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	<title>Anna Piuzzi &#187; profuganze</title>
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		<title>Tra pachistani e afghani per la fine del Ramadan con gli amici di Sant&#8217;Egidio</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2015 15:18:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho detto di sì subito. D’istinto. Perché ho bisogno di storie belle da raccontare. Perché c’è bisogno di qualcuno che le racconti. Perché sempre e comunque &#8211;...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho detto di sì subito. D’istinto. Perché ho bisogno di storie belle da raccontare. Perché c’è bisogno di qualcuno che le racconti. Perché sempre e comunque &#8211; e sopratutto in questo tempo così opaco &#8211; bisogna inseguire la luce che c’è.</p>
<p>Così quando <strong>Federica Marchi</strong>, della <a href="http://www.santegidio.org" target="_blank">Comunità di Sant’Egidio</a> di Trieste, mi ha invitata per giovedì 16 luglio alla cena di fine Ramadan, non ci ho pensato due volte: ho accettato di buon grado. L&#8217;iniziativa infatti era organizzata dai <a href="http://www.giovaniperlapace.it" target="_blank">Giovani per la pace</a> per i profughi afghani e pachistani.</p>
<p>Certo è che, avventurandomi in una Trieste rovente e salendo via di Romagna, non immaginavo che la porta del civico 22, si sarebbe spalancata su una realtà così articolata e tanto generosa, regalandomi un’esperienza emozionante e ricca di incontri.</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Casa Cramer</span></h2>
<p>Inizio bene, mi sento accompagnata da un pizzico di fortuna perché, giunta a destinazione, c’è un ragazzo che suona il campanello: «<em>Ciao! Vai alla Comunità di Sant’Egidio?</em>». <strong>Ramzan</strong> sorride e mi dice di seguirlo. Scoprirò di aver beccato al primo colpo il cuoco della serata.</p>
<p>Intanto salgo le scale di questa bella palazzina che, già per conto suo, ha una storia che meriterebbe di essere raccontata a parte. Prima convento (c’è infatti anche una piccola cappella interna) venne ristrutturata da Claudio Cramer e sua moglie Duja Kaucic che vi abitarono dal 1975 al 2010, anno in cui lui morì. La professoressa Kaucic, nel 2014, dopo un’attenta ricerca tra le realtà benefiche triestine, donò “casa Cramer” alla Comunità di Sant’Egidio.</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Nell&#8217;operoso mondo della Sant&#8217;Egidio</span></h2>
<p>Entro in una bellissima sala, inondata dal profumo di spezie e da un chiacchiericcio vivace. Chiedo di <strong>Federica</strong>. Mi indicano la cucina. La trovo sorridente tra ragazzi, pentole e vaschette di alluminio colme di riso. Ci presentiamo perché fino a quel momento la nostra reciproca conoscenza passa solo attraverso la rete, con Facebook. Mi fa conoscere tutti. Stringo tante mani e vengo travolta da un susseguirsi di sorrisi. Prometto che ascolterò le parole di ognuno.</p>
<p>Prima però Federica mi guida attraverso la casa e, di stanza in stanza, scopro progetti ed idee. La struttura verrà inaugurata a settembre, ma ci sono già due aule, dove si tengono lezioni di italiano per stranieri, e un piccolo ambulatorio, anche questo già operativo, per le visite gratuite fatte da medici volontari. Non manca un magazzino dove sono raccolti generi alimentari e abbigliamento. Ma la meraviglia è il giardino interno con il pergolato di vite, i rosai e un’ancona votiva. «<em>Vogliamo sistemarlo al meglio &#8211; </em>mi spiega Federica<em> &#8211; così, soprattutto in queste giornate calde, sarà un luogo gradevole per chi aspetta di essere visitato</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Ramzan, il Pakistan e (soprattutto!) il riso biryani</span></h2>
<div id="attachment_1129" class="wp-caption alignright" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_1.jpg"><img class=" wp-image-1129  " alt="Comunità di Sant'Egidio -  Ramzan" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_1-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Ramzan</p></div>
<p>Ma sono qui per raccontare e allora non posso che iniziare da <strong>Ramzan</strong> che per un attimo abbandona i fornelli, così ci sistemiamo all’ombra, in giardino. Ha 28 anni, viene dal Kashmir e manca da casa da quattro anni. La sua storia è quella di tanti: un peregrinare lunghissimo, attraversando un paese dopo l’altro, a partire dall’Iran, nel 2010. «<em>Mi sono fermato un anno e otto mesi in Grecia &#8211; </em>racconta<em> &#8211; poi per sei mesi sono rimasto in Ungheria per arrivare in Italia solo nel 2013</em>». Accolto dalla <a href="http://www.caritastrieste.it" target="_blank">Caritas di Trieste</a> prima, e inserito in un progetto <a href="http://www.sprar.it/index.php/chi-siamo" target="_blank">Sprar</a> poi, Ramzan è approdato alla Comunità di Sant’Egidio spinto dal desiderio di <em>«imparare e studiare l’italiano»</em>. «<em>Qui &#8211; </em>prosegue<em> &#8211; non ho trovato solo una scuola, ma un posto dove incontrare delle persone amiche</em>». Mi faccio raccontare della situazione che ha lasciato. Abita ad appena tre chilometri dal confine indiano, una zona caldissima dove resta vivo un conflitto nato nel 1947, all&#8217;indomani della formazione dei due stati, tra Islamabad e Nuova Delhi e che, negli ultimi vent’anni, ha fatto 80 mila morti. Mi racconta dei bombardamenti, della famiglia rimasta là e che in questi giorni &#8211; a causa del volo di droni &#8211; ha dovuto abbandonare la propria casa.</p>
