</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2024 11:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[«Una cosa sono gli errori, i reati che avete commesso. Tutt’altra cosa siete voi: voi siete persone. Si tratta di due cose ben distinte, diverse. I...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Una cosa sono gli errori, i reati che avete commesso. Tutt’altra cosa siete voi: voi siete persone. Si tratta di due cose ben distinte, diverse. I reati non sono tutta la vostra persona, voi siete anche molto altro</em>». È mercoledì 8 maggio e nella cappella della casa circondariale di via Spalato a Udine, mons. Riccardo Lamba, nuovo arcivescovo di Udine, inizia così un dialogo intenso con una trentina di detenuti che – informati del suo arrivo – hanno chiesto e ottenuto di poterlo incontrare. Già, perché mons. Lamba ha desiderato che fosse il carcere uno dei luoghi da cui iniziare il suo cammino in Friuli. Ad accompagnarlo il cappellano, padre Lorenzo Durandetto, insieme al cappellano del carcere di Tolmezzo, padre Claudio Santangelo. «<em>Sono contento di essere qui</em> – spiega il presule –. <em>Sapete, la mia prima volta dentro un carcere è recente, risale all’estate scorsa quando ho visitato Rebibbia, a Roma, e per sei domeniche di fila vi ho celebrato la messa. È stato un momento forte, coinvolgente, per questo ho chiesto che uno dei primi incontri qui a Udine fosse con le persone che vivono l’esperienza della detenzione</em>». E mons. Lamba non li chiama mai né detenuti, né ristretti, ma – appunto – «<em>persone che vivono l’esperienza della detenzione</em>», illuminando, attraverso le parole, la loro umanità. Un invito a vivere «<em>questo tempo come un tempo di riflessione, un’occasione per uscirne migliori</em>», perché – spiega – «<em>la vita è fatta così, niente deve essere scartato, tutto quello che ci è successo può e deve essere messo a frutto</em>». «<em>Lo sforzo più grande </em>– aggiunge –<em> è provare a essere quotidianamente una comunità di persone, perché ogni giorno insieme a voi c’è anche il personale, gli educatori e gli agenti</em>».</p>
<h4><span style="color: #ff6600;">«Qui è come vivere sulla luna»</span></h4>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2024/05/v_spalato_3.jpeg"><img class="alignright  wp-image-2319" alt="v_spalato_3" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2024/05/v_spalato_3.jpeg" width="368" height="246" /></a>Il primo a rompere il ghiaccio e a prendere la parola è Ciro. «<em>Sapere che siamo stati tra i suoi primi pensieri è per noi un conforto, ci rasserena</em> – racconta con emozione –. <em>Sa, quando ero fuori se la chiesa era a destra io andavo a sinistra, ma qui grazie pure al lavoro di padre Lorenzo vivo anche la dimensione di fede. È un po’ come diceva prima lei, per quanto dolorosa dobbiamo cercare di tirare fuori il meglio da questa esperienza: bisogna partire da qui dentro per costruire il nostro futuro là fuori. Non è facile perché a essere rinchiusi qui sembra di stare sulla luna, ma vedere che ci sono persone che entrano qui per noi, come i volontari di Caritas e Icaro ci dà molta speranza</em>». In via Spalato infatti l’associazione Icaro è una realtà importantissima, come la Caritas che ha voluto garantire la presenza di un Centro di ascolto gestito da operatori e volontari formati ad hoc.</p>
<p>È poi la volta di Stefano, il suo volto – quando nel presentarlo padre Lorenzo rivela che si sta per sposare – si illumina in un sorriso. Anche lui ringrazia il vescovo, ma anche il cappellano, «<em>è importante</em> – spiega – <em>poter parlare con lui, confrontarci, spesso anche sfogarci</em>». Oltre alle ore di catechismo, le confessioni e la Santa Messa, la presenza di padre Lorenzo è infatti significativa in via Spalato, il cappellano è un punto di riferimento.</p>
