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	<title>Anna Piuzzi &#187; recensioni</title>
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		<title>Nel libro di Garlini l&#8217;amicizia con Cappello e il Friuli che non c&#8217;è più</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2019 05:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Si sorride. Ci si emoziona. Si entra in punta di piedi in un gruppo di giovani – visionari, infervorati e splendidamente intrepidi – che seppe respirare e mettere in versi tutta la poesia di cui è capace una terra straordinaria, ma silenziosa come il Friuli. È questo ciò che attende il lettore che decida di avventurarsi tra le pagine de <a href="https://www.librimondadori.it/libri/il-canto-dellippopotamo-alberto-garlini/" target="_blank"><strong>«Il canto dell’ippopotamo»</strong></a> (Mondadori), l’ultimo romanzo di <strong>Alberto Garlini</strong> (<a href="https://drive.google.com/file/d/1DGSGXzNPtgWg83C80u3tciwQ9vnKppE0/view" target="_blank">qui il podcast dell&#8217;intervista a «Libri alla radio»</a>) che, grazie a una narrazione intessuta di frammenti di memoria, ci fa entrare nelle pieghe della sua amicizia con il poeta Pierluigi Cappello.<br />
È una scrittura intensa quella di Garlini, innervata della preziosa fatica di chi pesca a fondo dentro di sé sentimenti e ricordi, senza risparmiarsi, nemmeno quando in agguato c’è il dolore. E l’intensità ci agguanta anche quando ci viene dato conto di un episodio divertente, quell’ironia – statene pur certi – vi catturerà e vi troverete a ridere insieme a quella carovana di scrittori, attori e artisti vari che furono i «Cercaluna». E del primo incontro con Cappello, nell’amideria di Chiozza, Garlini scrive: «<em>Per farla breve, quando ho visto Pierluigi che lasciava planare i fogli nella luce e nei ghirigori di fumo, mi è stato chiaro che era il poeta più sensibile alla parola che avessi mai incontrato. Fin qui niente di sorprendente, perché di poeti ne avevo incontrati pochi, ma mi fu anche chiaro che era il poeta più sensibile verso la parola che avrei incontrato in tutta la mia vita. All’epoca, e forse anche oggi, nonostante l’enorme ottusità che mi caratterizza, mi bastava poco per capire se la pagina teneva, se le parole che ascoltavo formavano una voce. Nel suo caso la voce era talmente intensa che non serviva neppure seguire lo sviluppo logico della frase perché accoglievi le parole con una coscienza diversa da quella intellettuale, la sentivi attraverso il corpo</em>». Credo siano le parole che chiunque abbia hanno avuto la fortuna di ascoltare Cappello abbia sempre cercato (invano) per raccontare quell’esperienza.<br />
Da lì in poi c’è la storia di un’amicizia che è anche narrazione della formazione e della maturità letteraria dei due. Scopriamo così un Pierluigi Cappello che sta ancora cercando la propria forma, che aveva pubblicato pochissimo, ma che per tutti era già il Poeta. «Il canto dell’ippopotamo» è però anche un romanzo emozionante e bellissimo sulla forza straordinaria della poesia e – soprattutto – della poesia in Friuli. Perché sullo sfondo – non senza una punta di disincantata nostalgia – c’è il Friuli degli anni Novanta che nelle sue notti veniva attraversato da una linfa nuova, dall’arte della poesia vissuta nelle piazze dei piccoli paesi, attraverso la magia inebriante della festa e del teatro. Un libro, insomma, che è un dono a chi ama il Friuli, a chi ama la poesia, a chi ama la vita.</p>
<p>Recensione pubblicata su «La Vita Cattolica» del 10 aprile 2019</p>
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		<title>Salvare le ossa. Ingresso a Bois Savage</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2018 12:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Premessa. Da quando ci ha portato in dono Kent Haruf, l’ingresso a Holt e altre prodigiose sorprese, NN Editore ha preso posto nella mia personale top...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Premessa. Da quando ci ha portato in dono <a href="http://www.nneditore.it/autori/kent-haruf/" target="_blank">Kent Haruf</a>, l’ingresso a Holt e altre prodigiose sorprese, <a href="http://www.nneditore.it" target="_blank">NN Editore</a> ha preso posto nella mia personale <em>top five</em> delle case editrici. Così — sapendo che si trattava del primo capitolo di una nuova trilogia, questa volta di Bois Sauvage —, ho atteso che arrivasse una giornata completamente vuota per poterla riempire della lettura, lenta e vorace, di <a href="http://www.nneditore.it/libri/salvare-le-ossa/" target="_blank">Salvare le ossa </a>della statunitense <a href="http://www.nneditore.it/autori/jesmyn-ward/" target="_blank">Jesmyn Ward</a> (due volte vincitrice del National Book Award nel 2011 con <em>Salvare le ossa</em> e nel 2017 con <em>Sing, Unburied, Sing</em>).</p>
