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	<title>Anna Piuzzi &#187; Buone notizie</title>
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		<title>Carcere di Udine. Inaugura la nuova &#8220;sezione semiliberi&#8221; e inizia un cambio di passo</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jan 2024 06:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Corleone]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2024 promette di essere l’anno che segnerà una svolta decisiva per la casa circondariale di Udine, una svolta dunque anche per la città tutta, essendo il carcere di via Spalato un suo tassello fondamentale. È infatti in programma per martedì 23 gennaio l’inaugurazione della “Sezione Semiliberi”, attesa concretizzazione di un progetto articolato – del valore di cinque milioni di euro – di riqualificazione del complesso carcerario. Concretizzazione che è solo la prima di una serie. Ne abbiamo parlato con il garante dei Diritti delle Persone private della Libertà personale del Comune di Udine, <a href="https://www.francocorleone.it/sito/info-2/" target="_blank">Franco Corleone</a>.</p>
<p><strong>Corleone, un traguardo importante quello del 23 gennaio.</strong></p>
<p>«Importante davvero perché questa inaugurazione rappresenta la prima realizzazione concreta e visibile di un progetto che evidentemente non era una proclamazione generica, di quelle che cadono nel vuoto, ma un’idea di ristrutturazione valida e fondata».</p>
<p><strong>Guardiamo alla vita delle persone detenute in regime di semilibertà, che cambiamento sarà per loro? </strong></p>
<p>«Senz’altro un cambiamento significativo. Parliamo infatti di persone che escono la mattina per andare al lavoro e che, fino ad oggi, facevano rientro in carcere, in una situazione molto infelice. È importante evidenziare che la concezione più avanzata di semilibertà prevede strutture che stanno al di fuori del carcere: è così in diverse città, in molte altre, invece, com’è stato finora a Udine, l’apposita sezione si trova dentro alla casa circondariale. Dunque dal 23 gennaio queste persone non dovranno più entrare formalmente in carcere, ma usufruiranno di alloggi confortevoli».</p>
<p><strong>Quali spazi sono stati impiegati? </strong></p>
<p>«È stato recuperato uno spazio abbandonato – nella palazzina storica, sopra la portineria – che decenni fa era impiegato come alloggio di servizio. È questo il filo conduttore di tutti gli interventi, basti pensare che lo stesso è accaduto per la cappella (per il cui recupero ha contribuito finanziariamente anche l’Arcivescovo) e la stanza per il Consiglio dei detenuti, luoghi che prima versavano in stato di abbandono e che, invece, ora sono meravigliosi».</p>
<p><strong>Questa è solo la prima di una serie di realizzazioni, quali i prossimi passi?</strong></p>
<p>«A Pasqua ci dovrebbe essere il taglio del nastro del polo culturale ed educativo nell’ex sezione femminile. Anche quello era uno spazio abbandonato dove ora, invece, ci sarà la possibilità di fare numerose attività culturali che immagino saranno gestite soprattutto dall’associazione “Icaro”, ma più in generale dal volontariato. E poi uno spazio per la scuola, per la biblioteca e anche per alcune lavorazioni».</p>
<p><strong>Anche i locali dove prima erano collocate biblioteca e aule avranno una nuova vita? </strong></p>
<p>«Sì, verranno demoliti, al loro posto sorgerà un teatro. Non solo. L’infermeria sarà spostata al pian terreno per favorirne la fruizione. Insomma i prossimi mesi saranno un grande cantiere che restituirà condizioni di vita migliori e la possibilità di attività molto diverse, con un beneficio per tutta la città. Abbiamo impiegato tre anni tra progettazione e lavori, ma sono stati ben spesi».</p>
<p><strong>Un patrimonio che esige responsabilità, quale ruolo dovrebbero giocare le istituzioni?</strong></p>
<p>«Tutta la ristrutturazione dovrebbe vedere l’interesse e l’impegno della Regione (soprattutto sul fronte della Sanità) e del Comune che dovrebbe occuparsi di tutte le questioni che, come Garante, ho posto sul tappeto a dicembre: dalla gestione dei rifiuti, con la raccolta differenziata e la realizzazione di un’isola ecologica, a una convenzione col carcere per i lavori socialmente utili per alcuni detenuti».</p>
<p><strong>Lei ha sollecitato anche l’apertura di uno “sportello cittadinanza”.</strong></p>
<p>«Per dare risposta alle troppe persone che non hanno documenti, dalla residenza alla patente, passando per il permesso di soggiorno: c’è bisogno di un punto di riferimento. Mi auguro che il Comune sblocchi l’impasse che c’è da troppo tempo per realizzare questa realtà». Torniamo ai detenuti in condizione di semilibertà, il fatto che non debbano più rientrare in carcere significa per loro anche avere uno sguardo diverso sul proprio futuro.</p>
<p><strong>Quanto è importante questo per un reinserimento? </strong></p>
<p>«Udine ha 10-12 persone in regime di semilibertà e – considerato il numero complessivo dei detenuti – non sono poche. Però si può fare di più, la magistrata di sorveglianza del Tribunale di Udine, Mariangela Cunial, sollecita un maggior numero di posti. Il problema è che servono spazi, il Comune, potrebbe mettere a disposizione un immobile a tale scopo. Potrebbero esserci insomma più persone a godere dei benefici della semilibertà, ma se mancano casa e lavoro, tutto resta bloccato. Insomma puntiamo a che questa nuova sezione porti altre strutture per la semilibertà, diffuse sul territorio».</p>
<p><strong>Lei ha avanzato in tal senso anche una precisa proposta di legge.</strong></p>
<p>«Sì, diciamo che segue la stessa linea. Ho proposto infatti l’apertura di “case di reinserimento sociale” per i detenuti che hanno un fine pena inferiore ai dodici mesi. Sarebbe una novità importante, anche se si collega in qualche modo alle “case mandamentali” che dal 1940 al 2000 sono state numerose in Italia, dedicate alle condanne del Pretore».</p>
<p><strong>In concreto in cosa consisterebbero? </strong></p>
<p>«Non si tratterebbe di luoghi gestiti dall’Amministrazione penitenziaria, ma dal sindaco. Immaginiamo strutture da 5-10 posti, piccoli numeri che favorirebbero il reinserimento nel tessuto sociale in una comunità anche piccola».</p>
<p><strong>Serve anche un maggior coinvolgimento della società civile?</strong></p>
<p>«Indubbiamente, ma va detto che c’è una presenza forte del volontariato e delle associazioni, come <a href="http://www.icaro.fvg.it" target="_blank">Icaro</a> e <a href="https://www.caritasudine.it" target="_blank">Caritas</a>, che danno un bell’impulso. Il problema è che va diffusa tale sensibilità e in questi anni abbiamo cercato di farlo, penso ad esempio al coinvolgimento dell’Università per il progetto architettonico di riqualificazione del carcere».</p>
<p><strong>L’Università a breve firmerà una nuova convenzione&#8230;</strong></p>
<p>«Sì, volta alla valorizzazione del patrimonio storico del carcere. Durante i lavori di restauro abbiamo infatti rinvenuto, nel sottotetto, gli elenchi delle presenze in via Spalato dagli anni Venti agli anni Cinquanta».</p>
<p><strong>&#8230;manca forse all’appello la componente “produttiva” della società?</strong></p>
<p>«Direi di sì. Anche qui però servono condizioni adeguate. Per le lavorazioni noi abbiamo avuto delle proposte di alcune cooperative, il problema ancora una volta sono gli spazi».</p>
<p><strong> Avete individuato già alcune possibili ipotesi?</strong></p>
<p>«Dietro il carcere c’è un’area che prima era del Comune e poi, per una permuta, è stata ceduta ai Carabinieri. Andrebbe “riconquistata”, lì infatti c’è una palazzina inutilizzata da dieci anni che sarebbe perfetta per realizzare laboratori per alcune lavorazioni».</p>
<p><strong>Una soluzione che darebbe risposte importanti in termini di reiserimento?</strong></p>
<p>«Sì, perché noi a Udine abbiamo soprattutto una detenzione di emarginazione che va recuperata attraverso cultura e lavoro. Servono energie e disponibilità, il mio auspicio è che tutte le realizzazioni di questo progetto di riqualificazione convincano sempre più componenti della società a mettersi in gioco».</p>
<p><em>Pubblicato sul settimanale diocesano di Udine «La Vita Cattolica» del 3 gennaio 2024.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>A Tarcento nasce Casa Langer, spazio dove reimmaginare il futuro</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 11:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Il mio Friuli]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>È una luce bellissima quella che si è accesa alle porte dell’Alta Val Torre. Ha la forma di una casa e porta il nome di un sognatore. Soprattutto, è un’idea che cammina sulle gambe di tre giovani che, come lui, sono meravigliosamente visionari. Ma andiamo con ordine. Siamo a Tarcento dove i tre giovani in questione hanno dato vita a <a href="https://www.instagram.com/casalanger/" target="_blank">Casa Alexander Langer</a>, un centro culturale (anche se definirlo così è riduttivo) che sarà inaugurato sabato 9 e domenica 10 settembre con una “due giorni” fitta di iniziative.</p>
<p>Loro – tutti under 30 – sono <a href="https://www.instagram.com/paolostradaioli/" target="_blank"><strong>Paolo Stradaioli</strong></a>, <a href="https://www.instagram.com/s.ghein/" target="_blank"><strong>Giulia Guanella</strong></a> e <a href="https://www.instagram.com/camilla_tuccillo/" target="_blank"><strong>Camilla Tuccillo</strong></a>. Stradaioli, originario di Perugia, vive a Torino, dove ha frequentato la Scuola Holden ed è dunque la “penna” del gruppo. Guanella vive invece in provincia di Como, è progettista di spazi culturali, sta per laurearsi in Antropologia culturale e si occupa della parte grafica e artistica del progetto.</p>
