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	<title>Anna Piuzzi &#187; Udine</title>
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		<title>Nel limbo, in attesa davanti alla Questura di Udine</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 07:02:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ospiti in arrivo]]></category>
		<category><![CDATA[Udine]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>In maniera endemica, nelle Questure di tutta Italia, la gestione – nei tempi e nelle modalità – della formalizzazione delle domande di protezione internazionale svuota il diritto di asilo e relega pericolosamente ai margini dei margini persone che vengono costrette a vivere in strada, senza dimora. L&#8217;impossibilità di accedere ai più elementari servizi (in primis quelli che riguardano la salute), vivere in un eterno limbo, invisibilizzati, è qualcosa che non ricade solo sulle vite di queste persone, ma ha a che fare con la dimensione collettiva della città, del suo benessere, del benessere di tutte e tutti.</p>
<p>Rispetto a queste prassi, non fa eccezione la Questura di Udine. Lo testimonia la quotidiana presenza di persone che ogni mattina aspettano in viale Venezia nell&#8217;attesa di essere chiamate secondo modalità che ricordano l&#8217;estrazione della lotteria. Il 3 giugno ci sono andata anche io, ne è uscito un servizio che pubblico anche qui. Domani – <strong>giovedì 18 giugno – alle 11 al Centro Balducci</strong>, <a href="https://www.facebook.com/ospitinarrivo" target="_blank">Ospiti in arrivo</a> renderà pubblici i dati del <strong>monitaraggio che i volontari e le volontarie dell&#8217;associazione hanno effettuato, proprio davanti alla Questura, da gennaio ad oggi, ascoltando 547 persone e raccogliendo le loro testimonianze</strong>. Il report sarà poi trasmesso alla stessa Questura e alle organizzazioni internazionali Unhcr ed Euaa.</p>
<p>Intanto ecco il pezzo.</p>
<h3><em><span style="color: #ff6600;">Nel limbo, in attesa davanti alla Questura</span></em></h3>
<p><strong>Ahmad</strong> (il nome, come gli altri in questo articolo, è di fantasia) ha 26 anni e viene dall’Afghanistan. Da 28 giorni – ogni giorno – si presenta davanti alla Questura di Udine, in viale Venezia. Vuole segnalare la propria presenza sul territorio italiano e fare richiesta di protezione internazionale. È un suo diritto. Eppure, da 28 giorni non riesce ad esercitarlo. <strong>Farid</strong> di anni ne ha 20, anche lui è afghano, anche lui desidera essere riconosciuto innanzitutto come persona dallo Stato italiano, far sapere che c’è, che è qui. Ma niente, nemmeno lui ci è riuscito. Dal 14 maggio ci prova quotidianamente.</p>
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<div dir="ltr">Sono da poco passate le otto di mercoledì 3 giugno e piove. Stamattina in coda ci siamo messi anche noi, insieme ad <strong>Ahmad</strong> e a <strong>Farid</strong>, insieme – ammassate al limitare del marciapiede di fronte all’ingresso della Questura, guardate a vista dai poliziotti – a una settantina di altre persone che sono nella loro stessa situazione. Dopo la diffidenza iniziale, sono in molti a voler raccontare almeno un pezzetto della propria storia. Ad <strong>Ali</strong> la settimana scorsa è morta la mamma, l’hanno ammazzata i talebani, a Kabul. Ci mostra le foto del funerale, «provo un dolore immenso» dice con un filo di voce. Faisal, invece, ci fa vedere un video in cui è buio, in un parco, e si vede piovere a dirotto: è la veduta dal riparo in cui ha dormito la notte precedente. Già, perché l’ulteriore risvolto drammatico del non poter fare domanda di asilo è il fatto di restare fuori dal sistema di accoglienza, vivere senza dimora. Anche <strong>Umar</strong> vive così, in un edificio abbandonato della città, da quasi due mesi: «<em>Non ce la faccio più</em> – dice senza rabbia, ma con evidente disperazione –, <em>ho paura di impazzire</em>».</div>
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<div dir="ltr">«<em>In maniera sempre più strutturale le questure di tutta Italia ostacolano le persone migranti nel loro diritto a fare domanda di protezione internazionale</em> – ci spiega <strong>Laura</strong>, volontaria dell’associazione <em><strong>“Ospiti in arrivo”</strong></em> –. <em>In solidarietà a un’umanità in cammino, a partire da gennaio abbiamo cominciato a monitorare le pratiche dell’Ufficio immigrazione della Questura di Udine, davanti al quale le persone sono costrette a restare per settimane in attesa del riconoscimento della loro esistenza». E infatti Laura sta raccogliendo le presenze, i dati, da quanti giorni le persone sono qui, da dove arrivano. «Come vedete – ci fa osservare – non c’è una fila vera e propria, ma un marasma di persone, ognuna attende