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	<title>Anna Piuzzi &#187; Lampedusa</title>
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		<title>L&#8217;importanza di stare con Mc Manar</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2014 06:50:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Numeri letti in fretta sui giornali. Al più volti passati in rassegna al tg, quando il mare inghiotte una nuova barca colma di vite in fuga. <a href="http://www.annapiuzzi.it/morte-e-vergogna/" target="_blank">Ascoltare le storie</a> di chi scappa da tutto, di chi non può fare altro che affidare la propria esistenza al mare è invece un&#8217;altra cosa. Oggi esce nei cinema (purtroppo pochi), distribuita da Cineama, <a href="http://www.iostoconlasposa.com/#home" target="_blank">«Io sto con la sposa»</a>, pellicola che racconta il viaggio — vero — di un gruppo di migranti partiti da Milano, inscenando un finto corteo nuziale, per arrivare in Svezia e chiedere asilo politico. Un gesto politico forte, un atto di disobbedienza civile per mettere in discussione una legislazione, in materia di immigrazione, insensata che continua a fare morti, rimanendo cieca di fronte a un mondo trasformato, in crisi, con un Medio Oriente che ribolle.</p>
<p>A ideare questa impresa il giornalista Gabriele Del Grande (<a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/lvc2014.04.11delgrande.pdf" target="_blank">qui una mia intervista</a>), il regista <a href="http://www.cinemaitaliano.info/pers/019095/antonio-augugliaro.html" target="_blank">Antonio Augugliaro</a> e il poeta e giornalista palestinese, <a href="http://www.sagarana.net/anteprima.php?quale=506" target="_blank">Khaled Soliman Al Nassiry</a>. Realizzato con una campagna di crowdfunding senza precedenti in Italia, il film è addirittura approdato alla Mostra del Cinema di Venezia, lo scorso 4 settembre, nella sezione Orizzonti. A quella &#8220;prima&#8221; c&#8217;ero anche io. Ad emozionare (parola abusata, ma l&#8217;unica possibile) sono le storie dei protagonisti, delle loro vite interrotte dalla guerra in Siria o mai nemmeno veramente incominciate  perché schiacciate dall&#8217;insoluta questione palestinese.</p>
<p>Fa male, ma è necessario, il ricordo — al confine tra Italia e Francia — degli amici morti in Siria o durante la traversata del Mediterraneo. Le parole di Tasneem e Abdalla non sono i numeri lontani e anonimi a cui abbiamo fatto l&#8217;abitudine, ma ci avvicinano a quelle vite che fino a un certo punto, prima della guerra, sono state tanto simili alle nostre. Ma a cancellare del tutto l&#8217;anonimato che avvolge i migranti è il giovanissimo Manar, il suo rap a Marsiglia ha commosso anche me che sono restia alla lacrima facile. Questo dodicenne, palestinese siriano, che ha vissuto nel campo profughi Yarmouk, a Damasco, racconta in maniera unica e diretta cosa spinge tante persone a rischiare ciò che resta della propria vita per iniziarne una nuova in Europa. <strong><br />
</strong></p>
<p>Vi consiglio questo film con tutto il cuore perché è vero, ostinato e indispensabile. È anche un piccolo manifesto per quei giornalisti che — come Gabriele Del Grande —, nonostante la precarietà, l&#8217;indifferenza dei media nostrani verso ciò che accade fuori dal proprio cortile, si mettono comunque tenacemente in gioco, rischiano e raccontano. Il 4 settembre, dopo la proiezione del film, c&#8217;è stata una commemorazione sulla spiaggia del Lido per ricordare tutti i morti del Mediterraneo. Di seguito alcune foto (di Paolo Pizzuti), nella speranza che non sia solo un gesto isolato, ma l&#8217;inizio di una coscienza maggiore, più aperta e più responsabile perché in questo tempo interconnesso ciò che accade altrove, accade inevitabilmente anche qui, non riguarda più solo gli altri, ma chiama in causa anche noi.</p>

<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=707' title='DSC_9739'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9739.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Gabriele Del Grande in sala" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=706' title='DSC_9700'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9700.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="In sala la bandiera palestinese" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=704' title='DSC_9664'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9664.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Alaa Bjermi, papà di Mc Manar" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=709' title='DSC_9911'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9911.