<p>Lasciamo da parte i cattivi pensieri e gli chiedo cosa ci ha preparato. «<em>Un piatto famoso in Pakistan, ma che piace tantissimo anche agli italiani che vivono con me &#8211; </em>spiega Ramzan<em> -: il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Biryani" target="_blank">riso biryani</a></em>». Mi descrive passo passo come si cucina, qui vi basti sapere che ci vogliono cipolle, zenzero, pepe verde, aglio e pollo. Prima di tornare ai fornelli mi dice: «<em>È importante stasera festeggiare e mangiare assieme a voi</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Insegnare italiano</span></h2>
<div id="attachment_1131" class="wp-caption alignright" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_5.jpg"><img class=" wp-image-1131 " alt="Cosimo Perrini e Franca Volio" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_5-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Cosimo Perrini e Franca Volio</p></div>
<p>Incuriosita da quello che mi ha raccontato Ramzan, mi metto alla ricerca dei volontari che qui si occupano dell’insegnamento dell’italiano. Distolgo così anche il signor <strong>Cosimo Perrini</strong> dalla preparazione della cena. «<em>Qui </em>- mi spiega -<em> i ragazzi vengono a lezione il venerdì, dalle 18 alle 20, e la domenica, dalle 10 alle 12. Nell’anno che si è appena chiuso abbiamo avuto a lezione studenti che andavano dall’analfabetismo totale, quindi non scolarizzati neanche nel loro paese di origine, a studenti scolarizzati, alcuni anche con un buon livello di istruzione. C’è poi un corso di italiano un po’ più avanzato che consente di accedere anche al rilascio dell’attestato di conoscenza di lingua e cultura italiana</em>».</p>
<p>Mi racconta di un’esperienza positiva &#8211; «<em>per noi e per loro</em>» dice &#8211; tanto da definire le ore di lezione «<em>un momento rigenerante</em>». Ed è un’esperienza positiva anche per i ragazzi che alla conclusione del corso hanno chiesto di proseguire con le lezioni anche per tutto il mese di giugno. «<em>È bello entrare in contatto con persone di altre realtà </em>- continua Cosimo -<em> ed è qualcosa che induce a riflettere: il mondo sta sprecando una risorsa importante. Questi ragazzi non devono essere considerati rifugiati, ospiti o intrusi. Sono giovani, forti, sani, capaci ed intelligenti: una risorsa preziosa su cui investire, non qualcosa che erode le nostre posizioni di benessere già acquisite</em>». In prevalenza si tratta di persone provenienti da Pakistan ed Afghanistan (alcuni di loro arrivano dal Senegal e dalla Repubblica Centrafricana) e la scuola ha anche «<em>scongelato delle situazioni collegate all’appartenenza nazionale, si sono così un po’ allentate le distanze</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">La pace possibile delle donne</span></h2>
<p>Ma non c’è solo la scuola di via di Romagna. Nella parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù, in via Matteotti 12, c’è infatti anche la <a href="http://www.santegidio.org/pageID/30/langID/it/Le_Scuole_della_Pace.html" target="_blank">Scuola della pace</a>, dedicata ai bambini e animata da giovanissimi volontari delle scuole superiori. Mentre i bambini trascorrono qui un paio d’ore, i genitori, in particolare le mamme, possono seguire le lezioni di italiano.<strong> Franca Volio</strong> è una delle insegnanti: «<em>Ho iniziato quest’anno, si tratta di un’esperienza bellissima. Sono in prevalenza donne e provengono per lo più dai Balcani. Hanno tanta voglia di imparare. In gran parte dei casi vivono a Trieste già da tanti anni, ma sono rimaste chiuse nel loro gruppo linguistico, tanto che, a un certo punto, si sono ritrovate ad avere bisogno dei figli perché non erano in grado di comunicare. In questi mesi le ho viste fare dei progressi grandissimi. Ma ciò che più è importante è che riusciamo a metter insieme donne di nazionalità che hanno vissuto la guerra: kosovare, serbe, bosniache, sono tutte insieme in amicizia, sentita, vera. Un clima bellissimo</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">L&#8217;esercito sorridente dei «Giovani per la pace»</span></h2>
