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	<title>Anna Piuzzi &#187; Politica</title>
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		<title>25 aprile 2021 guardando a Ondina Peteani &#124; Intervista con Marta Cuscunà</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2021 08:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[O​​ndina Peteani non visse la gioia della Liberazione. Quel 25 aprile lei si trovava «assieme a una babele di relitti umani a più di mille chilometri...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>O​​ndina Peteani non visse la gioia della Liberazione. Quel 25 aprile lei si trovava «<em>assieme a una babele di relitti umani a più di mille chilometri di distanza</em>». Era sopravvissuta ad Auschwitz, ma «<em>irrimediabilmente provata nel fisico e brutalizzata nella mente</em>». A raccontare la vita di questa straordinaria donna – che a 18 anni scelse di diventare staffetta partigiana, che venne catturata e poi internata come prigioniera politica, che sopravvisse all’orrore dei lager perché animata dalla Resistenza («<em>sinonimo del nostro irrefrenabile bisogno di Libertà</em>») – è l’attrice e autrice monfalconese <a href="https://www.martacuscuna.it" target="_blank"><strong>Marta Cuscunà</strong></a>, in uno spettacolo intenso ed emozionante: «<em><strong>È bello vivere liberi!</strong></em>» che è andato in scena venerdì 23 aprile alle 21 in streaming dal teatro Lavaroni di Artegna, nell’ambito della rassegna dell’Ert.</p>
<p>Ondina rientrò a Trieste nel luglio del 1945, impiegò tre mesi per percorrere 1300 chilometri. Divenne ostetrica e l’impegno politico e la passione civile furono la costante di tutta la sua vita, innervata da un profondo e radicale senso di solidarietà. Che cosa possono trasmetterci oggi, in un tempo inedito e tanto complesso, l’esperienza della Resistenza e la vita di Ondina? Lo abbiamo chiesto proprio a Marta Cuscunà.</p>
<p><strong>Cuscunà, quanto e come è attuale celebrare e vivere la Festa della Liberazione a 76 anni di distanza?</strong></p>
<p>«Rispondo con una scelta che ho fatto. Insieme all’Ert ho voluto che ad Artegna, in sala, ci sia la sagoma di Patrick Zaki perché in questo momento non c’è figura che renda più evidente il fatto che quello che è accaduto ad Ondina continua a succedere e dobbiamo farcene carico. Una vicenda, quella dello studente egiziano, che si ricollega a quella di Giulio Regeni rispetto alla quale non siamo ancora riusciti ad ottenere verità e giustizia. Nei giorni scorsi poi, il portale web dell’Anpi nazionale, nel quale è stato realizzato il memoriale digitale della Resistenza, ha subito un attacco hacker. Insomma, la violenza fascista ha forme diverse, ma esiste ancora».</p>
<p><strong>Ondina subì l’indicibile, ma non smise di “ricostruire” per tutta la sua vita, anche all’indomani del terremoto del 1976, per dirne una, mise in piedi la prima tendopoli, cosa ci dice per il tempo che stiamo vivendo?</strong></p>
<p>«Ci dice che dobbiamo mettere da parte le paure e trovare la strada per rinascere e ricostruire. A colpirmi della sua biografia è proprio il fatto che ha sempre agito per contrasto alle avversità. Ne è un esempio la sua scelta di diventare ostetrica, che derivò dall’essere uscita dai lager sterile: reagì a quella dolorosa privazione facendo nascere i figli degli altri, dedicandosi sempre alle prospettive di futuro. Lo fece, per altro, dentro una cornice di condivisione, di sorellanza, di solidarietà».</p>
<p><strong>Dedicarsi alle prospettive di futuro vuol dire anche dedicarsi ai giovani…</strong></p>
<p>«Esattamente, e lei lo fece. Organizzava i viaggi con i “giovani pionieri” e gruppi di lavoro in cui la sua principale attività era avviare il discorso politico con ragazzi e ragazze giovanissimi, proprio perché le rivoluzioni devono essere fatte da chi ha il futuro davanti. Anche in tale frangente dovremmo tenere il suo esempio come stella polare, soprattutto in un momento in cui, a partire dalla scuola, le giovani generazioni sono state messe da parte. In questa pandemia le necessità dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze non sono state e non sono una priorità».</p>