<p>«<em>Tutti noi qui abbiamo il magone dentro</em> – gli fa eco un altro detenuto –, <em>siamo tagliati fuori da tutto e una visita a settimana o dieci minuti di telefonata non bastano a tenere in vita i rapporti, le relazioni. Tra noi si cerca di andare d’accordo anche se non sempre è facile, perché alcune giornate sono più complicate di altre. Qualcuno poi è più turbolento perché magari in passato ha abusato di sostanze stupefacenti</em>». La salute mentale resta infatti uno dei nodi più critici quando si parla di carcere. Secondo i dati recentemente forniti dall’ex Garante delle persone private della libertà, Franco Corleone, di persone tossicodipendenti in via Spalato ce ne sarebbero quarantotto. Nove i soggetti psichiatrici. Persone dunque che avrebbero la necessità di un accompagnamento mirato e personalizzato. Fortunatamente il Dipartimento di Salute mentale si è impegnato a dotare il carcere di via Spalato di uno psicologo a tempo pieno. Saranno inoltre raddoppiati, passando da due a quattro, i posti nella Rems di Udine, a Sant’Osvaldo, la Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (struttura ideata per superare gli ospedali giudiziari), i lavori dovrebbero partire a luglio. L’obiettivo dunque è quello di evitare che l’unico strumento per contenere il disagio mentale sia l’uso del tutto improprio dell’isolamento disciplinare.</p>
<h5><strong><span style="color: #ff6600;">La complessità del mondo</span></strong></h5>
<p>E in via Spalato – a volerla guardare e vedere – è riflessa la complessità del tempo presente, con i suoi drammi e le sue tante crisi. A farsi avanti è infatti un ragazzo ucraino, Yevhen: «<em>A causa della guerra</em> – racconta – <em>ho perso metà della mia famiglia, vengo infatti dalla zona del Paese occupata dai russi, in questa cappella prego per chi è ancora vivo</em>». C’è poi un ragazzo che viene da Cuba, chiede al Vescovo di dedicare una preghiera per sua nonna: «<em>È il pilastro della mia vita</em> – spiega –, <em>mi ripete in continuazione di prendere in mano la Bibbia e di aver fede, è dovuta rientrare a Cuba dove la situazione è però disastrosa, ci sono molte proteste e una grande crisi</em>». C’è anche chi viene dall’Africa e racconta quasi sussurrando la sua solitudine.</p>
<h5><span style="color: #ff6600;">«Questo luogo rieduca?»</span></h5>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2024/05/v_spalato_2.jpeg"><img class="alignright  wp-image-2318" alt="v_spalato_2" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2024/05/v_spalato_2.jpeg" width="393" height="393" /></a>Poi, dal fondo della sala, un ragazzo fa una domanda: «<em>Crede che questo luogo rieduchi le persone, come vorrebbe la Costituzione?</em>». Mons. Lamba non si tira indietro: «<em>Mi rendo conto delle condizioni difficili in cui vivete</em> – spiega –, <em>ma anche il personale è in difficoltà, sotto organico. La cosa più importante è che la dignità di tutti e di ognuno sia garantita, questa è una richiesta fondamentale, non dovete aver paura di parlare. Ma serve anche un po’ di pazienza da parte vostra e la consapevolezza che tutti dobbiamo educarci a vicenda, crescere e migliorarci insieme</em>». Un altro detenuto si fa avanti: «<em>Sono entrato in carcere che mio figlio aveva un anno e mezzo, ora ne ha tre, mi sono perso le sue prime parole. Certo, ho sbagliato, ma adesso mi mancano sette mesi appena e mi è stata negata la possibilità di finire di scontare la pena fuori da qui</em>». «<em>Bisognerebbe pensare a strutture di housing sociale per chi all’esterno non ha una casa, un posto dove andare</em>» aggiunge un altro ragazzo che avrà vent’anni appena. Un altro ancora solleva la questione dell’anagrafe all’interno del carcere di cui si attende l’avvio ormai da troppo tempo. Tutte questioni su cui – anche con il <a href="https://www.annapiuzzi.it/carcere-di-udine-digiuno-a-staffetta-per-i-diritti-dei-detenuti/" target="_blank">recente digiuno a staffetta, conclusosi il 25 aprile</a> – una parte della società civile tiene i riflettori accesi da tempo.</p>
<p>Interviene così la direttrice della casa circondariale di via Spalato, Tiziana Paolini, calmando un po’ gli animi, ribadendo gli sforzi di tutto il personale ed evidenziando che proprio dal giorno dopo sarà attiva la nuova sezione semiliberi che alleggerirà le presenze di una dozzina di persone (<em>vale la pena ricordare che il carcere di Udine è tra i più sovraffollati d’Italia, con oltre 150 detenuti a fronte di una capienza di 86 posti, ndr</em>). Attivazione che per la verità sarebbe dovuta avvenire a gennaio, contestualmente all’inaugurazione, ma ritardata da lungaggini relative al collaudo. Tra le buone notizie anche l’arrivo di una nuova educatrice. Procedono inoltre spediti i lavori di riqualificazione. Presente all’incontro &#8211; oltre ad alcuni agenti e ad altro personale del carcere &#8211; anche il nuovo garante, l’avvocato Andrea Sandra, che, oltre a presentarsi, ha garantito il massimo impegno rispetto alle questioni aperte, a partire dall’anagrafe.</p>