<p>Ma veniamo al libro. Siamo nel Missisipi, come detto, a <strong>Bois Savage</strong> e quello che la narrazione scandisce è un cammino di 12 giorni verso l’uragano Katrina con un incedere che, di pagina in pagina, prende velocità.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/04/salvare_le_ossa.jpg"><img class="alignright  wp-image-1594" alt="salvare_le_ossa" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/04/salvare_le_ossa-643x1024.jpg" width="312" height="496" /></a>C’è <strong>Esch</strong>, la protagonista quindicenne. Ci sono i suoi fratelli:  <strong>Skeetah</strong> (impegnato con la cura dopo il parto, scena che apre il libro, del suo pitbull da combattimento, China), <strong>Randall</strong> (che spera in una borsa di studio grazie al basket) e il piccolo <strong>Junior</strong>. E c’è il padre alcolista, figura incapace di molte cose. Attorno a loro un grappolo di amici: <strong>Manny</strong>, di cui Esch è innamorata, <strong>Marquise</strong> e <strong>Big Henry</strong>.</p>
<p>Un microcosmo a prima vista maschile, ma che, invece, dal femminile è pervaso, non solo perché la voce narrante è quella di Esch, ma anche perché intriso di un’assenza raccontata come presenza costante, quella della madre dei fratelli Batiste, morta dando alla luce Junior. Ed è proprio la maternità, in questa storia, ad essere protagonista, assieme ad Esch (che porta in grembo un bimbo non voluto), mostrando tutti i suoi insanabili conflitti, primo fra tutti quello di essere tanto nutrice quanto dispensatrice feroce di morte.</p>
<p>La quotidianità raccontata è scarna, segnata dalla povertà delle vite e dei luoghi. Il caldo e la polvere rossa sembrano appiccicarsi anche addosso a noi («<em>Gli insetti che ronzavano disegnando cerchi d’aria sopra lo spiazzo di terra rossa, la palla che rimbalzava, il blues di papà che arrivava dalla radio del furgone, tutto mi invitava ad uscire</em>»), finché l’acqua non travolge tutto, devastando la fisionomia dei luoghi.</p>
<p>Di contro, a innervare la storia, ci sono i legami familiari e di comunità che si rafforzano e rinsaldano, raccontati anche grazie a continui rimandi alla mitologia classica (Esch sta leggendo <em>Mithology</em> di Edith Hamilton), così gli Argonauti, Medea e Giasone, diventano nostri compagni di viaggio perché Esch farà dialogare continuamente la sua vita col mito («<em>Io sono piccola, scura, invisibile. Potrei essere Euridice che attraversa gli inferi prima di svanire, senza essere vista da nessuno</em>»).</p>
<p>Non a caso la scrittura di Ward è — come sottolinea la traduttrice <strong>Monica Pareschi</strong>— «<em>agli antipodi dell’estetica minimalista</em>» a cui ci ha abituato la letteratura americana di questi anni, tanto che «<em>la lingua, nella sua crudezza, ha spesso una qualità sontuosa, a tratti ipnotica: una lingua figurativa e carnale, ricca di contrasti, che non disdegna la metamorfosi inattesa, i colori accesi e corruschi, la violenza dell’immagine, che non è mai di maniera ma nella sua alternanza di stream of consciusness e del lirismo descrittivo riesce a essere sempre perfettamente aderente all’accadere emotivo del personaggio</em>».</p>
<p>Ultima nota. Come sempre, la copertina merita un discorso a sé, tanto per l’illustrazione, quanto per quella meravigliosa sensazione che si ha facendo scivolare la dita sulla carta “uso mano” con cui è realizzata.</p>
<p>E a proposito di NN Editore, <strong>venerdì 4 maggio alle 18.30 alla Libreria Moderna Udinese</strong>, la giornalista Anna Dazzan (una garanzia), presenterà, dialogando con l’autore <a href="http://www.nneditore.it/autori/roberto-camurri/" target="_blank">Roberto Camurri</a>, <a href="http://www.nneditore.it/libri/a-misura-duomo/" target="_blank"><em>A misura d’uomo</em> </a>pubblicato appunto dalla casa editrice milanese di via Sabotino che sarà rappresentata da uno dei due ideatori, <strong>Alberto Ibba</strong>. Un appuntamento da non mancare perché è sempre interessante guardare negli occhi chi è capace di una scrittura bella e pulita come quella di Camurri che mette nero su bianco storie vere e intense (chiaramente vi consiglio la lettura anche di questo libro).</p>
<p>&nbsp;</p>
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