<p><strong>Continuiamo a parlare di giovani, prima della pandemia era iniziata una nuova fattiva stagione di impegno civile da parte loro nel segno della tutela dell’ambiente, e ora?</strong></p>
<p>«Nel mio ambito lavorativo, quello dello spettacolo, l’esplosione dell’autorganizzazione è stata evidentissima. Purtroppo nel momento in cui le istituzioni ti ignorano, l’unico modo che hai per prendere la parola è fare delle azioni significative, non è un caso che dopo oltre un anno di pandemia noi siamo arrivati ad occupare un teatro (<em>il Globe di Roma, ndr</em>) e a quel punto il ministro Franceschini è venuto a dialogare con noi. In qualche modo questa situazione ci costringe ad azioni, pacifiche, ma evidenti e scomode, per prenderci uno spazio e un ascolto che altrimenti non ci sarebbe dato. Mi auguro dunque che le giovani generazioni riescano a trovare la forza per prendersi uno spazio che noi adulti non abbiamo una gran voglia di concedere loro».</p>
<p><strong>Hai citato il suo lavoro, il settore dello spettacolo è tra i più piegati dalla pandemia. Ondina, prima di diventare staffetta, aveva fatto l’operaia nei cantieri navali di Monfalcone, fu anche lì che maturò una consapevolezza rispetto al tema dei diritti e della dignità, altro tema scottante in questo 25 aprile.</strong></p>
<p>«In Ondina c’era una radicata e profonda idea di giustizia sociale, desiderata e cercata per tutte e per tutti. Mi piace ricordare che uno degli slogan fondamentali di chi come me ha manifestato in questa pandemia è stato “non solo per noi, ma per tutt*”, dunque la consapevolezza che la precarietà sfrenata (che nel nostro settore veniva chiamata “atipicità”), in realtà non è altro che sfruttamento e assenza di diritti. Questa lotta quanto più è comune, quanto più va a intersecare i problemi che altri lavoratori hanno in altri settori, tanto più sarà efficace. Siamo consapevoli che non solo il mondo dello spettacolo, a livello lavorativo e contrattuale, deve essere riformato. Dunque in questo 25 aprile anche la parola insieme va riscoperta».</p>
<p><strong>Nelle tue riflessioni ricorre di frequente la parola “consapevolezza”, è forse il punto da cui partire in questo 25 aprile per percorre la strada che Ondina ci mostra?</strong></p>
<p>«Lei lo diceva chiaramente, anche perché uno degli stereotipi che venivano appiccicati ai partigiani e alle partigiane, era che – vista la loro giovanissima età – erano degli incoscienti. Ondina invece ribadiva “non eravamo incoscienti, eravamo entusiasti”: agivano in un contesto in cui la formazione politica era importantissima, proprio per maturare una consapevolezza che va continuamente rinnovata e radicata nel presente. Anche per questo mettiamo in scena lo spettacolo, pur sapendo che non è teatro, lo facciamo per dare un segno di resistenza, perché la storia di Ondina – oggi più che mai – merita di essere condivisa».</p>
<p>(«[…] <em>Noi giovani ci eravamo schierati. Avevamo deciso da che parte stare. E oltre a un ideale forte, quello che ci aveva aiutati, era essere straordinariamente felici. Un rigoglioso altruismo ci aveva uniti nella consapevolezza. Non era incoscienza, ma era entusiasmo. Un grande entusiasmo, perché eravamo profondamente convinti, tutti, uomini e donne, di combattere per un mondo migliore”, in <a href="https://forumeditrice.it/percorsi/storia-e-societa/varia/resistenze-femminili" target="_blank">«Resistenze femminil</a></em><a href="https://forumeditrice.it/percorsi/storia-e-societa/varia/resistenze-femminili" target="_blank">i», Forum editrice</a>, ndr).</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Anna Piuzzi</strong></p>
<p>(<em>Intervista pubblicata sul settimanale diocesano di Udine «La Vita Cattolica» del 21 aprile 2021)</em></p>