<div id="attachment_1130" class="wp-caption alignright" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_4.jpg"><img class=" wp-image-1130 " alt="Giovani per la pace - Trieste" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_4-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Giovani per la pace &#8211; Trieste</p></div>
<p>Dicevamo della Scuola della pace. Ride di gusto <strong>Giulia</strong>, una delle volontarie che anima le attività con i bambini: «<em>Facciamo tante belle cose!</em>». 18 anni, questa ragazza ha conosciuto la Comunità di Sant’Egidio a scuola, nel 2013, come tanti suoi compagni perché Federica insegna Religione in un’istituto della città. «<em>È un doposcuola gratuito per bambini in situazione di difficoltà, principalmente immigrati. Li aiutiamo a fare i compiti, giochiamo e facciamo la merenda assieme</em>». <strong>Agnese</strong> invece ha cominciato d’estate, quando si organizzano delle gite per dare la possibilità a questi bimbi di visitare posti che probabilmente non avrebbero occasione di vedere. «<em>Io presto servizio tutti i venerdì. Si tratta di due ore che potrei spendere in altro modo, ma mi piace quello che faccio. Quando arrivo alla Scuola della pace i bambini sono là che mi aspettano, non una persona a caso, ma proprio me, mi abbracciano, abbiamo un rapporto speciale. È bellissimo</em>».</p>
<p>Ma non ci sono solo ragazze. Ci sono infatti anche <strong>Pietro</strong>, 15 anni, <strong>Marco</strong> e <strong>Daniele</strong>, diciottenni entrambi. «<em>La prima volta &#8211; </em>spiega <strong>Pietro</strong><em> &#8211; ho accettato l’invito di Federica a darle una mano con la festa di Natale, mi sono divertito tantissimo e ho deciso di partecipare più attivamente, cosa che faccio ancora e di cui non mi pento assolutamente</em>». <strong>Marco</strong> invece ha seguito le orme del fratello, volontario della Comunità. «<em>Mio fratello faceva il volontario qui da cinque anni </em>- spiega -<em> ma io non ne sapevo niente, sono rimasto abbastanza “scioccato” quando me lo ha detto. All’inizio non ero molto interessato, ma poi ho dovuto scrivere un articolo per “Il Piccolo” e a quel punto mi sono detto che potevo anche cominciare a dare una mano più attivamente</em>». Anche <strong>Daniele</strong> è approdato alla Scuola della Pace, ormai quattro anni fa, grazie a un insegnante («<em>una complice di Federica</em>» sottolinea ridendo). «<em>La mia prima volta è stata molto intensa perché con i bambini abbiamo fatto visita all’Itis, un istituto per anziani, facendo delle attività per intrattenerli. Da lì è nata una vera e propria passione. Oltre alle attività consuete c’è ad esempio anche la colonia estiva, conclusasi una settimana fa. Abbiamo portato i bambini a Campo Sacro, le attività era incentrata sull’approfondimento della vita e il pensiero di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Malala_Yousafzai" target="_blank">Malala</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Madre_Teresa_di_Calcutta" target="_blank">Madre Teresa di Calcutta</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mahatma_Gandhi" target="_blank">Gandhi</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Luther_King" target="_blank">Martin Luther King</a> per spiegare loro il significato della pace. Lo considero l’aspetto più importante, e cioè consegnare a questi bambini una coscienza e una serie di valori con cui possano affrontare la vita</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Parola di prof!</span></h2>
<p>In disparte, ad ascoltare con soddisfazione i suoi ragazzi, c&#8217;è <strong>Federica Marchi</strong>: «<em>Il bello dei “Giovani per la pace” è che dimostrano che non è vero che i giovani non vogliono impegnarsi per gli altri nel sociale. Ci mettono invece la faccia, il tempo e il coinvolgimento personale. Stamattina siamo qui a lavorare in tanti, <em>dalle 9.45, </em>ma loro lavorano davvero tutto l’anno. C’è un coinvolgimento totale sulle attività, ma anche rispetto alle preoccupazioni della vita della Comunità, anche il centro dove siamo è molto aiutato dall&#8217;impegno più giovani. Ad esempio il pranzo di Natale, che quest’anno è stato caratterizzato dalla partecipazione di 400 poveri della città, ha visto Giulia impegnarsi e raccogliere dei fondi a scuola, ben 600 euro. Questo significa dire agli altri: “Io faccio questo, vieni con me?”. Non è una cosa né semplice, né scontata perché implica il fatto di esporsi ai giudizi degli altri</em>».  «<em>La comunità di Sant’Egidio è nata negli anni Novanta da un gruppo di sedicenni, è bello vedere oggi tanti ragazzi che si appassionano e con tanto amore ci aiutano. Non solo, portano alla comunità anche le proprie idee innovative, quindi non si limitano a ripetere quello che facciamo noi</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Il gruppo del Giovedì</span></h2>