<h5><span style="color: #ff6600;">«Ci vediamo presto»</span></h5>
<p>«<em>Ci vedremo presto</em> – ha concluso mons. Lamba dopo aver impartito la benedizione –, <em>verrò di nuovo a trovarvi, ma spero che presto possiate anche voi essere liberi di venire a trovare me</em>».</p>
<p>Nella giornata di giovedì 9 maggio, l’Arcivescovo ha anche visitato il carcere di Tolmezzo.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2024/05/v_spalato_4.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-2320" alt="v_spalato_4" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2024/05/v_spalato_4.jpeg" width="1024" height="762" /></a></p>
<p><em>Articolo pubblicato sull&#8217;edizione del 15 maggio 2024 del settimanale diocesano di Udine.</em></p>
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		<title>Carcere di Udine. Digiuno a staffetta per i diritti dei detenuti</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Mar 2024 06:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[digiuno per la dignità]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Corleone]]></category>
		<category><![CDATA[Icaro]]></category>
		<category><![CDATA[via spalato]]></category>

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		<description><![CDATA[Succede che attorno alla casa circondariale di Udine sia cresciuta una piccola, tenace comunità. Uomini e donne che non necessariamente fanno parte di realtà impegnate in...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Succede che attorno alla casa circondariale di Udine sia cresciuta una piccola, tenace comunità. Uomini e donne che non necessariamente fanno parte di realtà impegnate in questo frangente, ma semplici cittadini e cittadine che si sono presi a cuore i diritti dei detenuti. Merito del preziosissimo lavoro di sensibilizzazione che negli anni hanno fatto realtà come l&#8217;associazione <a href="http://www.icaro.fvg.it/" target="_blank">Icaro</a>. E così sono in tanti ad aver aderito al digiuno a staffetta che, fino al 25 aprile, terrà accesi i riflettori su via Spalato (<a href="https://www.comune.udine.it/it/garante-dei-diritti-delle-persone-private-della-liberta-personale-50568" target="_blank">qui il diario</a>).</p>
<p><strong>Ma qual è la situazione del carcere di Udine?</strong> L’ha efficacemente delineata un uomo straordinario come <a href="https://www.comune.udine.it/it/garante-dei-diritti-delle-persone-private-della-liberta-personale-50568/il-garante-116667" target="_blank">Franco Corleone</a>, instancabile garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Udine. Lo ha fatto in conferenza stampa proprio lunedì 11 marzo, non a caso nel centenario di Franco Basaglia.</p>
<h4><span style="color: #ff6600;"><strong>Sovraffollamento</strong></span></h4>
<p>La questione più nota è chiaramente quella del sovraffollamento. <strong>Con 149 detenuti su una capienza di 86, siamo infatti in cima alla triste classifica nazionale delle carceri col più alto tasso di sovraffollamento</strong>. Ma fermarsi a questo dato non basta, serve guardare alla composizione di questo microcosmo.</p>
<h4><span style="color: #ff6600;"><strong>La &#8220;difficile&#8221; composizione della popolazione carceraria</strong></span></h4>
<p>Delle 149 persone presenti in via Spalato – ha spiegato Corleone – circa metà sono straniere. Ben 50 sono in attesa di un primo giudizio, su questo fronte bisognerebbe creare le condizioni per applicare le innovazioni della riforma Cartabia che prevede un uso più ampio delle misure sostitutive, ma servono strumenti specifici come i braccialetti elettronici che però sembrano mancare (nonostante i parecchi soldi spesi). E ancora, <strong>53 persone devono scontare una pena inferiore ai tre anni</strong>. In <strong>37 sono dentro per la violazione dell’articolo 73 della legge sulla droga</strong>, in particolare per piccolo spaccio. <strong>Infine, 48 persone sono tossicodipendenti, 18 alcoldipendenti. E sono 9 i soggetti psichiatrici.</strong></p>
<h4><span style="color: #ff6600;"><strong>Luogo di detenzione sociale</strong></span></h4>