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		<title>«Non chiediamo un futuro facile, ma che sia possibile sì»</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Feb 2018 14:27:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>Distanza. Disaffezione. Disinteresse. Sono parecchie – ma tutte declinazione di uno stesso sentimento – le etichette usate in questo tempo di frenesia elettorale per descrivere il rapporto tra i giovani e la politica. Ma noi quel rapporto avevamo voglia che ci venisse raccontato, spiegato da chi domenica 4 marzo si troverà per la prima volta tra le mani una scheda elettorale. E non solo a parole, ma anche attraverso sguardi e gesti. Così abbiamo chiesto ad alcuni ragazzi di sedersi attorno a un tavolo e di aiutarci a guardare la politica con i loro occhi, a decifrare una distanza, a leggere la speranza che ancora c’è.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/02/giovanni_conoscenti.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1576" alt="giovanni_conoscenti" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/02/giovanni_conoscenti-e1518704252197-285x300.jpg" width="285" height="300" /></a></strong><strong>Giovanni Conoscenti</strong> (<em>nella foto qui a fianco</em>) è – si fa per dire – il più vecchio degli interpellati. Classe 1996, è studente di Ingegneria Meccanica all’Università di Udine e rappresentante degli studenti. «In realtà – precisa con il suo sorriso timido e lo sguardo vivace – ho già votato una volta: alle elezioni europee». Chiediamo a lui, come agli altri, se le statistiche che parlano di un crescente astensionismo tra i giovani rispecchiano la realtà. «I dati non mi stupiscono, e non mi stupisce che i giovani non si sentano rappresentati dai partiti e dalla classe politica in generale. Credo però che la voglia di saperne di più ci sia, personalmente ho sempre cercato di suscitare nei miei amici il desiderio di interessarsi, sono dell’idea che poi si scopre che la partecipazione è qualcosa di bello e a cui tutti siamo chiamati». E una volta suscitato il desiderio, i risultati arrivano? « In università, non lo nego, ho fatto difficoltà, ma è anche vero che sono nate belle esperienze. Ad esempio la lista di cui faccio parte (alle elezioni dei rappresentati degli studenti, ndr), a Udine non era presente, ma grazie alla collaborazione di un gruppo di amici siamo riusciti a portarla nella nostra università. Ci siamo messi a lavorare coinvolgendo altri studenti, di Ingegneria e di Facoltà diverse. Questo, nel nostro piccolo, è occuparsi di politica. Quando però si sposta il discorso ad un livello superiore, alla politica regionale e nazionale, la questione è più complicata, ma comunque ne parliamo perché la paura per il futuro c’è e desideriamo capire che cosa può riservarci. Non solo, le nostre discussioni riguardano i temi caldi su cui ci confrontiamo animatamente, ad esempio, sulla questione dell’immigrazione».</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/02/beatrice_boccali.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1575" alt="beatrice_boccali" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/02/beatrice_boccali-199x300.jpg" width="199" height="300" /></a>A fargli eco è <strong>Beatrice Boccali</strong> (<em>nella foto qui a fianco</em>), classe 1999 di Magnano in Riviera, studentessa del Liceo artistico Sello e rappresentante di «Our Voice», movimento culturale che si occupa di legalità. Per lei sarà la prima volta dentro la cabina elettorale, «sono emozionatissima» ci confida e prosegue: «Ho notato che i miei coetanei un generale interesse verso la politica ce l’hanno e vorrebbero votare al meglio, fare la loro parte. Purtroppo però, allo stesso tempo, non sono preparati. Da soli è difficile orientarsi, l’informazione disponibile è tanta, ma non sempre affidabile. In famiglia e in ambito scolastico se ne parla poco, quindi i ragazzi arrivano al voto spaesati: vogliono dire la loro, dare il proprio contributo, ma non hanno tutti gli strumenti». Come fare allora? «Bisogna riuscire a farsi strada in maniera sensata fra gli articoli di attualità e l’Istituzione scolastica dovrebbe fornire almeno delle basi, ad esempio di diritto, nella mia scuola è una materia che non si studia, ma qualche accenno sarebbe fondamentale per essere cittadini consapevoli».