di sapere se sarà tra i cinque o sei che avranno un appuntamento</em>». Come spiegato a fine aprile nel corso di un’assemblea pubblica dell’associazione, le prassi sono cambiate nel tempo. Prima le persone venivano fatte entrate in Questura, poi si è cominciato a chiedere copia del documento sulla quale veniva appuntata una data – a due o tre mesi di distanza – in cui la persona in questione avrebbe avuto la possibilità del primo accesso. «<em>Parliamo di due o tre mesi di limbo – spiega ancora la volontaria – perché fino a quella data, nei fatti, quella persona non esiste</em>». Una pratica questa definita da <strong>Gianfranco Schiavone</strong> dell’Asgi, l’<a href="https://www.asgi.it/" target="_blank">Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione</a>, come «illecita». «<em>Attraverso alcuni avvocati che ci supportano l’abbiamo segnalata</em> – racconta ancora Laura –. <em>Per le otto persone con cui eravamo in contatto la situazione si è sbloccata, ma la conseguenza è stata che la Questura ha nuovamente cambiato modalità di accesso: si continua a richiedere copia del passaporto (nemmeno questo dovrebbe succedere), ma l’appuntamento è dato in maniera informale. In questo modo le persone migranti non hanno alcunché in mano, non resta traccia di queste pratiche</em>». «<em>Vivere in questa condizione è terribile</em> – spiega ancora la volontaria –, <em>significa non avere alcun tipo di prospettiva, significa accedere solo alle cure emergenziali in Pronto Soccorso, significa ammalarsi, significa vedere la propria salute mentale compromessa. Per la città vuol dire inoltre avere un numero consistente di persone che dormono in strada</em>».</div>
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<div dir="ltr">Intanto proprio a partire da un lavoro di monitoraggio, documentazione e denuncia, a <strong>Venezia</strong> e <strong>Vicenza</strong> i ricorsi collettivi presentati a marzo 2025 – proprio da Asgi insieme a una rete di altre associazioni –, sono stati <a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/asilo-impossibile-il-tar-veneto-condanna-la-strutturale-inaccessibilita-al-diritto-di-asilo-nelle-questure-di-vicenza-e-venezia/" target="_blank">accolti dal Tar</a>. «<em>È una pronuncia importantissima</em> – ha spiegato nel corso dell’assemblea di Ospiti in Arrivo, l’avvocato Asgi <strong>Francesco Mason</strong> –, <em>anche perché è la prima class action presentata solo da associazioni e non anche da singole persone straniere. La condanna poi è netta e declinata in un’ottica di: riduzione progressiva dei tempi; smaltimento dell’arretrato, e ripristino di “una gestione efficiente del procedimento di presentazione delle domande, facilitando l’accesso degli interessati agli uffici della Questura e garantendo la tempestiva raccolta delle manifestazioni di volontà di richiedere la protezione internazionale”, nel termine assegnato di novanta giorni dalla pubblicazione della sentenza</em>».<br />
«<em>Queste pronunce aprono un varco</em> – si legge in una nota dell’Asgi –, <em>anche e soprattutto in termini di replicabilità, nell’oblio che negli anni ha generato la “mala gestio” dei procedimenti di asilo in tutto il territorio italiano cui, purtroppo, sembrava quasi essersi abituati, al punto che le richieste di efficientamento parevano esorbitanti pretese senza possibilità di riscontro. Alla negazione dei diritti non ci si può abituare: “Nei tempi bui si canterà? Sì, ancora si canterà”</em>».</div>
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<div dir="ltr">L&#8217;articolo è stato pubblicato sull&#8217;edizione del 10 giugno 2026 del settimanale diocesano &#8220;La Vita Cattolica&#8221;</div>
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		<title>Votiamo tutti «Osvaldo»</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Feb 2014 17:03:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etrarte]]></category>
		<category><![CDATA[Osvaldo]]></category>
		<category><![CDATA[Udine]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Idee, tante. Creatività, parecchia. Passione ed energia, da vendere. Un mix questo che ha fatto crescere l&#8217;associazione culturale Etrarte (Rinascita territoriale espressiva) trasformandola da realtà promettente, come tante, a tassello fondamentale per lo sviluppo del panorama culturale friulano</em>». Inizia così il mio pezzo (sul numero in uscita oggi di Vita Cattolica) che racconta la straordinaria avventura delle ragazze di <a href="http://www.associazionetrarte.it" target="_blank">Etrarte</a> e del loro «Osvaldo». Aggiungo qui che Gloria Deganutti, Elena Tammaro e Federica Manaigo hanno nel Dna il prezioso coraggio di chi sa che solo mettendosi in gioco si giunge laddove si sogna di arrivare.</p>