<div id="attachment_1150" class="wp-caption alignright" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se-3.jpg"><img class=" wp-image-1150 " alt="Giovani per pace - Rosaria, Paolo, Ilaria e Federica" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se-3-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Giovani per pace &#8211; Rosaria, Paolo, Ilaria e Federica</p></div>
<p>Da sempre la Comunità di Sant&#8217;Egidio vive l&#8217;incontro con i più poveri, con quelli che abitano (per dirla come Papa Francesco) le periferie esistenziali della nostra società. Così faccio conoscenza con il &#8220;gruppo del giovedì sera&#8221;, composto da ragazzi universitari che incontrano le persone senza fissa dimore. «<em>Partiamo dalla sede</em> &#8211; spiega <strong>Paolo Parisini</strong> -, <em>d’inverno ad esempio portando te caldo, merendine e coperte. Scendiamo nella zona intorno alla stazione centrale dove dormono soprattutto le famiglie rom che vengono a fare il giro della mendicità qui a Trieste. Gruppi eterogenei, però conosciuti che ritornano in città più volte nel corso dell’anno, si tratta di una cinquantina di persone. Insieme ovviamente ad altre persone che dormono per strada e che fanno parte invece proprio del tessuto sociale triestino. Questo giro in realtà è un incontro di amicizia, l’idea è vedere la frontiera e con un rapporto personale capire con il tempo, senza la fretta di progetti su persone notoriamente sfuggenti, di capire se c’è la possibilità di costruire qualcosa». </em>Mi raccontano di famiglie concrete, di voglia di uscire dalla povertà, di desiderio di ricatto.</p>
<p><strong>Rosaria</strong>, 28 anni, da due anni con la Comunità di Sant’Egidio: <em>«Distribuire il cibo nel nostro giro del giovedì è solo un aggancio per metterci a parlare di come vanno le loro giornate, per farci raccontare la loro vita. Di giovedì in giovedì si colgono delle sfaccettature importanti</em>». Le fa eco <strong>Ilaria</strong>, studentessa originaria di Torino: «<em>Quello che facciamo mi ha resa più consapevole di chi mi sta intorno. Fino a qualche tempo fa nemmeno io mi rendevo conto della presenza di queste persone. Poi quando cominci a viverle tutto diventa diverso</em>».</p>
<h2><span style="color: #ff4500;"><strong>Verso la cena in Via Sant&#8217;Anastasio</strong></span></h2>
<p>Di chiacchierata in chiacchierata si è fatta ora di cena. Ci si organizza, si inizia a caricare la macchina con tutto l’occorrente, dalle tovaglie colorate alle teglie di riso. Prima però una preghiera nella cappella della casa. Ci dirigiamo quindi verso la parrocchia di via Sant’Anastasio. Intanto Ramzan va in stazione per chiamare a raccolta i suoi amici. Molti di loro vivono nel “<a href="http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2015/06/10/news/trieste-87-profughi-senza-un-posto-letto-1.11589248" target="_blank"><em>silos</em></a>” in condizioni precarissime, non degne di un paese civile.</p>
<p>Nella grande sala parrocchiale ad accoglierci c’è il parroco, <strong>padre Renato Caprioli</strong>, clarettiano, originario di Rieti, ma ormai da anni imprescindibile punto di riferimento triestino per il mondo della solidarietà.</p>
<p>Vengo circondata dall’operosità, i ragazzi si mettono al lavoro e in un attimo questo piccolo esercito di volenterosi apparecchia le tavole e con l’aiuto di uno dei responsabili della comunità islamica prepara latte e datteri che serviranno per rompere il digiuno del Ramadan. I ragazzi afghani e pachistani arrivano alla spicciolata. Sono meno del previsto, qualcuno ha preferito l’incontro del Centro islamico, molti altri <a href="http://www.askanews.it/regioni/friuli-venezia-giulia/immigrati-torrentifvg-trasferiti-100-profughi-da-trieste_711558858.htm" target="_blank">sono invece stati trasferiti</a>, proprio in questi giorni, in altre regioni.</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Cambiare sguardo, incontrare l&#8217;altro</span></h2>
<p>Mi avvicino a <strong>padre Caprioli</strong>. Riconosco il sorriso di chi cerca e lavora per il dialogo. Parliamo di quella che ci si ostina a chiamare “emergenza profughi”. Sorride e mi dice che ha svolto il suo ministero per molti anni a Milano, ai tempi del cardinal Martini. «<em>Lui ci ha insegnato che la tolleranza è il minimo che possiamo mettere in campo. Martini preferiva invece guardare al concetto di “meticciato”, quella necessità di imparare a crescere tutti insieme</em>». Mi vengono in mente le parole di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_Balducci" target="_blank">Ernesto Balducci</a>: «<em>Gli uomini del futuro o saranno uomini di pace o non saranno</em>». Guarda la sala, i ragazzi che si mescolano, mi dice che c’è bisogno di «<em>segni</em>» come questo, che «<em>solo la fraternità risolve i problemi</em>». Come non essere d&#8217;accordo?</p>
<h2><span style="color: #ff4500;">Il Ramadan è finito</span></h2>