<p>Infine, anima dell’iniziativa, c’è Camilla Tuccillo (<em>nella foto</em>) che lavora nell’ambito della Strategia nazionale per le aree interne (Snai) in Friuli Venezia Giulia. Laziale, Camilla dopo Torino (dove ha studiato biologia) e Trieste (dove ha studiato comunicazione della scienza) ha scelto Lusevera per realizzare il grande desiderio di vivere in montagna. A influenzarla è stato l’incontro con Alexander Langer. Tra le pagine dell’ambientalista e pacifista trentino, si è infatti ritrovata nella visione del mondo di una persona che non c’è più, ma che aveva saputo guardare lontano, indicando ben prima di altri, la strada del dialogo dei popoli, dell’attenzione per i margini e della cura dell’ambiente. Ora a Lusevera è dentro quella visione, sperimenta il margine, il confine, l’incontro.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2023/09/camilla.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2201" alt="camilla" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2023/09/camilla.jpg" width="868" height="900" /></a></p>
<h5><strong><span style="color: #ff6600;">Reimmaginare i luoghi</span></strong></h5>
<p>«Casa Langer – spiegano – nasce dall’idea e dalla volontà di tre persone con storie personali e professionali differenti che si sono incontrate quasi per caso tra le montagne del Friuli e grazie al sostegno della Fondazione Pietro Pittini. È un luogo fisico, ha pareti e finestre, affaccia su una strada. A questo luogo corrispondono una via e un numero civico, un preciso paese e una complessa area geografica: via Dante Alighieri numero 7, Tarcento, alle porte dell’Alta Val Torre. Tale scelta risponde all’esigenza di reimmaginare i luoghi che abitiamo. Negli ultimi anni, infatti, capita spesso che le persone – e in particolare i giovani – scelgano la città come luogo per fiorire. Casa Alexander Langer vuole contribuire a invertire questa narrazione dimostrando la potenza culturale e di immaginazione che può nascere da una comunità radicata nel territorio. “Avanguardia” è un’altra parola che abbiamo scelto per descrivere questa Casa. Avanguardia come pagina bianca, dove anche una sola lettera è visibile, dove poter scarabocchiare la propria volontà di esprimersi e al tempo stesso ascoltare le vocazioni del territorio e delle persone che lo conoscono e lo vivono». «Alexander Langer – proseguono – ha vissuto da “ponte” e noi vogliamo imparare a fare lo stesso: mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera. Collocarci consapevolmente ai confini e coltivare in tutti i modi la conoscenza, il dialogo, la cooperazione».</p>
<p>Tante le attività (molte già in calendario) che verranno proposte durante tutto l’anno: «Come detto, vogliamo rivolgerci in particolare ai tanti giovani presenti sul territorio in cerca di uno spazio di cultura permanente, ma anche a bambini e bambine che potranno sprigionare creatività e immaginazione in un luogo che un giorno sarà loro».</p>
<h5><strong><span style="color: #ff6600;">Il programma dell’inaugurazione e non solo</span></strong></h5>
<p><strong>Sabato 9 settembre</strong> l’apertura di «Casa Langer» è prevista alle 15 con l’inaugurazione della mostra «Animali bellissimi» con l’esposizione (fino al 24 settembre) delle tavole originali dell’omonimo libro scritto e illustrato da Daniela Pareschi e edito da ilBarbagianni. Un avvio, dunque, all’insegna della diversità, dell’unicità e dei nuovi punti di vista. Alle 16.30 sarà illustrato il progetto, seguirà un aperitivo. Domenica alle 10.30 laboratorio per bambini con Daniela Pareschi e per adulti (Disegnare un fiume) con l’illustratrice Caterina Di Paolo. Nel pomeriggio, dalle 15 alle 20, nuovo appuntamento di Peçots Party, l’ormai famoso appuntamento per lo scambio dei vestiti. Alle 18 musica di Francesco Imbriaco.</p>
<p>In calendario c’è anche un laboratorio che sarà replicato tre volte: i primi due appuntamenti (16 e 17 settembre) sono dedicati a bambini e bambine dai 6 ai 10 anni, mentre il terzo (24 settembre) per persone più adulte. Quest’ultimo incontro coinciderà con l’ultimo giorno di esposizione della mostra e rappresenterà un’ottima occasione per dialogare sui temi che si nascondono e allo stesso tempo emergono tra le opere esposte.<br />
<a href="https://sites.google.com/view/casalanger/home" target="_blank">Qui tutto il sito internet di Casa Langer.</a></p>
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		<title>Ago e filo per ricucire la vita</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Nov 2017 12:44:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Economia sostenibile]]></category>
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		<category><![CDATA[territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno spazio dove quotidianamente si incrociano storie e sfide. Le storie, quelle di vite segnate dalla fragilità. Le sfide, quelle della ripartenza, della scommessa sul futuro...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Uno spazio dove quotidianamente si incrociano storie e sfide. Le storie, quelle di vite segnate dalla fragilità. Le sfide, quelle della ripartenza, della scommessa sul futuro e su se stessi. Questo spazio è la <a href="https://www.facebook.com/SartoriaNascente/" target="_blank"><em>Sartoria nascente</em></a> – realtà nata a Udine nel 2010 dalla collaborazione tra Caritas diocesana e Cooperativa Nascente – che, <strong>domenica 12 novembre, dalle 10 alle 16</strong>, aprirà le sue porte con l’iniziativa <a href="https://www.facebook.com/events/1312976778830950/" target="_blank"><em>Per filo e per segno</em></a>, un mercatino natalizio in collaborazione con altre realtà del territorio per offrire al pubblico vestiti, gioielli, ceramiche artistiche, manufatti di carta, piante e molto altro ancora.</p>
<p>«<em>Questa sartoria – </em>spiegano le coordinatrici,<strong> Eleonora Piolanti</strong> e <strong>Anna Zuliani</strong><em> – è un piccolo laboratorio sorto con l’obiettivo di riqualificare il mondo del lavoro femminile. Spesso, infatti, alle donne in situazioni di fragilità si offrono lavori poco qualificati, ad esempio nel settore delle pulizie. Il nostro scopo dunque è quello di insegnare un mestiere, dare una nuova opportunità a chi sta cercando di rimettersi in piedi</em>». Così negli spazi di via Marangoni 99, si eseguono riparazioni, rimessa a modello di abiti passati un po’ di moda, e sartoria su misura. Si lavora poi moltissimo anche sull’<em>upcycling</em>.</p>
<p>«<em>Da quando abbiamo aperto, in molti hanno preso l’abitudine, le tappezzerie ad esempio, di donarci rimanenze di tessuti. Poi qui accanto c’era il punto di raccolta di abiti usati (che riaprirà a breve, ndr). Tutto materiale che noi utilizziamo con creatività per realizzare artigianato di qualità attraverso il riuso. Non lo chiamiamo recycling, ma upcyclig proprio perché c’è un processo di valorizzazione. È una realtà poco diffusa qui da noi, ma in città come Berlino è davvero molto in voga e coinvolge designers emergenti</em>». Un’attenzione dunque allo scarto e un forte impegno sul fronte di stili di vita all’insegna della sostenibilità ambientale.</p>
<p>Ma chi sono le persone che ogni giorno si mettono in gioco alla Sartoria Nascente? «<em>Riusciamo ad accogliere 2 o 3 persone in «borsa lavoro»</em> – spiegano le coordinatrici –, <em>lavoriamo in equipe con i Servizi sociali, con il Sert e con la Caritas diocesana. Le donne che arrivano qui – e che restano con noi per un periodo medio-lungo, dai sei mesi ai due anni – vivono una condizione di fragilità dovuta a ragioni diverse. Cerchiamo, come detto, di insegnare loro un mestiere. Siamo sincere, qui non si recuperano chissà quali abilità nascoste, il lavoro che facciamo porta però al fiorire di frutti preziosi, primo fra tutti il crescere dell’autostima. Per queste donne vedere che quello che imparano, quello che fanno con sempre più autonomia, è spendibile ed è riconosciuto dagli altri, dà loro grandissima soddisfazione e, soprattutto, regala la forza di proseguire con più fiducia nella propria vita»</em>.</p>
<h4><strong><span style="color: #ff6600;">Non sempre solo donne</span></strong></h4>
<p>Da via Marangoni però non sono passate solo donne. «<em>Già</em> – sorride Eleonora Piolanti – <em>qui da noi ha trascorso un po’ di tempo anche Ramzan, un ragazzo pachistano che oggi lavora proprio in una realtà tessile. È una storia che mi piace raccontare perché ha un significato importante a livello di scambio culturale. Ramzan, che nel suo Paese già aveva lavorato nel nostro settore, ha imparato l’italiano qui con </em><em>noi. L’aspetto interessante è che si è dovuto confrontare con un mondo tutto al femminile, misurandosi – cosa non diffusa in Pakistan – con il fatto che anche le donne possono gestire con autorevolezza un’attività e coordinare degli uomini. Può sembrare un fatto di poco conto, ma ci piace pensare che questo nostro laboratorio che lui con intelligenza ha saputo capire e accogliere, è stata un po’ la porta di ingresso in Occidente. Per noi la possibilità di crescere ancora e di confrontarci con una nuova esperienza</em>».</p>
<h4><strong><span style="color: #ff6600;">Artigianato al mercatino</span></strong></h4>
<p>Il mercatino di Natale <em>Per filo e per segno</em> si terrà dunque domenica 12 novembre, dalle 10 alle 16, in via Marangoni, 99 a Udine. Oltre ai prodotti artigianali della Sartoria Nascente ci saranno le piante della Cooperativa «Il Melograno», le creazioni in cartonato della Cooperativa sociale Arte e Libro, quadri e cartoline del Collettivo Illustratori, le ceramiche artistiche della Cooperativa Co. S. Mo., gli arredi rigenerati della Cooperativa sociale Duemilauno e i prodotti del commercio equosolidale della Bottega del Mondo. Spazio anche per il palato: Cooperativa Duemilauno e Arci Udine propongono pizze e succo di mela a chilometro zero.</p>