</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/02/marta_iacuzzi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1579" alt="marta_iacuzzi" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/02/marta_iacuzzi-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>Della stessa idea <strong>Marta Iacuzzi </strong><em>(nella foto qui a fianco)</em>, di Torreano di Cividale, studentessa del Liceo Paolo Diacono, anche lei neo-diciottenne: «Siamo poco informati, a scuola non si fa Educazione civica, e invece servirebbe. Il rischio è quello di farsi condizionare dalla massa, o magari di seguire chi alza di più la voce. Io andrò a votare, ma scegliere è complicato: da una parte ci sono i partiti più storici che promettono da sempre e mantengono poco, dall’altra quelli nuovi, ma saranno capaci? Credo che quello che ci vorrebbe davvero è un ricambio generazionale. Certo, l’esperienza è indispensabile, ma, accanto a questa, ci vogliono anche idee e energie nuove. Tra compagni di classe, anche se non con tutti, ci confrontiamo su politica ed elezioni, ma ripeto come si fa a scegliere tra tutti quei partiti?».</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/02/david_galimi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1577" alt="david_galimi" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/02/david_galimi-e1518704429509-224x300.jpg" width="224" height="300" /></a>A confermare questa difficoltà è <strong>David Galimi</strong> (<em>nella foto qui a fianco</em>), udinese classe 2000, studente del Liceo Scientifico Marinelli: «Confesso che il 4 marzo mi troverei in difficoltà nello scegliere chi votare, eppure mi informo e mi interesso moltissimo di politica. Al momento però il mio pensiero non è rappresentato da alcun partito, è un “assemblaggio” di quel che prendo da una parte e dall’altra, il buono delle diverse proposte». David non voterà per il rinnovo di Camera e Senato, compirà infatti i fatidici 18 solo ad aprile: «Chi come me – spiega – ha un certo impegno civile, vuole sentirsi parte, votando, di un progetto di futuro per la propria nazione. Da diversi anni mi informo, cerco di capire quello che accade attorno a me, mi dispiace veramente non poter votare, è una sfortuna pazzesca. Comunque convengo anche io che la disinformazione tra i giovani è tanta, invece bisogna sempre approfondire, andare tra le righe di quello che ascoltiamo alla televisione. È faticoso, ma necessario». «Quando un giovane accende la tv – prosegue – le possibilità sono due: o non capisce nulla, e continua a restare disinformato (pensa che molti miei coetanei non sanno nemmeno chi è Gentiloni); oppure rileva una grandissima ipocrisia, i ragazzi della mia età non sono più bambini e riescono dunque riconoscerla, ed è questa che li allontana. Bisogna stare attenti e non farsi ingannare dalla retorica, continuiamo a sentire che la politica agisce per il bene di tutti, sono belle parole, noi ragazzi però abbiamo bisogni di fatti».</p>
<p>Ma che cosa allora i giovani si aspettano dalla politica con una campagna elettorale che parla pochissimo di loro? «Nemmeno io so bene cosa voglio dalla politica – racconta Giovanni –. Nel mio piccolo, come rappresentante del corso o del dipartimento, è più facile perché è la mia realtà: vedi dov’è il bisogno e agisci di conseguenza. A un livello più alto, la questione è più complicata, penso ad esempio al tema dell’immigrazione dove non c’è una risposta obiettiva che può mostrare a entrambe le parti del dibattito una strada percorribile. Quanto a politica economica, noi giovani non chiediamo un futuro facile, una strada spianata, ma che qualcuno ci insegni a lavorare e ci faccia da maestro per il nostro futuro, questo sì. Sono stato fortunato, lavoro dalle superiori mentre studio, è difficile entrare nel mondo del lavoro, ma non è impossibile. C’è difficoltà ad assumere e questo rende molti ragazzi scettici così in tanti dicono “non si trova lavoro”, è qui che la politica