<div id="attachment_1141" class="wp-caption alignright" style="width: 239px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_14.jpg"><img class=" wp-image-1141  " alt="In preghiera" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_14-682x1024.jpg" width="229" height="343" /></a><p class="wp-caption-text">In preghiera</p></div>
<p>Ramzan intona un canto che mi sembra di altri tempi, che porta lontano. Personalmente mi conduce a <a href="http://www.annapiuzzi.it/rileggere-la-ragazza-che-corre/" target="_blank">Sarajevo</a>, alle giornate iniziate all’alba sotto il minareto della moschea Ferhadija. Poi arriva la preghiera, gesti antichi, ripetuti. Scatto qualche foto, guardo i volti di questi ragazzi, alcuni sono giovanissimi. Penso a quello che hanno vissuto sin qui, a quello che ancora li attende.</p>
<p>Il Ramadan è finito, si inizia dal latte e dai datteri. È stata una giornata caldissima e loro non hanno né bevuto, né mangiato per tutto il giorno. Portiamo il riso in tavola, ci sediamo tutti assieme.</p>
<p>Il riso è buonissimo, Ramzan è raggiante. A cena, di fronte a me, ci sono <strong>Adnan</strong> e <strong>Raja</strong>, hanno trent’anni e vengono anche loro dal Kashmir. Il primo faceva il poliziotto, l’altro il militare. È Adnan quello che parla di più, Raja ci tiene a precisare che il suo amico conosce meglio l’Italiano solo perché è qui da più tempo. Ridiamo. Adnan è via dal Pakistan da undici anni. Snocciola i paesi che ha attraversato: Iran, Turchia, Grecia, Montenegro, Serbia, Ungheria, Croazia e Slovenia. Come molti qui mi racconta dell’esperienza in Ungheria, è stato rinchiuso per mesi e mesi in un centro in condizioni disumane. Il pensiero corre al <a href="http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/ungheria_costruisce_muro_anti_immigrati/notizie/1469140.shtml" target="_blank">muro “anti immigrati”</a> che questo Paese &#8211; fino a vent’anni fa costretto dietro la cortina di ferro &#8211; ha deciso e iniziato a costruire al confine con la Serbia. «<em>Chi può voler vivere tutto questo se non costretto a fuggire da casa sua?</em>» mi chiede Adnan.</p>
<div id="attachment_1144" class="wp-caption alignleft" style="width: 391px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_17.jpg"><img class=" wp-image-1144 " alt="Adnan e Raja" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_17-1024x682.jpg" width="381" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">Adnan e Raja</p></div>
<p>Raja in Pakistan ha lasciato moglie e figli. Me lo dice con un velo di tristezza, non li vede da anni. Ma gli si illuminano gli occhi perché prima o poi, dice, li porterà in Italia. Ora ha i documenti e sta frequentando la scuola edile per imparare a fare il muratore. Un presente che per lui ha il sapore del futuro. Adnan invece &#8211; che al momento lavora all’Ausonia &#8211; sogna di aprire un negozio. Anche i suoi occhi brillano di speranza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Faccio un giro per i tavoli, e ovunque barcamenandosi tra inglese e italiano, i ragazzi parlano tra loro, c’è anche un gruppetto di slovacchi ospite della parrocchia nell’ambito di un progetto di scambio.</p>
<p>È ora di rientrare. Saluto tutti, non dopo le foto di rito.</p>
<p>Mi metto in macchina e respiro a fondo gli ultimi scampoli di questa aria di mare. Attraverso il mio Friuli grata di mille cose, anche di questa silenziosa e lunga strada che mi porta a casa e lascia decantare nella notte le emozioni di questa splendida giornata.</p>
<p>Qui di seguito la gallery completa delle foto.</p>

<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1134' title='Comunità di Sant&#039;Egidio - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_7.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Comunità di Sant&#039;Egidio - Trieste" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_1/' title='Ramzan '><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_1.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Comunità di Sant&#039;Egidio -  Ramzan" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1132' title='Giovani per la pace in cucina - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_6.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Giovani per la pace in cucina - Trieste" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1149' title='Il riso biryani di Ramzan'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se-2.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Il riso biryani di Ramzan" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_5/' title='Cosimo Perrini e Franca Volio'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_5.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Cosimo Perrini e Franca Volio" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_4/' title='Giovani per la pace - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_4.