<p>Pubblicato su <em>«la Vita cattolica»</em> n° 44 dell&#8217;8 novembre 2017 <a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2017/11/44-08.11.17.pdf" target="_blank">qui la pagina in pdf</a>.</p>
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		<title>In punta di dita: i libri illustrati di Marcella per chi non può vedere</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2016 11:31:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono persone in cui il talento e la creatività si mescolano a una straordinaria sensibilità: a quella capacità – oggi sempre più rara – di...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/foto4.jpg"><img class=" wp-image-1491 alignright" alt="foto4" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/foto4-1024x1024.jpg" width="312" height="312" /></a>Ci sono persone in cui il talento e la creatività si mescolano a una straordinaria sensibilità: a quella capacità – oggi sempre più rara – di mettersi davvero nei panni degli altri, soprattutto di chi è meno fortunato. Appena la incontro capisco che <strong>Marcella Basso</strong>, pordenonese classe 1988, è una di queste preziose persone perché ha messo la sua arte letteralmente a servizio di chi non vede. Già, perché Marcella – in tasca una laurea triennale all’Accademia di Belle arti di Venezia in Decorazione – si è <strong>specializzata nella realizzazione di libri illustrati tattili</strong>, per non vedenti. <em>«Durante gli anni dell’Accademia</em> – mi spiega con un sorriso timido, ma aperto – <em>ho sempre lavorato con i bambini, facendo con loro attività laboratoriali. Poi, dopo anche un’esperienza come volontaria nei centri estivi de “La Nostra Famiglia”, ho iniziato a collaborare con la sezione pordenonese dell’<a href="https://www.uiciechi.it/" target="_blank">Unione italiana dei ciechi e degli Ipovedenti</a>. Questo perché ho sempre nutrito un grande interesse rispetto all’importanza del tatto nello sviluppo della persona, ho scelto dunque di sviluppare la mia tesi di laurea proprio sul tema del linguaggio tattile. Si tratta di una dimensione che indago e approfondisco nei miei lavori, soprattutto come aspetto della relazione tra le persone</em>».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/foto3.jpg"><img class="wp-image-1490 alignleft" alt="foto3" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/foto3-1024x1024.jpg" width="312" height="312" /></a>Ecco dunque che Marcella entra in contatto con la realtà dei libri tattili: «<em>Sono</em> – racconta – <em>un ponte tra chi vede e chi no, uno spazio di incontro ancora poco sviluppato, in modo particolare per quanto riguarda l’editoria per l’infanzia, infatti, di libri illustrati per bambini non vedenti ce ne sono molto pochi</em>». Quello che mi mostra è per me davvero una scoperta. Mi mette davanti un libricino di stoffa bianca, pulitissimo e semplice. Lo apro: al posto delle pagine di carta ci sono queste pagine di stoffa che sono di fatto delle bustine. Ci infilo la mano e scoprono, con il solo uso del tatto, uno spazzolino e il dentifricio, e di pagina in  pagina, molti atri oggetti che si usano di mattina. «<em>È il racconto, presente in molti libri per bambini piccoli, di quello che un bimbo dovrebbe fare da quando si alza a quando va a scuola. Attraverso questo strumento, questo racconto è fruibile anche da un bambino cieco</em>». Mi spiega di averlo realizzato assieme a <strong>Michele Tajariol</strong>. Il libro, che si intitola <em><strong>«Andiamo»</strong></em>, ha vinto il premio nazionale come <em>«Miglior libro d’artista»</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/andiamo.jpg"><img class=" wp-image-1493 alignright" alt="andiamo" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/andiamo.jpg" width="339" height="208" /></a>E non è l’unico riconoscimento ricevuto, tra i tanti c’è anche, nel 2015, il premio come <em>«Miglior libro italiano»</em>, il <em>«Premio giuria giovani»</em> e il premio internazionale <em>«Typhlo e Tactus Award»</em> per<em><strong> «Io, tu e le mani» </strong></em>(<a href="https://www.youtube.com/watch?v=DwmSEZjup68" target="_blank">qui il video</a>). «<em>Si tratta</em> – racconta Marcella – <em>di un libro particolare perché va letto in due, indaga, infatti, le relazioni tra le persone. I due lettori si siedono uno di fronte all’altro e inseriscono le mani nelle tasche del libro, all’interno delle quali sono contenute le illustrazioni tattili. Qui viene narrata la storia di due amici che si chiamano per giocare: giocano al chiuso, all’aperto, litigano, non si parlano più. Insomma, attraversano varie situazioni d’incontro che vengono vissute dai due lettori grazie alle mani. È di fatto una scusa per utilizzare la mano non come strumento di scoperta, ma come strumento d’incontro. L’idea nasce da una mia riflessione personale sul fatto che una persona cieca nel momento in cui allunga le mani verso la realtà o verso gli altri esce dall’isolamento.  Quindi è un libro che vale anche per noi vedenti, ci fa capire il significato di questo andarsi incontro</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questi libri saranno pubblicati? «Del primo, “Andiamo”, sto realizzando 100 copie che sono state richieste dalla Federazione ciechi di Roma, in collaborazione con l’Istituto ciechi di Reggio Emilia. Per ognuno ci sono molte ore di lavoro, lo realizziamo in due e ognuno fa una decina di ore ». Ma c’è interesse anche per il secondo libro che ha attirato l’attenzione di una casa editrice straniera [*].</p>
<p style="text-align: justify;">Chiedo a Marcella dove vengono utilizzati e mi spiega che principalmente trovano impiego nelle scuole. A Roma, in particolare, fanno parte di un progetto sperimentale. «<em>Anche Michele Tajariol ed io li utilizziamo a scuola, nell’ambito di laboratori ad hoc in cui cerchiamo di far concentrare i bambini, vedenti e non, sul tatto, uno strumento di conoscenza importantissimo che però smettiamo di usare a partire dai tre anni. Purtroppo non sono molte le scuole dove riusciamo a proporre questi laboratori perché c’è sempre una grande carenza di fondi. Ce la facciamo laddove vinciamo un bando e allora per la scuola gli interventi sono a costo zero</em>». «<em>Eppure</em> – prosegue Marcella – <em>vivere nelle classi miste, dove ci sono bambini non vedenti, l’esperienza dei diversi tempi del tatto, rimane una meraviglia perché i bambini ciechi sono per tutti gli altri una preziosissima risorsa, infilare le mani nelle taschine per scoprire oggetti e sensazioni diventa un gioco che in classe crea un’atmosfera unica</em>». Chi volesse conoscere più da vicino i lavori di Marcella Basso può visitare il suo sito internet <a href="http://www.lamarcella.blogspot.com">www.lamarcella.blogspot.com</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo pubblicato sul settimanale diocesano di Udine «La Vita Cattolica» del 10 agosto 2016.</p>
<p style="text-align: justify;">[*] <span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Aggiornamento</strong></em></span>: <em>«Andiamo» è stato prodotto in 150 copie ed è attualmente distribuito dalla Federazione nazionale delle istituzioni prociechi di Roma.  Per quanto riguarda «Io, tu, le mani», le prime 10 copie sono già state distribuite dalla Federazione mentre sono in produzione di Marcella 15 copie che saranno destinate al mercato francese, attraverso la distribuzione da parte della casa editrice francese <a href="http://www.ldqr.org/" target="_blank">«Les doigts qui rêvent»</a>.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0203.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1487" alt="DSC_0203" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0203.jpg" width="1600" height="1064" /></a></p>
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		<title>Con Oikos conoscersi e raccontarsi cucinando, da Udine a Kabul</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Aug 2016 09:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Il mio Friuli]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La vita — tanto delle persone, quanto delle comunità — è una fitta trama di incroci. Certo, non sempre facili, non sempre immediati, tanto più quando a trovarsi sulla stessa strada sono mondi lontani, culture diverse. Ma il bello della vita è che ci lascia — sempre — la scelta, l’opportunità, di trasformare quell’incrocio in un incontro. E allora perché non incontrarsi in cucina? Conoscersi e raccontarsi mentre si prepara insieme una cena, immersi tra profumi e sapori per noi nuovi? A proporlo nelle scorse settimane è stata <a href="http://www.oikosonlus.net" target="_blank">Oikos</a>, onlus udinese impegnata nella cooperazione internazionale e, da diversi mesi, anche nell’accoglienza di richiedenti asilo. La formula è semplice, ma efficace: tre laboratori in cui alcuni ospiti dell’associazione insegnano a cucinare i piatti della tradizione gastronomica dei loro paesi, nello specifico Pakistan, Afghanistan e Bangladesh.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;"><em><b>Ai fornelli</b></em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Leggo dell’iniziativa su Facebook e la decisione di aderire è immediata. Così martedì 19 luglio mi presento nella sede dell’associazione, in via Marano, munita dell’unico materiale richiesto: un grembiule da cucina. Ad accoglierci il presidente di Oikos, <strong>Marco Chiandoni</strong>, che nel corso della serata si farà carico del difficilissimo compito di prendere nota degli ingredienti e del procedimento di preparazione dei diversi piatti.</p>
