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	<title>Anna Piuzzi &#187; patti smith</title>
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		<title>#concertforpasolini: la straordinaria forza visionaria della musica (e poesia) di Patti Smith</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Aug 2015 23:07:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Non aspetto domani. Travolta dall’inarrestabile energia e dall’incrollabile fede nell’uomo, nella forza dirompente dell’essere non soli, ma insieme nel mondo che attraversano (e muovono) la musica di Patti Smith, la narrazione spinge e non può attendere. Così scrivo ora anche se è tardi.</p>
<p>Un concerto straordinario quello della sacerdotessa del rock, stasera a <a href="http://www.villamanin-eventi.it" target="_blank">Villa Manin</a>, tappa del tour per i 40 anni di <em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Horses" target="_blank">Horses</a></em> &#8211; il suo primo album registrato agli <em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Electric_Lady_Studios" target="_blank">Electric Lady Studios</a></em> di New York -, celebrazione che, nella data friulana, si intreccia con un altro quarantesimo, quello della morte di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Paolo_Pasolini" target="_blank">Pier Paolo Pasolini</a>. Così il concerto diventa unico, trasformandosi in <a href="http://messaggeroveneto.gelocal.it/tempo-libero/2015/08/01/news/fu-pier-paolo-pasolini-a-indicarmi-la-strada-1.11867382" target="_blank">#concertforpasolini</a>.</p>
<p>La cornice è stupenda, il cortile d’onore. La pioggia si è fermata e la distesa di sedie bianche si riempie, ma dopo un paio di canzoni (tra cui una strepitosa<a href="https://www.facebook.com/anna.piuzzi.7/videos/10207646556750101/?pnref=story" target="_blank"> <em>Free money</em></a>), su <em>Horses</em>, lei chiama. In un attimo sotto il palco &#8211; con la pioggia che ha ripreso a scendere (e che non si fermerà per tutto il resto del concerto) &#8211; ci stringiamo attorno a lei, nell’unico modo in cui si può ascoltare la sua musica, ballando e cantando. Sul palco, ad accompagnarla ci sono due mostri sacri, compagni di una vita, il chitarrista <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lenny_Kaye" target="_blank">Lenny Kaye</a> e il batterista <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Jay_Dee_Daugherty" target="_blank">Jay Dee Daugherty</a>.</p>
<p>Da <em>Gloria</em> a <em>Break It Up</em> ciò che unisce canzone a canzone &#8211; oltre alla disarmante naturalezza e alla sorprendente grinta di questa rocker quasi settantenne &#8211; sono l’inno alla libertà, all’indipendenza e l’amore per la vita, nonostante le sue tantissime cicatrici. Qualche tempo fa, a <a href="http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2015/06/13/news/patti_smith_horses-116700223/" target="_blank">Repubblica</a>, Smith aveva dichiarato che questo tour celebra anche la meraviglia dell’esserci ancora e credo che davvero stia tutta lì l’emozione fortissima di <em>Elegie</em> &#8211; scritta quarant’anni fa in memoria di Jimi Hendrix &#8211; e che stanotte Patti Smith ha dedicato a tantissimi “amici”, da Pier Paolo Pasolini a Kurt Cobain e Lou Reed, da Robert Mapplethorpe (che scattò la foto di <a href="http://www.lomography.it/magazine/121216-album-photography-robert-mapplethorpe-and-patti-smiths-horses" target="_blank">copertina di Horses</a>) a Amy Winehouse e Joey Ramone, fino ad arrivare, ovviamente, all’amore della sua vita <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fred_Smith" target="_blank">Fred &#8220;Sonic&#8221; Smith</a>, a cui, verso la fine del concerto, dedicherà la bellissima <em>Because the night</em>.</p>
<p>Dopo uno spazio solo per la sua band &#8211; che ci delizia con un tributo ai <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/The_Velvet_Underground" target="_blank">Velvet Underground</a> &#8211; e qualche pezzo da altri album (come poteva mancare<em> People have the power</em>?), il concerto si chiude nell’unico modo possibile, come <em>Horses</em>, con <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/My_Generation_(singolo_The_Who)" target="_blank"><em>My generation</em></a>, cover degli <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/The_Who" target="_blank"><em>The who</em></a>. Il manifesto di quella generazione che ci ha regalato sogni, musica e visioni, che in parte ci ha tradito e che a nostra volta abbiamo tradito noi. «<em>I hope I&#8217;ll die before I get old</em>» cantava Smith nel 1975. Lei, a differenza di molti suoi compagni di viaggio, è ancora qui, a sorridere, danzare e cantare, trasformando la vita in poesia, e sopratutto per ricordarci &#8211; come ha fatto ieri prima di lasciare il palco &#8211; tre cose fondamentali: «<em>Be happy, be strong, be without fear</em>».</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10152890301310736.1073741939.79957380735&amp;type=3" target="_blank">Qui le foto del concerto, gli scatti sono di Martina Barbon</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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