deve aiutare e sostenere, dando occasioni per mettersi in gioco». «Sono perfettamente d’accordo con Giovanni – evidenzia Beatrice –. Effettivamente i giovani sentono questa politica lontana. In realtà però è qualcosa che ci interessa, si parla del nostro futuro, quello che vorremo per noi, quello che vorremmo ci fosse offerto. Non so bene cosa vogliono i giovani. So però che purtroppo in Italia i giovani non sono la priorità per il mondo politico, basta pensare alla scuola: i fondi stanno progressivamente diminuendo, in Europa siamo al terzultimo posto. Così si va a minare il nostro futuro perché senza una giusta preparazione risulta difficile entrare nella società e anche interessarsi al contesto politico. E poi il tema del lavoro. Non chiediamo molto, solo un po’ di attenzione».</p>
<p>Di non essere la priorità per la politica è anche la sensazione di Marta che aggiunge: «Nel mio caso la questione lavoro è un po’ più semplice, ho infatti intenzione di impegnarmi per il futuro dell’azienda di famiglia, ma è la preoccupazione che assilla tutti. Ciò detto a dover essere riformata – e non a suon di tagli – è la scuola che ci deve preparare di più e meglio per essere competitivi in un mondo in continuo cambiamento». E sulla scuola punta anche Galimi: «Vorrei che ci fosse un impegno serio per l’università. La proposta di Grasso, di abolire le tasse, è quella che può interesse ai giovani, ma come per la proposta di abolizione della legge Fornero – che riguarda l’esatto opposto della società, dal punto di vista generazionale – bisogna poi capire se è sostenibile economicamente. Se avessi la bacchetta magica vorrei che si creassero dei percorsi dopo la scuola, di inserimento lavorativo. Ci sono tantissimi ragazzi brillanti, che non ce la fanno, vuoi perché non hanno le disponibilità o per difficoltà. Non a caso moltissimi giovani vanno a lavorare all’estero, perdiamo così i migliori talenti del nostro Paese. Certo, in questi giorni di campagna elettorale sono numerosi i politici che ripetono che bisogna far rientrare i nostri giovani espatriati, ma voglio vedere una progettualità concreta. Spero di non arrivare a 50 anni e sentire ancora che non si sono trovate soluzioni efficaci».<br />
L’ultima parola la lasciamo a Beatrice: «Non è vero, come sento ripetere da più parti, che non c’è speranza per questo Paese, anche attraverso questo voto possiamo far sentire la nostra voce e costruire insieme la nazione che immaginiamo».</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2018/02/LVC_giovani.pdf" target="_blank">Qui il pdf dello speciale pubblicato su «La Vita Cattolica» del 7 febbraio 2018</a>.</p>
<p>La foto in testa alla pagina è tratta da T-Mag (<a href="http://www.t-mag.it/2014/02/25/i-giovani-la-politica-e-il-lavoro/" target="_blank">qui</a>).</p>
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		<title>A scuola di buona politica</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2014 07:05:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Sicché mi sono imbarcata anche in questa nuova avventura. Un po&#8217; da studente, un po&#8217; da giornalista. Fatto sta che il bilancio dalla prima giornata di <a href="http://www.diocesiudine.it/spes/00042053_SPES.html" target="_blank">Scuole di Politica ed Etica sociale</a>, promossa dall&#8217;Ufficio Cultura della Diocesi, è più che positivo. Ieri sera rientrando a casa dopo una giornata piuttosto impegnativa (abbiamo iniziato il corso alle 9 per concluderlo alle 20) avevo addosso quell&#8217;entusiasmo di quando un&#8217;esperienza — che già immaginavi bella ed interessante — ti sorprende, andando un passo oltre le tue aspettative.</p>