<p style="text-align: justify;">I miei compagni di viaggio sono tutte donne, ognuna con un vissuto diverso, da Laura che fa la ceramista a Giovanna che ha 15 anni e studia al Liceo Copernico. A colpirmi, soprattutto, è l’emozione dei nostri «insegnanti»: Waqas (giovanissimo) e Buta. Per loro, come lo sarà per gli altri «<em>chef</em>» che incontreremo, è un’occasione preziosa di integrazione: farsi conoscere e conoscerci, condividendo con noi una parte di ciò che sono. Iniziamo dal pane, il <em>chapati</em>, una sorta di piadina che accompagna i pasti in Pakistan come in molti altri paesi, dall’India al Medio Oriente. Vengo immediatamente redarguita, ho messo troppa acqua nell’impasto! Il resto della serata sarà un valzer di profumi e sapori sconosciuti, una continua meraviglia constatando che, nel dosare saporitissime spezie, il famoso «quanto basta» per i nostri cuochi equivale ad abbondanti e numerose cucchiaiate.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #ff6600;"><b>Il lavoro di Oikos</b></span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Ma siamo qui anche per conoscere, così Chiandoni ci spiega che Oikos ospita 26 ragazzi secondo un modello di accoglienza diffusa sul territorio, in appartamenti che accolgono gruppi di circa cinque persone. L’impegno è significativo perché — con l’obiettivo  di un’accoglienza dignitosa, attenta alla persona e realizzata con interventi quanto più personalizzati possibile — sono numerose le attività svolte, dall’insegnamento della lingua italiana, all’accompagnamento legale, passando per la formazione civica e l’inserimento lavorativo. Non manca poi — come nel caso del nostro laboratorio — un’importante attività di sensibilizzazione all’accoglienza e all’ospitalità. Il tutto in rete con le diverse realtà del territorio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #ff6600;"><b>Dai numeri alle persone</b></span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Durante le tre serate di laboratorio impariamo sì a cucinare piatti etnici, ma soprattutto abbiamo la preziosissima occasione di metterci in una prospettiva diversa da quella in cui viene raccontata prevalentemente oggi l’immigrazione: passiamo dai numeri alle persone. Ci mettiamo in ascolto delle loro storie. I ragazzi afghani, ad esempio, ci parlano del loro viaggio, il passaggio in Iran, l’arrivo in Grecia, la rotta balcanica e — chiaramente — le ragioni della loro profuganza, la fuga dal regime dei Talebani. Uno di loro mi mostra sul telefonino le foto dei suoi due bambini. Mi fa vedere anche una foto di quando viveva a Kabul, sembra quasi un’altra persona: è molto dimagrito e il volto è scavato. Glielo dico. Trattiene a stento l’emozione: <em>«I mesi di viaggio mi hanno segnato e qui è difficile mangiare e dormire quando pensi costantemente a come sta la tua famiglia, a come farle avere un futuro migliore</em>». Lo ascoltiamo in silenzio, consapevoli di non avere risposte.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultima sera incontriamo Soel e Amin, hanno 21 e 22 anni, vengono dal Bangladesh e hanno la fortuna di arrivare dalla stessa città e di aver fatto il viaggio fin qui assieme. Anche loro prendono molto seriamente il compito di insegnarci a cucinare i loro piatti (due dolci) e anche loro, dopo la timidezza iniziale, si raccontano. Chiara Torassa, una degli operatori di Oikos, ci spiega sorridendo che sono due ragazzi particolarmente diligenti, a partire dal loro impegno nell’apprendimento dell’italiano ( e di qualche parola di friulano). Del loro racconto mi colpisce l’enorme desiderio di futuro, ci dicono che vorrebbero restare in Italia e a Soel si illuminano gli occhi nel dire che gli piacerebbe aprire un ristorante di cucina bengalese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci salutiamo con una promessa: i nostri cuochi hanno chiesto, tutti e indistintamente, di poter imparare a loro volta a cucinare qualcosa di italiano. Subito partono le ipotesi di menù e tra le tante proposte un’unica certezza: non possiamo esimerci dall’insegnare loro come si fa il frico. Ci porteremo dentro a lungo il bello di queste serate trascorse a cucinare insieme e della condivisione di un pasto preparato insieme, perché questo incrocio abbiamo voluto fortemente trasformarlo in incontro: una luce preziosa dentro il buio di questi tempi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>(Pubblicato sul settimanale diocesano <a href="http://www.lavitacattolica.it" target="_blank">«La Vita Cattolica»</a> dell&#8217;11 agosto 2016)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Vi interessa la proposta? Dal primo settembre riparte il laboratorio di cucina etnica in casa Oikos! una volta a settimana ci si incontra vero le 18/18.30 per imparare alcune ricette pachistane, afghane e bengalesi, concludendo infine con le nostre ricette italiane. Le iscrizioni sono aperte, possono partecipare sei persone alla volta, si dovrà portare solo un grembiule.<br />
Per iscrizioni: scrivere a <a href="https://www.facebook.com/oikosonlusudine/?fref=ts" target="_blank">Oikos su Facebook</a>, oppure telefonare a 0432/520803, oppure scrivere a chiara.torassa@oikosonlus.net, marco.chiandoni@oikosonlus.net.</p>
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<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/con-oikos-conoscersi-e-raccontarsi-cucinando-da-udine-a-kabul/waqas-e-butta/' title='waqas e butta'><img width="2446" height="2446" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/waqas-e-butta.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="waqas e butta" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/con-oikos-conoscersi-e-raccontarsi-cucinando-da-udine-a-kabul/chapati/' title='chapati'><img width="974" height="733" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/chapati.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="chapati" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/con-oikos-conoscersi-e-raccontarsi-cucinando-da-udine-a-kabul/cucinando/' title='cucinando'><img width="975" height="733" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/cucinando.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="cucinando" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/con-oikos-conoscersi-e-raccontarsi-cucinando-da-udine-a-kabul/foto_gruppo/' title='foto_gruppo'><img width="977" height="692" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/foto_gruppo.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="foto_gruppo" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/con-oikos-conoscersi-e-raccontarsi-cucinando-da-udine-a-kabul/soel/' title='soel'><img width="3264" height="2448" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/soel.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="soel" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/con-oikos-conoscersi-e-raccontarsi-cucinando-da-udine-a-kabul/riso-afgano/' title='riso afgano'><img width="3264" height="2448" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/riso-afgano.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="riso afgano" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/con-oikos-conoscersi-e-raccontarsi-cucinando-da-udine-a-kabul/pollo/' title='pollo'><img width="977" height="733" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/pollo.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="pollo" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/con-oikos-conoscersi-e-raccontarsi-cucinando-da-udine-a-kabul/cena/' title='cena'><img width="3264" height="2448" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2016/08/cena.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="cena" /></a>

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		<title>Tra pachistani e afghani per la fine del Ramadan con gli amici di Sant&#8217;Egidio</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2015 15:18:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amicizie]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho detto di sì subito. D’istinto. Perché ho bisogno di storie belle da raccontare. Perché c’è bisogno di qualcuno che le racconti. Perché sempre e comunque &#8211;...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho detto di sì subito. D’istinto. Perché ho bisogno di storie belle da raccontare. Perché c’è bisogno di qualcuno che le racconti. Perché sempre e comunque &#8211; e sopratutto in questo tempo così opaco &#8211; bisogna inseguire la luce che c’è.</p>
<p>Così quando <strong>Federica Marchi</strong>, della <a href="http://www.santegidio.org" target="_blank">Comunità di Sant’Egidio</a> di Trieste, mi ha invitata per giovedì 16 luglio alla cena di fine Ramadan, non ci ho pensato due volte: ho accettato di buon grado. L&#8217;iniziativa infatti era organizzata dai <a href="http://www.giovaniperlapace.it" target="_blank">Giovani per la pace</a> per i profughi afghani e pachistani.</p>
<p>Certo è che, avventurandomi in una Trieste rovente e salendo via di Romagna, non immaginavo che la porta del civico 22, si sarebbe spalancata su una realtà così articolata e tanto generosa, regalandomi un’esperienza emozionante e ricca di incontri.</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Casa Cramer</span></h2>
<p>Inizio bene, mi sento accompagnata da un pizzico di fortuna perché, giunta a destinazione, c’è un ragazzo che suona il campanello: «<em>Ciao! Vai alla Comunità di Sant’Egidio?</em>». <strong>Ramzan</strong> sorride e mi dice di seguirlo. Scoprirò di aver beccato al primo colpo il cuoco della serata.</p>
<p>Intanto salgo le scale di questa bella palazzina che, già per conto suo, ha una storia che meriterebbe di essere raccontata a parte. Prima convento (c’è infatti anche una piccola cappella interna) venne ristrutturata da Claudio Cramer e sua moglie Duja Kaucic che vi abitarono dal 1975 al 2010, anno in cui lui morì. La professoressa Kaucic, nel 2014, dopo un’attenta ricerca tra le realtà benefiche triestine, donò “casa Cramer” alla Comunità di Sant’Egidio.</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Nell&#8217;operoso mondo della Sant&#8217;Egidio</span></h2>