<p>Numeri che, al di là delle considerazioni sull’opportunità di depenalizzare alcuni reati, rendono del tutto evidente il fatto che – ha spiegato il garante – «<strong><em>la casa circondariale di via Spalato non è, come dovrebbe essere, l’extrema ratio, ma nei fatti un luogo di detenzione sociale, di assistenza (se così possiamo chiamarla) per l’emarginazione sociale</em></strong>». Si tratta infatti non solo di un’umanità composita, ma che ha anche bisogno, nella sua fragilità, di misure e interventi efficaci di reinserimento sociale, di accompagnamento verso un reingresso nella società.</p>
<h4><strong><span style="color: #ff6600;">Quanti sono i detenuti verso il “fine pena”?</span></strong></h4>
<p>E proprio quello che attiene alle uscite più prossime è un altro dato importante, con ricadute che riguardano l’intera collettività: <strong>nel 2024 sono infatti 17 le persone che avranno finito di scontare la propria pena, 18 nel 2025 e 18 nel 2026</strong>. Che ne sarà di queste persone una volta “fuori”? «<em>Siamo riusciti</em> – ha fatto sapere Corleone – <em>ad ottenere risposta positiva da parte della direzione del carcere in merito alla costituzione di una task force per preparare chi è verso la fine della pena. Sia chiaro, la task force non ce lo siamo inventata noi, la prevede una circolare del Ministero della Giustizia sul trattamento dei dimittendi, vecchia di due anni, ma che a Udine non è stata applicata</em>».</p>
<p><a href="http://www.ristretti.it/commenti/2022/marzo/pdf4/circolare_dimittendi.pdf" target="_blank">Consiglio di leggerla questa circolare</a>, perché non solo definisce il <em>«momento che precede le dimissioni»</em> come <em>«delicato»</em>, ma sottolinea nella sua premessa che <em><strong>«l’idea del cambiamento, lo “spettro” della libertà con i suoi rischi e le sue possibilità, rendono la cura delle dimissioni un tassello fondamentale del percorso di inclusione sociale realizzato insieme e a favore del detenuto»</strong></em>. La circolare è poi disseminata di parole chiave: “attestazione della qualifica professionale conseguita nel corso della detenzione”, “colloqui aggiuntivi coi familiari”, “contatto con la comunità esterna” e via così. Tra le indicazioni c’è anche quella di <em>«assicurare, per quanto possibile, un’attività lavorativa, affinché i detenuti indigenti in via di liberazione vengano forniti di risorse anche minime, di cui poter disporre al momento delle dimissioni»</em> e si specifica: <strong><em>«Anche l’inserimento di detenuti in dimissione in attività di pubblica utilità apre loro una vasta gamma di opportunità per generare un circuito virtuoso»</em></strong>. Il Comune di Udine però – ha spiegato Corleone – ha interrotto la sottoscrizione di una convenzione in questo senso, per mancanza di fondi. Eppure si tratta una misura di “sicurezza sociale” (ben più efficace della “sicurezza” tout court, tanto in voga di questi tempi) importantissima. Ma – ha aggiunto il Garante – l’assessore Pirone si è fatto carico di questa questione. Altro nodo, che riguarda il Comune, è l’istituzione di un ufficio anagrafe dentro al carcere, anche qui si resta in attesa.</p>
<h4><span style="color: #ff6600;"><strong>Salute: sei questioni</strong></span></h4>
<p><strong>Un capitolo enorme riguarda poi la salute, in particolare quella mentale</strong>, come del resto si evince dai numeri di cui sopra. Anche qui, dire che Corleone è tenace è un eufemismo. Sei i temi che ha portato sul tavolo di un recente incontro con il direttore generale dell’Azienda sanitaria Friuli centrale, Denis Caporale, e il direttore del Dipartimento di Salute Mentale, Marco Bertoli. Eccoli in breve.</p>
<p>La richiesta di una copertura sanitaria sulle 24 ore, è stata ottenuta la <strong>presenza di personale sanitario fino alla mezzanotte</strong>. È inoltre in corso la valutazione della possibilità di coinvolgere i medici delle scuole di specializzazione. Si è parlato anche di un <strong>maggior accesso alle protesi odontoiatriche</strong>.</p>
<p><strong>L’ampliamento della Rems di Udine, a Sant’Osvaldo</strong>. Si va verso il raddoppio, passando da 2 a 4 posti, i lavori dovrebbero partire a luglio. Cosa sono le Rems? Le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza che hanno sostituito gli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) aboliti nel 2013 e chiusi definitivamente il 31 marzo 2015 (<a href="https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_14_3_1.page?contentId=GLO127349" target="_blank">qui per saperne di più</a>).</p>