<p>Azzeccatissima la formula. La mattina siamo stati letteralmente rapiti dal professor <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Alici" target="_blank">Luigi Alici</a> che parlando di «Persona e bene comune» ci ha guidati dalla polis di Aristotele a Sant&#8217;Agostino, dall&#8217;umanesimo integrale di Maritain a  Paul Ricoeur. Da quanto non mi gustavo una lezione così? E poi un salto nella pratica con i laboratori del pomeriggio che sono stati — innanzitutto — un modo per farci incontrare e discutere. È questo uno spazio preziosissimo, perché non capita spesso, anzi, quasi mai, che ci si possa confrontare così tra amministratori locali, scambiare esperienze, idee, dubbi e, certo, anche difficoltà. Infine il confronto sui nostri lavori di gruppo con due amministratori che all&#8217;attivo hanno un&#8217;esperienza non da poco: il consigliere regionale Vittorino Boem e il sindaco di Gemona, Paolo Urbani, persona che ammiro tantissimo ed è — almeno per me — il Sindaco per antonomasia.</p>
<p>Così stamattina, mettendo in riga gli impegni della giornata tra lavoro e incontri sul territorio, sono attraversata da una bella sensazione. La giornata di ieri è stata un&#8217;iniezione di rinnovato entusiasmo per un&#8217;esperienza bellissima, quella del servizio alla propria comunità. Un impegno significativo, a volte faticoso e spesso ingombrante per chi ci sta vicino, ma irrinunciabile perché parte fondamentale e fondante del nostro essere nel mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Con gli occhi di chi vuole un futuro</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Sep 2013 09:02:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Basterebbe un giorno solo. Un giorno solo iniziato guardando il mondo con i nostri occhi, con gli occhi del «Paese reale». Di chi ha perso il...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Basterebbe un giorno solo. Un giorno solo iniziato guardando il mondo con i nostri occhi, con gli occhi del «Paese reale». Di chi ha perso il lavoro e ha una vita, e una famiglia, da mandare avanti. Di chi, come me, un lavoro ce l’ha, ma precario. Di chi ha un’azienda, ma vede il suo lavoro strozzato, in un Paese che non costruisce spazi e strumenti per essere competitivo. Un giorno solo così, iniziato cercando il coraggio e la forza di viverlo, nonostante tutto. E che si conclude con il peso dei pensieri e delle preoccupazioni. Allora, forse, la politica capirebbe che non è più tempo di scherzare. Che siamo stanchi del fatto che ogni volta che si affaccia un barlume di futuro, di speranza, questo ci venga subito tolto, rubato.</p>
<p>Ieri Berlusconi ha dato l’ordine ai suoi ministri di dimettersi, inghiottendo in un attimo il lavoro fatto da questo Governo e anche quello che avrebbe potuto e dovuto fare. Lui &#8211; il «Cav.», «B.», chiamatelo come volete &#8211; ha tutto il diritto di dire, anche urlare, la sua versione dei fatti, quella che ritiene essere un’ingiustizia e una persecuzione. Ma di trascinarci tutti di nuovo nel buio più fitto, no. Non ne ha il benché minimo diritto. Dov&#8217;è finito l&#8217;atteggiamento responsabile di chi, all&#8217;indomani del voto, voleva mettere da parte le contrapposizioni per tirare l&#8217;Italia fuori dal guado?</p>
<p>Mancano poco più di 15 giorni alla legge di stabilità. C’è un Paese da sburocratizzare e da riformare. Un patto di stabilità da rivedere e allentare. C’è un mondo del lavoro iniquo, da cambiare, che divide i lavoratori in due categorie: chi ha tutto e chi non ha nulla. C’è una sanità pubblica da ripensare, perché abbia un futuro possibile. E c’è da investire in ricerca e in formazione. C’è, in altre parole, un Paese da non tradire e a cui dare un futuro. È a questo che i politici del Pdl devono guardare, senza accettare di essere parte di un gesto folle che farebbe ripiombare gli italiani nell’incubo dell’instabilità, del fallimento, della miseria. Un gesto che vanificherebbe i sacrifici fatti sin qui. Sacrifici che, vale la pena ricordarlo, abbiamo fatto noi cittadini, non la classe politica. Oggi, nel male della crisi che stiamo vivendo c’è la possibilità, preziosa, di un chiarimento politico. La possibilità di schierarsi dalla parte di noi italiani, che meritiamo dignità e rispetto, che meritiamo futuro. Che meritiamo che questo governo continui a lavorare per noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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