<p>Entro in una bellissima sala, inondata dal profumo di spezie e da un chiacchiericcio vivace. Chiedo di <strong>Federica</strong>. Mi indicano la cucina. La trovo sorridente tra ragazzi, pentole e vaschette di alluminio colme di riso. Ci presentiamo perché fino a quel momento la nostra reciproca conoscenza passa solo attraverso la rete, con Facebook. Mi fa conoscere tutti. Stringo tante mani e vengo travolta da un susseguirsi di sorrisi. Prometto che ascolterò le parole di ognuno.</p>
<p>Prima però Federica mi guida attraverso la casa e, di stanza in stanza, scopro progetti ed idee. La struttura verrà inaugurata a settembre, ma ci sono già due aule, dove si tengono lezioni di italiano per stranieri, e un piccolo ambulatorio, anche questo già operativo, per le visite gratuite fatte da medici volontari. Non manca un magazzino dove sono raccolti generi alimentari e abbigliamento. Ma la meraviglia è il giardino interno con il pergolato di vite, i rosai e un’ancona votiva. «<em>Vogliamo sistemarlo al meglio &#8211; </em>mi spiega Federica<em> &#8211; così, soprattutto in queste giornate calde, sarà un luogo gradevole per chi aspetta di essere visitato</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Ramzan, il Pakistan e (soprattutto!) il riso biryani</span></h2>
<div id="attachment_1129" class="wp-caption alignright" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_1.jpg"><img class=" wp-image-1129  " alt="Comunità di Sant'Egidio -  Ramzan" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_1-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Ramzan</p></div>
<p>Ma sono qui per raccontare e allora non posso che iniziare da <strong>Ramzan</strong> che per un attimo abbandona i fornelli, così ci sistemiamo all’ombra, in giardino. Ha 28 anni, viene dal Kashmir e manca da casa da quattro anni. La sua storia è quella di tanti: un peregrinare lunghissimo, attraversando un paese dopo l’altro, a partire dall’Iran, nel 2010. «<em>Mi sono fermato un anno e otto mesi in Grecia &#8211; </em>racconta<em> &#8211; poi per sei mesi sono rimasto in Ungheria per arrivare in Italia solo nel 2013</em>». Accolto dalla <a href="http://www.caritastrieste.it" target="_blank">Caritas di Trieste</a> prima, e inserito in un progetto <a href="http://www.sprar.it/index.php/chi-siamo" target="_blank">Sprar</a> poi, Ramzan è approdato alla Comunità di Sant’Egidio spinto dal desiderio di <em>«imparare e studiare l’italiano»</em>. «<em>Qui &#8211; </em>prosegue<em> &#8211; non ho trovato solo una scuola, ma un posto dove incontrare delle persone amiche</em>». Mi faccio raccontare della situazione che ha lasciato. Abita ad appena tre chilometri dal confine indiano, una zona caldissima dove resta vivo un conflitto nato nel 1947, all&#8217;indomani della formazione dei due stati, tra Islamabad e Nuova Delhi e che, negli ultimi vent’anni, ha fatto 80 mila morti. Mi racconta dei bombardamenti, della famiglia rimasta là e che in questi giorni &#8211; a causa del volo di droni &#8211; ha dovuto abbandonare la propria casa.</p>
<p>Lasciamo da parte i cattivi pensieri e gli chiedo cosa ci ha preparato. «<em>Un piatto famoso in Pakistan, ma che piace tantissimo anche agli italiani che vivono con me &#8211; </em>spiega Ramzan<em> -: il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Biryani" target="_blank">riso biryani</a></em>». Mi descrive passo passo come si cucina, qui vi basti sapere che ci vogliono cipolle, zenzero, pepe verde, aglio e pollo. Prima di tornare ai fornelli mi dice: «<em>È importante stasera festeggiare e mangiare assieme a voi</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Insegnare italiano</span></h2>
<div id="attachment_1131" class="wp-caption alignright" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_5.jpg"><img class=" wp-image-1131 " alt="Cosimo Perrini e Franca Volio" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_5-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Cosimo Perrini e Franca Volio</p></div>
<p>Incuriosita da quello che mi ha raccontato Ramzan, mi metto alla ricerca dei volontari che qui si occupano dell’insegnamento dell’italiano. Distolgo così anche il signor <strong>Cosimo Perrini</strong> dalla preparazione della cena. «<em>Qui </em>- mi spiega -<em> i ragazzi vengono a lezione il venerdì, dalle 18 alle 20, e la domenica, dalle 10 alle 12. Nell’anno che si è appena chiuso abbiamo avuto a lezione studenti che andavano dall’analfabetismo totale, quindi non scolarizzati neanche nel loro paese di origine, a studenti scolarizzati, alcuni anche con un buon livello di istruzione. C’è poi un corso di italiano un po’ più avanzato che consente di accedere anche al rilascio dell’attestato di conoscenza di lingua e cultura italiana</em>».</p>
<p>Mi racconta di un’esperienza positiva &#8211; «<em>per noi e per loro</em>» dice &#8211; tanto da definire le ore di lezione «<em>un momento rigenerante</em>». Ed è un’esperienza positiva anche per i ragazzi che alla conclusione del corso hanno chiesto di proseguire con le lezioni anche per tutto il mese di giugno. «<em>È bello entrare in contatto con persone di altre realtà </em>- continua Cosimo -<em> ed è qualcosa che induce a riflettere: il mondo sta sprecando una risorsa importante. Questi ragazzi non devono essere considerati rifugiati, ospiti o intrusi. Sono giovani, forti, sani, capaci ed intelligenti: una risorsa preziosa su cui investire, non qualcosa che erode le nostre posizioni di benessere già acquisite</em>». In prevalenza si tratta di persone provenienti da Pakistan ed Afghanistan (alcuni di loro arrivano dal Senegal e dalla Repubblica Centrafricana) e la scuola ha anche «<em>scongelato delle situazioni collegate all’appartenenza nazionale, si sono così un po’ allentate le distanze</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">La pace possibile delle donne</span></h2>
<p>Ma non c’è solo la scuola di via di Romagna. Nella parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù, in via Matteotti 12, c’è infatti anche la <a href="http://www.santegidio.org/pageID/30/langID/it/Le_Scuole_della_Pace.html" target="_blank">Scuola della pace</a>, dedicata ai bambini e animata da giovanissimi volontari delle scuole superiori. Mentre i bambini trascorrono qui un paio d’ore, i genitori, in particolare le mamme, possono seguire le lezioni di italiano.<strong> Franca Volio</strong> è una delle insegnanti: «<em>Ho iniziato quest’anno, si tratta di un’esperienza bellissima. Sono in prevalenza donne e provengono per lo più dai Balcani. Hanno tanta voglia di imparare. In gran parte dei casi vivono a Trieste già da tanti anni, ma sono rimaste chiuse nel loro gruppo linguistico, tanto che, a un certo punto, si sono ritrovate ad avere bisogno dei figli perché non erano in grado di comunicare. In questi mesi le ho viste fare dei progressi grandissimi. Ma ciò che più è importante è che riusciamo a metter insieme donne di nazionalità che hanno vissuto la guerra: kosovare, serbe, bosniache, sono tutte insieme in amicizia, sentita, vera. Un clima bellissimo</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">L&#8217;esercito sorridente dei «Giovani per la pace»</span></h2>
<div id="attachment_1130" class="wp-caption alignright" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_4.jpg"><img class=" wp-image-1130 " alt="Giovani per la pace - Trieste" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_4-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Giovani per la pace &#8211; Trieste</p></div>
<p>Dicevamo della Scuola della pace. Ride di gusto <strong>Giulia</strong>, una delle volontarie che anima le attività con i bambini: «<em>Facciamo tante belle cose!</em>». 18 anni, questa ragazza ha conosciuto la Comunità di Sant’Egidio a scuola, nel 2013, come tanti suoi compagni perché Federica insegna Religione in un’istituto della città. «<em>È un doposcuola gratuito per bambini in situazione di difficoltà, principalmente immigrati. Li aiutiamo a fare i compiti, giochiamo e facciamo la merenda assieme</em>». <strong>Agnese</strong> invece ha cominciato d’estate, quando si organizzano delle gite per dare la possibilità a questi bimbi di visitare posti che probabilmente non avrebbero occasione di vedere. «<em>Io presto servizio tutti i venerdì. Si tratta di due ore che potrei spendere in altro modo, ma mi piace quello che faccio. Quando arrivo alla Scuola della pace i bambini sono là che mi aspettano, non una persona a caso, ma proprio me, mi abbracciano, abbiamo un rapporto speciale. È bellissimo</em>».</p>
<p>Ma non ci sono solo ragazze. Ci sono infatti anche <strong>Pietro</strong>, 15 anni, <strong>Marco</strong> e <strong>Daniele</strong>, diciottenni entrambi. «<em>La prima volta &#8211; </em>spiega <strong>Pietro</strong><em> &#8211; ho accettato l’invito di Federica a darle una mano con la festa di Natale, mi sono divertito tantissimo e ho deciso di partecipare più attivamente, cosa che faccio ancora e di cui non mi pento assolutamente</em>». <strong>Marco</strong> invece ha seguito le orme del fratello, volontario della Comunità. «<em>Mio fratello faceva il volontario qui da cinque anni </em>- spiega -<em> ma io non ne sapevo niente, sono rimasto abbastanza “scioccato” quando me lo ha detto. All’inizio non ero molto interessato, ma poi ho dovuto scrivere un articolo per “Il Piccolo” e a quel punto mi sono detto che potevo anche cominciare a dare una mano più attivamente</em>». Anche <strong>Daniele</strong> è approdato alla Scuola della Pace, ormai quattro anni fa, grazie a un insegnante («<em>una complice di Federica</em>» sottolinea ridendo). «<em>La mia prima volta è stata molto intensa perché con i bambini abbiamo fatto visita all’Itis, un istituto per anziani, facendo delle attività per intrattenerli. Da lì è nata una vera e propria passione. Oltre alle attività consuete c’è ad esempio anche la colonia estiva, conclusasi una settimana fa. Abbiamo portato i bambini a Campo Sacro, le attività era incentrata sull’approfondimento della vita e il pensiero di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Malala_Yousafzai" target="_blank">Malala</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Madre_Teresa_di_Calcutta" target="_blank">Madre Teresa di Calcutta</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mahatma_Gandhi" target="_blank">Gandhi</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Luther_King" target="_blank">Martin Luther King</a> per spiegare loro il significato della pace. Lo considero l’aspetto più importante, e cioè consegnare a questi bambini una coscienza e una serie di valori con cui possano affrontare la vita</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Parola di prof!</span></h2>
