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	<title>Anna Piuzzi &#187; Villa Manin</title>
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		<title>A Villa Manin dal «greco pazzo»</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2015 04:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Villa Manin]]></category>

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		<description><![CDATA[«Un giorno la gente ne avrà bisogno e imparerà ad apprezzare quest’arte». Parole che già da sole sono un buon motivo per fare tappa a Villa...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>«Un giorno la gente ne avrà bisogno e imparerà ad apprezzare quest’arte»</em>. Parole che già da sole sono un buon motivo per fare tappa a <a href="http://www.villamanin-eventi.it" target="_blank">Villa Manin</a> (io ci sono stata ieri) per conoscere <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/George_Costakis" target="_blank">George Costakis</a> attraverso una mostra che è uno strepitoso assaggio dell’immenso patrimonio di opere d’arte dell’Avanguardia russa che «il greco pazzo» ha instancabilmente collezionato per tutta una vita.</p>
<p style="text-align: justify;">E decisamente non deve essere stato facile essere un collezionista d’arte nella Mosca staliniana, e poi in quella degli Anni 70, e per di più alla luce del sole, coltivando i contatti con gli artisti, ma anche con le istituzioni, dando vita nella propria casa ad un centro culturale. Non solo un&#8217;attitudine (agli occhi del regime) pericolosamente borghese, quella di Costakis, ma quasi una provocazione perché scelse di collezionare le opere di artisti non conformisti, banditi dai musei e per l’ufficialità del tutto inesistenti. L’istante che illumina il suo percorso è quello in cui s’imbatte in un quadro di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Olga_Rozanova" target="_blank">Olga Rozanova</a>, istante di cui dirà: <em>«Mi accorsi che fino a quel momento avevo vissuto senza aprire le finestre»</em>. Da lì con tenace furia inizia ad acquistare le prime opere &#8211; che col tempo diventeranno migliaia -, sculture, quadri, disegni, appunti, studi soprattutto d’inizio Novecento, da Chagall a Malevich, da Kandinsky a Tatlin, da Rodchenko a Popova, da Rozanova a El Lissitzky.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella a Villa Manin è una mostra da visitare tenendo ben presente proprio questa cornice di riferimento. I quadri vanno guardati davvero come finestre colorate che qualcuno non ha potuto fare a meno di spalancare per dar voce e spazio a uno straordinario desiderio di sperimentazione. Finestre che si sono aperte (e si sono alimentate) in un momento in cui la promessa di cambiamento (o meglio di rivoluzione) era potente e sembrava voler davvero consegnare all’uomo un mondo nuovo. Promessa, come sappiamo, puntualmente tradita. Anzi, quel tradimento fu accompagnato &#8211; come sempre accade &#8211; dal tentativo di chiudere quelle finestre spalancate. Per fortuna un «greco pazzo» ha avuto lo sguardo lungo e coraggio da vendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto le mostre a Villa Manin sono due, perché salendo al secondo piano ci si schiude davanti il mondo della fotografia di<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aleksandr_Michajlovič_Rodčenko" target="_blank"> Aleksandr Rodčenko</a>. Cento opere tra fotografie originali, collage, fotomontaggi, copertine e stampe, pubblicità, provenienti dal <a href="http://www.mamm-mdf.ru/en/" target="_blank">Multimedia Complex of Actual Arts</a> di Mosca. E anche qui è straordinario pensare che quegli scatti &#8211; di assoluta sperimentazione &#8211; risalgono agli anni Venti e Trenta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò detto mi ha fatto un enorme piacere vedere tante famiglie con bambini (affascinati ed in religioso silenzio) a visitare la mostra. Spessissimo mi sono sentita dire: «Tu ci puoi andare perché non hai bambini» (considerazione che potrei declinarvi in mille altre varianti). Certo, non ho bambini. Ma credo che iniziare un bimbo al gusto dell&#8217;arte e alla curiosità di visitare una mostra sia questione di volontà e non un&#8217;eresia. In una saletta della mostra davano un documentario su Costakis, dietro a me c&#8217;era una mamma con sua figlia, di massimo cinque anni. «Mamma mi sto un po&#8217; annoiando». Risposta: «Perché non guardi bene e credi di non capire». E mentre scorrevano le immagini dei quadri si è presa la bambina in braccio e ha cominciato a chiederle: «Cosa vedi lì?». Attenzione catturata, bambina estasiata.</p>