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Giovani per la pace - Trieste" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se-3/' title='Giovani per pace - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se-3.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Giovani per pace - Rosaria, Paolo, Ilaria e Federica" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1135' title='Comunità di Sant&#039;Egidio Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_8.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Si parte!" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1136' title='Trieste - Chiesa di via Sant&#039;Anastasio'><img width="720" height="1080" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_9.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Trieste - Chiesa di via Sant&#039;Anastasio" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1137' title='Trieste - Chiesa di via Sant&#039;Anastasio'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_10.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Trieste - Chiesa di via Sant&#039;Anastasio" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1138' title='Comunità di Sant&#039;Egidio'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_11.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Si preparano le tavole - Rosaria" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1139' title='Latte e datteri'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_12.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Latte e datteri" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1143' title='In preghiera'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_16.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="In preghiera" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_14/' title='In preghiera'><img width="720" height="1080" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_14.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="In preghiera" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1140' title='In preghiera'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_13.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="In preghiera" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1142' title='Comunità Sant&#039;Egidio - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_15.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="È finito il Ramadan" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/fine-ramadan-trieste-sant-egidio/trieste_se_17/' title='Adnan e Raja'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_17.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Adnan e Raja" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1145' title='Padre Renato Caprioli'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_18.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Padre Renato Caprioli" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1146' title='Nuove amicizie - Comunità Sant&#039;Egidio Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_19.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Nuove amicizie - Comunità Sant&#039;Egidio Trieste" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=1147' title='Comunità di Sant&#039;Egidio - Trieste'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/07/trieste_se_22.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Comunità di Sant&#039;Egidio - Trieste" /></a>

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		<title>Tra i numeri dei profughi in cerca della nostra umanità (perduta?)</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2015 16:10:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<description><![CDATA[L’informazione è a portata di mano, eppure si continuano a preferire le semplificazioni al ragionamento. La pancia alla testa. Con il solo risultato di allontanare le...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’informazione è a portata di mano, eppure si continuano a preferire le semplificazioni al ragionamento. La pancia alla testa. Con il solo risultato di allontanare le soluzioni a problemi che oggi non sono più emergenziali, ma strutturali. Parlo di migrazioni e di profuganze e allora inizio dai numeri.</p>
<h2><span style="color: #ff6347;">Quanti sono? Da dove vengono?</span></h2>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/Italian_04_15Countries_Conflict.png"><img class=" wp-image-1068 alignnone" alt="Conflitti " src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/Italian_04_15Countries_Conflict.png" width="1500" height="900" /></a></p>