<p>In disparte, ad ascoltare con soddisfazione i suoi ragazzi, c&#8217;è <strong>Federica Marchi</strong>: «<em>Il bello dei “Giovani per la pace” è che dimostrano che non è vero che i giovani non vogliono impegnarsi per gli altri nel sociale. Ci mettono invece la faccia, il tempo e il coinvolgimento personale. Stamattina siamo qui a lavorare in tanti, <em>dalle 9.45, </em>ma loro lavorano davvero tutto l’anno. C’è un coinvolgimento totale sulle attività, ma anche rispetto alle preoccupazioni della vita della Comunità, anche il centro dove siamo è molto aiutato dall&#8217;impegno più giovani. Ad esempio il pranzo di Natale, che quest’anno è stato caratterizzato dalla partecipazione di 400 poveri della città, ha visto Giulia impegnarsi e raccogliere dei fondi a scuola, ben 600 euro. Questo significa dire agli altri: “Io faccio questo, vieni con me?”. Non è una cosa né semplice, né scontata perché implica il fatto di esporsi ai giudizi degli altri</em>».  «<em>La comunità di Sant’Egidio è nata negli anni Novanta da un gruppo di sedicenni, è bello vedere oggi tanti ragazzi che si appassionano e con tanto amore ci aiutano. Non solo, portano alla comunità anche le proprie idee innovative, quindi non si limitano a ripetere quello che facciamo noi</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Il gruppo del Giovedì</span></h2>
<div id="attachment_1150" class="wp-caption alignright" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se-3.jpg"><img class=" wp-image-1150 " alt="Giovani per pace - Rosaria, Paolo, Ilaria e Federica" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se-3-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Giovani per pace &#8211; Rosaria, Paolo, Ilaria e Federica</p></div>
<p>Da sempre la Comunità di Sant&#8217;Egidio vive l&#8217;incontro con i più poveri, con quelli che abitano (per dirla come Papa Francesco) le periferie esistenziali della nostra società. Così faccio conoscenza con il &#8220;gruppo del giovedì sera&#8221;, composto da ragazzi universitari che incontrano le persone senza fissa dimore. «<em>Partiamo dalla sede</em> &#8211; spiega <strong>Paolo Parisini</strong> -, <em>d’inverno ad esempio portando te caldo, merendine e coperte. Scendiamo nella zona intorno alla stazione centrale dove dormono soprattutto le famiglie rom che vengono a fare il giro della mendicità qui a Trieste. Gruppi eterogenei, però conosciuti che ritornano in città più volte nel corso dell’anno, si tratta di una cinquantina di persone. Insieme ovviamente ad altre persone che dormono per strada e che fanno parte invece proprio del tessuto sociale triestino. Questo giro in realtà è un incontro di amicizia, l’idea è vedere la frontiera e con un rapporto personale capire con il tempo, senza la fretta di progetti su persone notoriamente sfuggenti, di capire se c’è la possibilità di costruire qualcosa». </em>Mi raccontano di famiglie concrete, di voglia di uscire dalla povertà, di desiderio di ricatto.</p>
<p><strong>Rosaria</strong>, 28 anni, da due anni con la Comunità di Sant’Egidio: <em>«Distribuire il cibo nel nostro giro del giovedì è solo un aggancio per metterci a parlare di come vanno le loro giornate, per farci raccontare la loro vita. Di giovedì in giovedì si colgono delle sfaccettature importanti</em>». Le fa eco <strong>Ilaria</strong>, studentessa originaria di Torino: «<em>Quello che facciamo mi ha resa più consapevole di chi mi sta intorno. Fino a qualche tempo fa nemmeno io mi rendevo conto della presenza di queste persone. Poi quando cominci a viverle tutto diventa diverso</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;"><strong>Verso la cena in Via Sant&#8217;Anastasio</strong></span></h2>
<p>Di chiacchierata in chiacchierata si è fatta ora di cena. Ci si organizza, si inizia a caricare la macchina con tutto l’occorrente, dalle tovaglie colorate alle teglie di riso. Prima però una preghiera nella cappella della casa. Ci dirigiamo quindi verso la parrocchia di via Sant’Anastasio. Intanto Ramzan va in stazione per chiamare a raccolta i suoi amici. Molti di loro vivono nel “<a href="http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2015/06/10/news/trieste-87-profughi-senza-un-posto-letto-1.11589248" target="_blank"><em>silos</em></a>” in condizioni precarissime, non degne di un paese civile.</p>
<p>Nella grande sala parrocchiale ad accoglierci c’è il parroco, <strong>padre Renato Caprioli</strong>, clarettiano, originario di Rieti, ma ormai da anni imprescindibile punto di riferimento triestino per il mondo della solidarietà.</p>
<p>Vengo circondata dall’operosità, i ragazzi si mettono al lavoro e in un attimo questo piccolo esercito di volenterosi apparecchia le tavole e con l’aiuto di uno dei responsabili della comunità islamica prepara latte e datteri che serviranno per rompere il digiuno del Ramadan. I ragazzi afghani e pachistani arrivano alla spicciolata. Sono meno del previsto, qualcuno ha preferito l’incontro del Centro islamico, molti altri <a href="http://www.askanews.it/regioni/friuli-venezia-giulia/immigrati-torrentifvg-trasferiti-100-profughi-da-trieste_711558858.htm" target="_blank">sono invece stati trasferiti</a>, proprio in questi giorni, in altre regioni.</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Cambiare sguardo, incontrare l&#8217;altro</span></h2>
<p>Mi avvicino a <strong>padre Caprioli</strong>. Riconosco il sorriso di chi cerca e lavora per il dialogo. Parliamo di quella che ci si ostina a chiamare “emergenza profughi”. Sorride e mi dice che ha svolto il suo ministero per molti anni a Milano, ai tempi del cardinal Martini. «<em>Lui ci ha insegnato che la tolleranza è il minimo che possiamo mettere in campo. Martini preferiva invece guardare al concetto di “meticciato”, quella necessità di imparare a crescere tutti insieme</em>». Mi vengono in mente le parole di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_Balducci" target="_blank">Ernesto Balducci</a>: «<em>Gli uomini del futuro o saranno uomini di pace o non saranno</em>». Guarda la sala, i ragazzi che si mescolano, mi dice che c’è bisogno di «<em>segni</em>» come questo, che «<em>solo la fraternità risolve i problemi</em>». Come non essere d&#8217;accordo?</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Il Ramadan è finito</span></h2>
<div id="attachment_1141" class="wp-caption alignright" style="width: 239px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_14.jpg"><img class=" wp-image-1141  " alt="In preghiera" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_14-682x1024.jpg" width="229" height="343" /></a><p class="wp-caption-text">In preghiera</p></div>
<p>Ramzan intona un canto che mi sembra di altri tempi, che porta lontano. Personalmente mi conduce a <a href="http://www.annapiuzzi.it/rileggere-la-ragazza-che-corre/" target="_blank">Sarajevo</a>, alle giornate iniziate all’alba sotto il minareto della moschea Ferhadija. Poi arriva la preghiera, gesti antichi, ripetuti. Scatto qualche foto, guardo i volti di questi ragazzi, alcuni sono giovanissimi. Penso a quello che hanno vissuto sin qui, a quello che ancora li attende.</p>
<p>Il Ramadan è finito, si inizia dal latte e dai datteri. È stata una giornata caldissima e loro non hanno né bevuto, né mangiato per tutto il giorno. Portiamo il riso in tavola, ci sediamo tutti assieme.</p>
<p>Il riso è buonissimo, Ramzan è raggiante. A cena, di fronte a me, ci sono <strong>Adnan</strong> e <strong>Raja</strong>, hanno trent’anni e vengono anche loro dal Kashmir. Il primo faceva il poliziotto, l’altro il militare. È Adnan quello che parla di più, Raja ci tiene a precisare che il suo amico conosce meglio l’Italiano solo perché è qui da più tempo. Ridiamo. Adnan è via dal Pakistan da undici anni. Snocciola i paesi che ha attraversato: Iran, Turchia, Grecia, Montenegro, Serbia, Ungheria, Croazia e Slovenia. Come molti qui mi racconta dell’esperienza in Ungheria, è stato rinchiuso per mesi e mesi in un centro in condizioni disumane. Il pensiero corre al <a href="http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/ungheria_costruisce_muro_anti_immigrati/notizie/1469140.shtml" target="_blank">muro “anti immigrati”</a> che questo Paese &#8211; fino a vent’anni fa costretto dietro la cortina di ferro &#8211; ha deciso e iniziato a costruire al confine con la Serbia. «<em>Chi può voler vivere tutto questo se non costretto a fuggire da casa sua?</em>» mi chiede Adnan.</p>
<div id="attachment_1144" class="wp-caption alignleft" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_17.jpg"><img class=" wp-image-1144 " alt="Adnan e Raja" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_17-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Adnan e Raja</p></div>
<p>Raja in Pakistan ha lasciato moglie e figli. Me lo dice con un velo di tristezza, non li vede da anni. Ma gli si illuminano gli occhi perché prima o poi, dice, li porterà in Italia. Ora ha i documenti e sta frequentando la scuola edile per imparare a fare il muratore. Un presente che per lui ha il sapore del futuro. Adnan invece &#8211; che al momento lavora all’Ausonia &#8211; sogna di aprire un negozio. Anche i suoi occhi brillano di speranza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Faccio un giro per i tavoli, e ovunque barcamenandosi tra inglese e italiano, i ragazzi parlano tra loro, c’è anche un gruppetto di slovacchi ospite della parrocchia nell’ambito di un progetto di scambio.</p>