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Prende vita il corteo di spose" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=708' title='DSC_9873'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_9873.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Prende vita il corteo di spose" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=703' title='DSC_0051'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0051.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="La sposa, Tasneem Fared" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/mc-manar/dsc_0037-2/' title='DSC_0037'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0037.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Con Gabriele Del Grande" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=702' title='DSC_0044'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0044.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Con Gabriele Del Grande" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/?attachment_id=700' title='DSC_0019'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0019.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Khaled Soliman Al Nassiry" /></a>
<a class="thumbnail" href='http://www.annapiuzzi.it/mc-manar/dsc_0004/' title='DSC_0004'><img width="2362" height="1565" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0004.jpg" class="attachment-post-boxed" alt="Mc Manar" /></a>

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		<title>Io sto con la sposa. E voi?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2014 05:58:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>20 giugno. Giornata mondiale del rifugiato. Lasciare tutto per sopravvivere. Casa, comunità, la propria vita. Esattamente come il mezzo milione di persone che negli ultimi giorni, nel Nord dell&#8217;Iraq, hanno abbandonato le proprie case per sfuggire alle nuove violenze nella regione. Mezzo milione che si aggiunge ai già 51,2 milioni di sfollati in tutto il mondo (dati del nuovo Rapporto dell&#8217; Alto commissariato Onu per i rifugiati, diffuso oggi).</p>
<p>Sappiamo tutto degli sbarchi a Lampedusa. Numeri, modalità di soccorso, costi. Ma le storie delle persone no. Quelle scivolano via. C&#8217;è però chi si ostina a raccoglierle prima che siano perdute per sempre. Uno di loro è Gabriele Del Grande, giornalista freelance che negli ultimi anni si è dedicato completamente a raccontare le storie dei migranti.</p>
<p><a href="http://www.iostoconlasposa.com" target="_blank">«Io sto con la sposa»</a> è il progetto &#8220;visionario&#8221; a cui sta lavorando da mesi assieme a Antonio Augugliaro, videoartista, e a Khaled Soliman Al Nassiry, poeta e critico palestinese siriano, da anni residente in Italia. I tre incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra, e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso la Svezia. Per evitare di essere arrestati come contrabbandieri però, decidono di mettere in scena un finto matrimonio coinvolgendo un&#8217;amica palestinese che si travestirà da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestiranno da invitati. Così mascherati, attraverseranno mezza Europa, in un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri. Tutto accaduto tra il 14 e il 18 novembre. Tutto filmato, tanto da far nascere un un documentario.</p>
<p>Per produrlo è stata avviata una campagna di crowdfunding (<a href="https://www.indiegogo.com/projects/io-sto-con-la-sposa-on-the-bride-s-side--2" target="_blank">qui il link a Indiegogo</a>), servono 75 mila euro entro il 17 luglio. In questo momento sono 1.742 i donatori ed è stata raggiunta quota 57.641 euro. Ho donato anche io, perché raccontare le vite delle persone è fondamentale tanto quanto portare gli aiuti in un campo profughi. Lo è ancora di più in Italia, dove su queste tematiche l&#8217;informazione è solo parziale. Un ottimo risultato è già stato raggiunto, l&#8217;iscrizione al Festival del Cinema di Venezia.</p>
<p>A questo link trovate <a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/lvc2014.04.11delgrande.pdf" target="_blank">l&#8217;intervista che ho fatto qualche mese fa a Gabriele Del Grande</a>, qui invece c&#8217;è il link al suo blog <a href="http://fortresseurope.blogspot.it" target="_blank">Fortress Europe</a>. Di seguito invece l&#8217;articolo sul Corriere della sera di oggi che anticipa i dati del Rapporto sui rifugiati.</p>