<p>Stando ai dati del <a href="https://www.unhcr.it/news/rapporto-global-trends-2014-dellunhcr-quasi-60-milioni-le-persone-costrette-a-fuggire-dalle-loro-case-in-tutto-il-mondo" target="_blank">«Report global trends 2014»</a> dell&#8217;<a href="https://www.unhcr.it" target="_blank">Unhcr</a>, i  “<strong>migranti forzati</strong>” nel mondo sono (o meglio, erano alla fine del 2014) <strong>59,5 milioni</strong>, il 51% dei quali minori. 8,3 milioni in più rispetto al 2013, ben 22 milioni in più rispetto a dieci anni fa. Traducendo in termini di quotidianità, nel 2014, <strong>ogni giorno 42.500 persone</strong> in media sono diventate rifugiati, richiedenti asilo o sfollati interni. Nel 2013 erano 32.200.</p>
<p>Si tratta di un’accelerazione che è data dal moltiplicarsi delle situazioni di guerra, non da un’irresistibile voglia di mettersi in marcia per lasciare la propria casa ed il proprio paese per andare altrove. Negli ultimi 5 anni <strong>sono 15 i conflitti scoppiati</strong> <strong>o che si sono riattivati</strong>: <strong>8 in Africa</strong> (Costa d&#8217;Avorio, Repubblica Centrafricana, Libia, Mali, nord-est della Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e quest&#8217;anno Burundi); <strong>3 in Medio Oriente</strong> (Siria, Iraq e Yemen); <strong>1 in Europa</strong> (Ucraina) e<strong> 3 in Asia</strong> (Kirghizistan, e diverse aree del Myanmar e del Pakistan).</p>
<p>Nel frattempo, durano da decenni le <strong>condizioni di instabilità e conflitto in Afghanistan</strong>, <strong>Somalia</strong> e in altri paesi, e ciò implica che milioni di persone provenienti da questi luoghi continuano a spostarsi. Globalmente è però la <strong>Siria</strong> il paese da cui ha origine il maggior numero sia di sfollati interni (7,6 milioni) che di rifugiati (3.880.000). L’Afghanistan (2.590.000) e la Somalia (1,1 milioni) si classificano al secondo e al terzo posto.</p>
<h2><span style="color: #ff6347;">Dove sono?</span></h2>
<p>Vengono tutti qui in Europa? Decisamente no. Nel complesso, a fine anno il numero di migranti forzati nel Vecchio continente ha raggiunto quota 6,7 milioni, rispetto ai 4,4 milioni alla fine del 2013. E gli altri allora? L’86% dei rifugiati si trovava nel 2014 in regioni e paesi considerati economicamente meno sviluppati. Pubblico qui due infografiche per capire quali sono i principali paesi ad accogliere i profughi: i primi tre sono Turchia, Pakistan e Libano. In Italia nel 2014 sono state presentate 63.700 richieste di asilo.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/infografica-paesi-accoglienza.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1070" alt="infografica paesi accoglienza" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/infografica-paesi-accoglienza.png" width="1120" height="348" /></a></p>
<h2><span style="color: #ff6347;">E in Friuli? </span></h2>
<p>Ogni giorno le prime pagine dei quotidiani locali sono dedicate alla cosiddetta &#8220;emergenza profughi&#8221;. Le Caritas diocesane del Friuli Venezia Giulia hanno così pubblicato un <a href="http://www.diocesiudine.it/udine/allegati/44798/Richiedenti%20asilo%20e%20rifugiati_Caritas%20Friuli.pdf" target="_blank">interessante libretto</a> che &#8211; oltre a una riflessione sull&#8217;accoglienza &#8211; dà conto, numeri alla mano, della situazione reale, aggiornata al 7 maggio 2015. Questo per «<i>informare correttamente e compiutamente sul fenomeno</i>» ha spiegato il direttore della <a href="http://www2.diocesiudine.it/udine/s2magazine/index1.jsp?idPagina=23217" target="_blank">Caritas diocesana di Udine</a>, don Luigi Gloazzo. Una lettura per «<em>rasserenare gli animi</em>» e «<em>non accondiscendere al tentativo colpevole di demolire la cultura dell&#8217;accoglienza così radicata nella nostra gente friulana</em>». Dunque i numeri. In regione i richiedenti asilo sono 2.083: 570 in provincia di Udine, 542 in provincia di Trieste, 475 in provincia di Gorizia e 184 in provincia di Pordenone. Il Friuli si classifica così sesta regione in Italia per presenze rispetto al numero dei residenti (1/719), dietro a Molise (1/251), Sicilia (1/312), Calabria (1/414), Basilicata (1/582), Marche (1/711). In numeri assoluti le prime 5 regioni sono invece: Sicilia (16.010), Lazio (8.611), Lombardia (6.599), Campania (5.585) e Puglia (5.521).</p>
<h2><span style="color: #ff6347;">Segno e sfida del nostro tempo</span></h2>
<p>Questi dati non servono a negare o banalizzare il problema (o a renderlo asettico). Lungi da me. Il tentativo è quello di guardare con un po’ di oggettività la questione, cercando di capire che a nulla servono allarmismi (e nemmeno buonismi). Le migrazioni vanno invece governate con idee ed impegno perché &#8211; come  ha scritto <a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/l-identità-e-la-paura-1.1070193" target="_blank">Franco Cardini su «Il Resto del Carlino»</a> &#8211; «<em>sono un segno del nostro tempo e una delle sfide che esso c’impone</em>».</p>