<p>È ora di rientrare. Saluto tutti, non dopo le foto di rito.</p>
<p>Mi metto in macchina e respiro a fondo gli ultimi scampoli di questa aria di mare. Attraverso il mio Friuli grata di mille cose, anche di questa silenziosa e lunga strada che mi porta a casa e lascia decantare nella notte le emozioni di questa splendida giornata.</p>
<p>Qui di seguito la gallery completa delle foto.</p>

<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1134' title='Comunità di Sant&#039;Egidio - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_7.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Comunità di Sant&#039;Egidio - Trieste" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_1/' title='Ramzan '><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_1.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Comunità di Sant&#039;Egidio -  Ramzan" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1132' title='Giovani per la pace in cucina - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_6.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Giovani per la pace in cucina - Trieste" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1149' title='Il riso biryani di Ramzan'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se-2.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Il riso biryani di Ramzan" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_5/' title='Cosimo Perrini e Franca Volio'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_5.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Cosimo Perrini e Franca Volio" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_4/' title='Giovani per la pace - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_4.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Giovani per la pace - Trieste" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se-3/' title='Giovani per pace - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se-3.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Giovani per pace - Rosaria, Paolo, Ilaria e Federica" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1135' title='Comunità di Sant&#039;Egidio Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_8.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Si parte!" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1136' title='Trieste - Chiesa di via Sant&#039;Anastasio'><img width="720" height="1080" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_9.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Trieste - Chiesa di via Sant&#039;Anastasio" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1137' title='Trieste - Chiesa di via Sant&#039;Anastasio'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_10.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Trieste - Chiesa di via Sant&#039;Anastasio" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1138' title='Comunità di Sant&#039;Egidio'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_11.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Si preparano le tavole - Rosaria" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1139' title='Latte e datteri'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_12.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Latte e datteri" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1143' title='In preghiera'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_16.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="In preghiera" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_14/' title='In preghiera'><img width="720" height="1080" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_14.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="In preghiera" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1140' title='In preghiera'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_13.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="In preghiera" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1142' title='Comunità Sant&#039;Egidio - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_15.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="È finito il Ramadan" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_17/' title='Adnan e Raja'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_17.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Adnan e Raja" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1145' title='Padre Renato Caprioli'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_18.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Padre Renato Caprioli" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1146' title='Nuove amicizie - Comunità Sant&#039;Egidio Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_19.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Nuove amicizie - Comunità Sant&#039;Egidio Trieste" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1147' title='Comunità di Sant&#039;Egidio - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_22.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Comunità di Sant&#039;Egidio - Trieste" /></a>

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		<title>Laboriosamente vivere: la magia tra boschi e caprioli di Stella</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Aug 2014 18:25:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Il mio Friuli]]></category>
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		<description><![CDATA[Sapevo che sarebbe stata una bella serata. Quello che però ignoravo è che sarei stata avvolta dalla magia. Salgo a Stella, la borgata più alta di...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sapevo che sarebbe stata una bella serata. Quello che però ignoravo è che sarei stata avvolta dalla magia. Salgo a Stella, la borgata più alta di Tarcento, per <a href="http://bardo-lusevera-news.blogspot.it/2014/08/stella-in-agosto-laboriosamente-vivere.html" target="_blank"><em>Laboriosamente vivere</em></a>. Volevo ascoltare Pino Roveredo e salutare Toni Capuozzo, ma soprattutto desideravo conoscere di persona Toni Zanussi.</p>
<p>Fatto sta che uno degli aspetti positivi dell’essere giornalista è che di incontri interessanti ne fai parecchi e &#8211; se ti piace (e sai) ascoltare le storie per poi raccontarle -, le persone ti prendono in simpatia. Così Zanussi (mente e anima di Laboriosamente vivere) ha invitato la collega Monika Pascolo e me nella sua casa di Stella. Dopo una tortuosa salita sbarchiamo in un mondo altro, immerso nel verde, sperduto, ma straordinariamente ed immediatamente familiare. Ad accoglierci ci sono, ovunque, i <a href="http://www.giovanifvg.it/dettaglioNews.php?id=3820" target="_blank"><em>Caprioli di Stella</em></a> del figlio Pier Paolo, cornice suggestiva e perfetta al calore umano che subito ci investe ed abbraccia. Poi la parte più bella, le storie &#8211; davanti un bicchiere di bianco su tavolone in giardino -, dal Nicaragua di Capuozzo, al carcere di Roveredo. Il resto lo fa la visita alla casa di Zanussi, la cucina con l’odore buono del legno, le «<em>camere per gli amici</em>» e il «<em>cjast</em>», con lo studio e la sua parete di fotografie, i colori e quadri ovunque. E tra un quadro e l’altro aneddoti e racconti di una vita, l’umanità dell’uomo e la sensibilità dell’artista.</p>
<div id="attachment_554" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0059.jpg"><img class="size-medium wp-image-554 " alt="Giusi Foschia e il Giardino commestibile" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0059-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Giusi Foschia e il Giardino commestibile</p></div>
<p>Scendiamo così fino alla chiesetta dove intanto ha preso vita la festa, traccia di un Friuli ostinato che lancia «segnali di possibilità» attraverso la testimonianza di chi, nel quotidiano, apre strade nuove o ne ripercorre di dimenticate, ma che tutte, indistintamente, portano alla sostanza autentica delle cose. Scopro così Giusi Foschia e il suo <a href="http://www.ilgiardinocommestibile.it" target="_blank"><em>Giardino commestibile</em></a>. Ed è bello vedere che l’entusiasmo si mescola all’emozione che prende il sopravvento quando questa donna dal sorriso contagioso racconta che nel ’76, dopo l’Orcolat, la sua famiglia ha fatto armi e bagagli per andare in Venezuela. Si scusa e ride, per tornare al più presto su un terreno più sicuro: le sue piante. Il corniolo, il finocchio, l’aglio ursino. Racconta come fare la gelatina di petali di papavero che &#8211; ci assicura &#8211; sanno di lampone. Tra una pianta e l’altra però ci infila la sua vita, gli studi d’arte, l’esperienza a Monaco e a Londra, dove si innamora dei giardini e traccia una nuova via per la sua vita che, da «<em>raccoglitrice</em>», la porta fino a Zomeis. Mi apre il cuore quando raccomanda a tutti «<em>l’isolamento</em>» se «<em>gli altri non ci sostengono</em>» perché, dice, «<em>ognuno deve coltivare i propri sogni</em>». E lei il suo di sogno lo ha lì, tra le mani e ce lo mostra fiera e radiosa. Vado a salutarla, la ringrazio. Ride e mi spiega «<em>ho avuto una vita avventurosa</em>». Non ne dubito.</p>
<p>Le parole e i fiori lasciano il posto alla musica Klezmer dei Minimal Trio e poi a un altro trio, inedito: Capuozzo, Roveredo e la sorpresa della serata, Gigi Maieron.</p>
<div id="attachment_552" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0078-.jpg"><img class="size-medium wp-image-552 " alt="Toni Capuozzo, Pino Roveredo e Gigi Maieron." src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0078--300x200.jpg" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Toni Capuozzo, Pino Roveredo e Gigi Maieron.</p></div>