<p><strong>Restando in tema di salute mentale, a breve sarà presente in carcere, a tempo pieno, uno psicologo</strong>. Questo risultato, insieme a quello dell’ampliamento della Rems, <strong>mira ad evitare che l’unico strumento per contenere il disagio mentale sia l’uso del tutto improprio dell’isolamento disciplinare</strong>, ma che invece si affronti nella maniera più corretta, non solo per i detenuti, ma anche per la collettività, garantendo così (sì, uso ancora una volta questa espressione) maggior sicurezza sociale. «<strong><em>I detenuti</em> </strong>– ha più volte evidenziato Corleone –<em><strong> hanno necessità di parola, per questo la presenza di uno psicologo (sarebbe meglio due) è fondamentale»</strong></em>. Non dimentichiamoci per altro che nelle carceri italiane il tasso di suicidi e di autolesionismo è altissimo.</p>
<p>C’è poi tutto il tema connesso alla <a href="https://archiviodpc.dirittopenaleuomo.org/d/6639-la-corte-costituzionale-estende-l-applicabilita-della-detenzione-domiciliare--in-deroga--ai-casi-di" target="_blank">sentenza 99/2019 della Corte costituzionale</a> che ha esteso l&#8217;applicabilità della detenzione domiciliare “in deroga” ai casi di grave infermità psichica sopravvenuta durante la carcerazione, equiparando di fatto la «grave malattia di tipo psichiatrico» alle «gravi malattie di tipo fisico». Ma servono strutture che al momento non ci sono.</p>
<p><strong>Infine, è stato chiesto che le relazioni semestrali sulle condizioni igienico-sanitarie del carcere siano rese pubbliche.</strong></p>
<h4><span style="color: #ff6600;"><strong>Riqualificazione, lavori spediti</strong></span></h4>
<p>Intanto i lavori per la riqualificazione strutturale del carcere proseguono spediti. Tra pochi giorni le persone in regime di libertà entreranno a tutti gli effetti nella nuova sezione (<a href="https://www.annapiuzzi.it/carcere-di-udine-inaugura-la-nuova-sezione-semiliberi-e-inizia-un-cambio-di-passo/" target="_blank">ne avevo già parlato qui</a>). Il polo culturale ed educativo dovrebbe essere pronto nel giro di qualche mese. «<em>Sono questi</em> – ha concluso Corleone – <em>passaggi importantissimi perché il carcere sarà dotato di spazi per dar vita ad attività nuove capaci di incidere nella vita dei detenuti, valorizzando il lavoro importantissimo che fanno le realtà del volontariato, in primis Icaro e Caritas. Ma serve con urgenza anche pensare risposte concrete, soprattutto residenziali per la delicatissima fase dell’uscita, spesso le persone non hanno un posto dove andare ed essere immediatamente autonomi è complicato. Solo così potremo parlare davvero di reinserimento sociale e piena integrazione</em>».</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Carcere di Udine. Inaugura la nuova &#8220;sezione semiliberi&#8221; e inizia un cambio di passo</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jan 2024 06:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2024 promette di essere l’anno che segnerà una svolta decisiva per la casa circondariale di Udine, una svolta dunque anche per la città tutta, essendo il carcere di via Spalato un suo tassello fondamentale. È infatti in programma per martedì 23 gennaio l’inaugurazione della “Sezione Semiliberi”, attesa concretizzazione di un progetto articolato – del valore di cinque milioni di euro – di riqualificazione del complesso carcerario. Concretizzazione che è solo la prima di una serie. Ne abbiamo parlato con il garante dei Diritti delle Persone private della Libertà personale del Comune di Udine, <a href="https://www.francocorleone.it/sito/info-2/" target="_blank">Franco Corleone</a>.</p>
<p><strong>Corleone, un traguardo importante quello del 23 gennaio.</strong></p>
<p>«Importante davvero perché questa inaugurazione rappresenta la prima realizzazione concreta e visibile di un progetto che evidentemente non era una proclamazione generica, di quelle che cadono nel vuoto, ma un’idea di ristrutturazione valida e fondata».</p>
<p><strong>Guardiamo alla vita delle persone detenute in regime di semilibertà, che cambiamento sarà per loro? </strong></p>