<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=946' title='Villa Manin'><img width="1337" height="540" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/05/avanguardie-1.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Villa Manin - Avanguardia russa" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=947' title='Villa Manin '><img width="1251" height="773" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/05/avanguardie-3.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Avanguardie russe, visitatori" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/a-villa-manin-dal-greco-pazzo/gradinata_1929/' title='Gradinata, 1929'><img width="586" height="430" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/05/Gradinata_1929.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="A. Rodčenko - Gradinata, 1929." /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/a-villa-manin-dal-greco-pazzo/rodchenko_radio-listener/' title='A. Rodčenko - Ascoltando la radio, Mosca, 1929.'><img width="800" height="648" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/05/Rodchenko_Radio-listener.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="A. Rodčenko - Listener to Radio, mosca, 1929" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/a-villa-manin-dal-greco-pazzo/aleksandr-rodcenko-2/' title='Esercizi mattutini sul tetto di uno studentato'><img width="1000" height="763" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2015/05/Aleksandr-Rodčenko-2.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="A. Rodčenko - Esercizi mattutini sul tetto di uno studentato, Lefortovo, 1932" /></a>

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		<title>Tra gli scatti di Robert Capa</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Nov 2013 07:55:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Villa Manin]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono le 5.45. Qui caffè e fuoco appena acceso. Fuori, invece, vento e buio pesto. Così &#8211; dopo 3 settimane di vergognosa latitanza &#8211; sono tornata:...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono le 5.45. Qui caffè e fuoco appena acceso. Fuori, invece, vento e buio pesto. Così &#8211; dopo 3 settimane di vergognosa latitanza &#8211; sono tornata: di nuovo blogger, di nuovo a scrivere sul mio taccuino virtuale. A dirla tutta non è successo un granché in queste giornate, dense, ma senza eventi degni di nota o di menzione. Ho lavorato (tanto)  e allungato (di parecchio) la lista dei progetti per i mesi che verranno. Tanti gli appunti segnati di cui mi ero ripromessa di scrivere, ma inizio dal più recente: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Capa" target="_blank"><strong>Robert Capa</strong></a>.</p>
<p>Sabato mi sono regalata un pomeriggio a Villa Manin, tra gli “scatti” che compongono la <a href="http://www.villamanin-eventi.it/mostra_capa.php" target="_blank">mostra</a>, bellissima, a lui dedicata. Frammenti dolorosi di un passato recente, legati uno all’altro dall’amore per il raccontare. Necessità, interiore ed incondizionata, di documentare la guerra. E tutto senza narrazioni epiche o retoriche, ma di volto in volto: donne, bambini, anziani, soldati e rivoluzionari.</p>
<p>Sono foto straordinarie quelle di Capa che si snodano dalla Guerra civile spagnola, alla Seconda Guerra Mondiale, fino all’Indocina, dove morì a soli 40 anni. Fin troppo facile dire che sono immagini che dovrebbero valere come monito per tutti, ma invece sono lì a testimoniare &#8211; con evidenza disarmante &#8211; l’assurdo di una storia che si ripete. Purtroppo gli occhi della bambina, nella foto scattata nel ’39, durante l’evacuazione di Barcellona, sono gli stessi &#8211; stanchi e impauriti -  dei bimbi di Gaza, di Sarajevo, di Aleppo e delle guerre che verranno.</p>
<p>Assieme alle foto, alle loro storie e alla leggendaria ostinazione di Capa, porto con me, inaspettate, anche queste sue parole: «<em>Se le vostro foto non sono sufficientemente buone, vuol dire che non siete andati abbastanza vicino</em>». Buona regola per tutti, soprattutto per chi, non solo con le immagini, racconta le vite degli altri.</p>
<p>Qui sotto un autoritratto di Capa; in alto, una foto scattata a Troina, in Sicilia: un contadino mostra a un soldato americano la direzione presa dai tedeschi.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2013/11/Robert-Capa-autoritratto.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-248" alt="Robert-Capa-autoritratto" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2013/11/Robert-Capa-autoritratto-300x223.jpg" width="300" height="223" /></a></p>
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