<p>Alimentato da quel coraggio «<strong>Osvaldo parco progetti creativi</strong>» si è fatto strada tra le 600 proposte progettuali presentate al bando nazionale <a href="http://www.che-fare.com" target="_blank">«Che fare»</a>, fino a classificarsi tra i 40 semifinalisti. Ora «Osvaldo» ha bisogno dei voti della rete per essere selezionato tra gli 8 progetti finalisti. In palio ci sono 100 mila euro per realizzarlo. Si può votare fino al 13 marzo.</p>
<p>Ma di cosa si tratta? Il progetto - presentato da Etrarte in collaborazione con l&#8217;associazione di promozione sociale <a href="http://kallipolis.net" target="_blank">Kallipolis</a>, la <a href="https://www.facebook.com/comunita.nove" target="_blank">Comunità Nove</a> e <a href="https://www.facebook.com/cipartgroup" target="_blank">Cipart</a> - punta alla riqualificazione partecipata e creativa di uno spazio urbano ben definito e che rappresenta un pezzo importante della storia della città di Udine, il parco dell&#8217;ex-ospedale psichiatrico di Sant&#8217;Osvaldo, oggi sede legale e direzionale dell&#8217;Azienda per i servizi sanitari n° 4 del Medio Friuli e del Dipartimento di Salute mentale. <strong>Spazi che il progetto vuole ripensare e riscoprire per risvegliare un senso di appartenenza della cittadinanza, nonché la loro storia e memoria</strong>. Qui oggi operano la Comunità Nove, un centro diurno del Dipartimento di Salute mentale di Udine, nata con la volontà di dar vita a un luogo che accogliesse le persone in difficoltà e le sostenesse in un percorso di ri-acquisizione di abilità, dignità, diritti. Un luogo dove le persone ogni giorno esprimono se stesse e intraprendono cammini di emancipazione e integrazione sociale attraverso le relazioni e attività.</p>
<p>All&#8217;interno della Comunità Nove lavora il gruppo di decorazione Cipart, una squadra di artisti che utilizza come supporti mobili oggetti ormai in disuso reinterpretandoli attraverso i colori, l&#8217;applicazione di materiali di recupero e tecniche quali collage, mosaico ecc. (nella foto a sinistra un esempio). Una realtà che ha scelto la spontaneità come approccio all&#8217;arte per lasciare ad ognuno la possibilità di avvicinarsi all&#8217;espressione creativa senza condizionamenti. punta dunque a costruire un ponte più forte con Sant&#8217;Osvaldo, affinchè tutta la cittadinanza, ma anche studenti e dipendenti dell&#8217;Asl, sentano di poter vivere questi spazio come proprio.</p>
<p>A questo scopo l&#8217;approccio al progetto sarà partecipativo, coinvolgendo nel processo decisionale le diverse componenti della società civile, affinché il risultato finale sia un intervento complesso e condiviso, che tenga in considerazione le esigenze e i bisogni di ciascuna componente. Oltre alla valorizzazione di tutte le attività già in essere nel Parco, dando loro maggiore visibilità, il progetto «Osvaldo» sarà animato da laboratori di artigianato artistico, performance, opere d&#8217;arte, ma anche da scambi europei tra artisti di realtà simili. E ovviamente non manca un risvolto sociale importantissimo, far cadere i muri del pregiudizio che stanno attorno al problema della saluta mentale. <strong>Servono dunque i voti della rete. Per contribuire basta andare, antro il 13 marzo, nella <a href="http://www.che-fare.com/progetti-approvati/osvaldo-parco-progetti-creativi/" target="_blank">pagina web dedicata al progetto «Osvaldo»</a>  registrarsi e votare. </strong></p>
<div id="attachment_302" class="wp-caption alignnone" style="width: 645px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/02/Cartolina1.jpg"><img class="size-large wp-image-302" alt="Una delle opere di Cipart" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/02/Cartolina1-1024x687.jpg" width="635" height="426" /></a><p class="wp-caption-text">Una delle opere di Cipart</p></div>
<div id="attachment_303" class="wp-caption alignnone" style="width: 970px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/02/attivita-cipart.jpg"><img class="size-full wp-image-303" alt="Una delle attività artistiche di Cipart nel parco" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/02/attivita-cipart.jpg" width="960" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Una delle attività artistiche di Cipart nel parco</p></div>
<div id="attachment_304" class="wp-caption alignnone" style="width: 645px"><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/02/ParcoASS4_3.jpg"><img class="size-large wp-image-304" alt="Uno scorcio del complesso del parco di Sant'Osvaldo" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/02/ParcoASS4_3-1024x768.jpg" width="635" height="476" /></a><p class="wp-caption-text">Uno scorcio del complesso del parco di Sant&#8217;Osvaldo</p></div>
<p>&nbsp;</p>
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