<p>«Senz’altro un cambiamento significativo. Parliamo infatti di persone che escono la mattina per andare al lavoro e che, fino ad oggi, facevano rientro in carcere, in una situazione molto infelice. È importante evidenziare che la concezione più avanzata di semilibertà prevede strutture che stanno al di fuori del carcere: è così in diverse città, in molte altre, invece, com’è stato finora a Udine, l’apposita sezione si trova dentro alla casa circondariale. Dunque dal 23 gennaio queste persone non dovranno più entrare formalmente in carcere, ma usufruiranno di alloggi confortevoli».</p>
<p><strong>Quali spazi sono stati impiegati? </strong></p>
<p>«È stato recuperato uno spazio abbandonato – nella palazzina storica, sopra la portineria – che decenni fa era impiegato come alloggio di servizio. È questo il filo conduttore di tutti gli interventi, basti pensare che lo stesso è accaduto per la cappella (per il cui recupero ha contribuito finanziariamente anche l’Arcivescovo) e la stanza per il Consiglio dei detenuti, luoghi che prima versavano in stato di abbandono e che, invece, ora sono meravigliosi».</p>
<p><strong>Questa è solo la prima di una serie di realizzazioni, quali i prossimi passi?</strong></p>
<p>«A Pasqua ci dovrebbe essere il taglio del nastro del polo culturale ed educativo nell’ex sezione femminile. Anche quello era uno spazio abbandonato dove ora, invece, ci sarà la possibilità di fare numerose attività culturali che immagino saranno gestite soprattutto dall’associazione “Icaro”, ma più in generale dal volontariato. E poi uno spazio per la scuola, per la biblioteca e anche per alcune lavorazioni».</p>
<p><strong>Anche i locali dove prima erano collocate biblioteca e aule avranno una nuova vita? </strong></p>
<p>«Sì, verranno demoliti, al loro posto sorgerà un teatro. Non solo. L’infermeria sarà spostata al pian terreno per favorirne la fruizione. Insomma i prossimi mesi saranno un grande cantiere che restituirà condizioni di vita migliori e la possibilità di attività molto diverse, con un beneficio per tutta la città. Abbiamo impiegato tre anni tra progettazione e lavori, ma sono stati ben spesi».</p>
<p><strong>Un patrimonio che esige responsabilità, quale ruolo dovrebbero giocare le istituzioni?</strong></p>
<p>«Tutta la ristrutturazione dovrebbe vedere l’interesse e l’impegno della Regione (soprattutto sul fronte della Sanità) e del Comune che dovrebbe occuparsi di tutte le questioni che, come Garante, ho posto sul tappeto a dicembre: dalla gestione dei rifiuti, con la raccolta differenziata e la realizzazione di un’isola ecologica, a una convenzione col carcere per i lavori socialmente utili per alcuni detenuti».</p>
<p><strong>Lei ha sollecitato anche l’apertura di uno “sportello cittadinanza”.</strong></p>
<p>«Per dare risposta alle troppe persone che non hanno documenti, dalla residenza alla patente, passando per il permesso di soggiorno: c’è bisogno di un punto di riferimento. Mi auguro che il Comune sblocchi l’impasse che c’è da troppo tempo per realizzare questa realtà». Torniamo ai detenuti in condizione di semilibertà, il fatto che non debbano più rientrare in carcere significa per loro anche avere uno sguardo diverso sul proprio futuro.</p>
<p><strong>Quanto è importante questo per un reinserimento? </strong></p>
<p>«Udine ha 10-12 persone in regime di semilibertà e – considerato il numero complessivo dei detenuti – non sono poche. Però si può fare di più, la magistrata di sorveglianza del Tribunale di Udine, Mariangela Cunial, sollecita un maggior numero di posti. Il problema è che servono spazi, il Comune, potrebbe mettere a disposizione un immobile a tale scopo. Potrebbero esserci insomma più persone a godere dei benefici della semilibertà, ma se mancano casa e lavoro, tutto resta bloccato. Insomma puntiamo a che questa nuova sezione porti altre strutture per la semilibertà, diffuse sul territorio».</p>
<p><strong>Lei ha avanzato in tal senso anche una precisa proposta di legge.</strong></p>
<p>«Sì, diciamo che segue la stessa linea. Ho proposto infatti l’apertura di “case di reinserimento sociale” per i detenuti che hanno un fine pena inferiore ai dodici mesi. Sarebbe una novità importante, anche se si collega in qualche modo alle “case mandamentali” che dal 1940 al 2000 sono state numerose in Italia, dedicate alle condanne del Pretore».</p>
<p><strong>In concreto in cosa consisterebbero? </strong></p>
<p>«Non si tratterebbe di luoghi gestiti dall’Amministrazione penitenziaria, ma dal sindaco. Immaginiamo strutture da 5-10 posti, piccoli numeri che favorirebbero il reinserimento nel tessuto sociale in una comunità anche piccola».</p>