<p>È doloroso vedere e leggere di un’Europa che chiude le frontiere. Tanto a <a href="http://www.lastampa.it/2015/06/12/italia/cronache/la-francia-blocca-gli-ingressi-dei-migranti-emergenza-anche-a-ventimiglia-nuHp4dqTMZJ4XLBymuQhYO/pagina.html" target="_blank">Ventimiglia</a>, quanto in <a href="http://www.lastampa.it/2015/06/17/esteri/lungheria-costruir-un-muro-antiimmigrati-al-confine-con-la-serbia-nty3kDUAZ348OUHOBoEx9N/pagina.html" target="_blank">Ungheria</a>. Davvero Viktor Orban &#8211; lo stesso che nell&#8217;89, ai funerali di Imre Nagy, ebbe il coraggio di accusare la dittatura ungherese di aver rubato la giovinezza di un’intera generazione &#8211; non ricorda che proprio un muro costringeva il suo popolo nel &#8220;paradiso socialista&#8221;?</p>
<h2><span style="color: #ff6347;">In Italia tra crociate e buonismo</span></h2>
<p>A casa nostra, del resto, si oscilla dalla verbosa violenza del dibattito pubblico (orientata a non voler trovare soluzioni efficaci) allo scandalo di chi lucra sui migranti. Così, mentre accusiamo gli altri Paesi europei di <a href="http://www.lastampa.it/2015/05/07/esteri/gli-stati-dicono-no-alle-quote-profughi-lue-cambia-strategia-RC9YcYJNtLjTPjDOBPTuRL/pagina.html" target="_blank">rifiutare il sistema delle quote</a>, le <a href="http://www.lastampa.it/2015/06/09/italia/politica/maroni-ai-prefetti-stop-alle-assegnazioni-di-migranti-nei-comuni-lombardi-yjMKldVsJFMVoOBYCaIzzK/pagina.html" target="_blank">Regioni</a> si affannano a dire che «no», i profughi deve prenderseli in carico qualcun altro. Così anche a livello locale: sia un altro Comune a tenersi questa gente. Dov&#8217;è che abbiamo perso la nostra umanità? La capacità di comprendere il dramma altrui?</p>
<p>E intanto, a colpi di slogan, si soffia sulle paure delle persone. Ma lo stesso risultato lo si ottiene prendendosi gioco di chi esprime la propria preoccupazione. Penso alla questione del <a href="http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/05/20/news/il-parco-diventa-un-dormitorio-1.11458839" target="_blank">Parco Moretti</a> a Udine. Davvero è così difficile, pur senza condividerlo, capire l’umano timore di un genitore nel portare i propri bambini in un parco dove qualcuno è costretto a dormire in situazioni precarie?</p>
<p>«<em>Si fa presto a dir pregiudizio &#8211; </em>scrive ancora Cardini -<em> e a predicare che lo si dovrebbe superare. La diffidenza per il &#8220;diverso&#8221;, specie quando lo si avverte come potenzialmente minaccioso, è difficile da combattere anche perché non è razionale. Piantiamola col terrorismo lessicale, finiamola di definire tutto ciò &#8220;razzismo&#8221; o &#8220;xenofobia&#8221;. Così non si fa che peggiorare le cose. Il fatto è che il nucleo profondo della diffidenza, o anche della paura (e, badate, si tratta di sentimenti reciproci) è basato sul fatto che i timori sono generici. Il &#8220;diverso&#8221; ci spaventa o ci allarma per quel certo non-so-che dal quale è circondato: il colore della pelle, gli odori, il tono della voce. Per tutto ciò esiste solo un antidoto: la conoscenza reciproca</em>».</p>
<p>E poi che dignità abbiamo come società se accettiamo di lasciar vivere delle persone in queste condizioni, senza fare l&#8217;impossibile per un&#8217;accoglienza diversa?</p>
<p>Accogliere, governare, incontrarsi, conoscersi, informare ed educare. Questo è il lavoro da fare per tenere lontano quel &#8220;disumanesimo&#8221; che ci sta consumando. Ricordando &#8211; non da ultimo &#8211; che ognuno porta con sé una storia che vale la pena ascoltare, come <a href="http://www.annapiuzzi.it/morte-e-vergogna/" target="_blank">D.</a>, <a href="http://www.annapiuzzi.it/il-resto-delleuropa-vuole-solo-siriani-ed-eritrei-e-rashid/" target="_blank">Rashid</a> e <a href="http://www.annapiuzzi.it/mc-manar/" target="_blank">Mc Manar</a>. «<em>Il resto, il buonismo indiscriminato e i sogni di crociata, è solo spazzatura</em>».</p>

<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/tra-i-numeri-dei-profughi-in-cerca-della-nostra-umanita/turkey-border/' title='Turkey border'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/01.jpg.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Rifugiati siriani curdi attraversano il confine turco, fuggendo da Kobane UNHCR / I. Prickett." /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/tra-i-numeri-dei-profughi-in-cerca-della-nostra-umanita/21-jpg/' title='Karim'><img width="1080" height="720" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/06/21.jpg.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Karim, siriano, con sua figlia di nove mesi a Istambul, in un palazzo abbandonato UNHCR / S. Baldwin." /></a>

<p><em><strong>Le foto e le infografiche sono tratte dal sito dell&#8217;Unhcr e accompagnano l&#8217;edizione 2014 del «Report Global trend 2014»</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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