<p><a href="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/corriere-della-sera_unhcr.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-420" alt="corriere della sera_unhcr" src="http://www.annapiuzzi.it/wp-content/uploads/2014/06/corriere-della-sera_unhcr.jpg" width="777" height="741" /></a></p>
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		<title>Morte e vergogna</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Oct 2013 21:01:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Ma possibile che non abbiano ancora capito?</em>». Me lo dice con noncuranza, dopo un «<em>che pena!</em>» (d’ufficio). Dovrei esserci abituata. Ma, di abituarmici, non mi riesce proprio. Tanto meno stamattina, mentre sto comprando il giornale e so che leggerò dell’ennesima mattanza in mare. A Lampedusa.</p>
<p>La domanda mi avvilisce, ma è chiara: come mai queste persone continuano ad attraversare il Mediterraneo, pur consce del rischio di morire? Gabriele Del Grande ce lo spiega con i numeri del suo progetto <a href="http://fortresseurope.blogspot.it" target="_blank">Fortress Europe</a>: dal 1988, almeno 19.142 giovani sono morti tentando di entrare in Europa, sulle nostre frontiere. 6.835 nel Canale di Sicilia. Non erano folli loro. E non è folle chi, ogni giorno, ci prova ancora. A spingere la paura altrove è il desiderio, disperato, di una vita dignitosa, lontano dalla guerra, dalla fame, spesso dalle persecuzioni. Lontano da Paesi amati, nel profondo del cuore, ma dove, in molti casi, non esiste un briciolo di libertà. La dimensione di quel desiderio non ce la racconta tanto l’azzardo della traversata del Mediterraneo, quanto l’odissea infinita che la prelude. Prima di imbarcarsi sulle «carrette del mare» c’è il deserto. Ci sono le frontiere dei Paesi africani, dove la polizia chiede soldi per attraversare una linea. Dove la violenza è inaudita.</p>
<p>Quel calvario, lunghissimo, lo racconta Fabrizio Gatti, nel suo <a href="http://rcslibri.corriere.it/rizzoli/_minisiti/gatti/" target="_blank">Bilal</a>. A me, invece, lo hanno raccontato gli occhi di D., nel luglio del 2007, durante il servizio civile alla Caritas. Pensavo di essere abbastanza pronta ad accollarmi un primo colloquio da sola. E invece no. A tutto quel dolore, raccontato sottovoce, non si è pronti mai.</p>
<p>D., all’epoca aveva poco più di 18 anni, veniva dal Gambia e con sé aveva solo uno zainetto con dentro due magliette e un documento sgualcito dove l’opposizione al presidente Jammeh diceva che lui, D., era un perseguitato politico. D. aveva attraversato il Mediterraneo, partendo dalla Libia. Per arrivare a Tripoli ci aveva messo 6 mesi e poi lì, aveva aspettato a lungo, lavorando come uno schiavo. Quel ragazzo ossuto, con occhi enormi e dolenti, ma sorridente, felice di essere vivo, aveva vissuto l’indicibile per la sola possibilità, non la certezza, di un’esistenza in cui la parola libertà significasse qualcosa. E noi? Abbiamo davvero dimenticato tutto quello che la storia ci ha insegnato?  Tanto da non capire più la vita con la sua sete di dignità e di libertà? Le persone si muoveranno sempre, e sempre di più, perché viviamo in un mondo tremendamente diseguale. C&#8217;è da lavorare. E parecchio. C&#8217;è un sistema europeo da ripensare in termini di accoglienza e di cooperazione con i Paesi da dove i migranti partono. In termini di politica estera comune e, certo, anche di sicurezza. E da noi, in Italia, c&#8217;è una legge sull&#8217;immigrazione che va rifatta, senza ideologie, intelligente e lungimirante. Ci sono strutture come i Cie che sono una vergogna nazionale. C&#8217;è l&#8217;illogicità della condizione a cui sono costretti i richiedenti asilo. E c&#8217;è, in ognuno di noi, un po&#8217; di «globalizzazione dell&#8217;indifferenza» da cancellare.</p>
<p>Intanto, per chi si allarma, vale la pena ricordare alcuni numeri snocciolati da Maurizio Ambrosini su <a href="http://www.lavoce.info/laccoglienza-umanitaria-non-e-un-optional/" target="_blank">lavoce.info</a>, secondo cui gran parte di quanti sbarcano in Italia proseguono verso Nord: «I dati 2011 parlano di 571.000 rifugiati per la Germania; 210.000 per la Francia; 194.000 per il Regno Unito; 87.000 per la Svezia; 75.000 per i Paesi Bassi contro 58.000 per l&#8217; Italia». E continua Ambrosini: «Se guardiamo al rapporto tra rifugiati e numero di abitanti, i dati ci dicono che  la Svezia supera i 9 rifugiati ogni 1000 abitanti, la  Germania si colloca sopra quota 7, i Paesi Bassi intorno ai 4,5, mentre l’Italia ne accoglie meno di 1».</p>
<p>Con il cuore a Lampedusa la speranza che dobbiamo accendere è che non vengano più giorni di sola morte e di sola vergogna.</p>
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