<p><strong>Serve anche un maggior coinvolgimento della società civile?</strong></p>
<p>«Indubbiamente, ma va detto che c’è una presenza forte del volontariato e delle associazioni, come <a href="http://www.icaro.fvg.it" target="_blank">Icaro</a> e <a href="https://www.caritasudine.it" target="_blank">Caritas</a>, che danno un bell’impulso. Il problema è che va diffusa tale sensibilità e in questi anni abbiamo cercato di farlo, penso ad esempio al coinvolgimento dell’Università per il progetto architettonico di riqualificazione del carcere».</p>
<p><strong>L’Università a breve firmerà una nuova convenzione&#8230;</strong></p>
<p>«Sì, volta alla valorizzazione del patrimonio storico del carcere. Durante i lavori di restauro abbiamo infatti rinvenuto, nel sottotetto, gli elenchi delle presenze in via Spalato dagli anni Venti agli anni Cinquanta».</p>
<p><strong>&#8230;manca forse all’appello la componente “produttiva” della società?</strong></p>
<p>«Direi di sì. Anche qui però servono condizioni adeguate. Per le lavorazioni noi abbiamo avuto delle proposte di alcune cooperative, il problema ancora una volta sono gli spazi».</p>
<p><strong> Avete individuato già alcune possibili ipotesi?</strong></p>
<p>«Dietro il carcere c’è un’area che prima era del Comune e poi, per una permuta, è stata ceduta ai Carabinieri. Andrebbe “riconquistata”, lì infatti c’è una palazzina inutilizzata da dieci anni che sarebbe perfetta per realizzare laboratori per alcune lavorazioni».</p>
<p><strong>Una soluzione che darebbe risposte importanti in termini di reiserimento?</strong></p>
<p>«Sì, perché noi a Udine abbiamo soprattutto una detenzione di emarginazione che va recuperata attraverso cultura e lavoro. Servono energie e disponibilità, il mio auspicio è che tutte le realizzazioni di questo progetto di riqualificazione convincano sempre più componenti della società a mettersi in gioco».</p>
<p><em>Pubblicato sul settimanale diocesano di Udine «La Vita Cattolica» del 3 gennaio 2024.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Riflettori accesi sul 41-bis grazie a Sisifo. Un&#8217;associazione che è una buona notizia</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 12:34:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella relativa al 41-bis – il regime di «carcere duro» – è tra le questioni più dibattute rispetto al sistema penitenziario italiano (qui, per saperne di...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quella relativa al 41-bis – il regime di «carcere duro» – è tra le questioni più dibattute rispetto al sistema penitenziario italiano (<a href="https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/alta-sicurezza-e-41-bis/" target="_blank">qui, per saperne di più, il rapporto dell&#8217;associazione Antigone</a>). Questione che puntualmente polarizza l’opinione pubblica, come per il caso di <a href="https://www.wired.it/article/alfredo-cospito-anarchico-41-bis-condanne-strage/" target="_blank">Alfredo Cospito</a>, il primo anarchico a finire, nel maggio 2022, in regime di 41-bis. Ed è proprio sul 41-bis che l’associazione culturale <a href="https://www.sisifoassociazione.it/" target="_blank">Sisifo</a> ha deciso di accendere i riflettori con un convegno in programma giovedì 16 novembre alle 15 all’Università di Udine (in via Tomadini, 30/a). A intervenire saranno Tullio Padovani, già ordinario di Diritto penale alla Scuola Sant’Anna di Pisa, nonché accademico dei Lincei, e Fabio Fiorentin, magistrato presso il Tribunale di Sorveglianza di Venezia. A moderare l’incontro sarà Enrico Amati, docente di Diritto penale dell’Università di Udine.</p>
<p>Costituitasi nel 2021, l’associazione <em>Sisifo</em> è composta da studenti e studentesse in prevalenza iscritti a Giurisprudenza, ma anche in altre facoltà. «Il nostro obiettivo – spiega la vicepresidente, <strong>Linda Iacuzzi</strong> (<em>nella fot</em>o) – è promuovere un diritto penale liberale e garantista. Siamo un gruppo di giovani, che guidati da motivazioni e percorsi diversi, desiderano agire in un campo in cui avvengono ogni giorno violazioni di diritti e soprusi, un luogo in cui non sempre la pratica e l’opinione comune seguono la Legge. Qui ogni scelta che si compie ha conseguenze significative sulla vita delle persone, serve dunque essere formati e informati. Serve maturare una consapevolezza che si tenga fuori da un dibattito polarizzato. Per questo tra le attività che organizziamo ci sono momenti formativi pensati non solo per noi, ma per tutta la cittadinanza. Si tratta di confronti aperti dove chi interviene offre opinioni e sguardi differenti sulle questioni che di volta in volta vengono affrontate».</p>