<p>Capuozzo rivolge a Roveredo solo due domande, il resto lo fa la capacità di narrare di un uomo che ha vissuto il carcere, la contezione e la straordinaria scoperta della libertà. Ti incanta mentre racconta la sua vita, l’infanzia all’Ente comunale di assistenza («<em>Quando sono uscito mi sono ammalato di libertà. Non mi sembrava vero di poter camminare senza seguire una riga militare</em>»), la salvezza attraverso la scrittura (dalle lettere scritte in carcere in cambio di sigarette, fino al premio Campiello), la vita da operaio e poi l’impegno verso gli ultimi, in carcere, al sert, in manicomio. Chicca della serata la musica e le parole di Maieron che per «<em>Mieli</em>» ingaggia due coristi d’eccezione, Capuozzo e Roveredo.</p>
<p>Insomma tutta la magia di questo incrocio di vite è andata in scena quassù, a Stella, un piccolo borgo sperduto dove abitano appena 8 persone. 6 fino a febbraio, prima che la vita si affacciasse di nuovo in questi boschi e dopo 45 anni senza nascite, venissero al mondo due gemelline: Adele ed Elisabetta. Mentre torniamo alla macchina, nel buio pesto della strada senza luce, sento tutto l’amore che ho per il mio Friuli e la sua straordinaria gente. Sento le radici e l’orgoglio buono di appartenere a questa meravigliosa terra.</p>

<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/laboriosamente-vivere-la-magia-di-stella/dsc_0014/' title='DSC_0014'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0014.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="A casa di Toni Zanussi aspettando «Laboriosamente vivere»" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/laboriosamente-vivere-la-magia-di-stella/dsc_0017/' title='DSC_0017'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0017.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="DSC_0017" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/laboriosamente-vivere-la-magia-di-stella/dsc_0024/' title='DSC_0024'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0024.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Toni Capuozzo, Gigi Maieron e Pino Roveredo." /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/laboriosamente-vivere-la-magia-di-stella/dsc_0027/' title='DSC_0027'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0027.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Lo studio di Toni Zanussi." /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/laboriosamente-vivere-la-magia-di-stella/dsc_0031/' title='DSC_0031'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0031.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Lo studio di Toni Zanussi." /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/laboriosamente-vivere-la-magia-di-stella/dsc_0034/' title='DSC_0034'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0034.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Lo studio di Toni Zanussi." /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/laboriosamente-vivere-la-magia-di-stella/dsc_0035/' title='DSC_0035'><img width="1080" height="688" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0035.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Gigi Maieron e Toni Zanussi." /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/laboriosamente-vivere-la-magia-di-stella/dsc_0037/' title='DSC_0037'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0037.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Lo studio di Toni Zanussi." /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/laboriosamente-vivere-la-magia-di-stella/dsc_0039/' title='DSC_0039'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0039.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Toni Zanussi mostra le sue opere a Monika Pascolo." /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/laboriosamente-vivere-la-magia-di-stella/dsc_0046/' title='DSC_0046'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0046.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="I caprioli di Stella" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/laboriosamente-vivere-la-magia-di-stella/dsc_0051/' title='DSC_0051'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0051.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="DSC_0051" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/laboriosamente-vivere-la-magia-di-stella/dsc_0070/' title='DSC_0070'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0070.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Minimal Klezmer Trio" /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/laboriosamente-vivere-la-magia-di-stella/dsc_0075/' title='DSC_0075'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0075.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Toni Capuozzo, Pino Roveredo e Gigi Maieron." /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/laboriosamente-vivere-la-magia-di-stella/dsc_0078/' title='DSC_0078'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0078-.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Toni Capuozzo, Pino Roveredo e Gigi Maieron." /></a>
<a class="thumbnail" href='https://www.annapiuzzi.it/laboriosamente-vivere-la-magia-di-stella/dsc_0080/' title='DSC_0080'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/08/DSC_0080.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Toni Capuozzo, Pino Roveredo e Gigi Maieron." /></a>

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		<title>Zegna richiama i «cervelli in fuga»</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Feb 2014 11:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani all'estero]]></category>

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		<description><![CDATA[Alberto, ingegnere navale, si è trasferito a Rotterdam dove finalmente fa il lavoro che sognava e per cui ha studiato. Stefano è a Mosca. Segue cantieri...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Alberto, ingegnere navale, si è trasferito a Rotterdam dove finalmente fa il lavoro che sognava e per cui ha studiato. Stefano è a Mosca. Segue cantieri e progetti di una città che cresce. A Martina &#8211; fresca di laurea in biotecnologie e con in tasca pure un’esperienza a Cambridge -, l’Australia ha spalancato le porte offrendole un super dottorato. Partirà tra meno di un mese. Andrea, invece, terrà duro ancora un po’ con l’assegno di ricerca da 500 euro al mese. Poi, se nessuno si farà avanti, accetterà la generosissima offerta di un istituto canadese che lo vuole ad ogni costo nel suo staff. Queste non sono storie di cui sono andata in cerca, ma semplicemente storie che ruotano attorno a me. Tutte di amici che negli ultimi mesi hanno ri-sintonizzato (o stanno ri-sintonizzando) le proprie vite altrove, lontano dall’Italia. Quell’Italia che intanto guarda &#8211; afona e immobile &#8211; i suoi giovani più qualificati che prendono il largo.</p>
<p>Le storie che invece ho cercato e raccontato &#8211; in «Nuovi cittadini del mondo» &#8211; sono una trentina, tutte di friulani under 30 che hanno fatto armi e bagagli portando le proprie competenze in ogni angolo del globo. Insomma. Proprio come i miei amici.  E sia chiaro. Non sono tutti «cervelli in fuga», anzi, molti di loro hanno sempre sognato un futuro all’estero. Quasi tutti però mi hanno confidato di voler rientrare, un giorno, per mettere a frutto nel nostro Paese quello che hanno imparato nel mondo.</p>
<p>Ma l’Italia cosa offre loro? A dir la verità molto poco, e allora fa piacere leggere una buona notizia riportata oggi dal settimanale «Sette» del Corriere della Sera. L’azienda tessile Ermenegildo Zegna &#8211; che ha una lunga storia contrassegnata dalla lungimirante capacità di investire in progetti a favore del proprio territorio &#8211; mette a disposizione risorse per far studiare giovani italiani all’estero con la promessa che poi rientreranno in Italia per mettere a frutto la propria esperienza. Si parla di un milione di euro l’anno per 25 anni. Il progetto Ermenegildo Zegna Founder’s Scholarship offre, infatti, a «<em>neolaureati italiani la possibilità di conseguire un master o un dottorato presso università o centri di ricerca di eccellenza internazionali</em>» a patto che «<em>una volta terminato il ciclo di studi di due o tre anni, facciano ritorno in Italia, pena la restituzione del finanziamento</em>». Illumina il commento di Zegna che a «Sette» ha evidenziato: «<em>Vorremmo occuparci non dell’oggi, ma del domani e vorremmo cominciare anche a dare corpo e risorse a un nuovo ciclo di pensiero che vede l’imprenditoria privata e familiare fare il primo passo nel contribuire al futuro del nostro Paese</em>». Un modo semplice per dire che dei giovani e dunque del futuro di questo Paese devono farsi carico tutti, anche perché i dati non lasciano margine di ottimismo. Nello stesso articolo, infatti, si legge che tra i giovani dottori e dottoresse italiani sono «<em>circa novemila ogni anno secondo le ultime stime</em>» quelli che «<em>dopo un soggiorno di studio all’estero non tornano più nel Bel Paese</em>». Perché «<em>il problema non è il master o la specializzazione oltre confine. Anzi, se in Germania è il 23 per cento dei giovani che decide di emigrare dopo l’università, e in Gran Bretagna il 25, in Italia, solo il 16 per cento opta per un’esperienza fuori casa. Il fatto è, che poi, non torna</em>». E c’è chi ha provato a monetizzare questa spreco di capitale umano: «<em>Si parla, per l’Istituto della Competitività, di un reddito mancato di 733 milioni di euro l’anno. O di una perdita netta, se si considerano le stime di Confindustria che valutano intorno agli 800 mila euro il costo allo Stato per la formazione di un ricercatore, di qualche miliardo di euro</em>».</p>
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