<p>Ventidue anni, studentessa di Giurisprudenza, Iacuzzi ha piglio sicuro e idee chiare: «Abbiamo scelto di parlare di 41-bis perché sin dalla sua introduzione ha destato numerose perplessità, visto il suo essere al confine della legittimità costituzionale. Numerosi sono stati i dibattiti che hanno riguardato questo regime, vuoi nel tentativo di legittimarlo, vuoi per metterne in luce le ombre. Eppure, ancor oggi è forma dell’esecuzione penale che per altro interessa molto da vicino anche la nostra regione, il carcere di Tolmezzo ospita infatti una sezione apposita. Siamo dunque a chiederci se debba continuare ad esistere o se sia venuto il momento di abbandonarlo o riformarlo profondamente anche alla luce di com’è cambiato il mondo delle mafie».</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2023/11/linda.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2245" alt="linda" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2023/11/linda-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>«Il nostro intento – prosegue Iacuzzi – è divulgativo, cerchiamo cioè di rendere accessibili a tutti informazioni e nozioni spesso tecniche. Interveniamo anche nelle scuole superiori. Cerchiamo poi di accorciare le distanze tra carcere e città, perché troppo spesso le questioni che riguardano i detenuti sono ritenute dai più come estranee. Invece dovremmo avercele a cuore tutti, perché incidono sulla società in generale, anche in termini di sicurezza».</p>
<p>Per diversi di questi ragazzi l’impegno è in prima persona anche dentro il carcere, grazie all’associazione di volontariato penitenziario <a href="http://www.icaro.fvg.it/" target="_blank">Icaro</a>, di cui anche Linda fa parte. «È un’esperienza straordinaria – racconta –. L’anno scorso ho tenuto, insieme a un’altra volontaria, un corso di scrittura creativa. Confrontarsi con questi ragazzi che su per giù hanno la nostra età ha un impatto davvero forte. È duro constatare che le loro parole sono svuotate di speranza, fanno fatica anche solo a immaginare il futuro. Hanno fatto scelte sbagliate, certo, ma a pesare parecchio è il contesto sociale. Conoscendoli, parlando con loro scopri che non sono “persone cattive”. Anzi. Sono persone che meritano un’occasione, ma così com’è strutturato il sistema penitenziario, di occasioni ce ne sono davvero poche». Importantissimo poi il fare rete sul territorio con le diverse realtà. «È un caposaldo del nostro agire – conferma la vicepresidente di Sisifo –, siamo aperti a tutte le collaborazioni. Siamo grati all’Università che ci ha accompagnato sin dall’inizio del percorso e continua a sostenerci. Ci sono poi associazioni come Icaro e realtà come la Spes, la Scuola di Politica ed Etica sociale della Diocesi, con cui realizziamo iniziative comuni e che ci aiutano a crescere».</p>
<p>Un appello? «È rivolto a nuovi associati – risponde sorridendo Iacuzzi –, siamo una ventina di iscritti, ma il percorso di studi ha un termine e vorremmo che comunque l’associazione restasse un sodalizio di “studenti per gli studenti”, servono quindi nuove presenze fattive». Chi volesse contattare l’associazione può usare i profili social o scrivere a sisifoodv@gmail.com.</p>
<p>Dopo il convegno del 16 novembre è già in programma una nuova iniziativa che si terrà il 5 dicembre alle 16.30, in via Tomadini, 30. Si parlerà di «Educare punendo. La sofferenza inflitta può favorire il reinserimento?» insieme ad Angela Gianelli, giudice del Tribunale dei Minori di Trieste, e Katia Bolelli, pedagogista e psicologa, Direttrice della Fondazione RagazzinGioco.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2023/11/396178872_344390804911192_189797324042346319_n.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2246" alt="396178872_344390804911192_189797324042346319_n" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2023/11/396178872_344390804911192_189797324042346319_n.jpg" width="561" height="795" /></a></p>
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